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A cura di: Raffaella Capritti Indice degli argomenti Toggle Gas serra, calore e ghiacci: gli indicatori in costante deterioramentoIl calore intrappolato negli oceaniGhiacciai e calotte polari in rapido declinoEventi estremi e sistemi di allerta: tra emergenza e resilienzaEarly warning e servizi climaticiL’energia rinnovabile sotto l’influenza del climaFAQ – stato del clima 2025Cosa dice il rapporto WMO 2025 sullo stato del clima globale?Qual è la temperatura media globale nel 2025 rispetto ai livelli preindustriali?Quali sono le conseguenze del riscaldamento record degli oceani?Cosa si sta facendo per migliorare i sistemi di allerta e i servizi climatici?In che modo il cambiamento climatico influisce sulle energie rinnovabili?Perché il rapporto WMO è importante per la COP30 di Belém? Il nuovo rapporto della World Meteorological Organization (WMO), “State of the Global Climate Update 2025“, diffuso in occasione della COP30 che inizia proprio oggi a Belém (Brasile), delinea un quadro a dir poco preoccupante: il 2025 è destinato a essere il secondo o terzo anno più caldo mai registrato, confermando un trend di riscaldamento estremamente elevato. Gli ultimi undici anni (2015–2025) sono stati, uno dopo l’altro, i più caldi dell’intera serie osservativa di 176 anni. Parallelamente, le concentrazioni di gas serra e il contenuto di calore degli oceani hanno raggiunto nuovi record, mentre ghiacci e calotte polari arretrano a ritmi senza precedenti. “Questa sequenza senza precedenti di temperature elevate, combinata con l’aumento record dei gas serra, dimostra quanto sia ormai impossibile evitare un temporaneo superamento della soglia di 1,5 °C. Ma la scienza ci dice che è ancora possibile riportare le temperature sotto tale limite entro la fine del secolo,” ha dichiarato Celeste Saulo, Segretario Generale della WMO. Come sottolineato anche dal Segretario Generale ONU António Guterres, ogni anno sopra la soglia di 1,5 °C “colpirà le economie, approfondirà le disuguaglianze e causerà danni irreversibili”. Gas serra, calore e ghiacci: gli indicatori in costante deterioramento Il WMO descrive un pianeta in rapido squilibrio termico. Le concentrazioni dei tre principali gas serra – anidride carbonica, metano e protossido di azoto – hanno raggiunto nel 2024 livelli mai osservati, continuando a crescere nel 2025: CO₂: 423,9 ppm, +53% rispetto ai livelli preindustriali; incremento record di 3,5 ppm in un solo anno. CH₄: 1.942 ppb, +166% rispetto al 1750. N₂O: 338 ppb, +25%. A causa di queste concentrazioni record, la temperatura media globale (gennaio–agosto 2025) è stata +1,42 °C sopra la media preindustriale, leggermente inferiore al picco del 2024 ma ancora su livelli storicamente elevatissimi. Il calore intrappolato negli oceani Oltre il 90% dell’energia in eccesso generata dall’effetto serra viene assorbita dagli oceani. Nel 2024, il contenuto di calore oceanico ha segnato il valore più alto mai misurato, superando il 2023 di 16 ± 8 ZJ (zetajoule). I dati preliminari del 2025 mostrano un ulteriore incremento, con un tasso medio di riscaldamento pari a 1 W/m² negli ultimi vent’anni. Questo fenomeno ha effetti a catena: degrado degli ecosistemi marini e perdita di biodiversità; indebolimento del ruolo degli oceani come pozzi di carbonio; aumento di intensità e frequenza dei cicloni tropicali; accelerazione della fusione dei ghiacci e conseguente innalzamento del livello del mare. Ghiacciai e calotte polari in rapido declino Il bilancio di massa glaciale globale 2023/2024 segna un nuovo record negativo: –1,3 metri di acqua equivalente, pari a 450 gigatonnellate di ghiaccio perso in un solo anno. Tutte le 19 regioni glaciali monitorate hanno registrato perdite, confermando il trend di collasso del sistema criosferico. Alcuni dati emblematici: il Venezuela ha perso il suo ultimo ghiacciaio, l’Humboldt; in Africa, le nevi di Kilimanjaro sono ormai al limite della scomparsa; in Indonesia, i ghiacciai di Puncak Jaya sono quasi completamente dissolti. Il livello medio dei mari continua ad aumentare: +4,1 mm/anno nel periodo 2016–2025, quasi il doppio rispetto agli anni ’90. Una modesta diminuzione osservata nel 2025 è considerata temporanea, attribuita a fattori naturali come le inondazioni interne australiane dovute a La Niña. “Gli oceani e i ghiacciai