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Indice degli argomenti Toggle Il ruolo delle città per affrontare il cambiamento climaticoQuanto impatta la crisi climatica sulle città?Le città parcoIl provvedimento della Nature Restoration LawCome gestire le risorse idriche in cittàLa gestione delle emergenzeLa crisi urbana porta alla disuguaglianza socialeAdattamento climatico nelle città italianeBarriere e opportunità per i Comuni italiani Il paradosso del nostro tempo è evidente: come osserva Mariagrazia Midulla del WWF Italia, parliamo sempre meno di clima nel dibattito pubblico proprio mentre la crisi climatica intensifica i suoi effetti sui territori e alimenta le preoccupazioni di scienziati e cittadini. Midulla evidenzia come dal lavoro emerga una visione chiara: l’adattamento climatico non può essere relegato a iniziative settoriali o affidato a singoli amministratori illuminati, ma richiede una trasformazione sistemica che attraversi tutte le politiche pubbliche e private. Per dare una nuova prospettiva a questa emergenza, WWF Italia ha raccolto i contributi di alcuni tra i maggiori esperti italiani per delineare non solo i problemi, ma soprattutto le soluzioni necessarie. Il report “Adattamento alla crisi climatica: ripensare le città come sistemi viventi di natura e persone” raccoglie il contributo di professori, ricercatori ed esperti del settore. Il dossier ci guida nel ripensare le città come sistemi viventi in cui uomo e natura devono convivere in maniera armonica. Il ruolo delle città per affrontare il cambiamento climatico Elena Granata (Politecnico di Milano) vede nella città stessa l’elemento cardine per la lotta al climate change. Sappiamo bene quale sia l’impatto del cambiamento climatico: nel tempo è stato possibile raccogliere numeri e statistiche che ci hanno consentito di analizzarne le cause e persino le cure. Come sostiene Granata è proprio qui che la città entra attivamente in gioco mettendo in campo delle azioni locali che coinvolgano la comunità. Il principio delle nature-based solutions è quello che deve guidare le città resilienti del futuro: all’azione della natura si risponde con la natura stessa. Ed ecco che diventa fondamentale ripensare le città in ottica verde dotandole di aiuole, parchi, tetti verdi e superfici permeabili. Non bisogna confondere questo invito all’azione con il semplice “piantare alberi”: Granata parla di riprogettare gli spazi seguendo logiche ecosistemiche. Le soluzioni basate sulla natura – boschi urbani, gestione intelligente dell’acqua piovana, pareti verdi – non sono mode passeggere ma risposte operative a problemi reali. Quanto impatta la crisi climatica sulle città? Quando parliamo di crisi climatica non possiamo non pensare all’impatto che ha sulle comunità urbane, sia dal punto di vista ambientale che sociale. Paola Mercogliano (Fondazione Centro EuroMediterraneo sui Cambiamenti Climatici, Istituto sulla Resilienza Climatica) approfondisce questo aspetto, analizzando quanto i principali fenomeni legati al cambiamento climatico impattino sulle comunità urbane. Anche il nostro Paese non è esente dagli effetti drammatici del cambiamento climatico. Secondo l’analisi di Mercogliano, gli insediamenti urbani italiani risentono in particolar modo delle ondate di calore, della siccità, delle precipitazioni estreme e dell’innalzamento del livello del mare. Il cambiamento climatico, in mancanza di politiche efficaci di adattamento e mitigazione, continua a rappresentare un fattore che amplifica i rischi urbani, accentuando al tempo stesso le disuguaglianze sociali e territoriali. Secondo Mercogliano, per affrontare il cambiamento climatico nelle città è necessario integrare scenari climatici aggiornati nella pianificazione urbana e nei regolamenti edilizi, potenziando al tempo stesso l’uso di dati locali per una valutazione più accurata dei rischi e delle vulnerabilità. La studiosa sottolinea l’importanza di rafforzare i sistemi di monitoraggio e allerta per eventi estremi, di promuovere infrastrutture basate sulla natura e di sviluppare approcci integrati che considerino congiuntamente rischi naturali e antropici. Propone inoltre la riqualificazione del patrimonio edilizio secondo criteri climatici e l’adozione di politiche che garantiscano equità negli interventi, privilegiando le aree e le categorie più vulnerabili. Infine, Mercogliano richiama la necessità di favorire la collaborazione tra istituzioni, ricerca e cittadini e di formare nuove professionalità capaci di elaborare progetti e accedere ai fondi per l’adattamento climatico. Le città parco Andrea Filpa (Comunità Scientifica WWF Italia-Università degli Studi Roma Tre Marco Galaverni – WWF Italia) apre il suo intervento con una domanda: “Come si può definire una Città Parco Nazionale o National Park City”? La National Park City Foundation offre la sua