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Indice degli argomenti Toggle Impatto ambientale dei pannelli fotovoltaici a fine vitaSmaltimento pannelli fotovoltaici Italia normativaLa gestione dei pannelli fotovoltaici a fine vita: la sentenza del Consiglio di StatoCome funziona lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici a fine vitaSmaltimento impianti fotovoltaici domesticiÈ possibile riutilizzare i pannelli fotovoltaici vecchi?FAQ Smaltimento e riciclo pannelli FVI pannelli fotovoltaici sono riciclabili al 100%?Quanto dura un pannello fotovoltaico prima di diventare rifiuto?Quanto costa smaltire un pannello fotovoltaico?Dove si portano i pannelli fotovoltaici dismessi?Chi è responsabile dello smaltimento dei pannelli fotovoltaici?I pannelli fotovoltaici sono considerati rifiuti speciali?È possibile smaltire autonomamente un pannello fotovoltaico?Chi paga lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici?Dove si smaltiscono i pannelli fotovoltaici a fine vita?Cosa succede se un impianto fotovoltaico viene sostituito prima della fine vita?Cosa prevede la normativa più recente sullo smaltimento dei pannelli fotovoltaici?Quali rischi ambientali comporta uno smaltimento scorretto dei pannelli fotovoltaici?Come si smaltiscono i pannelli a fine vita? La transizione energetica, obiettivo prioritario di questi ultimi anni, ha spinto notevolmente verso l’installazione e l’espansione di impianti per la produzione di energia rinnovabile, così da far crescere quanto più possibile la quota di energia pulita prodotta e consumata. In particolare, gli impianti fotovoltaici si sono diffusi in modo capillare sul territorio, con migliaia di impianti di piccola taglia anche in ambito domestico. Si aggiungono i terreni agricoli con grandi impianti a terra e aree industriali, che oggi ospitano pannelli solari in grado di assicurare anche una riduzione strategica dei costi energetici. Tuttavia, insieme alla crescita del settore emerge una nuova sfida, ossia la gestione del fine vita dei moduli fotovoltaici, soprattutto ora, a distanza di una ventina d’anni dal primo boom di installazione. Quello che inizialmente potrebbe sembrare un solo problema di rifiuti, però, si sta trasformando in un’opportunità industriale e ambientale. Grazie a tecnologie di riciclo sempre più avanzate, i pannelli fotovoltaici possono essere recuperati e trasformati in nuove materie prime. Impatto ambientale dei pannelli fotovoltaici a fine vita L’impatto ambientale dei pannelli fotovoltaici a fine vita, come per qualsiasi altro prodotto, dipende da diversi fattori, che influiscono sul suo smaltimento. In realtà, sarebbe corretto approcciare il problema in ottica di ciclo di vita, quindi considerando tutte le esternalità (positive e negative) imputabili al prodotto, dalla sua produzione, fino al suo smaltimento. Nel caso dei pannelli, il tema dello smaltimento si presenta in caso di guasto o rottura e arrivati al fine vita dell’impianto. È bene ricordare che, se ben conservato, un pannello dura mediamente circa 25-30 anni prima di raggiungere un livello di efficienza inferiore al 70-75%. In ogni caso, la fase di smaltimento può essere critica se non gestita correttamente, in quanto la gestione dei rifiuti è un tema ambientale rilevante, anche a causa di volumi sempre maggiori. Le principali criticità ambientali, infatti, sono imputabili proprio ad una scorretta gestione dello smaltimento. Ad esempio, se i pannelli fossero semplicemente conferiti in discarica anziché essere indirizzati ad altri trattamenti, si perderebbero materiali preziosi e si alzerebbe il rischio di contaminazione nel tempo. Molti dei componenti del FV, inoltre, se non riciclati o riutilizzati sono rifiuti complessi da gestire. Infine, rinunciare a trasformarli in nuove materie prime comporterebbe anche una richiesta sempre maggiore di risorse naturali per la costruzione dei nuovi moduli. Smaltimento pannelli fotovoltaici Italia normativa Lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici a fine vita è un processo definito anche a livello normativo. In particolare, si rientra nel caso della gestione dei RAEE, ossia i Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, con l’obiettivo di recuperare quanti più materiali possibili e ridurre al minimo l’impatto ambientale. La normativa prevede il concetto