Impianto elettrico: progettazione, verifica, manutenzione

L’impianto elettrico è il fulcro della transizione energetica. L’integrazione tra produzione rinnovabile, climatizzazione e sistemi di controllo, trasforma l’edificio in un ecosistema energetico che fa bene all’ambiente. Vediamo le principali normative di progettazione, realizzazione e verifica per eseguire impianti elettrici a regola d’arte, nei casi di installazione ex nova o trasformazione e ampliamento degli impianti esistenti.

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Impianto elettrico: progettazione, verifica, manutenzione

L’elettricità è la forma di energia dominante nelle logiche del Green Deal europeo, della transizione energetica, un prezioso alleato nella lotta ai cambiamenti climatici, come mezzo di emancipazione dai combustibili fossili, con la benedizione delle energie rinnovabili. L’integrazione tra produzione rinnovabile, climatizzazione e sistemi di controllo, trasforma l’edificio in un ecosistema energetico che fa bene all’ambiente, in termini di emissioni di gas serra e indipendenza energetica (in un momento storico delicato, dove le guerre e le dinamiche politiche aggressive globali spingono al rialzo i prezzi di gas e petrolio). E può coinvolgere l’intera città, sottoforma di comunità energetiche rinnovabili.

Efficienza energetica, domotica, illuminazione, climatizzazione, citofoni, apparecchi di illuminazione, impianti termici di riscaldamento, raffrescamento e produzione acs, sistemi di accumulo e fotovoltaico, ventilazione, colonnina di ricarica per auto elettrica: tutto è alimentato dall’energia elettrica. Vediamo le principali normative di progettazione, realizzazione e verifica per eseguire impianti elettrici a regola d’arte, nei casi di installazione ex nova o trasformazione e ampliamento degli impianti esistenti.

Per ottenere l’agibilità di un immobile, a seguito di lavori di nuova costruzione o ristrutturazione, insieme ai titoli abilitativi necessari (Cila, Scia, PdC), occorre presentare anche le dico degli impianti. Qualora ci si trovi in presenza di impianti realizzati prima del 27 marzo 2008 (data di entrata in vigore del decreto) e la dichiarazione di conformità prevista non sia stata prodotta o non sia più reperibile, in alternativa si può elaborare una dichiarazione di rispondenza, resa da un professionista o responsabile tecnico che esercitano da almeno 5 anni la professione nel settore impiantistico.

Gli impianti elettrici

Lampade, citofoni, computers, cellulari, stampanti, televisori, frigoriferi, forni a microonde, macchine da caffè, lavastoviglie, lavatrice, aspirapolvere, phon, rasoi, piastre ad induzione, ventilatori, pompe di calore, rinnovabili: l’energia elettrica è parte integrante ed essenziale della nostra vita quotidiana, per cucinare, riscaldare o raffrescare, produrre acs, lavoro e svago. Sempre più dispositivi energivori e smart che rendono le case “intelligenti”, con la diffusione dei sistemi di domotica.

Impianto elettrico e lampadine

L’ultimo Rapporto ANIE Confindustria-CRESME del 2024, che illustra uno spaccato dello stato delle dotazioni impiantistiche presenti in Italia e realizzate negli ultimi anni, evidenzia una crescente adozione di tecnologie evolute, quali i sistemi domotici e i prodotti afferenti al settore energetico (fotovoltaico, sistemi di accumulo, colonnine di ricarica). Tuttavia, esiste ancora nel nostro Paese, un‘alta percentuale di impianti elettrici “non a norma” perché magari vecchi, realizzati prima dell’entrata in vigore delle attuali normative e che costituiscono una potenziale fonte di rischio per gli abitanti della casa.

Da un’indagine Demoskopea (anno 2010) commissionata dall’associazione PROSIEL (Promozione della Sicurezza Elettrica) è emerso che ben 12 milioni di abitazioni hanno ancora impianti elettrici fuori norma (oltre i 2/3 del totale delle abitazioni non rispettano la legislazione sulla sicurezza elettrica). Le statistiche (Vigili del Fuoco, 2017) ci dicono che in Italia si verificano, in media, tra i 30.000 e i 50.000 incendi all’anno negli edifici civili. Di questi, circa il 20% (1 su 5) sono di origine elettrica. Le cause, esclusi eventi di natura imprevedibile come i fulmini, sono da imputare a guasti o a malfunzionamenti dell’impianto, solitamente attribuibili ad una errata progettazione e/o alla mancata manutenzione.

Siamo talmente abituati ad avere un’ambiente domestico completamente invaso dalla corrente elettrica, da non percepirne rischi e pericoli. L’elettricità mentre si muove nel circuito elettrico, o comunque attraverso un qualsiasi materiale conduttivo, determina sempre un fisiologico sviluppo di calore che, oltre a rappresentare una perdita di energia, provoca un aumento di temperatura dei componenti. Negli apparecchi termici, quali ad esempio i forni, le stufe, gli scaldabagni elettrici questo è un effetto desiderato che ne consente il funzionamento ma che, d’altra parte, sollecita soprattutto gli isolanti e può causarne il danneggiamento graduale o, nei casi più gravi, la distruzione completa, con possibile innesco di incendi.

L’impianto elettrico deve essere:

  • realizzato a regola d’arte, secondo le norme tecniche di riferimento (D.M.37/2008)
  • effettuato da ditte abilitate

Le aziende specializzate sono le sole che, a fine lavori, sono autorizzate a rilasciare la seguente documentazione obbligatoria: dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico “a regola d’arte” e libretto d’uso e manutenzione (documentazione che il proprietario dell’immobile è obbligato a conservare, anche nel caso di immobile dato in affitto).

