Nuovi Requisiti Minimi: progettare l’efficienza energetica fin dall’inizio

Con il DM 28 ottobre 2025, in vigore dal 3 giugno 2026, l’efficienza energetica entra nelle prime fasi della progettazione: nuovi criteri per costruzioni e riqualificazioni puntano su multidisciplinarità, coordinamento e dialogo tra i diversi attori del processo. In linea di massima, all’aumento dei costi di realizzazione corrisponde una maggiore qualità dell’opera che diventa quindi investimento patrimoniale

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Nuovi Requisiti Minimi: progettare l’efficienza energetica fin dall’inizio

L’architettura contemporanea si trova davanti a un nuovo cambio di paradigma. Il Decreto Requisiti Minimi, aggiornato nel quadro del recepimento della Direttiva europea EPBD e delle politiche che accompagneranno la transizione energetica degli edifici tra il 2025 e il 2026, non rappresenta soltanto un aggiornamento tecnico delle prestazioni energetiche richieste. Per progettisti, imprese e committenti significa ripensare il modo stesso di concepire un edificio. Se fino a pochi anni fa il concept architettonico nasceva principalmente dalla relazione tra forma, funzione e contesto, oggi entra in gioco un quarto protagonista: la prestazione energetica. Non come elemento aggiuntivo da verificare a progetto concluso, ma come principio generatore dell’intero processo progettuale.

La sensazione condivisa dagli operatori del settore è che la progettazione stia vivendo una trasformazione simile a quella introdotta, vent’anni fa, dalla diffusione del Building Information Modeling. Cambiano le regole del gioco e con esse anche il modo di immaginare l’architettura.

Dalla forma alla prestazione: il concept nasce dall’efficienza

Osservando i nuovi progetti emerge una tendenza evidente: le prime decisioni non riguardano più esclusivamente il linguaggio architettonico, ma le prestazioni dell’involucro edilizio.

L’orientamento dell’edificio, il rapporto tra superfici opache e trasparenti, la compattezza dei volumi, la gestione dell’ombreggiamento e della ventilazione naturale diventano scelte progettuali capaci di determinare il successo dell’intervento ancora prima della definizione dei materiali di finitura. Insomma il fabbisogno energivoro è un elemento assolutamente determinante già all’inizio del progetto.

Secondo numerosi architetti, questa evoluzione non limita la creatività. Al contrario, costringe il progetto a confrontarsi con parametri misurabili sin dalle prime fasi, riducendo il ricorso a soluzioni impiantistiche correttive adottate solo per rispettare la normativa e ovviamente meno efficaci. Il risultato è un approccio più integrato, nel quale architettura, ingegneria e sostenibilità dialogano fin dall’ideazione dell’opera.

DM 2015 vs nuovo Decreto Requisiti Minimi 2025: cosa cambia davvero per chi progetta

Per capire realmente la portata del nuovo quadro normativo non è sufficiente confrontare i valori riportati nelle nuove tabelle. La vera novità riguarda soprattutto l’approccio alla progettazione. Il Decreto Ministeriale del 26 giugno 2015 aveva introdotto il modello dell’”edificio di riferimento”, rendendo più stringenti le verifiche energetiche e favorendo la progressiva diffusione degli edifici a energia quasi zero (NZEB). Nella pratica professionale, però, l’analisi energetica veniva spesso affrontata dopo aver già definito le principali scelte architettoniche.

Il nuovo Decreto del 28 ottobre 2025, in vigore dal 3 giugno 2026, conserva la struttura metodologica del precedente provvedimento, intervenendo però su diversi parametri tecnici e ampliando gli adempimenti richiesti in fase progettuale. L’obiettivo è allineare il settore edilizio agli indirizzi europei sempre più orientati alla riduzione dei consumi e alla decarbonizzazione del patrimonio immobiliare.

L’aggiornamento dei parametri dell’edificio di riferimento

Uno degli interventi più rilevanti riguarda l’aggiornamento dei parametri dell’edificio di riferimento, ora maggiormente calibrati sulle prestazioni attese per le costruzioni contemporanee.

