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Eolico e turismo: con i parchi del vento ci guadagnano le rinnovabili e i territori

Le rinnovabili sanno regalare energia pulita e un motivo di attrazione turistica: è quanto si può scoprire leggendo “Parchi nel vento” di Legambiente, la prima guida al mondo che parla di turismo dell’eolico e racconta i territori che ospitano le infrastrutture energetiche disseminate lungo il Bel Paese

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Eolico e turismo: con i parchi del vento ci guadagnano le rinnovabili e i territori

Il mercato dell’eolico in Italia ha un ruolo sempre più centrale. I numeri ci restituiscono la fotografia di un settore dinamico e in ascesa: parliamo di numerosi parchi eolici diffusi lungo lo stivale in grado di registrare 13.021 MW di potenza installata per una produzione complessiva di 22.068 GWh/a di energia elettrica.

È Legambiente a darci i numeri dell’eolico: nel corso degli ultimi 20 anni siamo passati da 1.131 MW nel 2004 al valore di 13.021 MW attuale, con un aumento di produzione del 17,2% del totale prodotto da energie rinnovabili. Valori positivi, ma che da soli non bastano: secondo l’associazione ambientalista è necessario che l’investimento nell’eolico cresca e diventi più rilevanti per rappresentare un vero e proprio volano nella transizione green italiana.

Per questo motivo Legambiente si sofferma a riflettere sulla realizzazione di parchi eolici, una tecnologia chiave per ottenere energia pulita, la cui integrazione nel paesaggio fa sempre molto discutere.

La Guida Turistica dei Parchi Eolici ci porta in viaggio tra 29 infrastrutture energetiche disseminate da nord a sud: l’obiettivo della pubblicazione di Legambiente è raccontare da vicino i territori “speciali” che hanno deciso di accogliere i parchi eolici e come questi siano stati centrali nella valorizzazione delle risorse del luogo.

Parchi del vento: guida turistica parchi eolici in Italia

Non manca l’aspetto turistico: la Guida di Legambiente propone dei veri e propri itinerari attraverso i paesaggi italiani percorsi dai parchi eolici. Sfogliandone le pagine si possono scoprire le storie del territorio e ottenere tanti spunti per guardare l’Italia con occhi diversi.

Tutti i numeri dell’eolico in Italia

Secondo la guida di Legambiente, l’energia eolica ha registrato una crescita e diffusione senza precedenti negli ultimi 20 anni. Attualmente sono 13.021 i MW di potenza eolica di cui 685 realizzati solamente lo scorso anno. Questo valore si traduce in 22.068 GWh/a di energia elettrica realizzata grazie a fonti pulite in grado di ottemperare al fabbisogno di circa 8,1 milioni di famiglie del Paese.

Ma come è cambiata la crescita delle installazioni in Italia? Nel 2004 si contavano 1.131,50 MW per arrivare agli oltre 13 MW attuali.

Crescita installazioni eolico in Italia dal 2004 al 2024

L’eolico oggi contribuisce ai consumi complessivi italiani per il 7%: la diffusione tecnologica tocca tutte le Regioni, con un picco particolare in aree come la Puglia (3.240,6 MW di potenza), Sicilia (2.484 MW) e Campania (2.176,8 MW).

Analizzando nel dettaglio la distribuzione dell’eolico lungo il territorio italiano, oltre alle tre regioni del sud Italia troviamo anche la Basilicata, Calabria e Sardegna.

Stilando una classifica delle aree più virtuose possiamo vedere i seguenti dati:

  • Puglia – guida la classifica nazionale con 1.406 impianti e 3.240,6 MW installati, confermandosi il cuore dell’eolico italiano, con 131,4 MW realizzati nel 2024.
  • Sicilia – segue con 926 impianti e 2.484 MW, e 166 MW aggiunti nell’ultimo anno.
  • Campania – terza posizione con 657 impianti per 2.176,8 MW, registrando il maggiore incremento annuale con 217,6 MW nel 2024.
  • Basilicata – con 1.483 impianti e 1.515,9 MW, mantiene una presenza capillare ma con crescita più contenuta (+11,4 MW).
  • Calabria – 450 impianti e 1.248 MW, con 44,6 MW aggiunti nel 2024.
  • Sardegna – 618 impianti e 1.209,3 MW, con 23,1 MW di nuova capacità.

