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Indice degli argomenti: Presidente Re Rebaudengo, che anno è stato il 2020 per il settore energetico? Next Generation EU: cosa rappresenta per il mondo dell’energia e quali sono i progetti prioritari Quali sono i prossimi passi da compiere per il corretto sviluppo di fotovoltaico ed eolico Per attuare la transizione energetica l’Italia non ha molto tempo. «Entro aprile, ovvero poco più di quattro mesi, dovremmo presentare alla Commissione Europea il mainstream dei progetti che nel 2023 dovrebbero essere tutti cantierabili e terminati entro fine 2026. Stiamo parlando di una roadmap che richiede davvero un salto di qualità, quanto a capacità di gestione e di impostazione tanto straordinaria quanto necessaria». Lo afferma Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura, la principale associazione del mondo elettrico italiano. La stessa che ha lanciato la campagna social “La transizione energetica: dalle parole ai fatti!” e che da tempo ha messo in luce la necessità di cambiare passo per attuare il passaggio verso l’uso prioritario delle fonti rinnovabili, verso una strategia che metta al centro l’efficienza energetica, la riduzione delle emissioni, la sostenibilità e la circolarità. La transizione energetica è un passaggio epocale, che consegue doveri ma anche opportunità incredibili per il nostro Paese. La stessa associazione ha messo in luce più volte che in Italia l’energy transition presuppone, nel solo settore elettrico, 100 miliardi di investimenti e 90mila nuovi posti di lavoro. Alla conclusione di un anno decisamente particolare e complesso e al prossimo inizio di un anno che vede opportunità, ma anche criticità e ostacoli abbiamo voluto approfondire con lo stesso vertice dell’associazione i temi che riguardano l’energia e gli scenari possibili. Presidente Re Rebaudengo, che anno è stato il 2020 per il settore energetico? Stiamo concludendo un anno pienamente segnato dalla pandemia Covid-19 e dalle conseguenze che ha portato anche nel contesto energetico, dal calo drastico del prezzo dell’energia – circa la metà rispetto al PUN (Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica) – all’aumento delle morosità, effetto della crisi pandemica. Abbiamo colto con il DL Semplificazioni dei primi timidi tentativi che però sono stati insufficienti a sbloccare determinate situazioni nel comparto delle energie rinnovabili, a causa di una burocrazia fin troppo radicata ed estesa. Quindi qualche elemento positivo c’è stato, ma lo reputo solo il primo dei tanti passi che dobbiamo fare se vogliamo raggiungere il target del Green Deal. Next Generation EU: cosa rappresenta per il mondo dell’energia e quali elementi vanno colti? In questo momento, il Next Generation EU costituisce il tassello fondamentale per raggiungere il Green Deal. Secondo il Piano nazionale di ripresa e resilienza, l’Italia potrà usufruire di un totale di 209 miliardi dal Next Generation EU. Le risorse destinate all’Italia tramite il Recovery and Resiliency Facility – lo strumento finanziario principale del Next Generation EU – sono previste in 197 miliardi di euro (di cui 66 miliardi a fondo perduto). Circa 69 miliardi di questo Piano sono destinati alla transizione energetica. Stiamo parlando di cifre assai importanti, ma sappiamo che negli ultimi sei anni l’Italia ha saputo spendere molto meno di quanto era stato stanziato. Nel periodo 2014-2020, il nostro Paese ha versato all’UE 104 miliardi ma per percentuale di fondi assegnati e spesi è tra gli ultimi Paesi europei. Basti dire che dei 72 miliardi a disposizione come totale delle risorse potenzialmente utilizzabili, solo 29 sono stati effettivamente spesi. Credo, quindi, che oggi occorra concentrarsi sulla capacità di spendere in modo efficace ed efficiente queste risorse, in modo da riuscire a fare la differenza e lavorare per la ripresa del Paese. È importante definire nei prossimi mesi i progetti prioritari, avviarli e terminarli in tempo pena la restituzione. A proposito di quest’ultima considerazione: quali sono questi progetti e come vanno trasformati in una prospettiva reale? Qualche mese fa abbiamo inviato alla X Commissione della Camera dei Deputati indicazioni chiare con un piano suddiviso in macro aree. Il contesto è chiarissimo almeno per il settore della sostenibilità ambientale e della transizione energetica. La recente intesa per il nuovo target europeo del Green Deal rende ancora più urgente l’esigenza di aggiornare il PNIEC a uno scenario che deve avere come obiettivo la riduzione, appunto, di almeno il 55% di CO2 al 2030 (Green Deal). Per raggiungere questo target in Italia il 70% dei consumi elettrici