risposta: è un luogo, una visione e una comunità cittadina che agisce insieme per migliorare la vita delle persone, della fauna selvatica e della natura. In particolare si cita l’impegno diffuso ad agire affinché persone, cultura e natura collaborino per fornire un fondamento migliore alla vita. Sono diverse le realtà urbane coinvolte nella trasformazione in National Park Cities: Londra è stata la prima città al mondo a proclamarsi National Park City nel luglio 2019, aprendo la strada a un movimento urbano globale seguito da Adelaide nel 2021, Breda nel 2022 e Chattanooga nel 2023. Oggi molte altre città, tra cui Southampton, Glasgow e Rotterdam, stanno intraprendendo lo stesso percorso. Anche nel nostro Paese si inizia a parlare di realizzare questa nuova realtà urbana in armonia con le risorse naturali, anche grazie all’impegno dell’iniziativa Urban Nature di WWF. Secondo Filpa un obiettivo raggiungibile a breve termine può essere quello di coinvolgere almeno 3 città capoluogo per farle iscrivere al portale nationalparkcity.org e successivamente portarle alla redazione di una “Carta” condivisa con le amministrazioni e la comunità locale. Il provvedimento della Nature Restoration Law Il report WWF riporta un secondo intervento di Andrea Filpa, questa volta in merito alla Nature Restoration Law ovvero la normativa europea legata al ripristino degli ecosistemi degradati. La NRL comporta anche due effetti molto importanti sul contesto urbano: da un lato, vieta la riduzione della superficie del verde urbano e della copertura arborea rispetto ai livelli del 2024, sancendo di fatto il principio dello “Zero Net Land Take” e impedendo nuovo consumo di suolo senza adeguate compensazioni; dall’altro, a partire dal 2031, impone di aumentare gli spazi verdi urbani promuovendo interventi di forestazione urbana e una gestione più attenta del verde. La Natural Restoration Law porta con sé diverse opportunità di applicazione in città. Come sottolinea Filpa, l’ecological restoration degli ecosistemi naturali può essere sinergica con quella degli ecosistemi urbani a patto che possa integrarsi con il Piano Nazionale di Ripristino previsto per settembre 2026. Come gestire le risorse idriche in città Andrea Agapito Ludovici (WWF Italia) e Andrea Dignani (Comitato scientifico WWF Marche) affrontano il tema della crisi idrica e della gestione sostenibile di questa preziosissima risorsa. Come riportato da Agapito Ludovici, una gestione efficace dell’acqua in ambito urbano richiede una pianificazione consapevole che ponga la risorsa idrica al centro delle politiche territoriali. Tale pianificazione deve fondarsi su bilanci idrici costantemente aggiornati. Il PNACC (Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici) è lo strumento giusto per sperimentare strategie locali integrate combinando la pianificazione urbanistica generale con piani di drenaggio urbano sostenibile e una visione della città orientata agli scenari climatici futuri. Per ottenere città più resilienti è necessario uscire fuori dalla logica dell’emergenza: secondo Agapito Ludovici è necessario restituire alle autorità distrettuali il ruolo di coordinamento e pianificazione della risorsa idrica a scala di bacino idrografico, a partire dalla redazione di bilanci idrici aggiornati e coerenti. Andrea Dignani affronta l’approccio metodologico dell’adattamento alla crisi climatica in città, sottolineando il ruolo negativo che ha l’urbanizzazione sull’impermeabilizzazione del suolo. Lo studioso identifica due soluzioni chiave per una gestione ottimale e sostenibile delle acque: la creazione di aree filtranti del suolo e di aree di laminazione. In particolare, con aree di laminazione, Dignani si riferisce ai bacini artificiali volti a raccogliere le acque piovane durante intensi avvenimenti meteorologici. Le aree di laminazione trattengono l’acqua in eccesso e la rilasciando in modo graduale nel sistema idrico o nel sottosuolo così da prevenire inondazioni. La gestione delle emergenze Le sfide ambientali e sanitarie che colpiscono le città in seguito al cambiamento climatico richiedono una risposta integrata e una pianificazione urbana capace di mettere la salute e l’azione per il clima al centro delle politiche locali. Come sottolinea Francesca de’Donato (Dipartimento di Epidemiologia ASL ROMA 1) interventi come la riduzione dell’effetto isola di calore, la creazione e valorizzazione di aree verdi accessibili, e la promozione di modelli di mobilità sostenibile non solo migliorano la qualità dell’ambiente urbano, ma producono co-benefici per la salute, favorendo stili di vita più sani e riducendo le esposizioni a rischi ambientali. È necessario disporre di piani di adattamento, prevenzione ed emergenza capaci di agire nel breve periodo, aumentando la consapevolezza della popolazione, migliorando la resilienza dei servizi