stanno reagendo come sistemi fuori equilibrio energetico. Ogni decimo di grado in più si traduce in millenni di impatti irreversibili”, sottolineano gli esperti WMO. Eventi estremi e sistemi di allerta: tra emergenza e resilienza L’anno 2025 è stato segnato da una sequenza di eventi meteorologici estremi che hanno avuto impatti profondi su economie e popolazioni, accentuando la vulnerabilità dei sistemi agricoli e infrastrutturali. Tra gli eventi più impattanti registrati nel 2025: Alluvioni in Texas (luglio): 135 vittime, 468.000 sfollati. Ondata di calore in Europa e Mediterraneo orientale: fino a 50,5 °C in Turchia, 400.000 ettari bruciati. Incendi in California: oltre 16.000 strutture distrutte, 40 miliardi di dollari di danni. Cicloni in Mozambico (Jude e Dikeledi): 1 milione di persone colpite. Siccità in Sud America e Asia sud-occidentale, con gravi ricadute sull’agricoltura e sulla sicurezza idrica. Oltre agli impatti diretti, il report evidenzia come il 60% dei bacini fluviali globali mostri portate anomale rispetto alla media 1991–2020, segno di un ciclo idrico globale destabilizzato da anni di eccessi e deficit pluviometrici alternati. Early warning e servizi climatici Nonostante il peggioramento degli indicatori, emergono progressi sul fronte dell’adattamento Per esempio dal 2015 al 2024, i Paesi dotati di sistemi di allerta multi-rischio (MHEWS) sono più che raddoppiati, passando da 56 a 119. Restano tuttavia 40% dei Paesi privi di tali sistemi. Due terzi dei Servizi Meteorologici Nazionali offrono oggi climate services avanzati, rispetto al 35% di cinque anni fa. Questi strumenti sono sempre più integrati nei piani climatici nazionali (NDC 3.0) e nei settori chiave – energia, acqua, agricoltura, salute – come base per strategie di adattamento e prevenzione dei rischi. Come ricorda la WMO, è fondamentale anticipare gli effetti dei driver climatici anche per la pianificazione energetica: la produzione e la domanda di energia rinnovabile dipendono da variabili meteorologiche (vento, radiazione, precipitazioni). Solo attraverso sistemi flessibili e informati dal clima sarà possibile garantire la resilienza del settore. Per contrastare l’accelerazione del riscaldamento a livello globale, sarà necessario mettere in campo azioni condivise e focalizzate non solo sulla decarbonizzazione rapida – come indicato dalla recente analisi di BloombergNEF e negli appelli del WWF per l’eliminazione dei combustibili fossili entro il 2050 – ma anche sul potenziamento dell’adattamento, dell’early warning e dei climate services. L’energia rinnovabile sotto l’influenza del clima L’energia rinnovabile è un elemento chiave nella mitigazione dei cambiamenti climatici, e la sua produzione e domanda sono strettamente legate alla variabilità del clima. Temperature record, precipitazioni anomale, venti irregolari e fenomeni El Niño/La Niña possono influenzare direttamente sia la generazione di energia da fonti rinnovabili sia la domanda complessiva di energia, rendendo indispensabile una pianificazione energetica climate-informed. Nel 2024, i principali driver climatici hanno avuto effetti diretti sulla produzione globale. Ad esempio, le condizioni di siccità persistenti in Sud America hanno ridotto la produzione idroelettrica, mentre le temperature elevate hanno fatto aumentare la domanda di elettricità per il raffrescamento. Nel Sud-Est asiatico, la produzione di energia eolica e fotovoltaica (PV) è stata inferiore alla media, proprio mentre la domanda di energia risultava superiore ai livelli abituali, mettendo in evidenza potenziali criticità per la stabilità del sistema energetico. Nel Sud dell’Africa, invece, il forte evento di El Niño e venti sopra la media hanno generato anomalie positive nelle risorse eoliche e solari, rispettivamente del +3,4% e +1,5%, equivalenti a energia aggiuntiva sufficiente ad alimentare circa 120.000 abitazioni, considerando l’attuale bassa capacità installata della regione. Globalmente, l’ondata di calore del 2024 ha spinto la domanda di energia elettrica del +4% rispetto alla media 1991-2020, con picchi di oltre +30% in Africa centrale e meridionale. Questo dimostra quanto il clima influenzi ormai non solo la produzione ma anche i carichi di rete, imponendo una maggiore flessibilità dei sistemi di generazione e distribuzione. A livello di capacità installata, il 