Fotovoltaico e accumulo: l’Italia riparte da qui

I segnali positivi del mercato, evidenziati dai buoni esiti del FER X transitorio e del MACSE, uniti alle prospettive della ricerca, espresse da idee e progetti mostrati a Solar Solutions Torino, fanno pensare che l’Italia stia vivendo un momento vivace, specie per fotovoltaico e accumulo, ma anche in diversi ambiti della transizione energetica

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Solar Solutions Torino: l'Italia riparte da fotovoltaico e accumulo

Fotovoltaico e accumulo stanno vivendo un rinnovato rilancio in Italia. Le manifestazioni di interesse ricevute, lato fotovoltaico, per il bando della procedura competitiva prevista dal DM FERX Transitorio per gli impianti fotovoltaici Nzia (273 domande per un totale di oltre 3 GW), e la conclusione della prima asta Macse (10 GWh assegnati di capacità di accumulo, nel Sud e nelle isole, per un valore pari al 100% del fabbisogno richiesto, segnala Terna) si possono interpretare come segnali di un rinnovato slancio.

Costituiscono notizie confortanti per chi opera nel comparto, non solo dal lato industriale, ma anche dal lato ricerca e innovazione, a giudicare dalle diverse idee e progetti illustrati nel corso di Solar Solutions Torino.

Fotovoltaico e accumulo: il punto di vista degli addetti ai lavori

Nella rassegna torinese dedicata a soluzioni e progetti riguardanti fotovoltaico, accumulo intelligente, riscaldamento sostenibile e ricarica elettrica, è stato dato spazio al punto di vista del mercato.

Fotovoltaico e accumulo: il punto di vista degli addetti ai lavori

Proprio da qui possono emergere positivi sviluppi, come ha messo in evidenza Andrea Rovera, co-coordinatore del gruppo di lavoro Filiera produttiva e approvvigionamenti sostenibili di Italia Solare. Fer X transitorio, e in particolare la misura riguardante l’asta fotovoltaico NZIA (Net Zero Industry Act) «è il primo passo verso il “reshoring”», temine con cui si definisce il processo tramite cui un’azienda riporta nel paese d’origine le attività produttive precedentemente delocalizzate all’estero. Secondo Rovera, «è da considerare una supporto alla rinascita, alla ricrescita dell’industria europea del fotovoltaico, in particolare la parte che soffre di più, i moduli e tutta la parte a monte a livello di supply chain: celle, buffer e il silicio».

Certo, non sarà semplice ripartire dopo 10-15 anni in cui l’industria è scemata, dando campo libero alla Cina e al predominio tecnologico che conosciamo tutti.

Le sfide non mancano

Un ritorno alla produzione e alla relativa ripresa della filiera del fotovoltaico in Italia potrebbe essere utile anche per fornire un contributo alla transizione energetica, anche in Italia, e per aumentare la quota di rinnovabili nel mix energetico.

Certo, l’obiettivo stimato da Elettricità Futura è una chimera, ha ricordato l’ex presidente Agostino Re Rebaudengo a Solar Solutions Torino. «Nello scenario che avevamo fatto tre anni fa come associazione rappresentante delle aziende produttrici oltre il 70% dell’energia prodotta per l’elettricità del nostro paese, si era reputato assolutamente alla portata l’obiettivo era di arrivare al 2030 all’80% di energia elettrica rinnovabile nel mix dell’energia consumata del nostro paese. Possiamo dire che non è raggiungibile», rammentando anche il ritardo accumulato a causa del decreto Aree Idonee (di cui si dovrebbero avere notizie col DL Energia che dovrebbe vedere la luce a breve).

C’è molto da fare, considerando – come ha fatto Mario Gamberale, intervenuto al panel del Kyoto Club – anche gli obiettivi che l’Europa si è data col Regolamento 1119 del 2021 che stabilisce come obiettivo vincolante la neutralità climatica nell’Unione entro il 2050 e che istituisce il quadro per il suo conseguimento.