Impianti elettrici: quadro normativo

L’impianto elettrico (o impianto utilizzatore) è costituito dai circuiti di alimentazione degli apparecchi utilizzatori e delle prese a spina, comprese le relative apparecchiature di manovra, sezionamento, interruzione, protezione ecc. (definizione della norma CEI 64-8). Il DM 37/2008 definisce gli impianti elettrici, quelli finalizzati alla:

  • produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, utilizzazione dell’energia elettrica;
  • protezione contro le scariche atmosferiche e messa a terra;
  • automazione di porte, cancelli, barriere e tende da sole motorizzate.

Impianti elettrici: quadro normativo

Le principali leggi e norme di riferimento degli impianti elettrici sono:

  • Legge n. 186/1968 – “Disposizioni concernenti la produzione di materiali, apparecchiature, macchinari, installazioni e impianti elettrici ed elettronici”
  • Legge n. 46/1990 – “Norme per la sicurezza degli impianti”
  • DPR n. 462/2001 – “Regolamento di semplificazione del procedimento per la denuncia di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di messa a terra di impianti elettrici e di impianti elettrici pericolosi”
  • lgs. n. 81/2008 – “Attuazione della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”
  • Norme CEI di settore e in particolare: CEI 64-8 “Impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1000V in corrente alternata e a 1500V in corrente continua”.

La prima edizione della norma CEI 64-8 risale al 1984: più volte aggiornata nel corso degli anni, si è arrivati all’attuale IX edizione, pubblicata nel 2024.

Norma CEI 64-8: il riferimento normativo

Elaborata dal Comitato Elettrotecnico Italiano, la Norma CEI 64-8, composta da 8 parti, tratta le prescrizioni per la progettazione e realizzazione di un impianto elettrico di bassa tensione e costituisce il riferimento normativo CEI per eseguire impianti elettrici a regola d’arte, come espressamente richiesto dalla Legge 186/68 e dal DM 37/08 sulla sicurezza degli impianti tecnici all’interno degli edifici.

Impianto elettrico: Norma CEI 64-8

La Norma si applica agli impianti elettrici utilizzatori, quali quelli di edifici a destinazione residenziale, commerciale, industriale, per uso agricolo e zootecnico, di strutture destinate a ricevere il pubblico, locali ad uso medico, strutture temporanee (cantieri, mostre, fiere), unità mobili o trasportabili (caravan, roulette e simili), illuminazione esterna e darsene, sistemi fotovoltaici e altri sistemi di generazione in bassa tensione. Riguarda gli Impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1000 V in corrente alternata e a 1500 V in corrente continua. Non si applica alle parti comuni degli edifici residenziali o degli edifici storici (di pregio per arte e storia, ai sensi del Dlgs 42/06).

La Norma CEI 64-8 è ampiamente utilizzata da progettisti e installatori per le sue numerose applicazioni in strutture dotate di impianti elettrici BT, dalle abitazioni private alle grandi industrie, ospedali, uffici, alberghi, musei, teatri, cantieri, porti, ecc. È inoltre fondamentale per il rispetto delle normative sulla sicurezza degli edifici (DM 37/08) e dei luoghi di lavoro (DL 81/08), sviluppata con la partecipazione dei Vigili del Fuoco. L’applicazione della 64-8 (almeno il livello 1) permette automaticamente di soddisfare la regola dell’arte e poter ottenere la dichiarazione di conformità (DiCo) dell’impianto elettrico. Altrimenti occorrerà dimostrare di avere ottenuto la regola d’arte.

La nuova edizione, in vigore dal 1° novembre 2024, apporta numerose modifiche: Capitolo 41 (Protezione contro i contatti diretti e indiretti), Capitolo 46 (Sezionamento e Comando), Capitolo 56 (Alimentazione dei servizi di sicurezza), e numerose sezioni della Parte 7 – Ambienti e applicazioni particolari – tra cui la Sezione 712 sui sistemi fotovoltaici (FV) e la Sezione 722 per l’alimentazione delle infrastrutture di ricarica delle auto elettriche.

Il progetto dell’impianto elettrico (residenziale)

L’art. 5 del DM 37/08 definisce criteri e regole per la progettazione degli impianti al servizio di edifici. Infatti, per l’installazione, la trasformazione e l’ampliamento degli impianti (esclusi quelli di sollevamento), la norma prevede che deve essere redatto un progetto, a cura di un professionista iscritto negli albi professionali secondo la specifica competenza tecnica richiesta. L’art. 6 del DM 37/08 ribadisce un obbligo fondamentale già fissato dalla L. 186/68, ossia che il progetto dell’impianto elettrico deve essere elaborato a regola d’arte, secondo le specifiche definite dalla normativa tecnica CEI 64-8.

Il progetto dell’impianto elettrico (residenziale)
Progetto illuminotecnico per la ristrutturazione di un appartamento (opera personale)

La conformità alla regola dell’arte di un impianto elettrico è assicurata dal rispetto della norma CEI 64-8. I materiali, le apparecchiature, i macchinari, le installazioni e gli impianti elettrici ed elettronici realizzati secondo le norme del Comitato Elettrotecnico Italiano si considerano costruiti a regola d’arte. Il Capitolo 37 è dedicato esclusivamente all’impianto residenziale, specifico per impianti elettrici di unità immobiliari ad uso residenziale, situate all’interno dei condomini o di unità abitative mono o plurifamiliari.