2024 ha segnato un record storico: 4.448 GW di potenza rinnovabile nel mondo, pari a un incremento del 15% rispetto al 2023 — la crescita annua più alta mai registrata (fonte: WMO-IRENA). Tuttavia, la WMO avverte che senza l’integrazione sistematica dei dati climatici nei modelli di pianificazione, anche le reti più avanzate resteranno vulnerabili a shock meteorologici e stagionali. Per costruire un sistema energetico resiliente al cambiamento climatico servono: analisi predittive su base meteorologica per l’energy dispatch e la gestione dei picchi; integrazione di storage e demand response per bilanciare le fluttuazioni; monitoraggio satellitare e AI climatologica per ottimizzare la produzione rinnovabile in tempo reale; politiche coordinate tra servizi meteorologici nazionali, utility e operatori di rete. “L’espansione delle energie rinnovabili è la chiave della mitigazione, ma la loro affidabilità dipenderà dalla capacità di anticipare e gestire gli impatti climatici”, si legge nel report WMO. FAQ – stato del clima 2025 Cosa dice il rapporto WMO 2025 sullo stato del clima globale? Il rapporto “State of the Global Climate Update 2025” della World Meteorological Organization (WMO) mostra che il 2025 sarà con ogni probabilità il secondo o terzo anno più caldo mai registrato. Tutti i principali indicatori – gas serra, temperatura, oceani e ghiacciai – confermano un peggioramento costante. In particolare, la CO₂ ha toccato 423,9 ppm e il contenuto di calore oceanico è al livello più alto di sempre. Qual è la temperatura media globale nel 2025 rispetto ai livelli preindustriali? Secondo il WMO, la temperatura media globale 2025 (gennaio–agosto) è +1,42 °C rispetto all’era preindustriale. Gli ultimi undici anni consecutivi (2015–2025) sono stati i più caldi della storia osservativa. Questo conferma che il mondo non è ancora sulla traiettoria per limitare l’aumento sotto 1,5 °C, come previsto dall’Accordo di Parigi. Quali sono le conseguenze del riscaldamento record degli oceani? Il calore accumulato negli oceani rappresenta oltre il 90% dell’energia in eccesso dovuta all’effetto serra. Le conseguenze principali sono: aumento del livello del mare (oltre 4 mm/anno); indebolimento del ruolo oceanico come pozzo di carbonio; eventi meteo estremi più intensi, come cicloni e piogge torrenziali; perdita di biodiversità marina e danneggiamento delle barriere coralline. Cosa si sta facendo per migliorare i sistemi di allerta e i servizi climatici? La WMO segnala un forte incremento dei sistemi di allerta multi-rischio (MHEWS): i Paesi dotati di tali strumenti sono passati da 56 nel 2015 a 119 nel 2024. Tuttavia, il 40% dei Paesi è ancora scoperto. Parallelamente, quasi due terzi dei Servizi Meteorologici Nazionali offrono oggi climate services avanzati, fondamentali per la pianificazione nei settori energia, acqua, agricoltura e salute. In che modo il cambiamento climatico influisce sulle energie rinnovabili? Il cambiamento climatico sta già modificando i modelli di produzione e consumo energetico a livello globale. Le variazioni di vento, temperatura, precipitazioni e copertura nuvolosa incidono sulla disponibilità delle risorse rinnovabili e sulla domanda elettrica stagionale. Ecco alcuni esempi riportati dal rapporto WMO 2025: la siccità in Sud America ha ridotto la produzione idroelettrica; in Asia meridionale, la minore radiazione solare ha rallentato la resa del fotovoltaico; nel Sud dell’Africa, invece, l’evento di El Niño ha favorito un incremento della produzione eolica e solare fino al +3,4%. Per garantire stabilità e sicurezza, i sistemi energetici devono oggi essere progettati tenendo conto delle variabili climatiche, integrando dati meteorologici, accumulo, digitalizzazione e flessibilità di rete. Perché il rapporto WMO è importante per la COP30 di Belém? Il documento fornisce una base scientifica di riferimento per i negoziati della COP30. Serve a orientare le decisioni politiche su mitigazione, adattamento e transizione energetica, offrendo dati verificati su come il clima stia evolvendo. Il WMO richiama i governi ad accelerare la decarbonizzazione e a potenziare l’adattamento climatico attraverso tecnologie pulite, investimenti in rinnovabili e sistemi di allerta precoce. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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