Questo significa puntare sulla transizione energetica, al passaggio sempre più forte verso l’elettrificazione dei consumi e al progressivo aumento nel mix energetico delle fonti rinnovabili, fotovoltaico ed eolico in primis. L’Italia deve creare i presupposti perché ciò avvenga, grazie al fotovoltaico (e storage). «Per raggiungere l’obiettivo della decarbonizzazione, il fotovoltaico dovrebbe passare dai 35 GW installati al 30 dicembre 2024 ai 330 GW del 2050», ha puntualizzato Gamberale. «Gli Stati membri, Italia in primis, per raggiungere questi target obbligatori, devono introdurre delle norme che consentono, da un lato, di superare i gap autorizzativi che oggi sono una delle principali criticità del dello sviluppo del dell’intervento. Dall’altro devono introdurre degli incentivi che in parte riducano i tempi di ritorno economico degli investimenti e accelerino l’installazione».

La leva della ricerca: l’Italia c’è, a partire dalle batterie

Cosa fare allora per incentivare questa produzione e per rendere concreto lo sviluppo di fotovoltaico, storage, eolico, ma anche puntare sulla mobilità elettrica, su un’edilizia decarbonizzata che punti su efficienza energetica e su impianti di riscaldamento sostenibile? Su questi elementi le voci che rappresentano il mondo della ricerca e innovazione hanno sottolineato le importanti possibilità presenti.

Solar Solutions Torino 2025, un momento dell'intervento di Silvia Bodoardo
Un momento dell’intervento di Silvia Bodoardo

A cominciare da Silvia Bodoardo, docente e responsabile della task force sulle batterie, a capo dell’Electrochemistry Group del Politecnico di Torino. Nel suo intervento, ha mostrato le potenzialità da cogliere in tema di batterie in Europa, a cominciare dallo sviluppo delle gigafactory, fino alle nuove chimiche, sempre più improntate alla sostenibilità ambientale, ma anche in termini di reperibilità dei materiali, fino alla loro intelligenza. Certo, c’è bisogno di competenze e di una forza lavoro che oggi manca. «In Europa c’è bisogno di 800mila persone», ha ricordato, illustrando i progressi in termini di ricerca, che aprono a grandi opportunità a livello di industria.

Sul fronte batterie è intervenuto, tra i vari relatori, Federico Bella, anche lui dell’Electrochemistry Group, mettendo in luce ciò che si sta facendo sul fronte delle batterie al potassio. Proprio Solar Solutions Torino è stato il palcoscenico in cui si è esibita la startup italiana Heiwit, premiata col Best Innovator Award, che ha portato nello spazio espositivo la propria batteria agli ioni di sodio da 10 kWh.

Vedere idee innovative trasformate in applicazioni pratiche è uno degli aspetti della ricerca che fanno ben sperare in un futuro migliore, più sostenibile, e dove l’Italia possa essere protagonista di una transizione energetica ed ecologica reale. Con queste premesse si presenta l’idea alla base del progetto per la cattura della CO2, recuperando energia rinnovabile in modo sostenibile, grazie all’impiego dei supercondensatori, illustrata da Andrea Lamberti, anch’egli docente del Politecnico torinese.

Le buone idee e i risvolti sul mercato: spazio alle startup

Ma c’è anche chi lavora a creare le condizioni per una seconda vita delle batterie: la startup torinese Reefila ha creato soluzioni circolari che trovano spazio e possibilità in diversi ambiti della vita quotidiana, come ha illustrato il suo fondatore, Pietro Balda.

C’è anche chi è attivo a diffondere il fotovoltaico ovunque, permettendo di superare vincoli estetici che hanno ostacolato la diffusione in contesti urbani specifici: è l’idea alla base delle pellicole personalizzabili See Beyond, tecnologia brevettata di Sunspeker, altra startup piemontese, molto attiva anche con collaborazioni che guardano al fotovoltaico indoor, generando così possibilità di sviluppo solare davvero ampie. Tra l’altro, proprio in questi giorni – come ha raccontato il Ceo, Fabrizio Chiara – Sunspeker ha ottenuto un finanziamento di 470mila euro da UniCredit, fondamentale per supportare lo sviluppo industriale della realtà innovativa.