Impianto elettrico: Simboli e altezze di luci, interruttori e prese
Simboli e altezze di luci, interruttori e prese

La Norma CEI 64-8 si applica alle unità immobiliari ad uso residenziale, in caso di:

La determinazione della corrente di impiego di un circuito viene effettuata tenendo conto in particolare del fattore di potenza e del rendimento degli apparecchi utilizzatori, del fattore di utilizzazione di questi apparecchi utilizzatori e del fattore di contemporaneità. Il progetto illuminotecnico deve identificare il numero di punti luce con i relativi interruttori (installati in prossimità della porta, interno o esterno, del locale) e le prese (quadro elettrico, prese standard, bipasso tedesche, telefono, tv, citofono).

Il committente ha l’obbligo di affidare i lavori di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione straordinaria esclusivamente ad imprese abilitate (art. 8) e le imprese, a loro volta, quello di rilasciare, al termine dei lavori, la dichiarazione di conformità (art. 7).

Centralino o quadro elettrico

Un elemento fondamentale dell’impianto elettrico (e obbligatorio) è il centralino (da incasso o parete) o quadro elettrico. Serve a controllare l’elettricità della casa, ed è ben diverso dal contatore che invece ne misura la quantità ed è spesso collocato all’esterno dell’edificio. Per permettere successivi ampliamenti, i quadri devono essere dimensionati per il 15 % in più dei moduli installati, con un minimo di due moduli.

Centralino o quadro elettrico dell'impianto elettrico
Quadro elettrico (o centralino) base di un piccolo appartamento

Il quadro elettrico è il centro di controllo dell’elettricità, una “scatola” contenente diversi interruttori che controllano l’elettricità in tutte le aree della casa, comprese le prese per la corrente, le luci o gli elettrodomestici. Ogni unità abitativa deve essere dotata di uno o più quadri di distribuzione e di un interruttore generale, facilmente accessibile all’utente.  L’interruttore generale, qualora sia differenziale, deve essere selettivo (selettività totale differenziale) nei confronti degli interruttori differenziali a valle o dotato di SRD (dispositivo di richiusura automatica).

Impianto elettrico, le prescrizioni del Capitolo 37 (Norma CEI 64-8)
Tabella A, le prescrizioni del Capitolo 37 (Norma CEI 64-8)

La CEI 64-8 contiene tutte le indicazioni per realizzare uno schema del quadro elettrico a norma, in termini di progettazione, realizzazione e verifica.

Il quadro deve essere dotato di almeno:

  • Interruttore generale (tipo selettivo o fornito di un sistema di riarmo automatico);
  • Interruttori differenziali (o salvavita, uno per ogni circuito);
  • Numero minimo di circuiti (almeno 2, definiti dalla Tabella A);
  • Moduli liberi di riserva (minimo 2);
  • Morsettiera di terra.

A seconda della grandezza dell’appartamento e della complessità dell’impianto (nei suoi 3 livelli), possiamo avere un centralino più o meno grande e ricco di pulsanti. Nel quadro di appartamento (centralino) è obbligatorio installare un interruttore generale che sezioni l’intero impianto.

Impianto elettrico nel bagno

L’impianto elettrico nei locali servizi igienici ed in ambienti contenenti vasche da bagno o docce deve essere realizzato in conformità a quanto previsto dalle regole generali desumibili dalla norma CEI 64-8 integrate con particolari prescrizioni di sicurezza.

Progettazione Impianto elettrico nel bagno

Per i locali da bagno e per doccia si deve tenere conto della suddivisione in zone degli ambienti oggetto di installazione. Tutti i componenti dell’impianto elettrico all’interno dei servizi igienici privi di doccia o vasca devono avere un grado di protezione minimo IP2X, prevedendo tuttavia l’installazione di apparecchiature con grado di protezione non inferiore a IP44 per tutti i punti presa e i punti luce situati entro un raggio di 60 cm dal bordo del lavabo. Per i componenti elettrici installati dove siano prevedibili getti d’acqua per operazioni di pulizia il grado di protezione minimo richiesto è IPX5. Il locale deve essere, inoltre, dotato di impianto di illuminazione di sicurezza conforme alla norma UNI EN 1838, con grado di protezione coerente con l’ambiente.

Nei servizi igienici privi di aerazione naturale deve essere previsto un sistema di ventilazione meccanica conforme ai regolamenti edilizi locali. La scelta delle specifiche tecniche deve essere definita dal progettista meccanico, mentre il progettista elettrotecnico si occupa dell’integrazione del dispositivo all’interno dell’impianto elettrico.

Impianto di terra (protezione dai fulmini)

L’impianto di terra è una parte fondamentale dell’impianto elettrico, deve essere unico e idoneo per tutti gli impianti per garantire la sicurezza delle persone e delle apparecchiature. I fulmini o le correnti di cortocircuito all’interno del sistema possono causare tensioni di passo e di contatto potenzialmente letali. È qui che un impianto di messa a terra correttamente dimensionato fornisce protezione. Limita la tensione ai valori massimi consentiti, anche in caso di guasto. Ciò garantisce un elevato livello di sicurezza operativa e protegge le persone che si trovano sull’impianto.

