Fotovoltaico e industria: la transizione energetica ha bisogno delle aziende

Per centrare gli obiettivi sulle rinnovabili, occorre puntare anche a favorire la produzione da fotovoltaico in ambito industriale. Ecco la situazione e le proposte di Italia Solare

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Fotovoltaico e industria: la transizione energetica ha bisogno delle aziende

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Se vogliamo attuare la transizione energetica, si deve incentivare la relazione tra fotovoltaico e industria. Serve cioè che venga incentivato il fotovoltaico industriale.

Con la revisione dei target UE al 2030 di riduzione delle emissioni di CO2, dal 40 al 55%, e la necessaria revisione del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, Italia Solare e il Coordinamento FREE hanno stimato per il settore fotovoltaico installazioni aggiuntive minime al 2030 che devono passare da 31 GW (attuale obiettivo del PNIEC) a più di 50 GW. «Per arrivare a questo obiettivo occorre pensare di realizzare impianti da 5-6 GW all’anno o comunque 3-4 GW nei primi anni per poi passare a 6-7 nei successivi», afferma Attilio Piattelli, vicepresidente di Italia Solare e parte del consiglio direttivo del Coordinamento FREE. In occasione di un recente seminario organizzato dalla stessa Italia Solare ha rilevato cosa è stato fatto finora: dal 2013 al 2018 la media annua è stata di 385 MWp con il 2019 a 757 MWp, per arrivare ai 625 MWp del 2020. Se si confrontano questi dati con Paesi europei, l’Italia ne esce assai male: i Paesi Bassi hanno installato tre volte di più contando su una popolazione che è pari a un terzo a quella italiana, ma anche Ucraina, Turchia e la Francia hanno fatto molto meglio. La Germania ha installato mediamente 6 volte di più, arrivando addirittura a installare quasi 8 volte di più nel 2020: 4880 MWp contro 625 MWp.

Fotovoltaico, installazioni in Europa nel 2018

Fotovoltaico in Italia: cosa funziona e cosa non va

«Perché c’è questo gap? La Germania ha avuto una normativa organica e ben strutturata, costante nel tempo che ha agito sul comparto domestico, industriale e sui grandi impianti. L’Italia è stata disorganizzata, scoordinata e con iniziative molto frammentate che hanno dato poca continuità al mercato e difficoltà agli operatori di procedere in una logica coerente e in una prospettiva di lungo periodo», ha spiegato Piattelli.

Se si volessero mettere in luce cosa abbia funzionato in Italia, va rilevato il FV domestico e quello in autoconsumo industriale, che hanno contribuito negli ultimi 10 anni a tenere in piedi il settore. Ora con la cessione del credito e il Superbonus, il fotovoltaico domestico può accelerare ulteriormente. Altro fattore positivo «sono gli iter autorizzativi per realizzare impianti fotovoltaici in copertura: sono molto semplici e ulteriormente semplificati dal DL Semplificazioni».

Ma sono diverse le cose che non hanno funzionato e che finora non hanno portato a crescere l’energia solare oltre a favorire una combinazione tra fotovoltaico e industria: gli iter autorizzativi per impianti a terra, molto lunghi e complessi; nessun incentivo per impianti su terreni agricoli; manca la possibilità di massimizzare la potenza installata sui tetti industriali perché l’unico meccanismo realmente premiante è quello dell’autoconsumo; c’è una totale assenza di stimoli per l’installazione di accumuli (eccettuato il Superbonus 110% sul residenziale). Si aggiungano anche gli incentivi del DM FER troppo bassi per essere di reale interesse e i servizi di rete praticamente assenti per le fonti rinnovabili.

Secondo l’RSE, per accelerare servirebbero incentivi ad hoc, come meccanismi d’asta e PPA per stabilizzare i grandi impianti, meccanismi di sostegno tariffario per i piccoli impianti e strumenti su misura per impianti lontani dalla competitività. Inoltre, in termini di autorizzazioni, servono semplificazioni, specialmente su revamping e repowering; servono anche policy per individuare aree idonee con Regioni su cui accelerare nuove installazioni. Infine servono nuovi modelli e la promozione dell’autoconsumo tramite comunità energetiche e accumulo collettivo. «Tutto questo andrebbe inserito in un quadro organico cosa che a oggi non c’è».

Fotovoltaico e industria: situazione e possibili migliorie

Finora il segmento del fotovoltaico industriale ha pesato, quanto a contributo per classi di potenza, per il 57% (il domestico raggiunge il 21,5% mentre l’altro 21,5% arriva dagli impianti utility scale). Servirebbero però degli stimoli per crescere e i modelli possibili vanno individuati nell’autoconsumo, nel DM FER 1 e nelle Comunità energetiche.

Per quanto riguarda l’autoconsumo, le barriere che non hanno permesso un maggiore sviluppo sono diverse. Innanzitutto per un autoconsumo nell’ordine del 65-75% il tempo di rientro dell’investimento è mediamente di 5/6 anni, non sempre in linea con le aspettative di rientro delle aziende. Inoltre le aziende spesso preferiscono non indebitarsi in attività che non rappresentano il loro core business. Manca la possibilità di ricorrere a investitori terzi (mediante noleggio finanziario, industriale o PPA) limitata dalla solidità aziendale e dal rischio del credito.

