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Indice degli argomenti Toggle Governance, leggi climatiche e sistemi di monitoraggioAdattamento, resilienza e loss & damageMitigazione: energia, foreste e tecnologie low-carbonFinanza climatica, tecnologia e capacity buildingGiustizia climatica e cooperazione internazionaleFAQ – NDC e transizione climatica globaleChe cosa sono gli NDC?Cosa cambia con gli NDC 2025?Quali settori incidono di più sulle emissioni globali?Quanto denaro serve per attuare gli impegni climatici?L’obiettivo 1,5 °C è ancora raggiungibile? A dieci anni dall’Accordo di Parigi, il Rapporto FCCC/PA/CMA/2025/8 pubblicato dal segretariato UNFCCC dedicato agli aggiornamenti degli impegni climatici nazionali segnala un miglioramento nell’azione climatica dei paesi, ma avverte anche che i progressi devono accelerare. Tra gennaio 2024 e settembre 2025, 64 Paesi, che insieme rappresentano circa il 30% delle emissioni globali del 2019, hanno comunicato i loro nuovi NDC. Gli impegni collettivi delineano una riduzione aggregata del 17% delle emissioni entro il 2035, con un picco previsto prima del 2030 e un graduale calo fino a metà secolo. Se tutti gli impegni condizionati (cioè quelli che dipendono da finanziamenti o supporto esterno) verranno attuati, la riduzione delle emissioni potrebbe arrivare fino al 24% rispetto ai livelli del 2019. La traiettoria è coerente con il raggiungimento della neutralità climatica tra il 2040 e il 2060, tuttavia, la riduzione complessiva del 17% resta lontana dalle percentuali necessarie per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C, che richiederebbero –60% entro il 2035. Le proiezioni dell’UNFCCC mostrano che, con l’attuazione delle NDC e delle strategie di lungo termine (LT-LEDS), le emissioni dei Paesi analizzati potrebbero ridursi del 55% entro il 2050, portando le emissioni pro capite a 2,6 tCO₂eq, in linea con uno scenario da 2 °C ma ancora doppio rispetto al livello compatibile con 1,5 °C. Nello stesso giorno della pubblicazione del rapporto, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres, in un’intervista al Guardian, ha affermato che l’umanità ha fallito nel contenere il riscaldamento globale antropico entro il limite simbolico di 1,5 °C, con conseguenze “devastanti”. Guterres ha dichiarato ai giornalisti che i delegati che parteciperanno alla COP30 di Belém (Brasile), a novembre, dovranno cambiare rotta e realizzare “una drastica riduzione delle emissioni nel più breve tempo possibile”. Governance, leggi climatiche e sistemi di monitoraggio L’88% dei Paesi ha aggiornato le proprie NDC incorporando i risultati del primo Global Stocktake, un processo quinquennale che valuta a livello mondiale i progressi e i sostegni nell’ambito dell’azione climatica. Grazie a questa valutazione, i Paesi hanno allineato i propri piani nazionali agli obiettivi di neutralità climatica, implementando politiche per triplicare la capacità delle energie rinnovabili e ridurre progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili. Il 97% dei Paesi ha definito un quadro legale o politico per l’attuazione delle NDC, con il 41% che dispone di Climate Change Acts o decreti dedicati. C’è un crescente impegno a garantire che le azioni intraprese siano visibili, comprensibili e responsabili, con un’attenzione particolare a rendere conto dei risultati e a giustificare le scelte fatte: il 92% dei Paesi ha istituito sistemi MRV (Measurement, Reporting and Verification), in parte integrati con i Biennial Transparency Reports e il Enhanced Transparency Framework (ETF) previsto dall’Accordo di Parigi. Il settore energia resta prioritario (69%), seguito da ambiente (77%), foreste (44%), agricoltura (41%), edilizia e infrastrutture (25%). Cresce l’integrazione con politiche su economia circolare, pianificazione urbana e disaster risk management. Adattamento, resilienza e loss & damage Il 73% delle nuove NDC include una componente di