Come si legge in Gazzetta:

“Il DM 28 ottobre 2025 aggiorna la definizione e i parametri dell’edificio di riferimento, adeguando i valori e i criteri di verifica delle prestazioni energetiche alle attuali metodologie di calcolo e agli obiettivi di efficienza energetica degli edifici.”

Vengono inoltre rafforzati i controlli relativi ai ponti termici, aggiornati i valori limite del coefficiente globale di scambio termico H’T per gli edifici di nuova realizzazione (coefficiente medio globale di scambio termico per trasmissione dell’involucro edilizio) e per le ristrutturazioni importanti di primo livello e rivisti alcuni requisiti relativi agli interventi di secondo livello. Anche il comparto impiantistico viene interessato da nuove prescrizioni: per alcune tipologie di edifici non residenziali aumentano gli obblighi legati ai sistemi di automazione e controllo, mentre vengono introdotti specifici requisiti per le infrastrutture destinate alla ricarica dei veicoli elettrici.

Nuove modalità di valutazione per il coefficiente H’T

Il coefficiente H’T è un parametro utilizzato nella verifica energetica degli edifici e indica la trasmittanza termica media del fabbricato attraverso l’involucro opaco.

Immaginiamo l’edificio come una casa che deve trattenere il calore, l’indice H’T ci dice quanto calore riesce a “scappare” attraverso pareti, tetto, finestre e ponti termici. Più H’T è basso, meglio l’edificio è isolato. La novità (DM 28 ottobre 2025) è che, nelle ristrutturazioni importanti di secondo livello, questo controllo non è più obbligatorio. Nelle ristrutturazioni di primo livello, invece, il controllo H’T rimane, ma viene valutato in modo più preciso: si tiene conto anche di quante finestre e superfici vetrate aveva l’edificio prima dei lavori. Questo perché una finestra, in genere, disperde più calore di una parete ben isolata. Quindi un edificio con molte vetrate non può essere valutato nello stesso modo di uno con poche finestre.

In poche parole: per il secondo livello il controllo H’T viene eliminato; per il primo livello rimane, ma il limite tiene conto anche della quantità di vetrate presenti nell’edificio.

Di quali nuovi elementi devono tener conto i progettisti e imprese di costruzione

Per gli architetti, il cambiamento implica un ripensamento del processo progettuale. L’efficienza energetica non può essere valutata soltanto attraverso una simulazione effettuata quando il progetto è ormai definito. Orientamento, geometria e compattezza dell’edificio, rapporto tra superfici opache e vetrate, esposizione solare e inserimento delle tecnologie da fonte rinnovabile devono essere considerate fin dall’elaborazione del concept.

Anche per le imprese di costruzione le conseguenze sono importanti. Il rispetto dei nuovi requisiti non dipende esclusivamente dalla correttezza delle scelte progettuali, ma anche dalla qualità della loro realizzazione. Diventano quindi fondamentali la continuità dell’involucro isolante, la corretta gestione dei ponti termici, la precisione nella posa dei materiali e il controllo delle lavorazioni in cantiere. Difetti apparentemente marginali possono infatti ridurre sensibilmente le prestazioni energetiche previste in progetto.

Il nuovo Decreto Requisiti Minimi non rappresenta, dunque, soltanto un aggiornamento dei requisiti tecnici. Introduce un diverso modo di concepire la progettazione: si passa da un modello nel quale l’efficienza energetica viene soprattutto verificata a valle delle scelte progettuali a un approccio in cui le prestazioni energetiche orientano quelle stesse scelte fin dall’inizio. Si tratta di un cambiamento che non è soltanto normativo o tecnologico, ma anche culturale e di processo, e che è destinato a modificare concretamente il lavoro di architetti, ingegneri, imprese e produttori di sistemi e materiali per l’edilizia.

