ETS2 in Italia: cosa cambia per edifici e riscaldamento

Il nuovo sistema di scambio di quote di emissioni andrà in vigore dal 2028 e affronterà le emissioni di CO2 derivanti da edifici e trasporti. Cosa cambierà col suo avvento e che effetto avrà ETS2 in Italia.

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ETS2 in Italia: cosa cambia per edifici e riscaldamento
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Quale impatto avrà ETS2 in Italia sugli edifici e sui sistemi di riscaldamento? È bene cominciare a domandarselo, dato che diverrà pienamente operativo nel 2028. Il nuovo sistema europeo di scambio delle quote di emissioni, esteso a edilizia e trasporto stradale, è parte del percorso intrapreso dall’Unione Europea per raggiungere la neutralità climatica al 2050 e diventare il primo continente a impatto climatico zero.

Parte integrante del sistema di scambio di quote di emissioni EU ETS (Emission Trading System), ETS2 affronterà le emissioni di CO₂ derivanti dai segmenti non coperti dall’attuale sistema.

Il prezzo del carbonio stabilito dall’ETS2 fornirà un incentivo agli investimenti nella ristrutturazione degli edifici e nella mobilità a basse emissioni. Con l’Emission Trading System 2, si prevede che il prezzo del carbonio “regolerà circa il 75% delle emissioni di gas serra dell’UE a partire dal 2028”, evidenzia il Parlamento Europeo in un documento di analisi.

Il nuovo sistema europeo per le emissioni

ETS2 è il sistema di scambio di quote che copre le emissioni di CO₂ derivanti dal riscaldamento negli edifici residenziali e commerciali, al trasporto su strada e alle Pmi. Completa EU ETS, che dal lancio nel 2005 ha generato entrate superiori a 270 miliardi di euro, per circa tre quarti destinate agli Stati membri. L’UE ha inoltre stanziato circa 255 miliardi di euro in quote gratuite a sostegno della transizione, annota la Commissione UE.

ETS2: Il nuovo sistema europeo per le emissioni

Uno dei meriti attribuiti a EU ETS è aver contribuito a ridurre le emissioni di circa il 50%, oltre a diminuire il consumo di gas e la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili importati. Ora si lavora alla sua revisione per rendere il sistema più favorevole all’industria europea, mantenendolo uno strumento per raggiungere gli obiettivi climatici. L’intenzione è sostenere il percorso verso le emissioni zero attraverso una nuova Banca per la decarbonizzazione industriale, che punta a un finanziamento di 100 miliardi di euro, basandosi sul Fondo per l’innovazione e sulle entrate aggiuntive del sistema ETS.

A luglio, la Commissione ha annunciato che pubblicherà il calendario delle aste 2027 per le quote ETS2 entro settembre 2026. Secondo il Parlamento Europeo, ETS2 genererà tra 342 e 570 miliardi di euro tra il 2027 e il 2032. Di questi, tra 277 e 505 miliardi saranno destinati direttamente agli Stati membri e dovranno essere spesi per attività connesse al clima e all’energia.

Come funziona ETS2 e chi sostiene i costi

Il funzionamento di ETS2 è simile a quello dell’EU Emission Trading System: si tratta di un sistema “cap and trade”, ma con una diversa impostazione, perché coprirà le emissioni a monte della filiera.

Saranno i fornitori di carburante, e non i consumatori finali come famiglie o automobilisti, a dover monitorare e segnalare le proprie emissioni”, spiega la Commissione UE. L’obiettivo è ridurre le emissioni in questi settori del 42% entro il 2030 rispetto al 2005, attraverso la vendita all’asta delle quote. Per non penalizzare i consumatori finali, specie le categorie più fragili, è stato istituito il Fondo Sociale per il Clima. Il relativo Regolamento UE mira a proteggere famiglie vulnerabili, utenti dei trasporti e PMI dall’aumento dei costi dovuto all’ETS2. Il Fondo sarà operativo tra il 2026 e il 2032, a partire da due anni prima dell’entrata in vigore dell’ETS2.