dovrà essere soddisfatto da energie rinnovabili. È necessario, pertanto, prevedere almeno 65 GW di nuova potenza da fonti rinnovabili, nuove misure per l’efficienza energetica oltre al consolidamento del Superbonus e un aumento del contributo delle rinnovabili nei trasporti. Per garantire questo sviluppo, come Elettricità Futura riteniamo necessario che: Le Regioni definiscano target in linea con il nuovo PNIEC; I funzionari coinvolti nel permitting siano responsabilizzati sul raggiungimento dei target; Il Ministero dello Sviluppo economico semplifichi gli iter autorizzativi per i nuovi impianti e per il rinnovamento degli esistenti; Il Ministero per i Beni e le Attività culturali definisca i criteri d’impatto paesaggistico compatibili con i target regionali; Il Ministero dell’Ambiente preveda verifiche ambientali commisurate all’effettivo impatto degli interventi. Fotovoltaico ed eolico sono due capisaldi della transizione energetica. Quali sono i prossimi passi da compiere per un loro sviluppo al passo con gli obiettivi 2030? Il fotovoltaico è, insieme all’eolico, la tecnologia fondamentale in questo percorso. Sul primo sappiamo che a oggi in Italia vi sono oltre 880mila impianti e 21 GW di potenza installata. Il PNIEC attuale prevede 40 GW di nuovi impianti rinnovabili al 2030. Ma dovrebbe per aggiornarsi ai nuovi obiettivi prevederne 65 GW di potenza aggiuntiva (+25 GW), di cui circa 50 GW circa stimo essere di fotovoltaico, 13 GW di eolico e 2 GW di altre fonti. Di questi 50 GW almeno 35 dovrebbero essere installati a terra e 15 su tetti. Per lo sviluppo del fotovoltaico a terra si richiedono soltanto 50.000 ettari che equivalgono allo 0,3% della superficie agricola totale. Per garantire lo sviluppo omogeneo del solare in queste aree, chiediamo anche per questi impianti l’accesso alle aste del DM FER1. Ma la gestione del fotovoltaico non va visto solo come sviluppo, ma anche in ottica di economia circolare. La nostra idea si fonda anche sul riciclo dei vecchi pannelli in caso di repowering, riutilizzando le parti e componenti, costituite da materiali di pregio. Oggi la normativa non lo permette, è eccessivamente rigida. Occorre perciò semplificare la gestione dello smaltimento e del recupero dei pannelli fotovoltaici. Con le tecnologie attuali si arriva tecnicamente a poter riciclare il 90% dei materiali dei pannelli fotovoltaici. La prospettiva tecnologica ci suggerisce un incremento di questa percentuale, grazie anche all’utilizzo di materiali innovativi. E per il settore eolico quali obiettivi occorre porsi? Per raggiungere l’obiettivo al 2030 del Green Deal, la potenza degli impianti installati dell’eolico dovrà più che raddoppiare, passando dagli 11 GW attuali ai circa 24 GW. Un terzo della nuova capacità (circa 4 GW) verrà generato dal repowering. Acquistano quindi particolare significato le misure finalizzate a sostenere il potenziamento degli impianti esistenti. Secondo le stime in linea con il PNIEC, i principali vantaggi del repowering eolico conseguono benefici ambientali (26 milioni di tonnellate di CO2 evitate), sociali (4.000 nuovi occupati annui) ed economici (8 miliardi di investimenti attivati grazie al repowering e 5 miliardi di benefici per il Paese). Il grande problema rimane la burocrazia. La durata storica delle procedure autorizzative per l’eolico (quindi anche per il repowering) è stata in media pari a 5 anni: una tempistica inadeguata a una sana programmazione degli investimenti ed al loro finanziamento. Per raggiungere il Green Deal i tempi autorizzativi dovrebbero essere di un anno (in linea, tra l’altro, con la Direttiva RED II). Quali sono a suo modo di vedere i possibili elementi di speranza? L’Italia spesso si dice capace di reagire in modo straordinario a situazioni di estrema criticità. Sarà anche questa volta così? È vero: l’Italia ha la capacità di risollevarsi a volte quando si ritrova sul baratro. In questo momento ci ritroviamo più o meno in questa situazione. Per riuscire a riemergere anche questa volta, si deve dare prova di aver compreso fino in fondo l’urgenza di recuperare il terreno perso. Ci sono gli elementi per farlo, ma occorre agire ora. Prendiamo in considerazione quanto accade oggi. Ci troviamo in una situazione pandemica, ma ne abbiamo preso coscienza e compreso il complesso quadro. La scienza ha trovato l’antidoto con i vaccini ora disponibili anche nel nostro Paese. Per la ripresa economica dobbiamo fare qualcosa contro la “mala burocrazia” che costa complessivamente 57 miliardi l’anno. In questo caso il vaccino è la semplificazione! Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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