Il dialogo tra progettista e impresa diventa strategico

Una delle principali conseguenze delle nuove regole riguarda il rapporto tra progettazione e cantiere. Le prestazioni richieste dal Decreto impongono un controllo molto più rigoroso dell’esecuzione: ponti termici, posa dei serramenti, continuità dell’isolamento, tenuta all’aria e qualità costruttiva non possono più essere considerati dettagli secondari.

Architetti e imprese sono chiamati a collaborare con continuità, condividendo informazioni fin dalle prime fasi del progetto. L’esecuzione diventa così parte integrante del concept progettuale, perché una buona idea architettonica rischia di perdere efficacia se non viene realizzata con adeguata precisione.

Le riqualificazioni energetiche diventano progetti di trasformazione

È però sul patrimonio edilizio esistente che le nuove disposizioni mostrano tutta la loro complessità. Intervenire su edifici costruiti decenni fa significa confrontarsi con vincoli strutturali, architettonici e urbanistici che rendono impossibile applicare soluzioni standardizzate.

Gli architetti raccontano come ogni intervento diventi una sorta di “abito su misura”, nel quale isolamento, sostituzione degli impianti, schermature solari, serramenti ad alte prestazioni e produzione di energia rinnovabile devono convivere con le caratteristiche originarie dell’edificio.

Il concept progettuale, in questi casi, non coincide con una semplice riqualificazione energetica, ma con una vera rigenerazione dell’immobile, nella quale efficienza, comfort e valorizzazione architettonica procedono insieme.

Il punto di vista degli operatori del settore: più responsabilità, ma anche maggiore qualità

Tra gli studi di progettazione prevale una posizione piuttosto chiara: il nuovo quadro normativo rappresenta un’opportunità per riportare il progetto al centro del processo edilizio. L’efficienza energetica non può più essere affidata esclusivamente alla scelta di impianti performanti o di materiali innovativi nelle ultime fasi della progettazione. Diventa invece necessario sviluppare competenze interdisciplinari, coinvolgendo sin dall’inizio esperti energetici, strutturisti, impiantisti e consulenti ambientali. Molti professionisti sottolineano come il valore aggiunto non risieda tanto nell’obbligo normativo quanto nella possibilità di realizzare edifici destinati a mantenere elevate prestazioni anche nei prossimi decenni, anticipando gli obiettivi europei di decarbonizzazione del patrimonio immobiliare.

Sul fronte delle imprese edili, il giudizio appare più articolato: aumentano complessità e costi, ma cresce anche il valore dell’immobile. Da una parte emergono preoccupazioni legate all’aumento dei costi iniziali, alla reperibilità di materiali ad alte prestazioni e alla necessità di personale sempre più qualificato. Dall’altra, viene riconosciuta la bontà del provvedimento, ovvero come il mercato stia premiando edifici energeticamente efficienti, capaci di garantire minori consumi, maggiore comfort abitativo e una migliore conservazione del valore immobiliare nel tempo.

Il tema economico, quindi, non riguarda soltanto l’investimento iniziale, ma l’intero ciclo di vita dell’edificio. In questa prospettiva, il costo di costruzione tende progressivamente a trasformarsi in investimento patrimoniale.

Intervista all’architetto Massimo Roj, CEO e fondatore dello studio Progetto CMR

Il 3 giugno scorso è entrato in vigore il Decreto Requisiti Minimi che indica nuovi criteri per la progettazione degli edifici, sia di quelli esistenti che di quelli di nuova costruzione. Quali elementi nuovi incideranno maggiormente sul modo di progettare e, di riflesso, di costruire in senso lato?