Come misure possibili per favorire la relazione tra fotovoltaico e industria, ovvero per favorire un maggiore sviluppo del fotovoltaico in ambito industriale, bisogna considerare che «a oggi dove vengono realizzati impianti su coperture per autoconsumo, non per massimizzare la potenza sui tetti – ha rilevato il vicepresidente di Italia Solare – Sarebbe necessario passare a questa finalità come obiettivo strategico, per evitare realizzazioni a terra diventa indispensabile questo cambio di prospettiva. Quindi, andrebbero incentivati gli accumuli per aumentare il contributo degli impianti fotovoltaici ai consumi di ogni singola azienda, ma soprattutto andrebbero messe a punto delle norme per l’autoconsumo di prossimità, misure che attualmente non sono attive». In pratica, andrebbero incentivati gli accumuli per massimizzare le potenze degli impianti anziché dare un premio all’energia immessa in rete (con scambio sul posto) basterebbe dare un premio all’energia auto consumata. Altra possibile misura sarebbe quella di permettere linee dirette e Sistemi di Distribuzione Chiusa o Comunità energetiche per siti industriali.

Per quanto riguarda il DM FER 1, sono stati messi a disposizione circa 7 GW per eolico e fotovoltaico, organizzati in sette sessioni di aste e registri. La misura non ha dato risultati apprezzabili solo una minima parte è stata assegnata. «Le difficoltà erano prevedibili già all’uscita della norma e non sono state prese in considerazione le segnalazioni». Lo stesso Piattelli ha messo in luce i problemi che hanno ostacolato la partecipazione alle aste del fotovoltaico. A esse possono partecipare soltanto terreni industriali, in genere troppo costosi e che limitano la redditività del progetto, oltre che discariche e cave che pagano spesso l’elevato costo di realizzazione. Inoltre, quando riescono a essere riconvertite, diventano terreni agricoli e anche in questo caso c’è un altro problema: il fotovoltaico su siti agricoli non ha diritto a incentivi e quindi non può partecipare ad aste.

Si aggiungano poi, nel diritto alla partecipazione al Registro A, i tetti, i cui tempi di rientro sono poco interessanti per i proprietari oltre che per potenziali investitori terzi. Infine, i parcheggi fotovoltaici e le serre risentono di un costo maggiore e quindi non riescono a essere competitivi.

Se si considera il Registro A2, riguardante l’amianto, i problemi sono legati a tempi di rientro molto lunghi, per quanto riguarda gli investimenti fatti dalla proprietà. Anche se si considerano gli investimenti di terzi, sono poche le opportunità con redditività di progetto interessanti. «non sempre si riesce a coprire l’intero costo dell’amianto», o entrano in gioco variabili che cambiano le condizioni e che finora ha portato a un interesse molto limitato.

Proposte allo studio: estendere le Comunità Energetiche anche ai siti industriali

In materia di fotovoltaico e industria, Italia Solare ha allo studio diverse proposte. Sul nuovo DM FER si pensa ad agevolazioni specifiche e differenziate per parcheggi fotovoltaici con e senza colonnine fast charge, e per serre fotovoltaiche. «Un’altra ipotesi è quella di passare, per impianti fino a 1 MW, da un sistema di registri a un accesso diretto a tariffe decrescenti e al raggiungimento di specifici contingenti di potenza», rileva ancora Piattelli. Si potrebbe inoltre aumentare il valore dell’incentivo per rendere interessante il Registro A2 legato all’amianto. È necessario, a riguardo, un incentivo specifico anche per procedure di asta oppure va pensato di estendere il Registro A2 anche a impianti superiore a 1 MW.

Inoltre occorre prendere in considerazione la possibilità di estendere le Comunità Energetiche Rinnovabili anche ai siti industriali. «Oggi la normativa sulle CER è limitata alla Bassa Tensione, all’impossibilità di partecipazione a operatori specializzati in produzione e vendita d’energia, considera ambiti geografici molto ristretti e una struttura organizzativa non a scopo di lucro». Servirebbe inoltre includere punti di consumo in Media Tensione ed evitare di introdurre limitazioni per la taglia massima d’impianto.

A proposito del DL Semplificazioni, le proposte allo studio da parte del Coordinamento FREE e di Italia Solare riguardano innanzitutto la semplificazione non solo delle CILA per gli impianti di copertura ma anche l’autorizzazione delle opere in rete. Allo stato attuale si applicano normative regionali, differenti tra loro e in alcuni casi con tempi lunghissimi. Si pensi, per esempio, che in Sicilia vige ancora l’autorizzazione delle opere di rete con il Regio Decreto (!).

Serve anche una revisione del TICA – Testo Integrato delle Connessioni Attive, troppo vecchio per l’evoluzione che hanno avuto le rinnovabili. In particolare serve ridurre i tempi di rilascio dei preventivi di connessione. «Si aggiunga poi che non c’è nessuna visibilità sulla possibilità di ottenere una connessione non complessa e servirebbe un soggetto di controllo indipendente che regolamenti i rapporti tra Produttore e Distributore».

Si pensa anche a un fondo di garanzia statale specifico per il fotovoltaico, abbinato al non incremento dell’indebitamento aziendale, e a un credito d’imposta per le imprese con possibilità di cessione del credito.

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