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Indice degli argomenti Toggle Come intervenire sul tetto esistente: meglio partire da un’analisi preliminareApprocci di coibentazione per tetti esistentiCoibentazione del tetto dall’esternoCoibentazione dall’internoIsolamento in intercapedine o insufflaggioQuale soluzione scegliere per isolare la coperturaLa scelta dei materiali isolanti per il tettoRealizzare un tetto ventilatoFAQ Coibentazione tetto esistenteMeglio coibentare dall’interno o dall’esterno un tetto esistente?È sempre necessario rimuovere il manto di copertura per isolare un tetto esistente?Qual è lo spessore ideale dell’isolante per un buon risultato energetico?Quali materiali isolanti sono più ecologici e sostenibili?Si può usufruire degli incentivi fiscali per la coibentazione del tetto? L’isolamento termico degli edifici, che include la coibentazione del tetto, è necessario per evitare che si disperda calore e, quindi, si sprechi energia. Sia in estate, che in inverno, la climatizzazione dell’edificio è una delle principali voci che incidono sul bilancio energetico e, di conseguenza, è essenziale ottimizzare i consumi. Per far ciò è importante da un lato installare impianti e soluzioni tecnologiche che siano il più possibile efficienti, dall’altro far sì che l’edificio sia altamente performante. Nello specifico, con performance si intende la capacità dell’involucro di non disperdere l’energia prodotta all’interno e conservare nel miglior modo possibile il comfort ottenuto. La coibentazione del tetto di un edificio esistente rappresenta uno degli interventi più efficaci per migliorare l’efficienza energetica, in qualsiasi ambito, dal residenziale al terziario. Un tema rilevante anche per le nuove costruzioni, che però vengono a priori costruite secondo determinati criteri, con un’attenzione adeguata all’isolamento termico sia delle pareti perimetrali, che dei solai e della copertura. Per quanto riguarda l’esistente, invece, difficilmente si trovano tetti adeguati agli standard attuali. In Italia, il patrimonio edilizio è costituito in gran parte da edifici costruiti prima dell’entrata in vigore delle normative sul contenimento energetico e sono per lo più caratterizzati da coperture con scarse o nulle prestazioni isolanti. Per quanto essenziale, intervenire su un tetto esistente non è sempre un’operazione banale, in quanto richiede un’attenta analisi tecnica, la conoscenza dei materiali isolanti disponibili e delle tecniche di posa, oltre alla valutazione di vincoli architettonici, statici e normativi. Ci sono diverse soluzioni, da misurare sullo specifico progetto. Come intervenire sul tetto esistente: meglio partire da un’analisi preliminare Intervenire sull’esistente per migliorare le prestazioni energetiche dell’edificio, anche se si parla solo della copertura, richiede sempre un’analisi preliminare dello stato di fatto. Prima di procedere con qualsiasi intervento di isolamento, infatti, è indispensabile condurre una verifica approfondita della copertura esistente per determinare l’effettiva stratigrafia del tetto, le condizioni strutturali e di conservazione dei materiali. Solo così è possibile scegliere la strategia di intervento più appropriata. Gli aspetti principali da valutare riguardano la tipologia costruttiva, la presenza o l’assenza di elementi isolanti già installati, lo stato di conservazione di ogni elemento e soprattutto del manto di copertura. Intervenire su un tetto a falda o piano, in legno o in cemento, perfettamente integro o in condizioni di degrado non è la stessa cosa. In aggiunta, in questa fase è possibile anche verificare se sussistono vincoli architettonici o paesaggistici, visto che in edifici storici o in centri urbani vincolati le modifiche alla copertura devono rispettare specifiche limitazioni. Approcci di coibentazione per tetti esistenti L’intervento di coibentazione di un tetto esistente può essere eseguito intervenendo dall’esterno, dall’interno o creando un’intercapedine apposita, a seconda della tipologia del tetto e delle esigenze tecniche o economiche. Non è scontato che tutti gli interventi siano adatti ad ogni progetto, per cui è bene valutare con cura la soluzione migliore per ogni copertura. Evitare errori, infatti, assicura risultati ottimali e duraturi nel tempo, riducendo le dispersioni termiche, i consumi, i costi per il riscaldamento e aumentando il comfort interno. Coibentazione del tetto dall’esterno Isolare un tetto dall’esterno, quindi posizionando l’isolante al di sopra della struttura esistente e rivolto verso il lato “freddo” è la soluzione preferibile dal punto di vista prestazionale, perché permette di eliminare in modo più semplice i ponti termici, proteggere la struttura del tetto, rendere abitabile e confortevole anche il locale subito al di sotto della copertura. Si può procedere in questo modo sia nel caso di tetti inclinati, che di tetti a piani. La maggior