La forza delle comunità energetiche

Le potenzialità di fotovoltaico e accumulo energetico saranno al centro di un nuovo modo di produrre energia e che avrà nei prosumer il suo fulcro. Le comunità energetiche rappresentano le giuste leve per sviluppare questa modalità di produzione, auto consumo e gestione energetica.

Anche in questo caso la ricerca fornisce modi nuovi per diffondere le Cer. Lo dimostra il caso del progetto PVZEN (PhotoVoltaic Zero Energy Network), illustrato da Alessandro Ciocia, ricercatore del Politecnico di Torino. Si tratta di un laboratorio sperimentale per le comunità energetiche installato all’interno del Politecnico di Torino che include fotovoltaico e accumulo, sotto forma di sistemi a batteria al litio, oltre che utenze in grado di scambiare potenza, secondo logiche definite da un’unità di controllo centralizzata.

«Lo scopo di PVZEN è quello di sperimentare logiche di scambio di energia al fine di massimizzare l’uso delle fonti rinnovabili, in particolare impianti fotovoltaici supportati da sistemi di stoccaggio», ha illustrato Ciocia.

Dalle CER alla ricarica elettrica

Le comunità energetiche potranno anche aprire a nuovi servizi, come ha ricordato Giuseppe Milano, ingegnere e urbanista esperto nonché segretario generale di Greenaccord: «le Cer potranno diventare economicamente attrattive per i territori se si saprà investire sui servizi ancillari e di flessibilità, ossia sulla possibilità di adeguare dietro corrispettivo economico i nostri consumi alle esigenze di equilibrio e sicurezza della rete di distribuzione», ricordando prima di tutto il valore rappresentato dalla possibilità di condividere insieme un modo nuovo di fare energia, che sia attento alle persone prima di tutto.

A questi servizi che si aprono, specie nel tessuto urbano, sono collegate anche le infrastrutture di ricarica che, ha spiegato Omar Imberti, Coordinatore gruppo E-Mobility di ANIE, stanno prendendo piede in Italia e potranno essere strumenti interessanti anche in logica V2G.

Solar Solutions Torino 2025, un momento dell'intervento di Omar Imberti
Un momento dell’intervento di Omar Imberti

Anche nel caso delle infrastrutture di ricarica, nuovi modi si stanno affacciando per contribuire alla espansione della mobilità elettrica: lo testimonia la ricarica a induzione, ambito dove l’Italia è rappresentata da realtà come VoltAire, startup presentata dal direttore sales and marketing Ferdinando Ferrari Bravo.

Le potenzialità della geotermia

Oltre a fotovoltaico e accumulo, le idee espresse nel corso dell’evento torinese hanno riguardato anche altri aspetti, tra cui la geotermia, di cui l’Italia può esprimere una leadership storica. Anche in questo caso la ricerca esprime idee e progettualità di grande interesse. A tale proposito, a Solar Solutions Torino è stato illustrato lo studio delle potenzialità offerte dalle infrastrutture (gallerie, palificazioni, tunnel ecc.) come geostrutture energetiche. Di questo ne ha parlato Marco Barla, docente del Politecnico di Torino e ideatore del primo prototipo in Italia di galleria energetica, che ha mostrato alcune applicazioni già sperimentate e che ha messo a punto una tecnologia che sfrutta il calore geotermico e che guarda anche alle potenzialità fornite dall’energy storage termico di infrastrutture urbane ed extraurbane.

La stessa geotermia è una fonte sfruttabile per soddisfare le necessità di riscaldamento civile e industriale: un’altra realtà piemontese lavora da tempo su questo fronte. A tal proposito, Giulia Caldera ed Eugenio Andorno di Geonovis, hanno illustrato le potenzialità green degli impianti geotermici a pompa di calore.

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