di responsabilità del produttore, per la quale chi immette sul mercato un pannello fotovoltaico è responsabile anche della sua gestione a fine vita. In particolare, l’art. 24-bis del D.Lgs 49/2014, che è stato modificato nel 2016 con il D.Lgs 2/2026, stabilisce che anche la responsabilità finanziaria è del produttore di AEE. Unica eccezione riguarda i proprietari di impianti professionali (>10 kW) installati prima del 2014, che si devono far carico dei costi a meno che smaltiscano un impianto e ne acquistino uno nuovo, lasciando al produttore del nuovo impianto la gestione del precedente. In Italia, in generale, questo sistema si traduce nell’adesione dei produttori e degli importatori a consorzi o sistemi collettivi specifici, che si occupano di raccogliere e trasportare i pannelli fotovoltaici a fine vita presso gli impianti di trattamento, per il recupero e il riciclo dei materiali. La normativa dei rifiuti, al di là della tipologia fa capo al D.Lgs 152/06, ossia il Testo Unico Ambientale. Per gli impianti incentivati, inoltre, esistono specifici meccanismi di garanzia per assicurare che i pannelli vengano effettivamente riciclati (il riferimento per la gestione del fine vita dei pannelli FV incentivati con il Conto Energia è il Decreto direttoriale MASE n. 45 del 12 marzo 2025). La gestione dei pannelli fotovoltaici a fine vita: la sentenza del Consiglio di Stato La Sentenza Consiglio di Stato 25 febbraio 2026, n. 1513 ha stabilito che la disinstallazione dei pannelli fotovoltaici a fine vita è parte integrante delle attività di raccolta dei rifiuti, ai sensi dell’art. 183 d.lgs. n. 152/2006 e del d.lgs. n. 49/2014 Per la Corte, intervenuta in merito al ricorso promosso da un Consorzio di produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Aee), l’attività di smontaggio dei moduli fotovoltaici non costituisce solo un’operazione tecnica, ma rientra nel più ampio processo di gestione dei rifiuti, anticipando così la fase di ritiro e trasporto. Questa sentenza rafforza ulteriormente l’obbligo per i produttori e gli operatori del settore fotovoltaico di conformarsi alle normative RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), integrando il processo di smaltimento dei moduli con la responsabilità estesa del produttore, che si estende anche alla fase finale di vita del pannello. Come funziona lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici a fine vita Il primo passaggio riguarda lo smontaggio dell’impianto e la successiva raccolta dei pannelli. I moduli dismessi devono essere ritirati e trasportati esclusivamente da soggetti autorizzati, che si impegnano al trasporto presso un centro a sua volta specializzato nel recupero di quel tipo di rifiuto. È sempre consigliabile movimentare i moduli con attenzione ed evitare ulteriori rotture, che possono compromettere la successiva attività di recupero. Arrivati presso il centro di trattamento, i pannelli fotovoltaici vengono smontati e tutti i componenti separati. I materiali, come l’alluminio della cornice, una volta divisi in modo omogeneo, possono essere inviati alle specifiche filiere di riciclo. La lavorazione del modulo vero e proprio, che è composto principalmente da vetro, celle in silicio e materiali plastici, può richiedere operazioni tecniche specifiche. Il vetro, che rappresenta la maggior parte del peso di un pannello FV, viene poi facilmente recuperato e utilizzato come nuova materia prima per altri processi industriali. Le procedure per la separazione del silicio e dei metalli conduttivi, come rame e argento sono avviate dopo la rimozione del vetro. Il silicio, opportunamente trattato, può essere purificato e reimpiegato in altri processi industriali, mentre i metalli vengono recuperati e reinseriti nelle filiere metallurgiche. I residui non riciclabili, generalmente costituiti da piccole quantità di materiali compositi o polimerici difficili da separare, vengono gestiti secondo le normative ambientali vigenti. Smaltimento impianti fotovoltaici domestici Per gli impianti fotovoltaici domestici, il fine vita dei moduli rientra nella disciplina dei RAEE domestici, cioè dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche provenienti da impianti di potenza inferiore a 10 kW; per gli impianti incentivati, il GSE precisa che questa soglia va calcolata sulla potenza incentivata