La Giornata internazionale delle foreste 2026 parla anche di economia, energia e futuro

Il 21 marzo si celebra la Giornata internazionale delle foreste. Nel 2026 il focus scelto da ONU e FAO è il rapporto tra foreste ed economie: non solo tutela ambientale, ma occupazione, filiere del legno, bioeconomia, servizi ecosistemici, sicurezza idrica e resilienza climatica. Un’occasione per leggere il patrimonio forestale come infrastruttura naturale da gestire con visione industriale, territoriale e ambientale. La gestione sostenibile delle foreste è importante per preservare l’equilibrio delicato degli ecosistemi, permettendo di ottenere in modo sostenibile risorse preziose anche per il settore edile, come il legno.

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La Giornata internazionale delle foreste 2026 parla anche di economia, energia e futuro

Il 21 marzo ricorre la Giornata internazionale delle foreste, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2012 per accrescere la consapevolezza sul valore di tutti i tipi di foreste e degli alberi.

La gestione sostenibile delle foreste assicura la corretta conservazione di una risorsa naturale preziosa, considerando che gli alberi forniscono “servizi” essenziali per l’equilibrio dell’ecosistema. Oltretutto, sono anche una fonte imprescindibile per la produzione di uno dei materiali più apprezzati in campo edile: il legno.

Per il 2026, il tema scelto è “Forests and economies”, un titolo che invita a riflettere sul fatto che le foreste non sono solo paesaggio, biodiversità e stoccaggio di carbonio, ma anche una vera infrastruttura economica, capace di sostenere reddito, filiere produttive, occupazione, risorse energetiche, sicurezza idrica e resilienza dei territori.

Forests and economies, tema della giornata internazionale delle Foreste 2026
credit img FAO

La ricorrenza del 2026 arriva in un momento in cui il tema forestale si intreccia con alcuni dei grandi temi della transizione: la decarbonizzazione dei materiali, la bioeconomia, la gestione del rischio climatico, la prevenzione degli incendi, la tutela del suolo e la disponibilità di acqua. Non a caso, l’evento centrale promosso dall’United Nations Forum on Forests insieme alla FAO è dedicato proprio a come valutazione economica, governance e finanza possano rappresentare meglio il contributo delle foreste, non solo sul piano ambientale ma anche su quello sociale e produttivo.

Oggi diventano sempre più evidenti le loro connessioni con il settore delle costruzioni in legno, con la sostituzione di materiali carbon intensive, con la filiera biomassa-legno-energia, con la protezione dei bacini idrici e con le strategie europee di adattamento climatico.

Foreste ed economie: il messaggio 2026

Il messaggio centrale della Giornata internazionale delle foreste 2026 è chiaro: il contributo delle foreste all’economia è molto più ampio di quanto venga normalmente rilevato.

Secondo i messaggi diffusi da ONU e FAO, oltre 1,6 miliardi di persone dipendono dalle foreste per sussistenza, reddito o lavoro. Il settore forestale garantisce circa 13 milioni di posti di lavoro diretti, ai quali si aggiungono 40-50 milioni di occupazioni nelle imprese forestali e di piccola scala. Eppure, gli investimenti a livello globale restano insufficienti: nel 2023 si parla di circa 84 miliardi di dollari, mentre per raggiungere gli obiettivi climatici, di biodiversità e sviluppo al 2030, servirebbe più che triplicare i flussi annuali.

Foreste ed economie: il messaggio 2026

I dati della FAO confermano inoltre che le foreste contribuiscono all’economia non soltanto con il legname, ma anche con prodotti forestali non legnosi, approvvigionamento energetico, supporto all’agricoltura, regolazione idrica e riduzione dei costi climatici. La stessa FAO ricorda che 44 trilioni di dollari, cioè più della metà del PIL mondiale, dipendono dalla natura, foreste incluse. Inoltre, ogni anno si producono circa 4 miliardi di metri cubi di legno, con una domanda attesa in crescita; fino a 5,8 miliardi di persone utilizzano prodotti forestali non legnosi per il proprio benessere e i propri mezzi di sussistenza; oltre 2 miliardi di persone dipendono ancora da legna da ardere e carbone vegetale per cucinare o riscaldarsi.