Impianto elettrico di terra e protezione dai fulmini

Il terreno come conduttore il cui potenziale elettrico in ogni punto è convenzionalmente considerato uguale a zero. Il dispersore è un corpo conduttore o gruppo di corpi conduttori in contatto elettrico con il terreno e che realizza un collegamento elettrico con la terra (può essere quella parte conduttrice annegata nel calcestruzzo di una fondazione in contatto elettrico con la terra).

La norma CEI 64-8 definisce impianto di terra quel “sistema costituito da dispersori, conduttori di terra, collettori (o nodi) principali di terra e dai conduttori di protezione ed equipotenziali, destinato a realizzare la messa a terra di protezione e/o di funzionamento”.

La messa in esercizio degli impianti elettrici di messa a terra e dei dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche non può essere effettuata prima della verifica eseguita dall’installatore che rilascia la dichiarazione di conformità ai sensi della normativa vigente. La dichiarazione di conformità equivale a tutti gli effetti ad omologazione dell’impianto. La norma tecnica di riferimento è la CEI EN 62305, che indica i principi generali che sono alla base della protezione contro il fulmine di strutture, inclusi gli impianti, il contenuto e le persone.

Sistemi di messa a terra di un impianto elettrico all’interno di un edificio (norma CEI 64-8)
Sistemi di messa a terra di un impianto elettrico all’interno di un edificio (norma CEI 64-8)

In funzione della modalità di collegamento a terra delle masse, i sistemi di distribuzioni si classificano in:

  • Sistema TN
  • Sistema TT
  • Sistema IT

I sistemi TN hanno un punto direttamente messo a terra alla sorgente, con le masse dell’impianto collegate a quel punto mediante conduttori di protezione. Il sistema TT ha solo un punto direttamente messo a terra e le masse dell’impianto sono collegate elettricamente ai dispersori separati da quelli del sistema di alimentazione. Il sistema IT ha tutte le parti attive isolate da terra o un punto collegato a terra attraverso un’impedenza (le masse dell’impianto sono messe a terra indipendentemente, o collettivamente, o collegate alla terra del sistema elettrico).

Impianto elettrico residenziale: i 3 livelli

Il dimensionamento dell’impianto in termini di potenza complessiva, si stima in base alla superficie dell’immobile da elettrificare: almeno 3 kW per superficie fino a 75 m² e 6 kW per superfici superiori. Ciò premesso, esistono vari livelli che la normativa specifica in base alla complessità ed al numero degli apparecchi coinvolti.

Impianto elettrico residenziale: i 3 livelli

Premesso che il dimensionamento dell’impianto elettrico è oggetto di accordo fra il progettista, l’installatore dell’impianto ed il committente, in funzione delle esigenze impiantistiche di quest’ultimo e del livello qualitativo dell’unità immobiliare, la norma fornisce i criteri minimi e le dotazioni minime con riferimento a tre diversi livelli prestazionali e di fruibilità.

Impianto elettrico residenziale: i 3 livelli
Tabella A, le prescrizioni del Capitolo 37 (Norma CEI 64-8)

Il capitolo 37 della Norma CEI 64-8, dedicato all’impianto elettrico residenziale, stabilisce tre diversi livelli prestazionali e di fruibilità a cui deve fare riferimento la realizzazione dell’impianto elettrico domestico.

  1. Livello 1 – base
  2. Livello 2 – standard
  3. Livello 3 – domotico

I 3 livelli fissano requisiti minimi:

  • per appartamento (n. circuiti, lampade anti-blackout e SPD, ausiliari)
  • per ambiente o stanza (prese, punti luce, prese tv, telefono, dati)

Ciascun locale deve avere una dotazione minima di componenti (punti prese, punti luce, presa radio/tv), secondo quanto indicato in Tabella A.

Base: livello 1

Il LIVELLO 1 individua la configurazione minima che dovrà avere un impianto perché possa essere considerato a norma. Rappresenta il requisito minimo obbligatorio per realizzare un impianto elettrico che garantisce i requisiti minimi di sicurezza e fruibilità.

Impianto elettrico residenziale: livello 1

Progettato per un utilizzo basilare dell’impianto elettrico, è capace di garantire un buon livello di sicurezza ed efficienza. Prevede un numero minimo di punti-prese e punti-luce, circuiti in funzione della metratura dell’appartamento e almeno due interruttori differenziali.

Installare in casa un impianto elettrico di LIVELLO 1 vuol dire preservare l’abitazione dal rischio di incidenti domestici dovuti al malfunzionamento dell’impianto, ma anche garantire un’erogazione di energia costante e quindi un’ottimizzazione del ciclo di vita.

Standard: livello 2

Gli interventi di LIVELLO 2 prevedono un sistema di controllo carichi per ridurre gli sprechi energetici e ottimizzare l’utilizzo dell’energia elettrica. Soprattutto, prevedono l’installazione di videocitofoni e sistemi antintrusione per preservare la casa da minacce esterne.

Impianto elettrico residenziale: livello 2

Sistema di controllo carichi, per ridurre gli sprechi energetici e ottimizzare l’uso dell’energia elettrica. Videocitofoni e sistemi anti-intrusione, per preservare la casa da minacce esterne. Sono dotazioni obbligatorie in un impianto di Livello 2 che, oltre ad aumentare i numeri di punti prese, punti luce e interruttori diff­erenziali, permette alla casa di essere più attenta ai consumi e ancora più sicura.