Le restanti regioni registrano quote più modeste: ad esempio il Molise con i suoi 90 impianti produce 406,9 MW, mentre la Toscana con 119 parchi eolici genera 144 MW. Le regioni del Nord Italia, come Emilia-Romagna (44,8 MW), Piemonte (23,8 MW), Marche (20,1 MW) e Veneto (13,4 MW), evidenziano un potenziale ancora poco sviluppato.

L’analisi di Legambiente si focalizza poi sulla riduzione dei costi legata all’uso dell’energia eolica: negli ultimi 13 anni il costo per kW di potenza installata dell’eolico onshore è partito da 2.179 dollari arrivando a 1.160 dollari con una riduzione dei costi stimata del 46,8%. L’offshore è passato da 5.217 dollari a kW a 2.800, ovvero riducendo il costo dell’energia del 46,4%.

In viaggio tra i parchi eolici in Italia

Nel ricco approfondimento di Legambiente sono state presentate alcune case history capaci di raccontare la storia del territorio, dei parchi eolici, oltre ad alcuni spunti per conoscere al meglio le aree che li ospitano.

I parchi eolici in Italia nel report di Legambiente

L’impianto di Valleverde (Puglia)

Il parco eolico di Valleverde nel comune di Bovino (provincia di Foggia) e tra i più innovativi sul territorio e ha richiesto solamente un anno di lavori tra la costruzione e l’installazione dell’infrastruttura energetica.

Adagiato sui Monti Dauni, Bovino è un borgo di appena 2.893 abitanti, riconosciuto tra I Borghi più Belli d’Italia e insignito della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano per la qualità turistico-ambientale.  Oggi, accanto ai suoi tesori artistici e spirituali — come il Santuario della Madonna di Valleverde— il territorio ospita anche un parco eolico fortemente all’avanguardia.

Parco eolico di Valleverde a Bovino
Fonte Legambiente – ©Winderg

Composto da nove aerogeneratori per una potenza totale di 63 MW, il parco eolico del foggiano genera 141 GWh annui di energia elettrica per supportare il fabbisogno di 45.000 famiglie.

Il progetto porta la firma di Windberg S.r.l. attraverso la Società partecipata Winderg Valleverde S.r.l., con lo storico partner Edp Renewable. Come riportato da Legambiente, le turbine sono poste in modo lineare e ordinato, in modo tale da permettere una perfetta integrazione nel territorio. Il lavoro di Windberg S.r.l. risale al 2005, anno in cui la società ha installato il primo aerogeneratore sul territorio.

San Marco dei Cavoti: il parco eolico situato nell’Appennino sannita

Un angolo di Provenza nel cuore della Campania: così viene spesso descritto San Marco dei Cavoti, borgo collinare dell’Appennino sannita dove storia, ingegno e sostenibilità si intrecciano. Fondato nel XIV secolo da coloni provenzali giunti da Gap, conserva ancora oggi tracce di quell’eredità nelle architetture medievali, nei toponimi e in una spiccata identità culturale.

San Marco dei Cavoti: il parco eolico situato nell’Appennino sannita
Fonte Legambiente – ©IVPC

Storia e innovazione si incontrano nel Sannio: a San Marco dei Cavoti si trova uno dei parchi eolici più estesi d’Italia, simbolo del futuro innovativo del territorio.

Il vento della Campania soffia in direzione del Comune di San Marco dei Cavoti: qui, nel 2008, è stato inaugurato un parco eolico composto da sei aerogeneratori da 1.8 MW e da due aerogeneratori da 2.0 MW che totalizzano 14.8 MW complessivi.