Una bioeconomia che parte dal bosco

A partire dal tema “Foreste ed economie”, la FAO sottolinea che legno e bambù possono sostituire materiali ad alta intensità carbonica come acciaio, calcestruzzo e plastiche in numerose applicazioni. Il bosco non è solo luogo di conservazione, ma anello iniziale di una filiera che, se gestita in modo sostenibile, può concorrere alla riduzione delle emissioni incorporate nei materiali e all’espansione della bio-based economy.

Le foreste generano valore proprio quando vengono riconosciute come sistemi complessi, da conservare ma anche da gestire con criteri scientifici, economici e territoriali. Parlare di foreste ed economie significa quindi parlare di occupazione locale, filiere certificate, risorsa legno, biomateriali, protezione idrica, adattamento climatico, prevenzione incendi e presidio delle aree marginali.

Il valore invisibile dei servizi ecosistemici

L’ONU evidenzia che i benefici non monetari delle foreste possono avere un peso economico da due a tre volte maggiore rispetto a quanto emerge dalle sole entrate contabilizzate. In altre parole, una parte decisiva del valore delle foreste resta ancora sottostimata: protezione del suolo, regolazione dei flussi idrici, mitigazione climatica, riduzione del rischio da eventi estremi, ombreggiamento, raffrescamento locale, sostegno alla biodiversità. È anche su questo terreno che si sta sviluppando il confronto su nuovi criteri di valutazione, meccanismi di remunerazione dei servizi ecosistemici e strumenti finanziari più avanzati per il settore forestale.

I numeri che spiegano perché le foreste contano

Per leggere meglio la portata del tema 2026, vale la pena fermarsi su alcuni numeri, che mostrano come il tema forestale sia insieme ambientale, sociale ed economico.

Dato Valore Fonte
Persone che dipendono dalle foreste Oltre 1,6 miliardi ONU / UNFF 2026
Occupazione formale nel settore forestale Circa 13 milioni ONU / UNFF 2026
Investimenti globali nelle foreste nel 2023 84 miliardi di dollari ONU / UNFF 2026
PIL mondiale dipendente dalla natura 44 trilioni di dollari FAO 2026
Produzione annua di legno Circa 4 miliardi m³ FAO 2026
Persone che usano prodotti forestali non legnosi Fino a 5,8 miliardi FAO 2026
Persone che dipendono da legna e carbone vegetale Oltre 2 miliardi FAO 2026
Deforestazione globale 2015-2025 10,9 milioni di ettari/anno FAO FRA 2025
Superficie forestale bruciata in Italia nel 2024 10.314 ettari ISPRA
Superficie forestale certificata PEFC in Italia 1.124.507,48 ettari Rapporto PEFC 2026
Incremento annuo superficie certificata PEFC +63.447,98 ettari (+6%) Rapporto PEFC 2026
Imprese certificate PEFC Chain of Custody 1.735 Rapporto PEFC 2026

Il dato sulla deforestazione globale è particolarmente importante. Il Global Forest Resources Assessment 2025 della FAO segnala che il ritmo di perdita forestale si è ridotto rispetto ai decenni precedenti, ma il mondo continua comunque a perdere foreste a un livello molto elevato, attorno a 10,9 milioni di ettari l’anno nel periodo 2015-2025. La pressione resta forte e la tenuta delle foreste dipende sempre di più dalla qualità della governance, dal monitoraggio e dalla capacità di finanziare gestione, ripristino e prevenzione.