riconosciuta in fase di accesso alle tariffe. Dal punto di vista operativo, i pannelli non possono essere gestiti in modo informale o conferiti come rifiuti ordinari: devono essere avviati ai canali autorizzati della filiera RAEE. Per i moduli fotovoltaici domestici incentivati in Conto Energia, il GSE indica come modalità ordinaria la consegna al Centro di Raccolta nel raggruppamento R4 oppure a un impianto di trattamento; il Centro di Coordinamento RAEE mette inoltre a disposizione la ricerca dei centri comunali attivi sul territorio. Dopo la rimozione dall’impianto, i moduli vengono affidati a soggetti autorizzati e avviati agli impianti di trattamento, dove sono disassemblati per separare le principali frazioni recuperabili, come vetro, alluminio e componenti metalliche. Nel caso degli impianti incentivati, oltre al corretto conferimento è necessario trasmettere al GSE la dichiarazione di avvenuta consegna del RAEE; per i moduli professionali è richiesto anche il formulario di identificazione dei rifiuti (FIR), mentre per quelli domestici la documentazione è più semplificata. È possibile riutilizzare i pannelli fotovoltaici vecchi? Oltre allo smaltimento e al riciclo dei pannelli fotovoltaici, in alcuni casi è possibile valutare il riutilizzo dei moduli esistenti, a condizione che siano ancora funzionanti e non presentino danni strutturali significativi. Anche quando l’efficienza diminuisce con il tempo, infatti, i moduli possono continuare a produrre energia e trovare nuove applicazioni prima di essere definitivamente avviati al riciclo. Uno dei casi più comuni riguarda la ricollocazione dei pannelli dismessi in impianti di piccola scala, per cui si utilizzano moduli non più sufficientemente efficienti per grandi impianti commerciali, ma adatti in sistemi domestici o altre applicazioni, anche in località in via di sviluppo o rurali. Prima di essere riutilizzati, in ogni caso, i pannelli devono essere sottoposti a verifiche tecniche per valutarne lo stato di conservazione, la sicurezza elettrica e la reale capacità produttiva. Il riutilizzo dei moduli fotovoltaici rappresenta una fase intermedia tra l’utilizzo iniziale e il riciclo finale e serve per prolungare la vita operativa dei pannelli, massimizzandone i benefici ambientali e riducendo l’impatto complessivo, ammortizzato da una vita più lunga. FAQ Smaltimento e riciclo pannelli FV I pannelli fotovoltaici sono riciclabili al 100%? Nessun pannello fotovoltaico è riciclabile al 100%, ma grazie alle tecnologie di oggi si riesce a recuperare circa il 90% dei materiali che lo compongono. Restano piccole parti plastiche o composite sono più difficili da recuperare, anche perché più complessi da separare. Si tratta, in ogni caso, di un ottimo risultato. Quanto dura un pannello fotovoltaico prima di diventare rifiuto? La vita utile media di un pannello fotovoltaico è di circa 25-30 anni. Dopo questo periodo continua generalmente a funzionare, ma con efficienza ridotta e inadeguata ad alcuni contesti. In ogni caso, il tempo medio di vita dipende da diversi fattori, tra cui anche la manutenzione regolare di tutti i componenti. Quanto costa smaltire un pannello fotovoltaico? Per gli impianti fotovoltaici domestici smaltire un pannello fotovoltaico è gratuito, in quanto il costo, dato che si tratta di un RAEE, è a carico del produttore. Il privato che acquista i moduli paga già un contributo ambientale all’inizio, che non richiede spese in un momento successivo. Dove si portano i pannelli fotovoltaici dismessi? I pannelli fotovoltaici dismessi devono essere trasportati presso centri di raccolta RAEE, quindi impianti autorizzati allo smaltimento di questi rifiuti. Ciò avviene tramite installatori e consorzi specializzati nel ritiro dei moduli fotovoltaici, autorizzati anche al trasporto. Chi è responsabile dello smaltimento dei pannelli fotovoltaici? La responsabilità dello smaltimento dei pannelli fotovoltaici dipende dalla tipologia di impianto e dal regime applicabile. In linea generale, per i moduli immessi sul mercato vale il principio della responsabilità estesa del produttore: il finanziamento della gestione dei RAEE da fotovoltaico è a carico dei produttori di AEE fotovoltaiche. Nel caso degli impianti incentivati in Conto Energia, però, il Soggetto Responsabile dell’impianto ha precisi adempimenti operativi: deve assicurare la corretta gestione dei moduli a fine vita, trasmettere al GSE la documentazione richiesta e rispettare le procedure previste per il conferimento, la tracciabilità e l’eventuale adesione ai Sistemi Collettivi. In altri termini, la copertura economica del fine vita fa capo al sistema definito dalla normativa, mentre gli obblighi gestionali e documentali restano in capo al soggetto che gestisce l’impianto. I pannelli fotovoltaici sono considerati rifiuti speciali? I pannelli fotovoltaici, a fine vita, rientrano nella categoria dei RAEE – Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, come stabilito dal D.Lgs. 49/2014 che recepisce la Direttiva 2012/19/UE. La loro classificazione come rifiuti domestici o professionali dipende dalla tipologia di impianto e dal soggetto che li ha installati. Gli impianti residenziali di piccola taglia sono generalmente assimilati ai RAEE domestici, mentre quelli industriali o utility scale rientrano nei RAEE professionali. È possibile smaltire autonomamente un pannello fotovoltaico? No. I pannelli fotovoltaici a fine vita non possono essere smaltiti in modo autonomo o tramite canali non autorizzati. Il conferimento deve avvenire secondo le procedure previste per i RAEE, attraverso centri di raccolta, impianti di trattamento autorizzati, Sistemi Collettivi o soggetti abilitati al trasporto e alla gestione del rifiuto. Per i moduli incentivati, inoltre, il GSE richiede specifici adempimenti documentali e la tracciabilità dell’intera procedura di conferimento e trattamento. L’abbandono o il conferimento improprio dei pannelli costituisce un illecito ambientale ed è soggetto alle sanzioni previste dalla normativa vigente. Chi paga lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici? Il soggetto che sostiene i costi dello smaltimento dei pannelli fotovoltaici dipende dalla tipologia di impianto e dal relativo regime normativo. In linea generale, per i moduli domestici e per quelli non incentivati si applica il principio della responsabilità estesa del produttore, per cui il costo del fine vita è coperto dal sistema RAEE attraverso i produttori che immettono i moduli sul mercato. Per gli impianti incentivati in Conto Energia, invece, il GSE applica specifici meccanismi di garanzia: può trattenere una quota pari a 20 euro per modulo oppure, nei casi previsti, il Soggetto Responsabile può aderire a un Sistema Collettivo con una quota di 10 euro per modulo. In questo modo si assicura la copertura economica delle operazioni di raccolta, trattamento e corretto riciclo a fine vita. Dove si smaltiscono i pannelli fotovoltaici a fine vita? I pannelli fotovoltaici devono essere conferiti presso impianti di trattamento RAEE autorizzati, direttamente o tramite i Sistemi Collettivi riconosciuti. Per gli impianti incentivati, il processo avviene secondo le procedure definite dal GSE, che richiede la tracciabilità completa del rifiuto e la documentazione attestante il corretto trattamento. Cosa succede se un impianto fotovoltaico viene sostituito prima della fine vita? Nel caso di interventi di sostituzione dei moduli nell’ambito di manutenzione o revamping di un impianto incentivato in Conto Energia, il Soggetto Responsabile deve comunicare l’intervento al GSE e documentare la corretta destinazione dei moduli rimossi, compreso l’eventuale trattamento a fine vita o il ritiro in garanzia. Se l’intervento riguarda un revamping totale di un impianto professionale e avviene dopo l’avvio delle trattenute a garanzia del fine vita, il GSE interrompe il trattenimento e può restituire le somme già accantonate, a condizione che venga dimostrata la corretta gestione dei moduli sostituiti. Nel caso di revamping rilevante, invece, la disciplina è diversa e le quote eventualmente trattenute sono restituite solo al termine della vita utile dell’intero impianto. Cosa prevede la normativa più recente sullo smaltimento dei pannelli fotovoltaici? Il Decreto direttoriale MASE n. 45 del 12 marzo 2025 ha approvato le nuove Istruzioni operative per la gestione del fine vita dei moduli fotovoltaici incentivati in Conto Energia. Il provvedimento recepisce le modifiche introdotte dalla Legge n. 11/2024, di conversione del D.L. n. 181/2023, e dalla Legge n. 115/2024, di conversione del D.L. n. 84/2024 sulle materie prime critiche. Le novità principali