A febbraio 2026 la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha concordato con la Commissione un meccanismo di anticipo ETS2 da 3 miliardi di euro per accelerare gli investimenti nella decarbonizzazione dei settori coperti dal nuovo sistema.

L’impatto sulle bollette e le misure per le famiglie

Sebbene il meccanismo punti a non pesare sugli utenti finali, resta il timore che i costi ricadano sui consumatori.

ETS2 considera principalmente le emissioni di CO₂ generate dalla combustione di combustibili fossili utilizzati per il riscaldamento e altri usi energetici.

Se un’abitazione utilizza una caldaia a gas naturale, il soggetto regolamentato non è normalmente la famiglia, ma l’impresa che immette il gas nel sistema di consumo. Il fornitore deve contabilizzare le emissioni e acquistare un numero adeguato di quote ETS2. È però probabile che almeno parte del costo venga trasferita fino al prezzo pagato dal consumatore. Qui nascono i timori degli effetti indesiderati di ETS2 in Italia. Secondo Legambiente, la spesa energetica delle famiglie italiane potrebbe crescere fino a 230 euro l’anno nello scenario più sfavorevole, 2,5 volte la spesa media delle bollette elettriche. Per evitarlo, l’associazione propone la riqualificazione energetica delle abitazioni con sgravio fiscale al 100% per i redditi molto bassi e prestiti CDP agevolati e a lungo termine per le famiglie con redditi medio-bassi. Propone inoltre di estendere il Reddito Energetico agli affittuari attraverso l’autoconsumo a distanza già previsto tra le configurazioni CACER, includendo accumuli e pompe di calore per ridurre i costi di riscaldamento e raffrescamento.

Le richieste di cautela da parte di dieci Paesi UE

I timori che ETS2 possa ricadere sui cittadini hanno portato dieci Paesi europei, tra cui l’Italia, a presentare a luglio, pochi giorni prima della proposta di revisione di EU ETS, una dichiarazione condivisa che sollecita cautela sugli impatti sociali del nuovo sistema.

I dieci Paesi hanno segnalato alla Commissione che la revisione dovrebbe essere utilizzata anche per ripensare ETS2, che riguarderà edifici, combustibili per il riscaldamento e trasporti dal 2028.

“I cittadini europei non dovrebbero trovarsi ad affrontare nuove tasse sul clima nelle attuali circostanze economiche e geopolitiche. Il sistema ETS2 dovrebbe quindi essere affrontato direttamente nella revisione e attentamente riconsiderato”, si legge nella dichiarazione, riportata in parte da Reuters.

ETS2 in Italia: l’impatto su riscaldamento ed edifici e gli effetti del Piano sociale per il clima

Per verificare gli effetti attesi del sistema ETS2 in Italia, si dovrà guardare agli effetti del Piano sociale per il clima, il cui testo è stato trasmesso ad agosto a Bruxelles, con misure in vigore tra il 2027 e il 2032.

Il piano da 9,3 miliardi di euro utilizzerà i futuri ricavi dell’ETS2 per sostenere i consumatori vulnerabili nella transizione verso sistemi sostenibili di riscaldamento, raffreddamento e mobilità. Una parte importante si concentra sull’efficienza energetica degli edifici.

Saranno destinati 3,2 miliardi di euro alla ristrutturazione di edifici di edilizia sociale e microimprese, compresa l’installazione di pompe di calore.

FAQ ETS2

ETS2 entra in vigore nel 2027 o nel 2028?

Il sistema diventa pienamente operativo nel 2028. L’avvio era inizialmente fissato al 2027, ma Parlamento europeo e Consiglio hanno concordato un rinvio di un anno nell’ambito dell’accordo sulla revisione della Legge europea sul clima e sull’obiettivo di riduzione del 90% al 2040. Il rinvio non ha però congelato il percorso: gli obblighi di monitoraggio, comunicazione e verifica sono partiti come previsto nel 2025 e le aste delle quote ETS2 prenderanno avvio nel gennaio 2027, con il calendario d’asta pubblicato entro fine settembre 2026. Per le emissioni 2026 e 2027 non è prevista restituzione di quote: la prima restituzione riguarderà le emissioni 2028 e dovrà avvenire entro il 31 maggio 2029.

