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A cura di: Andrea Ballocchi Indice degli argomenti: Rinnovabili e transizione energetica: il lavoro del GSE per la sostenibilità Efficienza energetica e trasporti: i risultati 2020 Lo sviluppo deve passare da comunità energetiche e impianti utility scale Rinnovabili e transizione energetica: lo sguardo al 2030 Il tempo scorre per centrare gli obiettivi in materia di efficienza energetica, rinnovabili e transizione energetica. Lo ha ricordato il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani parlando della fase attuativa successiva al PNRR, che partirà dopo il 30 giugno: «sarà da pianificare come spendere qualcosa come 100 milioni di euro al giorno, che richiede uno sforzo enorme a livello di controllo, gestione tecnica e risorse umane, digitalizzazione». Il GSE è uno degli attori strategici che dovrà contribuire a questo compito. Un compito alquanto arduo, come ha simboleggiato ancora Cingolani: «la corsa verso la transizione ecologica sarà come correre una maratona al ritmo dei 100 metri. Dovremo contare sul supporto di una macchina forte e specializzata come quella del GSE per cambiare un pezzo di Paese in maniera rapidissima e installare 70GW di rinnovabili al 2030». Lo ha detto in occasione della presentazione del Rapporto delle attività GSE 2020, mettendo in luce il ruolo strategico del Gestore dei Servizi Energetici, che ha fatto la propria parte in questo percorso. Del suo peso specifico nella transizione energetica ha parlato il Responsabile degli studi sull’energia, statistiche e sostenibilità, Luca Benedetti: «l’anno scorso il GSE ha gestito risorse per 11 miliardi di euro. Se poi si considerano gli ultimi 10 anni (2010-2020) ha gestito meccanismi per la promozione della sostenibilità per un controvalore economico calcolabile in 140 miliardi di euro. Abbiamo potuto supportare circa un milione di progetti e grazie alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica è stato possibile evitare l’utilizzo di circa 110 milioni di barili di petrolio e l’emissione in atmosfera di 42 milioni di tonnellate di gas serra». Nell’ultimo anno considerato il GSE ha sostenuto iniziative corrispondenti a 2,2 miliardi di euro di nuovi investimenti. Lo stesso Benedetti ha incaricato di monitorare gli impatti economici e occupazionali relativi allo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, ed è atteso a breve uno studio sulla green economy. Rinnovabili e transizione energetica: il lavoro del GSE per la sostenibilità A proposito di rinnovabili e transizione energetica, l’energy analist GSE Matteo Giannì ha illustrato l’attività del Gestore in termini di sostenibilità. «Nel 2020 abbiamo stimato ammontare a 15,2 miliardi di euro le risorse complessive destinate alla promozione della sostenibilità, ovvero dei costi sostenuti da consumatori e soggetti obbligati per tale finalità. Il contributo maggiore è ascrivibile al settore elettrico: 11,9 miliardi di euro si riferiscono infatti agli oneri di incentivazione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, in aumento rispetto al 2019. Tra le fonti rinnovabili, il fotovoltaico pesa per circa la metà dell’intero onere di incentivazione». Le altre voci comprese sono ascrivibili all’efficienza energetica e alle rinnovabili termiche (1,1 miliardi), ai biocarburanti (1 mld €) e ai proventi derivanti dall’ETS – Emissions Trading Scheme (1,3 mld €). A quest’ultimo riguardo, il GSE, in qualità di Auctioneer per l’Italia, ha collocato nel 2020 sulla piattaforma d’asta comune 53 milioni di quote di emissione «Le unità incentivate sono circa 130mila, con il maggior contributo incrementale derivante dai circa 50mila nuovi impianti di scambio sul posto per circa 430 MW – ha spiegato Giannì – Si tratta principalmente di impianti fotovoltaici di piccola e media dimensione, che ci auspichiamo aumentino ulteriormente a seguito dell’avvio delle comunità energetiche. In totale l’energia incentivata da rinnovabili è giunta a 65 TWh, che corrisponde al 60% della produzione rinnovabile nazionale nel 2020». Efficienza energetica e trasporti: i risultati 2020 GSE opera principalmente su due fronti: efficienza energetica e trasporti. Qual è il bilancio? Sul primo «stimiamo un controvalore degli incentivi gestiti da GSE in 1,1 miliardi di euro riferibili principalmente a Certificati Bianchi, Conto Termico, Cogenerazione ad Alto Rendimento. Questi hanno permesso di supportare circa 107mila impianti (principalmente da rinnovabili termiche, in primis biomasse, seguiti da solare termico, pompe di calore e CAR) e oltre 5mila interventi di efficientamento. Questi ultimi sono riferiti per la maggior parte a TEE e per il 60% al settore industriale, mentre la restante parte è legato a edifici della PA in conto termico, come nZEB e involucro