adattamento, con priorità a sicurezza alimentare, acqua, salute, ecosistemi e infrastrutture critiche. Il 94% dei Paesi con sezione di adattamento cita esplicitamente loss and damage, un netto aumento rispetto al 68% delle precedenti versioni. Gli Stati stanno introducendo indicatori misurabili e target temporizzati per monitorare i progressi, e il 70% ha avviato un Piano Nazionale di Adattamento (NAP) collegato alle NDC. Mitigazione: energia, foreste e tecnologie low-carbon Le nuove strategie di mitigazione si basano su target economy-wide (89%) e su un’espansione della copertura settoriale e dei gas serra. Tra le misure più diffuse: Afforestazione e riforestazione (56%) Riduzione della deforestazione (42%) Sustainable forest management (47%) Solar energy (50%) e wind energy (33%) Industrial electrification e fuel switching (41%) Gli NDC rispondono agli indirizzi del CMA5 con obiettivi allineati al Dubai Roadmap: Triplicare la capacità globale da fonti rinnovabili entro il 2030 (+0,6 TW dichiarati, +2 TW considerando i piani nazionali aggiuntivi) Raddoppiare il tasso medio di efficienza energetica Ridurre il carbone e favorire una transizione equa dai fossili Finanza climatica, tecnologia e capacity building Il fabbisogno complessivo stimato per l’attuazione delle NDC ammonta a 1.970–1.975 miliardi di dollari di cui 1.339 mld USD per la mitigazione (energia, industria, rifiuti, AFOLU) e 560 mld USD per l’adattamento (agricoltura, acqua, infrastrutture, salute, biodiversità). Il 63% dei Paesi ha avviato strategie di climate finance nazionali, integrando strumenti come green bond, blended finance, credit guarantees e fondi multilaterali. Il 97% fornisce informazioni sulle tecnologie prioritarie (rinnovabili, agrifood, mobilità, CCUS, digitalizzazione e AI), mentre il 73% cita attività di ricerca e innovazione. L’84% menziona il capacity building come elemento abilitante, in particolare per trasparenza, finanza e tecnologie verdi. Giustizia climatica e cooperazione internazionale Il principio di Just Transition è esplicitato nel 70% delle NDC, con misure per la tutela dei lavoratori, lo sviluppo di green jobs e la riduzione delle disuguaglianze. Il 89% dei Paesi prevede di utilizzare i meccanismi di cooperazione volontaria previsti dall’Articolo 6 (crediti di carbonio e ITMO), con il 34% che ha già predisposto quadri normativi e registri per lo scambio delle unità. Sul fronte ecosistemico, il 78% dei Paesi include misure ocean-based, come progetti di blue carbon, coastal resilience e decarbonizzazione del trasporto marittimo, mentre il 72% riconosce il ruolo delle comunità indigene e locali nella mitigazione e nell’adattamento. FAQ – NDC e transizione climatica globale Che cosa sono gli NDC? I Nationally Determined Contributions sono i piani climatici nazionali con cui ogni Paese aderente all’Accordo di Parigi definisce i propri obiettivi di riduzione delle emissioni, adattamento e finanziamento climatico. Cosa cambia con gli NDC 2025? I nuovi NDC introducono obiettivi al 2035, in coerenza con la decisione del CMA5, e rafforzano i legami con le strategie di lungo periodo (LT-LEDS) verso la neutralità climatica. Quali settori incidono di più sulle emissioni globali? Energia (36%), industria (20%) e agricoltura/uso del suolo (19%) rappresentano circa i tre quarti delle emissioni globali. Questi settori sono al centro delle misure di mitigazione NDC. Quanto denaro serve per attuare gli impegni climatici? Il fabbisogno finanziario complessivo stimato supera i 1.970 miliardi di dollari, suddivisi tra investimenti in mitigazione, adattamento e sviluppo tecnologico. L’obiettivo 1,5 °C è ancora raggiungibile? Nonostante i progressi, la traiettoria complessiva è ancora insufficiente: per centrare 1,5 °C servirebbe un taglio del 60–77% delle emissioni entro il 2035, ben oltre il 17% oggi previsto. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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