Si tratta di dotazioni obbligatorie che, oltre ad aumentare i punti prese, punti luce e interruttori differenziali, permettono alla casa di essere più attenta ai consumi e decisamente più sicura.

Domotico: livello 3

Gli impianti di LIVELLO 3 sono progettati per chi ritiene la tecnologia domotica una componente fondamentale per ottimizzare la vita domestica ed ottenere un considerevole risparmio energetico.

Impianto elettrico residenziale: livello 3 domotico

L’impianto elettrico si trasforma in un vero e proprio sistema domotico con l’inserimento di almeno quattro funzioni, ad esempio: anti-intrusione, controllo carichi, gestione luci, gestione temperatura, gestione scenari, controllo remoto, sistema diffusione sonora, rilevazione incendio, sistema anti-allagamento, rilevazione gas.

Verifiche iniziali e periodiche di un impianto elettrico

Per verifica si intende l’insieme delle operazioni messe in atto per accertare la conformità dell’impianto elettrico. La parte 6 della norma CEI 64-8 detta le prescrizioni per le verifiche iniziali e periodiche, così come richieste dal DM 37/08.

Verifiche iniziali e periodiche di un impianto elettrico

Ogni impianto elettrico deve essere verificato durante l’installazione, per quanto possibile, e al suo completamento, prima di essere messo in servizio dall’utente. Le verifiche iniziali – per mezzo di esami a vista e prove – sono eseguite dopo la realizzazione di un impianto nuovo o in seguito ad un’integrazione o modifica di un impianto esistente.

L’esame a vista deve precedere la prova e deve essere effettuato da persona esperta e competente in lavori di verifica e, di regola, con l’intero impianto fuori tensione. Esso deve accertare che i componenti elettrici, parte dell’impianto fisso, siano:

  • conformi alle prescrizioni di sicurezza delle relative Norme (mediante l’esame di marcature, di certificazioni o di informazioni del costruttore);
  • scelti correttamente e messi in opera in accordo con le prescrizioni della presente Norma e con le istruzioni del costruttore;
  • non danneggiati visibilmente in modo tale da compromettere la sicurezza.

La prova sul campo permette, mediante appropriati strumenti di misura, il riscontro e l’accertamento di valori non riscontrabili direttamente con il semplice esame a vista.

La frequenza della verifica periodica è direttamente connessa alla complessità dell’impianto elettrico, al tipo ed al numero delle componenti, oltre che all’uso vero e proprio. A seguito della verifica, il valutatore deve segnalare eventuali azioni di manutenzione necessarie, ovvero le combinazioni di azioni da eseguire per mantenere o riportare un componente dell’impianto nelle condizioni in cui esso possa soddisfare le prescrizioni specifiche ed effettuare le funzioni richieste.

Normativa cavi CPR (Regolamento UE N. 305/2011)

Ogni anno in Europa muoiono circa 4 mila persone per incidenti domestici legati a incendi. Sebbene l’impianto elettrico difficilmente sia la causa scatenante, i cavi e le apparecchiature elettriche possono contribuire ad alimentare le fiamme e rilasciare gas nocivi nell’ambiente.

Per rispondere a queste ed altre problematiche il 4 aprile 2011 è stato pubblicato il Regolamento UE 305/2011 del Parlamento e Consiglio Europeo, che abroga la direttiva 89/106/CEE del Consiglio e fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione, il cosiddetto “Regolamento Prodotti da Costruzione”, meglio noto come “Regolamento CPR” (UE 305/2011). Attraverso un linguaggio tecnico armonizzato, definisce le prestazioni e le caratteristiche essenziali dei prodotti edili con lo scopo di garantire la libera circolazione nell’Unione Europea di prodotti con standard di sicurezza e salute elevati.

Impianto elettrico: Normativa cavi CPR (Regolamento UE N. 305/2011)

Il documento interessa il settore elettrico per i cavi, che sono inclusi nell’area di prodotto n. 31 nell’allegato IV del CPR. A partire dal primo luglio 2017 i cavi immessi sul mercato e destinati ad essere installati permanentemente all’interno degli edifici, in quanto “prodotti da costruzione”, dovranno essere conformi al regolamento CPR.

La classificazione di un cavo CPR riguarda la sua:

  • Reazione al fuoco: risposta di un materiale nel contribuire, tramite la sua stessa decomposizione, a un incendio al quale è esposto
  • resistenza al fuoco: capacità di un elemento di una costruzione edile di soddisfare per un determinato periodo di tempo la funzione di capacità di carico richiesta, dell’integrità e/o dell’isolamento termico
  • rilascio di sostanze nocive

Rispetto al comportamento al fuoco, il CPR ha introdotto una classificazione dei cavi elettrici per la valutazione della sicurezza antincendio negli edifici. Ai cavi sono state attribuite 7 classi di reazioni al fuoco a prestazioni crescenti, dalla F alla A, identificate dal pedice “ca” (cable), in funzione alla propagazione del fuoco ed al rilascio del calore. Oltre a questa classificazione principale, esistono i seguenti parametri addizionali: a (acidità), s (opacità dei fumi), d (gocciolamento di particelle incandescenti).

Impianto elettrico: 7 classi di reazioni al fuoco

Tutti i cavi installati permanentemente nelle costruzioni, siano essi per il trasporto di energia o di trasmissione dati, di qualsiasi livello di tensione e con conduttori metallici o fibra ottica, dovranno essere classificati in base alle classi di reazione al fuoco. La norma CPR prevede che la scelta del cavo da installare venga effettuata in funzione del livello di rischio dell’ambiente di installazione.