“Il Decreto Requisiti Minimi rappresenta un importante aggiornamento del quadro normativo italiano in materia di prestazioni energetiche degli edifici. Più che introdurre una rivoluzione, consolida un percorso di evoluzione che il settore delle costruzioni sta già affrontando da alcuni anni, anche alla luce degli obiettivi europei di decarbonizzazione del patrimonio edilizio. Il tema centrale, a mio avviso, non è tanto l’inasprimento dei requisiti tecnici, quanto il cambiamento dell’approccio progettuale. Oggi non è più sufficiente verificare singoli parametri energetici: occorre sviluppare un progetto nel quale architettura, ingegneria, impianti, sostenibilità, tecnologie digitali e benessere delle persone siano parte di un’unica visione. L’edificio non può più essere considerato un elemento isolato, ma un sistema capace di dialogare con il contesto urbano, con l’ambiente e con le esigenze di chi lo utilizzerà nel tempo. È questo cambio di prospettiva che avrà le maggiori ricadute sul modo di progettare e, di conseguenza, anche sul modo di costruire.
Questa impostazione è alla base del nostro metodo di lavoro fin dalla nascita di Progetto CMR, oltre trent’anni fa. La progettazione integrata rappresenta il principio su cui abbiamo costruito il nostro modello organizzativo: competenze diverse — dall’architettura all’ingegneria, dalla progettazione impiantistica alla sostenibilità, fino agli strumenti digitali e al project management — lavorano in sinergia fin dalle prime fasi del progetto, condividendo obiettivi, strategie e decisioni. Questo metodo permette di anticipare le criticità, ridurre le varianti in fase esecutiva, ottimizzare tempi e costi e realizzare edifici che rispondono contemporaneamente agli obiettivi ambientali, funzionali ed economici. Lo abbiamo sperimentato in progetti molto diversi tra loro, dagli headquarters aziendali alle strutture sanitarie, dagli impianti sportivi agli interventi di rigenerazione urbana, dove la complessità richiede inevitabilmente una visione multidisciplinare”.

Progetto CMR - Torre Mare a SalernoTorre Mare – Salerno: nuovo complesso residenziale di 14 piani e 42 abitazioni, parte della rigenerazione del waterfront.
Torre Mare – Salerno: nuovo complesso residenziale di 14 piani e 42 abitazioni, parte della rigenerazione del waterfront. Progetto CMR

La tecnologia, intesa come BIM, architettura parametrica e design computazionale, che parte avrà in tutto questo?

“Avrà un ruolo sempre più centrale perché rende possibile quella integrazione che oggi è indispensabile per affrontare edifici sempre più complessi. Il BIM non è soltanto uno strumento di modellazione tridimensionale, ma un ambiente collaborativo che consente a tutte le discipline di lavorare sullo stesso modello informativo, condividendo dati tecnici, energetici, economici e gestionali durante tutto il ciclo di vita dell’edificio.
Accanto al BIM, il design computazionale e la progettazione parametrica permettono di simulare rapidamente numerosi scenari progettuali e di valutare l’impatto delle diverse soluzioni su orientamento, involucro, illuminazione naturale, comfort, prestazioni energetiche e costi. Questo significa poter prendere decisioni più consapevoli già nelle fasi iniziali del progetto, quando è ancora possibile incidere realmente sulla qualità dell’edificio.
La tecnologia, quindi, non sostituisce il progetto né la sensibilità del progettista. Al contrario, mette a disposizione strumenti che consentono di governare la complessità e di costruire un dialogo continuo tra tutte le competenze coinvolte”.

Progetto CMR - Centro Direzionale a Firenze
Nuovo centro direzionale BNP Paribas – Firenze: complesso di oltre 25.000 mq con uffici, servizi, piazza e parco, progettato secondo elevati standard di sostenibilità (LEED Platinum). Progetto CMR

Quali saranno i benefici a lungo termine?

“Un edificio progettato attraverso un approccio integrato è più efficiente dal punto di vista energetico, offre un maggiore comfort agli utenti, richiede minori costi di gestione e manutenzione ed è più capace di adattarsi ai cambiamenti nel tempo. Ma il valore non riguarda soltanto l’edificio. Una progettazione coordinata riduce errori, interferenze e varianti in fase costruttiva, con effetti positivi sulla qualità del processo, sui tempi di realizzazione e sull’impiego delle risorse.
Esiste poi una dimensione strategica. Il mercato immobiliare guarda sempre di più alla qualità complessiva degli asset, considerando aspetti come le prestazioni energetiche, la resilienza, il benessere degli utenti e la capacità degli edifici di mantenere il proprio valore nel lungo periodo. Progettare in questa direzione significa realizzare immobili più competitivi e più preparati ad affrontare le trasformazioni future”.