Chi paga l’ETS2: le famiglie o i fornitori di combustibile?

I soggetti obbligati non sono i consumatori finali. L’obbligo di monitorare, comunicare le emissioni e restituire le quote ricade sui fornitori di combustibili, non su famiglie o automobilisti, perché ETS2 regola le emissioni a monte della filiera. In Italia si tratta dei soggetti tenuti al pagamento dell’accisa sui combustibili immessi in consumo: depositi fiscali, distributori e fornitori di gas. La Commissione stima circa 11.400 soggetti regolamentati in tutta l’UE. Il costo delle quote può però essere trasferito a valle: per questo l’articolo 42-terdecies, comma 7 del d.lgs. 47/2020 prevede che, dal 1° gennaio 2028 ed entro il 30 aprile di ogni anno fino al 2030, ciascun soggetto regolamentato comunichi al Comitato ETS2 la quota media dei costi di restituzione trasferita ai consumatori nell’anno precedente.

Quanto può incidere ETS2 sui costi di riscaldamento?

Dipende dal prezzo delle quote, oggi non prevedibile con precisione perché il mercato non è ancora a regime. Nei primi tre anni di operatività è previsto il rilascio di quote aggiuntive dalla riserva di stabilità se il prezzo supera i 45 euro per tonnellata, valore espresso a prezzi 2020 e quindi adeguato all’inflazione. Assumendo un fattore di emissione del gas naturale di circa 1,9-2,0 kg CO₂ per Smc, 45 €/tCO₂ corrispondono a un ordine di grandezza di 9 centesimi per Smc al netto della fiscalità. Secondo il policy brief di ECCO, l’impatto sarebbe pari al 6,6% del costo di uno Smc di gas per un utente tipo con quote a 45 €/t, e al 13,3% nello scenario a 100 €/t; sui carburanti l’incidenza sarebbe rispettivamente del 5,7% e del 12,1%. L’effetto reale in bolletta dipenderà anche da quanto i fornitori trasferiranno del costo sostenuto.

Che cos’è il meccanismo dei 45 euro per tonnellata e come sta cambiando?

Non è un tetto rigido al prezzo del carbonio, ma un intervento sui volumi: al superamento della soglia la riserva di stabilità del mercato (MSR) immette quote aggiuntive, lasciando che sia il mercato a formare il prezzo. Il meccanismo è in corso di rafforzamento. L’intesa politica tra Consiglio e Parlamento prevede l’aumento da 20 a 40 milioni delle quote da immettere sul mercato quando il prezzo supera i 45 euro per tonnellata, con attivazione possibile al massimo due volte l’anno, quindi fino a 80 milioni di quote aggiuntive; la commissione Ambiente dell’Eurocamera ha sostenuto l’accordo il 6 luglio 2026. L’intesa proroga inoltre la riserva oltre il 2030 e collega esplicitamente i proventi delle aste ETS2 al finanziamento di misure di transizione nell’edilizia e nel trasporto stradale. Restano da completare le ratifiche formali e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell’UE.

Quali misure di sostegno sono previste in Italia per attutire l’impatto di ETS2?

Lo strumento principale è il Piano sociale per il clima, attuazione nazionale del Fondo sociale per il clima istituito dal Regolamento (UE) 2023/955. Il Piano vale circa 9,3 miliardi di euro, di cui circa 7 miliardi dal Fondo sociale per il clima e 2,3 miliardi di cofinanziamento nazionale, pari al 25% della dotazione complessiva, e il Consiglio dei ministri lo ha esaminato il 4 agosto 2026, autorizzando il MASE alla trasmissione alla Commissione europea per il negoziato formale. Sul fronte edilizio, la quota più rilevante è destinata alla riqualificazione energetica dell’edilizia residenziale pubblica e degli immobili delle microimprese vulnerabili, compresa l’installazione di pompe di calore. A livello europeo, il Fondo sociale per il clima punta a mobilitare complessivamente 65 miliardi di euro attraverso la vendita all’asta delle quote.

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