parte degli edifici esistenti ha un tetto a falda e, se non è stato costruito negli ultimi anni, mancherà sicuramente un adeguato strato di isolamento. Nel caso di tetti a falda, l’isolante viene posato sotto il manto di copertura. In queste occasioni viene posata anche una barriera al vapore verso il lato interno, per prevenire anche eventuali problemi di umidità e condensa. Al di sopra dell’isolante, invece, si posa uno strato impermeabile a protezione dell’intera stratigrafia. La stessa logica di intervento può essere applicata anche a un tetto piano, con la differenza che non si avrà un manto di copertura in coppi o tegole. Al di sopra dell’isolante ci sarà uno strato filtrante e una pavimentazione, se calpestabile. Inoltre, se è già presente uno strato impermeabile in buone condizioni, è possibile conservarlo e posare l’isolante al di sopra di esso, realizzando in questo modo un tetto “rovescio”. Chiaramente queste decisioni impattano anche sulla scelta dell’isolante. Il pannello isolante Rockacier B Soudable / Rockacier B Soudable Energy di Rockwool in lana di roccia per l’isolamento termico e acustico di coperture piane con membrane bituminose. Garantisce elevate prestazioni termiche grazie alla bassa conducibilità e all’alta densità, ottimo comportamento acustico per via della struttura a celle aperte, resistenza meccanica elevata e calpestabilità in fase di posa e manutenzione. Lo strato bitumato facilita l’applicazione a caldo delle membrane, mentre la stabilità dimensionale assicura performance costanti nel tempo anche in condizioni termo-igrometriche variabili Coibentazione dall’interno Isolare un tetto dall’interno è la soluzione più praticabile quando non si può intervenire dall’esterno, ad esempio per vincoli architettonici o per questioni di costi. Si tratta di una soluzione adatta sia ai tetti piani, che ai tetti a falda e permette di lasciare completamente integra la copertura esistente. Non si interviene su nessun elemento e si realizza uno strato isolante all’interno dell’edificio. Nel caso di un tetto piano si tratta a priori di un controsoffitto, all’interno del quale alloggiare materiale coibentante adeguato allo scopo. Nel caso di un tetto a falda, invece, è possibile: Agire all’intradosso delle falde, se il sottotetto è abitabile e da riscaldare; Agire all’intradosso dell’ultimo solaio piano prima della copertura, realizzando un controsoffitto, se il sottotetto non è abitabile e non viene riscaldato; Agire all’estradosso dell’ultimo solaio piano prima della copertura, posizionando uno strado isolante al di sopra del solaio. Le criticità di queste soluzioni riguardano principalmente la riduzione del volume abitabile e delle altezze (se si esegue un controsoffitto) e la necessità di progettare in modo molto preciso ogni dettaglio, per assicurare ottime prestazioni, risolvere i ponti termici ed evitare condensa. Isolamento in intercapedine o insufflaggio Un’ultima soluzione alternativa riguarda l’isolamento in intercapedine. Si tratta di una strategia adatto solo in quegli edifici in cui si è in presenza di una camera d’aria, che rende possibile intervenire mediante l’insufflaggio di materiali isolanti sfusi. È un intervento rapido e poco invasivo, ma richiede verifiche sulla continuità dell’intercapedine e sull’assenza di ponti termici. Difficilmente questa situazione si verifica nel caso di tetti piani esistenti. Quale soluzione scegliere per isolare la copertura Tutte le soluzioni presentate hanno differenti pregi e difetti, di conseguenza non è possibile indicare una soluzione che a priori sia corretta. A seconda delle caratteristiche dell’edificio, delle condizioni del tetto esistente e del manto di copertura, del budget a disposizione, si opterà per quella che assicura le migliori prestazioni. Ad esempio, nel caso di un tetto a falda, la scelta di isolare il tetto dall’esterno richiede, come detto, opere invasive e il montaggio dei ponteggi, che fanno lievitare i costi di intervento. Per questi motivi, è una soluzione consigliata nel caso sia in corso una ristrutturazione generale dell’edificio, così da ammortizzare l’impegno richiesto per questo intervento. Rimane comunque una delle soluzioni più vantaggiose nel caso di clima molto caldo, in quanto si può contare sia sull’isolamento, che sull’inerzia termica della struttura, importante per evitare il surriscaldamento nei mesi estivi. L’isolamento all’intradosso della falda, che invece richiede investimenti minori ed è la tipica soluzione adatta ai sottotetti abitabili, quando non si vuole intervenire all’esterno della copertura. Attenzione, però, perché è percorribile solo nel caso in cui si garantiscano le altezze minime dei locali. Infine, isolare solo l’ultimo solaio, da un lato permette di ridurre il volume riscaldato, dall’altro presenta alcune criticità per quanto riguarda la risoluzione dei ponti termici in corrispondenza dell’innesto del solaio nella parete