riguardano il calcolo della quota trattenuta dal GSE a garanzia del corretto fine vita dei moduli, la possibilità di adesione ai Sistemi Collettivi entro due finestre temporali annuali e una maggiore razionalizzazione delle casistiche di revamping totale e rilevante. Quali rischi ambientali comporta uno smaltimento scorretto dei pannelli fotovoltaici? Uno smaltimento non conforme può portare alla dispersione di sostanze potenzialmente inquinanti, oltre a causare la perdita di materiali strategici recuperabili. In assenza di un sistema economicamente sostenibile, il rischio concreto è l’esportazione illegale dei rifiuti o il loro abbandono, con gravi conseguenze ambientali e reputazionali per l’intero settore delle rinnovabili. Come si smaltiscono i pannelli a fine vita? I pannelli fotovoltaici a fine vita devono essere rimossi, raccolti e conferiti attraverso canali autorizzati, nel rispetto della disciplina RAEE. Dopo lo smontaggio dell’impianto, i moduli vengono affidati a soggetti abilitati al trasporto e alla gestione del rifiuto e trasferiti presso centri o impianti di trattamento specializzati. Qui i pannelli vengono disassemblati per separare le diverse componenti, come vetro, alluminio, silicio, rame e altri metalli, che possono essere avviati a recupero e riciclo. Per i moduli incentivati in Conto Energia, inoltre, il GSE richiede specifici adempimenti documentali e la tracciabilità del corretto conferimento e trattamento; per i RAEE fotovoltaici domestici, le istruzioni operative prevedono il conferimento ai Centri di Raccolta nel raggruppamento R4 oppure agli impianti di trattamento tramite i soggetti autorizzati. 02/01/2026 MASE: come è cambiata la normativa per lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici Lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici non incentivati solleva riflessioni critiche sul futuro della transizione energetica. Mentre il fotovoltaico si afferma come pilastro delle rinnovabili, emerge la necessità di gestire responsabilmente il fine vita di queste tecnologie. A cura di: Fabiana Valentini Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha aggiornato a marzo le regole per la gestione del fine vita dei pannelli fotovoltaici con il Decreto direttoriale n. 45 del 12 marzo 2025, che recepisce le modifiche introdotte dal Decreto Energia n. 181/2024 e dal provvedimento sulle Materie Prime Critiche. Le nuove istruzioni operative riguardano in particolare i moduli incentivati in Conto Energia e installati prima del 2014, quando non era ancora previsto l’eco-contributo obbligatorio. Per questi impianti, il produttore deve iscriversi al Registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei RAEE e può scegliere tra adempimento individuale o adesione a un sistema collettivo. Il GSE ha stabilito una quota fissa di 10 euro per ciascun modulo a titolo di garanzia finanziaria, trattenuta direttamente dagli incentivi. Il MASE ha introdotto finestre temporali specifiche per comunicare l’adesione ai Sistemi Collettivi: dal 1° aprile al 31 maggio e dal 1° luglio al 30 settembre 2025, mentre dal 2026 i periodi saranno dal 1° febbraio al 31 marzo e dal 1° giugno al 31 luglio. Il decreto ridefinisce inoltre le regole per il revamping degli impianti: se i pannelli vengono sostituiti prima dell’inizio del trattenimento delle quote da parte del GSE, quest’ultimo non interverrà, a condizione che il Soggetto Responsabile dimostri il corretto smaltimento dei vecchi moduli. Al contrario, se la sostituzione avviene dopo l’inizio del trattenimento, il GSE interrompe l’operazione e restituisce le somme già trattenute, sempre nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa sui RAEE. Il fine vita dei pannelli fotovoltaici non incentivati La gestione dei moduli non incentivati si presenta come il nodo più complesso del settore e richiede un intervento normativo che armonizzi il sistema italiano con le direttive europee. Ad analizzare questo aspetto arriva lo Studio “La gestione nel rifiuto fotovoltaico in Italia: un nuovo modello di finanziamento” realizzato dal Laboratorio Ref Ricerche. Il lavoro dei ricercatori pone l’attenzione sul fine vita dei pannelli fotovoltaici non incentivati in quanto rappresentano l’aspetto più delicato dell’intero comparto dei RAEE. Il problema di fondo risiede nel meccanismo attuale. Per i