Il parco eolico di San Marco dei Cavoti, realizzato da IVPC aiuta circa 10.000 famiglie a ridurre i costi legati al consumo di energia, ma non solo: secondo le stime di Legambiente si parla di un risparmio di emissioni di CO2 di circa 17.000 tonnellate.

Nel paese del vento: alla scoperta del parco eolico Tocco di Vento

Nell’entroterra di Pescara troviamo un luogo peculiare: Tocco da Casauria, noto come il “paese del vento”. È qui che fu realizzato uno dei primi parco eolici in Italia, portando questo piccolo borgo ad essere una delle zone più innovative del territorio abruzzese.

Parco eolico Tocco di Vento a Pescara
Fonte Legambiente – © Paola Meloni, FERA

La storia di Tocco da Casauria è anticamente legata al petrolio: è proprio in questo paese di 2000 anime che dopo l’unità d’Italia furono trovati i primi pozzi petroliferi italiani. Oggi la situazione è radicalmente cambiata, legando il paese a stretto filo con le energie rinnovabili.

Il parco eolico di Tocco di Vento si caratterizza per la presenza di quattro aerogeneratori da 800kW per un totale installato di 3,2 MW. Il parco è nato in seguito al revamping della prima centrale eolica italiana fondata nel 1992.

FAQ Parco eolico

Che cosa si intende per “parco eolico” e quali tipologie esistono?

Un «parco eolico» è un impianto industriale composto da un insieme di aerogeneratori (turbine eoliche) installati sul terreno (on-shore) o in mare (off-shore), collegati tra loro e alla rete elettrica per produrre energia da fonte rinnovabile (vento).

Le principali tipologie sono:

  • On-shore: turbine installate su terraferma, zone collinari o ventose.
  • Off-shore: turbine installate in mare aperto o al largo della costa.
  • Galleggianti: variante dell’off-shore che consente installazioni in fondali profondi grazie a piattaforme galleggianti.

Questa distinzione ha grandi implicazioni in termini normativi, logistici, ambientali, e di integrazione con la rete (grid connection).

Quali sono i criteri per la scelta del sito di un parco eolico?

La selezione del sito è fondamentale sia per la produttività che per l’impatto sul territorio / sull’ambiente.

Alcuni criteri:

  • Risorsa eolica: intensità, costanza, distribuzione del vento nella zona.
  • Connettività alla rete elettrica: vicinanza a cabina di smistamento, linee di trasmissione, minimizzazione delle perdite.
  • Compatibilità ambientale e paesaggistica: tutela di habitat, layout compatibile con fauna/avifauna, impatto visivo, rumore.
  • Aspetti logistici e infrastrutturali: accesso per trasporto componenti (pale, torri), fondazioni, distanza da centri abitati.

L’adozione di una procedura di valutazione “pre-fattibilità” (wind assessment, studi di ventosità, simulazioni CFD, analisi GIS) è considerata “best practice”.

Quali sono i principali impatti ambientali e paesaggistici dei parchi eolici, e come si possono gestire?

Pur essendo una fonte rinnovabile e strategica per la transizione energetica, i parchi eolici non sono privi di criticità ambientali e paesaggistiche.

Ecco una panoramica con le misure di mitigazione:

  • Impatto visivo e paesaggistico: le turbine possono alterare la percezione del paesaggio — è importante progettare l’insieme eleggendone ubicazione, forma, altezza, orientamento in modo da minimizzare l’impatto visivo.
  • Rumorosità e vibrazioni, durante la fase di rotazione gli aerogeneratori generano suono aerodinamico e meccanico: la distanza da abitazioni, le barriere acustiche e la scelta dei componenti (pale, hub) aiutano la mitigazione.
  • Fauna e avifauna: rischio di collisione con uccelli e pipistrelli, variazioni nell’habitat. Occorre una procedura di valutazione ambientale (VIA) e piani di monitoraggio. Ad esempio, studi recenti evidenziano che l’energia eolica è collegata a collisioni di pipistrelli in relazione a potenza, copertura del suolo e topografia.
  • Suolo e fondazioni: l’installazione può comportare opere di scavo, movimentazione terra, accessi. Buone pratiche prevedono la minimizzazione dell’impermeabilizzazione, il ripristino vegetale, la gestione dei materiali.
  • Fine vita, smantellamento e riciclo: i componenti dell’impianto devono essere gestiti per il decommissioning: per esempio, le torri in acciaio possono essere riciclate; le pale in fibra vetro/resina sono in via di evoluzione per la riciclabili­tà fino all’85%.

La governance ambientale integrata (monitoraggio continuo, reporting, coinvolgimento delle comunità locali) rappresenta un pilastro per l’accettazione sociale dei progetti.

Quali sono le modalità autorizzative e gli incentivi per la realizzazione di un parco eolico in Italia?

In Italia, la realizzazione di un parco eolico è soggetta a una procedura complessa che coinvolge aspetti autorizzativi, ambientali e incentivazione.

Ecco gli elementi principali:

  • Autorizzazione: si applicano procedure di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) o VIA-VAs in base alla potenza e ubicazione; anche il collegamento alla rete richiede procedura di connessione con Terna o il distributore competente.
  • Autorizzazione unica o separata: in alcune regioni gli impianti eolici rientrano nel procedimento di “Autorizzazione Unica” (AU) che aggrega VIA, VIA, autorizzazione paesaggistica e concessioni.
  • Incentivi: per alcuni impianti entrano in gioco meccanismi come contratti per differenza (CfD) o tariffe incentivanti, in particolare per l’eolico offshore galleggiante. Ad esempio, un operatore segnala che “gli impianti godranno di incentivi” e “dopo le autorizzazioni ambientali, partecipano alle gare previste dal Decreto FER 2”.
  • Impegno locale e comunità: sempre più banditi criteri di “beneficio territoriale” (local content, partecipazione comunitaria, accordi di compensazione) che influiscono sull’equilibrio autorizzativo.
  • Scadenze e tempistiche: la progettazione deve considerare tempi lunghi, fasi di analisi, consultazione pubblica, possibili contenziosi; è fondamentale integrare una schedule di progetto robusta (planning, risk management).

La padronanza dei processi “authorisation & permitting”, insieme a una corretta valutazione economica (LCOE, revenue projection, O&M) costituiscono elementi chiave per la fattibilità tecnico-economica.

Quanto dura un parco eolico, quali sono i rendimenti attesi e cosa succede al termine della vita utile?

La vita utile, la produttività e gli scenari di fine-vita rappresentano elementi fondamentali nella pianificazione di un parco.

  • Durata media: gli impianti eolici moderni sono configurati per una vita utile di circa 20-25 anni; alcune fonti parlano di “30 o più anni” in condizioni ottimali.
  • Rendimento e fattore di capacità: la produttività dipende da vento, efficienza delle turbine, perdite di sistema, disponibilità operativa. È buona norma stimare un fattore di capacità (capacity factor) coerente con la regione, il sito, la tecnologia.
  • Fine vita / repowering: al termine della vita utile possono accadere vari scenari: smantellamento, repowering (sostituzione turbine con modelli più efficienti), estensione di vita (life-extension) previa revisione tecnica. Le parti strutturali e meccaniche devono essere valutate per la residua vita utile.
  • Riciclo / dismissione: come detto, parte dei materiali (acciaio, altre leghe) è riciclabile; le pale in composito sono in evoluzione per il riciclo. Occorre prevedere i costi di smantellamento, bonifica e ripristino ambientale nel business plan.

Una corretta analisi del ciclo di vita (LCA, Life Cycle Assessment) e dei costi di fine vita è essenziale per la sostenibilità economica e ambientale del progetto.


Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 2022

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