verticale. Per quanto riguarda i tetti piani, invece, si opta per un tetto rovescio quando è già posato un impermeabilizzante in buono stato, così che lo si possa mantenere senza rimuovere. Si aggiungono poi pregi e difetti già visti per la differente posizione dell’isolante rispetto alla struttura di copertura, visti anche per i tetti a falda. La scelta dei materiali isolanti per il tetto Al di là della strategia che si sceglie di attuare, il materiale isolante è il vero cuore dell’intervento. La scelta dipende da vari fattori ed è fondamentale non commettere errori che potrebbero vanificare l’efficacia dell’intero intervento. Gli isolanti si distinguono per caratteristiche come la conducibilità termica, la traspirabilità, la resistenza all’umidità, il comportamento al fuoco, la sostenibilità ambientale e la compatibilità con la struttura esistente. Tra gli isolanti più diffusi e utilizzati, soprattutto ora che si presta molta attenzione al tema della sostenibilità e dell’impatto ambientale, ci sono la lana di roccia, la fibra di vetro, la fibra di legno, ma anche il sughero o la cellulosa nel caso degli insufflaggi. Si utilizzano ancora anche gli isolanti sintetici, come il poliuretano o il polistirene espanso, che assicurano leggerezza e ottime prestazioni termiche. URSA WOODLITH S è il pannello isolante per il tetto composto in lana di legno mineralizzata (50% – abete rosso) legata con cemento Portland (50%), che assicura stabilità, resistenza e durata. ffre un eccellente isolamento termico e acustico, migliorando le prestazioni estive e attenua il riverbero dei rumori all’interno. È anche traspirante e resistente all’acqua. Realizzare un tetto ventilato Nei tetti a falde, l’associazione di isolamento e ventilazione garantisce il massimo comfort termoigrometrico. Sempre più frequentemente, infatti, ci si orienta su coperture ventilate quando si effettuano nuove costruzioni o riqualificazioni importanti degli edifici esistenti. Il tetto ventilato prevede una camera d’aria tra isolante e manto di copertura, che favorisce il deflusso dell’aria calda in estate e riduce la formazione di condense in inverno. I vantaggi sono proprio riconducibili a questo meccanismo, con un minor surriscaldamento estivo, maggior durabilità dei materiali isolanti, perfetto smaltimento dell’umidità residua. Chiaramente, la ventilazione deve essere progettata in modo continuo, con ingressi d’aria alla linea di gronda e uscite al colmo. I costi possono essere maggiori, ma anche i benefici lo sono. FAQ Coibentazione tetto esistente Meglio coibentare dall’interno o dall’esterno un tetto esistente? L’isolamento del tetto dall’esterno offre ottime prestazioni termiche e riduce i ponti termici, perché continuo. Quello interno è più economico e meno invasivo, ma comporta maggiori rischi di condensa e perdita di spazio, se non ben progettato. La scelta dipende da fattibilità tecnica, vincoli edilizi e budget disponibile. È sempre necessario rimuovere il manto di copertura per isolare un tetto esistente? Dipende dalla tipologia di intervento che si deve eseguire. Se il tetto è accessibile e in buone condizioni, è possibile posare l’isolante dall’interno o utilizzare tecniche di insufflaggio se ci sono intercapedini, senza toccare il manto di copertura. Tuttavia, la rimozione del manto è necessaria quando si intende intervenire con isolamento esterno o rifare l’impermeabilizzazione. In alcuni casi è possibile rimuovere e reinstallare i medesimi elementi, senza sostituire tegole e coppi. Qual è lo spessore ideale dell’isolante per un buon risultato energetico? Lo spessore dell’isolante dipende dal materiale scelto e dalla zona climatica, oltre che dall’intero pacchetto tecnologico che compone il tetto. In genere, si va da 10 a 20 cm per ottenere valori di trasmittanza ottimi, soprattutto nei climi temperati e freddi. Nei climi più freddi può aumentare molto e in quelli più caldi ridursi. Generalmente i materiali naturali richiedono spessori maggiori. Quali materiali isolanti sono più ecologici e sostenibili? I materiali naturali come fibra di legno, sughero e cellulosa insufflata sono tra i più sostenibili, in quanto di origine naturali e non inquinanti, nemmeno in fase di smaltimento. Offrono buone prestazioni termiche, elevata traspirabilità e ottimo comfort estivo, ma hanno costi leggermente superiori rispetto ai materiali sintetici. Si può usufruire degli incentivi fiscali per la coibentazione del tetto? L’intervento di isolamento del tetto rientra tra le opere agevolabili con Bonus Casa, se si effettua una ristrutturazione, o Ecobonus, se vengono rispettati i limiti di trasmittanza previsti dal D.M. 26/06/2015 e si migliora l’efficienza energetica dell’edificio. Entrambi, al momento prevedono una detrazione fiscale pari al 50% delle spese sostenute. Articolo aggiornato Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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