La deforestazione rallenta, ma la pressione sulle foreste resta elevata

Secondo la Valutazione delle risorse forestali mondiali 2025 (FRA 2025) da un lato la deforestazione globale mostra un rallentamento rispetto ai decenni passati, dall’altro la pressione sugli ecosistemi forestali continua a rimanere molto elevata. Nel periodo 2015-2025 la deforestazione si è attestata a 10,9 milioni di ettari all’anno, in miglioramento rispetto ai 17,6 milioni di ettari annui registrati nel decennio 1990-2000. Anche la perdita netta di superficie forestale si è ridotta in modo marcato, passando da 10,7 milioni di ettari l’anno negli anni Novanta a 4,12 milioni di ettari annui nell’ultimo periodo osservato. Il quadro, però, resta allarmante: tra il 1990 e il 2025 il mondo ha comunque perso 324 milioni di ettari di foreste a rigenerazione naturale, con le perdite più rilevanti concentrate soprattutto in Africa e America Latina, mentre nello stesso periodo è diminuito anche il ritmo di espansione forestale.

Deforestazione in calo, ma il ritmo resta ancora troppo elevato

A preoccupare non è solo la riduzione diretta della copertura forestale, ma anche la persistenza di pressioni crescenti legate a incendi, insetti, malattie e fenomeni meteorologici estremi, che nel 2020 hanno danneggiato circa 41 milioni di ettari di foreste e che ogni anno interessano in media 261 milioni di ettari di territorio, quasi per metà forestale. I segnali di miglioramento esistono, ma la traiettoria resta fragile e richiede politiche di tutela, gestione sostenibile e ripristino molto più incisive.

Il monito del WWF: in 35 anni persa una superficie pari a 26 volte l’Austria

In occasione della Giornata mondiale delle foreste, il WWF rilancia un messaggio chiaro: la deforestazione globale ha rallentato rispetto agli anni Novanta, ma la dimensione del fenomeno resta ancora allarmante. L’organizzazione ricorda che dal 1990 al 2025 il Pianeta ha perso 4.890.000 km² di foreste per effetto della conversione dei suoli ad altri usi; anche tenendo conto delle aree in cui la copertura forestale è aumentata, il saldo complessivo resta negativo per 2.035.000 km², una superficie che il WWF paragona a quasi 26 volte l’Austria.

Il WWF evidenzia che la perdita annua di foreste è diminuita, passando da 107.000 km² l’anno nel decennio 1990-2000 a 41.200 km² annui tra il 2010 e il 2020, ma avverte che i progressi restano fragili. A pesare continuano a essere soprattutto l’espansione degli allevamenti e delle colture legate alle grandi commodity, come soia, palma da olio, cacao e caffè, oltre al taglio del legname, spesso illegale, e alla pressione di miniere e infrastrutture. L’associazione richiama inoltre l’attenzione sull’Amazzonia, dove alcune aree si starebbero avvicinando a un possibile tipping point, con il rischio di trasformazione irreversibile di porzioni di foresta in ecosistemi più aridi. Per questo il WWF indica dieci priorità di intervento, tra cui l’attuazione rigorosa del Regolamento UE sulla deforestazione (EUDR), il rafforzamento delle filiere responsabili, la tutela delle popolazioni indigene, il ripristino delle aree degradate, l’uso di tecnologie per il monitoraggio e una cooperazione internazionale più solida e trasparente.

L’Italia tra crescita del patrimonio forestale, incendi e nuove politiche europee

Il patrimonio forestale nazionale è aumentato nel lungo periodo, ma questo non significa automaticamente maggiore resilienza. Secondo l’Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio la superficie forestale italiana, comprendente bosco e altre terre boscate, è pari a circa 11 milioni di ettari, ossia il 36,4% del territorio nazionale. Se da una parte c’è stata una crescita progressiva dei boschi italiani, dall’altra permangono criticità significative: frammentazione gestionale, abbandono colturale in alcune aree interne, vulnerabilità agli stress climatici, attacchi biotici, dissesto idrogeologico e incendi.