Progetto CMR - Harmonic Innovation Hub
Harmonic Innovation Hub: trasformazione di un ex edificio Telecom in oltre 40.000 mq dedicati a imprese, startup, ricerca, formazione, coworking, co-living e welfare. Progetto CMR

Quali aspetti normativi saranno più difficili da applicare al parco immobiliare italiano?

“La sfida più complessa riguarda il patrimonio edilizio esistente.
L’Italia possiede un patrimonio estremamente eterogeneo, spesso costruito in epoche in cui le prestazioni energetiche non costituivano un criterio progettuale e caratterizzato, in molti casi, da vincoli storici, architettonici o paesaggistici. In questo contesto non esistono soluzioni valide per tutti. Ogni edificio richiede un’attenta valutazione delle proprie caratteristiche e un progetto capace di trovare il giusto equilibrio tra miglioramento delle prestazioni energetiche, tutela del patrimonio, sostenibilità economica e qualità architettonica. È qui che la progettazione integrata diventa ancora più importante. La riqualificazione del costruito richiede competenze multidisciplinari, strumenti digitali di analisi e una forte capacità di coordinamento tra tutti gli attori coinvolti. Non si tratta soltanto di rispettare nuovi requisiti normativi, ma di cogliere l’opportunità di rendere il nostro patrimonio edilizio più efficiente, più resiliente e più adatto alle esigenze delle città contemporanee. Le norme rappresentano un quadro di riferimento indispensabile, ma la qualità del risultato dipenderà dalla capacità del progetto di interpretarle con intelligenza e visione. È questo, in fondo, il valore della progettazione integrata che Progetto CMR porta avanti da oltre trent’anni: mettere in relazione competenze diverse per trasformare la complessità in un’opportunità e realizzare edifici capaci di generare valore ambientale, economico e sociale nel tempo”.

Progetto CMR - riqualificazione dello stadio Sportium a Catanzaro
Stadio Ceravolo – Catanzaro: riqualificazione dello stadio fino a 15.800 spettatori, a partire dalla ricostruzione della Curva Ovest.

Nelle immagini alcuni progetti di Progetto CMR che saranno conclusi nel 2026 e che sono stati realizzati secondo l’approccio integrato descritto dall’architetto Roj.

Il mercato cambia insieme alla cultura del progetto

Le nuove disposizioni non stanno modificando soltanto il modo di costruire. Stanno cambiando la cultura stessa della progettazione. L’edificio del prossimo futuro sarà sempre più un organismo capace di produrre energia, limitare le dispersioni, adattarsi alle condizioni climatiche e garantire benessere agli occupanti durante tutto l’anno. Per questo motivo il concept progettuale non potrà più nascere esclusivamente da un’intuizione formale, ma dovrà integrare fin dall’inizio aspetti energetici, ambientali, economici e tecnologici.

È una trasformazione destinata a incidere profondamente sulla professione dell’architetto e sul lavoro delle imprese di costruzione. Il Decreto Requisiti Minimi non introduce semplicemente nuovi valori di trasmittanza o nuovi parametri prestazionali: impone una diversa idea di architettura, nella quale sostenibilità ed estetica non rappresentano più obiettivi separati, ma due facce della stessa progettazione.

Nuovi strumenti digitali, software dedicati e supporto ingegneristico di Haier HVAC Solutions Italy
Nuovi strumenti digitali, software dedicati e supporto ingegneristico di Haier HVAC Solutions Italy

Con l’introduzione dei nuovi requisiti previsti dal D.M. 28 ottobre 2025, la progettazione termotecnica richiede sempre maggiore precisione e non lascia spazio a errori o approssimazioni. Per affrontare questa nuova complessità, anche le aziende del comparto tecnologico presentano sistemi che possono affiancare i progettisti. Haier HVAC Solutions Italy, per esempio, dispone di strumenti digitali, software dedicati e supporto ingegneristico.