sanitari e rendendo le città più pronte a reagire agli eventi estremi. Secondo la studiosa, per rafforzare la risposta ai cambiamenti climatici è necessario consolidare la collaborazione tra istituzioni e territori, promuovere formazione e informazione sui rischi sanitari e porre la salute pubblica al centro delle politiche climatiche. Solo un approccio partecipativo e condiviso, fondato sulla co-creazione con comunità e stakeholder, potrà generare azioni efficaci e durature, capaci di rendere le città più resilienti alle sfide future. La crisi urbana porta alla disuguaglianza sociale Nel periodo che va dal 14 al 20 luglio del 1995 nella città di Chicago si sono verificate 739 morti legate alle condizioni di caldo estremo. Questo evento catastrofico dal punto di vista ambientale può essere analizzato secondo una prospettiva sociale. Secondo gli studi socio-spaziali di Eric Klinenberg è risultato evidente come quartieri con simili condizioni microclimatiche abbiano riportato tassi di mortalità totalmente differenti. Lo studio è stato ripreso da Giovanni Carrosio (Università degli studi di Trieste Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali) nel paper realizzato per WWF. Nei quartieri dotati di infrastrutture sociali robuste il tasso di mortalità è ridotto rispetto ai quartieri con infrastrutture sociali degradate, ma con un similare microclima. Il lavoro di Klinberg ci fa capire come la crisi climatica urbana sia una sfida non solo ambientale, ma anche sociale e che richiede un cambiamento radicale nella concezione di resilienza cittadina. È necessario che vi siano politiche urbane integrate che riconoscano l’interdipendenza tra giustizia sociale e climatica, progettando interventi che rafforzino la coesione sociale e la capacità di adattamento dei territori. Adattamento climatico nelle città italiane Il contributo di Francesca Giordano (ISPRA) si concentra sull’adattamento climatico nelle città italiane e sulle iniziative in corso per contrastare il climate change. Sono numerose le realtà che hanno adottato strategie o piani di adattamento climatico: Giordano cita ad esempio Ancona, Bergamo, Brescia, Bologna, Genova, Milano, Torino, Roma, Reggio Emilia, mentre migliaia hanno aderito al Patto dei Sindaci per impegnarsi sui temi di neutralità climatica e resilienza climatica. Oltre agli interventi infrastrutturali, è fondamentale valorizzare le azioni di supporto sociale e culturale che rafforzano la capacità di adattamento della popolazione. Iniziative di sensibilizzazione, educazione e informazione, insieme all’utilizzo di tecnologie per la previsione dei rischi, contribuiscono a rendere le comunità più consapevoli e resilienti. Un esempio significativo in questa direzione è rappresentato dalle mappature dei rifugi climatici, concepite per favorire una resilienza equa e inclusiva. Il percorso verso la resilienza climatica è ancora lungo: secondo Giordano è importante che si superi la logica degli interventi isolati per avviare un percorso di sperimentazione sistemico e su larga scala. Barriere e opportunità per i Comuni italiani C’è una profonda differenza tra i Comuni del Nord e del Sud Italia per quanto riguarda le modalità di risposta e gestione della crisi climatica. A dirlo è Giada Maio (ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani) secondo cui le amministrazioni comunali hanno ancora un lungo percorso davanti per superare le barriere locali all’adattamento urbano. Tra le proposte indicate da Maio per migliorare la resilienza dei Comuni italiani viene citato il rafforzamento delle amministrazioni locali, creando delle figure trasversali dedicate alla transizione green. Maio chiede inoltre un coordinamento nazionale forte e unitario, attraverso una cabina di regia centrale che armonizzi le politiche dei diversi ministeri, oggi spesso scollegate. Un altro punto centrale riguarda la necessità di un’assistenza tecnica continua per accompagnare i progetti pilota fino a trasformarli in pratiche consolidate e sistemiche. Propone poi la revisione dei regolamenti che limitano l’ammissibilità della spesa e la razionalizzazione dei meccanismi finanziari, distinguendo tra interventi semplici e immediati, accessibili a tutti i comuni, e interventi complessi su scala urbana più ampia. Maio sottolinea anche l’importanza di consolidare il sistema dei dati a disposizione degli enti locali, finanziando indagini e campagne di raccolta dove mancano, garantendo l’accesso aperto ai dati territoriali e fissando standard di qualità per il mercato e per gli attori privati. Infine, propone di orientare le politiche ai risultati concreti e di integrare nelle strategie di adattamento anche le ricadute sociali, favorendo la coesione e il benessere delle comunità locali Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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