opaco». Gli interventi in efficienza hanno permesso di conseguire risparmi per 2,6 Mtep. Nel settore dei trasporti, riguardo alle rinnovabili impiegate, nel 2020, il GSE ha acquisito le certificazioni di 13,4 mln di GCal. Lo stesso Gestore ha rilasciato 2,1 milioni di CIC, ovvero i Certificati di Immissione in Consumo, destinati ai soggetti che immettono i biocarburanti sostenibili nel sistema di distribuzione nazionale, oltre che ai produttori di Biometano. Ogni singolo Certificato attesta l’immissione in consumo di un quantitativo di biocarburanti pari a 10 Gcal e, nel caso di immissione in consumo di biocarburanti avanzati, il singolo certificato attesta l’immissione in consumo di un quantitativo di biocarburanti pari a 5 Gcal. Nel 2020 si è assistito al pressoché raddoppio della produzione di biometano avanzato, che è stata di circa 104 milioni di Sm3. Lo sviluppo deve passare da comunità energetiche e impianti utility scale Luca Benedetti ha ricordato che è il comparto delle fonti rinnovabili a tenere banco in Italia: con oltre 1 milione di impianti, sono un fenomeno consolidato, presenti in tutta la penisola. La fonte rinnovabile più diffusa è costituita dalle biomasse per scopi termici, seguite dall’idroelettrico, pompe di calore e fotovoltaico. Quest’ultimo, per numero di impianti è il più diffuso. Resta però la necessità di sviluppo per centrare gli obiettivi futuri. A questo proposito emerge il tema “caldo” delle semplificazioni, evidenziato anche dal ministro della Transizione ecologica, e della sburocratizzazione, che va di pari passo a quello degli obiettivi cogenti fissati dall’Unione Europea per le rinnovabili. Tutto ciò richiede la necessità di un percorso condiviso tra Stato e Regioni in merito all’individuazione delle aree idonee, di cui tratta uno degli articoli nella bozza del DL Semplificazioni su cui il Governo sta cercando di trovare una quadratura. Quale spunto è possibile cogliere per il futuro guardando al percorso compiuto da GSE finora? «Lo si può fare partendo da due punti di vista: l’esito dei meccanismi di incentivazione vigenti e gli obiettivi da raggiungere. In entrambi i casi il Gestore è un osservatore privilegiato – risponde Benedetti – Nel primo caso, uno degli indicatori utili è l’onere di incentivazione, già in calo e ancor più dal 2030 in poi. L’altro invece certifica la crescita, testimoniata dalla potenza di fotovoltaico ed eolico»: il primo ha registrato una crescita tra 2010 e 2020 pari a +18 GW, il secondo segna un +5 GW. Per quanto riguarda il futuro sarà necessario uno sviluppo delle Comunità energetiche ma è anche imprescindibile una moltiplicazione di grandi impianti. «Per raggiungere gli obiettivi bisognerà puntare su quattro perni della crescita che sono: l’aggiornamento degli obiettivi; le misure per centrarli; azioni quotidiane; un monitoraggio costante». Rinnovabili e transizione energetica: lo sguardo al 2030 Quali sono gli strumenti normativi attualmente presenti con cui il GSE può contribuire al raggiungimento degli obiettivi al 2030? Tra le leve a disposizione delle fonti rinnovabili «le opportunità normative comprendono le misure in termini di autoconsumo e comunità energetiche, il DM FER 1 e 2, il DM Biometano, oltre al recepimento della direttiva RED II e naturalmente il PNRR», ha ricordato Emanuele Del Buono, direttore Riconoscimento Incentivi e Titoli del GSE. Dalle opportunità normative si deve passare alle azioni che comprendono: il supporto alle Regioni nella programmazione territoriale del PNIEC; la promozione di comportamenti virtuosi come l’autoconsumo collettivo e le comunità energetiche; il dispacciamento FER e la vendita del biometano per l’immissione dei trasporti; la mobilità sostenibile integrata tra emobility e biocarburanti; la digitalizzazione dei servizi per il monitoraggio delle performance per ottimizzare e valorizzare al meglio l’esistente; il PPA- Power Purchase Agreement. A proposito del futuro delle fonti rinnovabili è immaginabile un ruolo del GSE come certificatore di energia rinnovabile? «Certamente sì. Con l’introduzione dell’Utilizzatore finale e anche grazie al patrimonio informativo del Gruppo, si potrebbe fornire un nuovo servizio di “certificazione” delle strategie di acquisto e consumo di energia elettrica. La certificazione va adeguatamente supportata alle informazioni relative all’acquisto di energia rinnovabile e informazioni relative al consumo di energia. In quest’ottica abbiamo avviato alla fine del 2020 una consultazione rispetto alla procedura delle garanzie d’origine che riteniamo possa essere il primo strumento per arrivare a una certificazione dell’energia rinnovabile fino al consumatore finale», ha concluso Del Buono. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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