A tal proposito, il Regolamento CPR impone al costruttore l’obbligo di apporre la marcatura CE, di predisporre la dichiarazione di prestazione (DoP) del prodotto e di rispettare il sistema di valutazione e verifica della costanza della prestazione (AVCP) adeguato alla classe di reazione al fuoco del cavo in esame.

L’appartenenza ad una determinata classe e la costanza delle prestazioni, dovranno essere controllate e certificate da Organismi Notificati indipendenti (es. IMQ). Sistemi di valutazione e verifica della costanza delle prestazioni (AVCP) più severi, sono correlati ai cavi con le classi di reazione al fuoco più performanti.

Sistemi di accumulo dell’energia

La transizione energetica, trainata in Europa dalla Direttiva Case Green, non è soltanto una questione di produzione da fonti rinnovabili. È soprattutto una questione di gestione intelligente dell’energia. In questo scenario, i sistemi di accumulo elettrico (storage) o batterie stanno assumendo un ruolo sempre più strategico, tanto da poter essere considerati una delle infrastrutture abilitanti della progressiva elettrificazione dei consumi e della decarbonizzazione del sistema energetico.

Impianto elettrico di Prosumer
Impianto elettrico di Prosumer (Prosumer Electrical Installation, PEI), norma CEI 64-8/8-2

Per anni il dibattito si è concentrato sulla crescita della generazione distribuita, in particolare attraverso il fotovoltaico. Oggi, tuttavia, appare evidente come la vera sfida sia rappresentata dalla capacità di utilizzare l’energia nel momento in cui serve, indipendentemente dall’istante in cui viene prodotta. È qui che entra in gioco lo storage, destinato a diventare uno dei pilastri dell’edificio energeticamente evoluto. L’accumulo consente infatti di aumentare l’autoconsumo dell’energia prodotta localmente, ridurre i prelievi dalla rete nelle ore di punta, migliorare la resilienza energetica degli impianti e contribuire alla stabilità complessiva del sistema elettrico. Non si tratta più di una tecnologia accessoria, ma di una componente destinata a integrarsi strutturalmente nei nuovi modelli energetici.

Particolarmente interessante è il crescente sviluppo degli impianti ibridi, sistemi nei quali diverse tecnologie energetiche operano in maniera coordinata attraverso piattaforme di gestione intelligente dell’energia. Fotovoltaico, batterie di accumulo, pompe di calore, sistemi di ricarica per veicoli elettrici e, in alcuni casi, gruppi di generazione tradizionali, vengono gestiti come un unico ecosistema energetico capace di ottimizzare consumi, produzione e accumulo.

Questo approccio trova oggi un importante riferimento normativo nella CEI 64-8, Parte 8-2, dedicata agli impianti elettrici in bassa tensione degli utenti attivi (prosumer), nella quale tutti questi elementi sono rappresentati all’interno dell’architettura di sistema. La norma evidenzia inoltre il ruolo centrale della digitalizzazione attraverso il Sistema di Gestione dell’Energia Elettrica (EEMS – Electrical Energy Management System), identificato al punto 11 dello schema di riferimento.

Non va inoltre trascurato il ruolo che questi sistemi possono assumere alla luce del nuovo Decreto Requisiti Minimi, che rafforza l’attenzione verso l’integrazione impiantistica, l’automazione degli edifici, i sistemi di misura intelligente e di gestione dell’energia (elettrica, e non), l’efficienza energetica e le infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici, in coerenza con il percorso di adeguamento alle più recenti direttive europee sulla prestazione energetica degli edifici.

Elettrificazione del calore: pompe di calore e fotovoltaico

L’elettrificazione del calore è uno dei passaggi decisivi nel percorso di decarbonizzazione degli edifici. Il principio appare semplice: sostituire progressivamente i combustibili fossili (responsabili dei cambiamenti climatici) come il gas metano con tecnologie alimentate elettricamente, in particolare con le pompe di calore e le energie rinnovabili, riduce le emissioni di gas serra e mitiga i cambiamenti climatici. La realtà impiantistica, però, è molto più articolata. Non basta cambiare il generatore: occorre ripensare il modo in cui l’edificio produce, distribuisce, regola e utilizza l’energia.

Elettrificazione del calore: pompe di calore e fotovoltaico

La pompa di calore funziona bene con sistemi a pannelli radianti che hanno bisogno di temperature più basse e, quando le temperature esterne non sono critiche. Diventa quindi essenziale valutare l’intero sistema: generatore, distribuzione, terminali, produzione di acqua calda sanitaria, accumuli, regolazione e comportamento dell’edificio. Anche la continuità di funzionamento assume un ruolo importante. La pompa di calore lavora generalmente meglio in modo modulato e prolungato, evitando le accensioni e gli spegnimenti frequenti tipici di impianti non correttamente dimensionati.

L’integrazione con il fotovoltaico aggiunge un’ulteriore opportunità. Utilizzare l’energia prodotta localmente per alimentare la climatizzazione consente di aumentare l’autoconsumo e ridurre il prelievo dalla rete. Ma produzione solare e domanda termica non coincidono automaticamente: il fotovoltaico produce soprattutto nelle ore centrali della giornata, mentre il fabbisogno di riscaldamento può concentrarsi al mattino e alla sera.