Tra questi: le librerie BIM in formato nativo Autodesk Revit (.RVT), che contengono non solo la geometria dei prodotti, ma anche numerosi dati tecnici utili ai calcoli progettuali e normativi (prestazioni a carico parziale, limiti di funzionamento alle diverse temperature e dati acustici). Queste informazioni possono essere utilizzate nei principali software per i calcoli della Legge 10 (relazione tecnica energetica che viene predisposta da un tecnico abilitato, ad esempio per una nuova costruzione o per determinati interventi di ristrutturazione), permettendo ai progettisti di lavorare con dati più precisi e affidabili. A questo si aggiunge l’Haier Selection Software, pensato per ridurre il rischio di errore nella progettazione di sistemi idronici e a espansione diretta. Il programma automatizza diversi calcoli complessi, come la quantità di refrigerante aggiuntivo, il GWP complessivo dell’impianto e le prestazioni effettive dei terminali, tenendo conto di fattori come lunghezza delle tubazioni, dislivelli e condizioni climatiche. Il software contribuisce, inoltre, a verificare il rispetto dei requisiti di sicurezza previsti dalla norma CEI EN 60335-2-40 ed.7. Per gli impianti con potenza superiore a 290 kW, per i quali è previsto l’utilizzo di sistemi di automazione dell’edificio BACS di Classe B, l’azienda mette a disposizione un servizio di ingegneria dedicato. Il team tecnico può supportare il progettista nella verifica degli schemi frigoriferi, nell’integrazione con i sistemi BMS attraverso protocolli come Modbus e BACnet, nella realizzazione di schemi funzionali in formato DWG e nella preparazione delle voci di capitolato.

Questi strumenti accompagnano il progettista durante tutte le fasi del lavoro, dalla modellazione digitale ai calcoli, dalla verifica normativa alla documentazione tecnica. Un approccio che punta a semplificare la progettazione, ridurre gli errori e fornire ai professionisti strumenti e competenze per affrontare in modo più sicuro ed efficace le nuove esigenze normative.

FAQ Nuovi Requisiti Minimi

Quando entra in vigore il nuovo Decreto Requisiti Minimi?

Il nuovo Decreto Requisiti Minimi, emanato il 28 ottobre 2025, è entrato in vigore il 3 giugno 2026 e aggiorna i criteri per le prestazioni energetiche degli edifici, sia di nuova costruzione sia oggetto di riqualificazione.

Che cosa cambia con il nuovo Decreto Requisiti Minimi per la progettazione degli edifici?

La principale novità riguarda l’approccio progettuale: l’efficienza energetica deve essere considerata fin dalle prime fasi del progetto. Orientamento, geometria, involucro, superfici vetrate, schermature, ventilazione e integrazione delle fonti rinnovabili diventano elementi da valutare insieme alle scelte architettoniche e impiantistiche.

Quali sono i nuovi requisiti energetici previsti dal DM 28 ottobre 2025?

Il decreto aggiorna, tra gli altri aspetti, i parametri dell’edificio di riferimento, i valori limite del coefficiente globale di scambio termico H’T e i controlli sui ponti termici. Introduce inoltre nuove prescrizioni per alcuni sistemi di automazione e controllo e per le infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici.

Che cosa cambia per imprese e cantieri con i nuovi Requisiti Minimi?

La corretta esecuzione assume un ruolo ancora più importante. Continuità dell’isolamento, gestione dei ponti termici, posa dei serramenti, tenuta all’aria e qualità delle lavorazioni devono garantire le prestazioni previste in fase progettuale. Diventa quindi strategico il coordinamento tra progettisti e imprese.

Perché il nuovo Decreto Requisiti Minimi è importante per la riqualificazione degli edifici esistenti?

La riqualificazione del patrimonio esistente richiede soluzioni progettuali personalizzate, capaci di integrare efficienza energetica, comfort, caratteristiche architettoniche e vincoli dell’edificio. L’intervento tende così a trasformarsi da semplice riqualificazione energetica a un più ampio progetto di rigenerazione e valorizzazione dell’immobile.

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