pannelli che non beneficiano degli incentivi del Conto Energia, il finanziamento della gestione a fine vita si basa sull’accantonamento in un sistema di trust frammentario, caratterizzato da scarsa trasparenza nel contributo per singolo pannello immesso sul mercato. Secondo il Laboratorio Ref Ricerche questa struttura non permette un trattamento adeguato dei rifiuti. Il contributo uniforme applicato a ciascun pannello risulta infatti insufficiente a coprire tutti i costi di gestione, che comprendono trasporto, rimozione delle sostanze inquinanti e riciclo del pannello stesso. In un approfondimento rilasciato da Erion – sistema multi-consortile no profit per la gestione di differenti tipologie di rifiuti – apprendiamo che nel prossimo futuro passeremo dai circa 427.000 pannelli smaltiti nel 2025 a oltre 12 milioni nel 2050, con un corrispondente incremento della quantità da trattare: da 9.000 tonnellate a 264.000 tonnellate annue di RAEE fotovoltaici che necessiteranno di adeguato smaltimento. I costi del fine dei pannelli fotovoltaici vita non coperti da incentivi Secondo le disposizioni vigenti, spetta ai Produttori sostenere economicamente lo smaltimento dei moduli fotovoltaici non coperti da incentivi, attraverso il versamento di una quota ai Consorzi RAEE per ciascuna unità commercializzata. Tali somme vengono depositate in un fondo fiduciario e destinate, al momento della dismissione, a finanziare le operazioni di recupero e riciclo. La criticità strutturale è evidente: la concorrenza tra i diversi Consorzi per acquisire nuovi Produttori ha innescato una corsa al ribasso delle quote richieste, che si attestano attorno a un euro per pannello. Un importo evidentemente inadeguato rispetto ai costi reali delle procedure di trattamento che saranno necessarie in futuro. Giorgio Arienti, Direttore Generale Erion WEEE ha commentato le analisi di Ref Ricerche ponendo l’accento sui dubbi legati alla sostenibilità economica di questa operazione. Come dichiarato da Arienti: “Certo, il totale delle risorse accantonate è ingente, ma il contributo unitario (quello che può essere utilizzato per la gestione del singolo pannello, a cui il contributo unitario è associato) non è sufficiente. È un paradosso: nei trust dei Consorzi ci sono milioni di euro, ma questa montagna di denaro non riuscirà ad assicurare un corretto riciclo dei pannelli”. Quale sarà lo scenario futuro? Forse un’esternalizzazione silenziosa? I pannelli fotovoltaici non coperti da incentivi potrebbero essere esportati verso Paesi in via di sviluppo o peggio, gettati senza problema nell’ambiente. Partendo dalle indicazioni emerse dallo studio del Laboratorio Ref Ricerche, Erion WEEE suggerisce di applicare anche ai moduli fotovoltaici il sistema di finanziamento “generazionale” già operativo per gli altri RAEE domestici. In questo modello, l’onere economico della dismissione non grava su chi ha commercializzato il singolo pannello, ma viene distribuito tra i Produttori operativi nell’anno in corso, secondo le quote di mercato da ciascuno detenute. Questo meccanismo ha dimostrato la propria solidità in comparti ormai consolidati come quello dei frigoriferi e dei grandi elettrodomestici e secondo Erion WEEE risulterebbe ancora più adatto a un settore in espansione come il fotovoltaico. Come sottolinea Arienti: “Il sistema impiantistico nazionale si sta già preparando ad accogliere volumi crescenti di pannelli da trattare, anche grazie agli investimenti del PNRR. È necessario che il modello di finanziamento venga adeguato a garantire la sostenibilità ambientale ed economica nel lungo periodo scongiurando lo scoppio di una bolla che creerebbe un danno economico, ambientale e reputazionale di dimensioni clamorose”. In caso di uscita dal mercato di un Produttore, altri operatori subentrerebbe naturalmente assicurando la continuità del flusso finanziario. Un ulteriore vantaggio deriverebbe dal progresso tecnologico: i pannelli di nuova generazione immessi sul mercato contribuirebbero progressivamente a coprire i costi di gestione dei rifiuti fotovoltaici accumulati, replicando una dinamica già sperimentata con successo in numerosi altri settori merceologici. Articolo aggiornato – prima pubblicazione gennaio 2026 Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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