Per questo servono sistemi di gestione dell’energia capaci di coordinare pompa di calore, impianto fotovoltaico, accumulo elettrico o termico, ricarica dei veicoli e altri carichi. L’edificio può anticipare alcune fasi di riscaldamento, accumulare acqua calda quando è disponibile energia solare o modulare la potenza evitando picchi contemporanei. L’inerzia termica dell’edificio e degli accumuli diventa così una risorsa di flessibilità. L’automazione dell’edificio non è più un accessorio, ma una componente essenziale della prestazione. Sensori, termostati evoluti, valvole modulanti, sistemi BACS ed EEMS permettono di adattare il funzionamento alle condizioni climatiche, alla presenza delle persone, alla produzione fotovoltaica, alla eventuale disponibilità di energia accumulata in loco e al costo dell’energia.

La vera sfida, dunque, non consiste nell’aggiungere un nuovo apparecchio, bensì nel progettare un ecosistema integrato. L’elettrificazione del calore mette in relazione involucro, impianti termici, infrastruttura elettrica, automazione e produzione rinnovabile. L’integrazione tra produzione rinnovabile, climatizzazione e sistemi di controllo trasforma l’edificio in un ecosistema energetico.

Risparmiare energia elettrica

Riportiamo qui sotto un elenco di buone pratiche utili a risparmiare energia elettrica, suggerimenti e indicazioni tratte dal sito internet di ANIE CSI.

Come risparmiare energia elettrica in casa

Per risparmiare fino al 10% sulla bolletta, bastano alcuni piccoli accorgimenti:

  • spegnere luci inutilizzate e utilizzare lampadine a LED (a parità di potenza assorbita, producono una luce 5 volte superiore)
  • spegnere il riscaldamento quando usciamo di casa e non aprire le finestre quando c’è il riscaldamento/raffrescamento acceso
  • non eccedere con la temperatura nell’abitazione oltre i 19 gradi (riducendo di un grado la temperatura si risparmia circa l’8% della spesa in bolletta: per un consumo di 1.100 metri cubi di gas, fino a 120-140 euro l’anno per ogni grado in meno)
  • impostare i climatizzatori a una temperatura non superiore o inferiore ai 6 gradi rispetto a quella esterna e preferire la modalità deumidificatore
  • schermare le finestre durante la notte, chiudendo persiane e tapparelle o utilizzando tende pesanti
  • evitate ostacoli davanti e sopra i termosifoni e non lasciare le finestre aperte a lungo
  • utilizzare valvole termostatiche
  • dotare il proprio impianto di una centralina di regolazione della temperatura che eviti inutili picchi o sbalzi di potenza
  • sostituire la caldaia esistente con una caldaia a condensazione
  • spegnere il pc se non lo si utilizza e non lasciare il caricabatterie del telefono attaccato alla corrente perché continua a consumare
  • tagliare i consumi stand-by e utilizzare ciabatte multipresa (in un anno gli stand-by possono pesare fino al 10% dei consumi elettrici totali)
  • scegliere elettrodomestici efficienti e sostituirli se troppo vecchi (oltre i 15-20 anni)
  • usare lavatrice e lavastoviglie a pieno carico e in modalità eco

L’autoconsumo individuale e collettivo (con sistemi di accumulo), comprese le comunità energetiche rinnovabili (CER), è lo strumento più efficace per sostenere l’autoproduzione. Anche la domotica aiuta a risparmiare: cronotermostati, sensori di presenza e regolatori elettronici permettono di regolare tramite smartphone, la temperatura delle stanze e il tempo di accensione degli impianti di riscaldamento.

Lavori edili, incentivi e rifiuti

La costruzione e la demolizione sono tra i settori che generano in Europa i maggiori volumi di rifiuti: ogni anno se ne produce una tonnellata pro capite, oltre un terzo di tutti i rifiuti prodotti in Europa, pari a circa 500 milioni di tonnellate. Qualunque intervento edilizio, che sia nuova costruzione, ristrutturazione, riqualificazione energetica, restauro, manutenzione, che genera rifiuti da dover gestire. Una gestione virtuosa è un formidabile strumento di mitigazione dei cambiamenti climatici, essendo quello edilizio un settore particolarmente energivoro e inquinante (significative emissioni di gas serra).

Rifacimento impianto elettrico e rifiuti

La gestione dei rifiuti è un elemento chiave dell’edilizia circolare perché permette di chiudere il cerchio e, recuperando, riciclando, riutilizzando quei materiali di scarto del processo edilizio dovuti alle fasi di costruzione e demolizione (C&D), li reimmette nel circuito, evitando così di estrarre nuove materie prime vergini. Il modo più efficace per poter avviare un processo eccellente di economia circolare applicata ai rifiuti prodotti dalle lavorazioni edilizie è quello della demolizione selettiva. Esso consiste nella separazione, in fase di demolizione dell’edificio, dei diversi materiali (plastiche, legno, metallo, parti in muratura). Ogni diverso materiale va accatastato separatamente e quindi avviato ad un processo di recupero, che può essere riciclo o riuso. Tuttavia, sebbene il settore edilizio possa vantare una gestione piuttosto virtuosa dei rifiuti, arrivando a recuperare oltre l’80% dei materiali (almeno in Italia), lo stesso non può dirsi per altre attività produttive (plastica, RAEE, tessile, alimentare).

