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Il Renewable Energy Report 2025, presentato ieri dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, offre un’analisi dettagliata dello stato attuale delle energie rinnovabili in Italia. Il report evidenzia una crescita significativa nel 2024, con un aumento complessivo del 16% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, per raggiungere l’obiettivo di raddoppiare la capacità installata entro il 2030, è necessario un incremento annuo del 40%: dobbiamo passare dai 50 GW attuali a 107 GW. Fotovoltaico ed eolico: trend e distribuzione geografica Il fotovoltaico si conferma il motore principale della crescita, le nuove installazioni hanno superato i 5 GW portando a 6.027 MW la potenza installata nel 2024 (+795 MW rispetto al 2023 e +3.545 MW rispetto al 2022) , superando il record del 2023. Nonostante una diminuzione nel numero di nuovi impianti, la taglia media è aumentata, indicando una tendenza verso progetti di scala industriale. Gli impianti superiori a 1 MW hanno rappresentato oltre il 43% della nuova potenza fotovoltaica. Img by Energy&Strategy L’eolico, dopo una contrazione nel 2023, ha registrato un incremento del 26% nel 2024, con 612 MW di nuova potenza installata. Tuttavia, rimane marginale nel mix energetico italiano, soprattutto rispetto ad altri paesi europei come Germania, Spagna e Francia. Geograficamente, il Nord Italia mantiene il primato in termini di capacità fotovoltaica installata, ma mostra segnali di rallentamento. Al contrario, il Sud e le isole registrano una crescita solida, con il Lazio che spicca per un balzo in avanti di quasi 1.000 MW. L’eolico continua a concentrarsi principalmente al Sud e nelle isole, mentre il Nord rimane sostanzialmente statico. Ostacoli normativi e prospettive future Nonostante la crescita, il settore delle rinnovabili in Italia affronta sfide significative. A fine 2024, oltre 161 GW di richieste erano in attesa, bloccate da tempi lunghi e colli di bottiglia nella rete. Il contesto politico e regolatorio appare fluido e meno coeso, con l’assenza del decreto FER X definitivo che alimenta l’incertezza con orizzonte post 2025. “Il problema non è più tanto tecnologico o economico, quanto autorizzativo e infrastrutturale – commenta Davide Chiaroni, vicedirettore di Energy&Strategy e responsabile dell’Osservatorio sulle rinnovabili. Il mercato però si sta ridefinendo e riflette un contesto normativo e finanziario che favorisce la realizzazione di impianti di taglia medio-grande“. Nel segmento residenziale, la fine del Superbonus ha lasciato un vuoto evidente: le misure oggi in vigore, come il Decreto CACER, si presentano infatti più articolate, meno vantaggiose e decisamente meno efficaci nell’innescare investimenti su larga scala. Nel settore commerciale-industriale invece, strumenti come lo Scambio sul Posto – in vigore fino a settembre 2025 – e il Ritiro Dedicato continuano a sostenere gli investimenti; mentre il FER X nella sua versione transitoria apre l’accesso a tariffe incentivanti per impianti fino a 1 MW. Tuttavia, la nuova offerta di strumenti, tra cui l’Energy Release, è ancora in fase sperimentale. Di segno opposto, invece, il trend osservato nel comparto degli impianti di grande taglia: il mercato ha mostrato segnali di forte riattivazione, complice la chiusura del FER 1 e la conseguente saturazione delle aste, rese attrattive da tariffe più competitive intorno ai 75 €/MWh. Dal punto di vista economico, la redditività degli impianti dipende da fattori chiave come la producibilità, gli investimenti negli asset fisici e la taglia dell’impianto. Per il fotovoltaico su scala industriale, il LCOE (Levelized Cost of Energy) nei siti migliori può attestarsi su 55-65 €/MWh, mentre per l’eolico onshore si oscilla tra 70 e 95 €/MWh. Il Renewable Energy Report 2025 sottolinea la necessità di una nuova fase di politica industriale e istituzionale, capace di semplificare e armonizzare le procedure autorizzative, accompagnare gli operatori con strumenti chiari e coordinare efficacemente le azioni tra Stato, Regioni e operatori di rete. Solo così sarà possibile trasformare l’interesse del mercato in nuova capacità installata e avvicinarsi agli obiettivi di transizione e sicurezza energetica. “Le rinnovabili sono il pilastro della strategia climatica, ma il contesto politico e regolatorio appare oggi più fluido e meno coeso. A livello europeo, il dibattito punta anche su tecnologie non-FER, mentre in Italia è tornato centrale il nucleare, segno che lo spazio politico delle rinnovabili non è più scontato” — Vittorio Chiesa, Direttore di Energy&Strategy Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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