Per i lavori di rinnovo e ripristino degli impianti (elettronico, elettrico, idrico, gas, climatizzazione invernale/estiva) esistono appositi incentivi e bonus edilizi, come il bonus ristrutturazioni. Se l’intervento è utile all’incremento dell’efficienza energetica o alla produzione di energia termica da fonti rinnovabili, si può usufruire anche dell’Ecobonus e Conto Termico. Nel caso l’intervento faccia parte di un insieme di opere finalizzate alla messa in sicurezza sismica, anche del sismabonus.

FAQs Impianto elettrico

Quali sono i componenti principali di un impianto elettrico?

L’impianto elettrico (o impianto utilizzatore) è costituito dai circuiti di alimentazione degli apparecchi utilizzatori e delle prese a spina, comprese le relative apparecchiature di manovra, sezionamento, interruzione, protezione. Un elemento fondamentale dell’impianto elettrico (e obbligatorio) è il centralino (da incasso o parete) o quadro elettrico, il centro di controllo dell’elettricità: una “scatola” contenente diversi interruttori che controllano l’elettricità in tutte le aree della casa, comprese le prese per la corrente, le luci o gli elettrodomestici. Ogni unità abitativa deve essere dotata di uno o più quadri di distribuzione e di un interruttore generale, facilmente accessibile all’utente.  L’interruttore generale, qualora sia differenziale, deve essere selettivo (selettività totale differenziale) nei confronti degli interruttori differenziali a valle o dotato di SRD (dispositivo di richiusura automatica).

Come si dimensiona un impianto elettrico?

La determinazione della corrente di impiego di un circuito viene effettuata tenendo conto in particolare del fattore di potenza e del rendimento degli apparecchi utilizzatori, del fattore di utilizzazione di questi apparecchi utilizzatori e del fattore di contemporaneità. Il progetto illuminotecnico deve identificare il numero di punti luce con i relativi interruttori (installati in prossimità della porta, interno o esterno, del locale) e le prese (quadro elettrico, prese standard, bipasso tedesche, telefono, tv, citofono).

Il dimensionamento dell’impianto in termini di potenza complessiva, si stima in base alla superficie dell’immobile da elettrificare: almeno 3 kW per superficie fino a 75 m² e 6 kW per superfici superiori. Ciò premesso, esistono vari livelli che la normativa specifica in base alla complessità ed al numero degli apparecchi coinvolti. Premesso che il dimensionamento dell’impianto elettrico è oggetto di accordo fra il progettista, l’installatore dell’impianto ed il committente, in funzione delle esigenze impiantistiche di quest’ultimo e del livello qualitativo dell’unità immobiliare, la norma fornisce i criteri minimi e le dotazioni minime con riferimento a tre diversi livelli prestazionali e di fruibilità.

Quali sono le norme di riferimento per l’installazione e la posa in opera degli impianti elettrici domestici?

Fondamentale è la Norma CEI 64-8 che tratta le prescrizioni per la progettazione e realizzazione di un impianto elettrico di bassa tensione e costituisce il riferimento normativo per eseguire impianti elettrici a regola d’arte, come espressamente richiesto dalla Legge 186/68 e dal DM 37/08 sulla sicurezza degli impianti tecnici all’interno degli edifici.

È obbligatoria la messa a terra?

L’impianto di terra è una parte fondamentale dell’impianto elettrico, deve essere unico e idoneo per tutti gli impianti per garantire la sicurezza delle persone e delle apparecchiature. I fulmini o le correnti di cortocircuito all’interno del sistema possono causare tensioni di passo e di contatto potenzialmente letali. È qui che un impianto di messa a terra correttamente dimensionato fornisce protezione. Limita la tensione ai valori massimi consentiti, anche in caso di guasto.

Come funziona il collaudo di un impianto elettrico domestico?

Il certificato di agibilità è rilasciato dalle autorità competenti previa acquisizione della dichiarazione di conformità di cui all’articolo 7, nonché del certificato di collaudo degli impianti installati, ove previsto dalle norme vigenti. Secondo l’art. 11 del DM 37/08, per il rifacimento o l’installazione di nuovi impianti di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, utilizzazione dell’energia elettrica, impianti di protezione contro le scariche atmosferiche, nonché gli impianti per l’automazione di porte, cancelli e barriere, relativi ad edifici per i quali è già stato rilasciato il certificato di agibilità, l’impresa installatrice deposita, entro 30 giorni dalla conclusione dei lavori, presso lo sportello unico per l’edilizia del comune ove ha sede l’impianto, la dichiarazione di conformità ed il progetto redatto ai sensi dell’articolo 5, o il certificato di collaudo degli impianti installati, ove previsto dalle norme vigenti.

Occorre avere la DiCo dell’impianto elettrico?

Nel caso di lavori di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione straordinaria dell’impianto elettrico, imprese abilitate hanno l’obbligo di rilasciare, al termine dei lavori, la dichiarazione di conformità, utile ad ottenere l’agibilità.

Chi rilascia la Dichiarazione di Conformità (DiCo) per un impianto elettrico a regola d’arte?

La Dichiarazione di Conformità (DiCo) per un impianto elettrico a regola d’arte può essere rilasciata solamente da imprese abilitate.

La Norma CEI 64-8 è obbligatoria?

La legge è obbligatoria, la norma no. Se applico la 64-8, almeno il livello 1, posso fare la dichiarazione di conformità e soddisfo la regola d’arte. Se non applico la 64-8, o se ne applico una sola parte, non posso dichiarare la conformità alla norma CEI, e pertanto dovrò dimostrare di avere ottenuto la regola d’arte.

Per approfondire:

 

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