L’Italia tra crescita del patrimonio forestale, incendi e nuove politiche europee

I dati ISPRA mostrano che nel 2024 gli incendi hanno interessato in Italia 10.314 ettari di superficie boschiva. Le formazioni più colpite sono risultate le latifoglie sempreverdi, in particolare leccete e macchia mediterranea, seguite da querceti, faggete, boschi misti e conifere sempreverdi.

Coerentemente con il tema 2026 secondo cui le foreste devono essere considerate una componente strutturale delle economie, proteggerle significa investire in gestione attiva, manutenzione, prevenzione incendi, infrastrutture verdi, monitoraggio, filiere locali del legno, valorizzazione energetica sostenibile dei residui, presidio delle aree interne e pianificazione forestale.

Rapporto PEFC 2026: cresce la certificazione forestale e si rafforza la filiera tracciata

A rafforzare il quadro della Giornata internazionale delle foreste 2026 si inseriscono anche i dati del Rapporto PEFC 2026, che restituiscono una fotografia significativa dell’evoluzione della gestione forestale sostenibile in Italia. A fine 2025 la superficie forestale certificata PEFC ha raggiunto 1.124.507,48 ettari, in aumento di 63.447,98 ettari rispetto al 2024, pari a una crescita del 6%. Un dato che consolida il superamento della soglia di 1,1 milioni di ettari certificati e che segnala un rafforzamento progressivo degli strumenti di governance forestale basati su criteri di sostenibilità, tracciabilità e presidio territoriale.

Il rapporto evidenzia inoltre un allargamento geografico del sistema di certificazione, con l’ingresso nel 2025 di Campania, Puglia e Molise, tre regioni che finora non risultavano presenti nel perimetro della certificazione forestale PEFC. Sul piano territoriale, resta dominante il peso del Nord Italia, che concentra oltre 1 milione di ettari certificati, mentre il Trentino-Alto Adige si conferma la prima regione italiana per superficie forestale certificata, seguito da Piemonte e Friuli-Venezia Giulia. Si tratta di un elemento rilevante non soltanto sotto il profilo ambientale, ma anche dal punto di vista industriale e di filiera, perché la certificazione continua a rappresentare uno degli strumenti più riconoscibili per attestare l’origine sostenibile della materia prima forestale.

Un altro segnale importante arriva dalla Catena di Custodia PEFC (Chain of Custody – CoC), cioè il sistema che consente di tracciare i prodotti di origine forestale e arborea lungo tutta la filiera, dal bosco al prodotto finito. Nel 2025 le nuove aziende certificate sono state 183, con una crescita complessiva dell’11,5% che porta il totale a 1.735 imprese. Un dato importante anche per il settore delle costruzioni perché il rapporto indica nell’edilizia uno dei comparti trainanti della certificazione, anche per effetto dell’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi e della crescente domanda di materiali certificati nei cantieri pubblici.

Il Rapporto PEFC 2026 richiama infine un tema sempre più centrale nel dibattito sulle foreste: quello dei servizi ecosistemici certificati. Nel 2025 le superfici interessate da certificazione per funzioni come assorbimento del carbonio, turismo, biodiversità e benessere in foresta hanno raggiunto 54.934,81 ettari, praticamente raddoppiando rispetto all’anno precedente.

Il quadro normativo europeo

Sul piano regolatorio, il 2026 sarà un anno di passaggio. La EU Forest Strategy for 2030 continua a rappresentare il quadro di riferimento per rafforzare quantità, qualità, protezione, ripristino e resilienza delle foreste europee. A questa si affianca il Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura, entrato in vigore nel 2024, che impone agli Stati membri di predisporre i piani nazionali di ripristino, che dovranno essere presentato entro il 1° settembre 2026. Inoltre, sul fronte delle filiere e del commercio, il Regolamento europeo sui prodotti a deforestazione zero (EUDR), dopo gli aggiornamenti del 2024 e del 2025, entrerà in applicazione dal 30 dicembre 2026 per operatori grandi e medi e dal 30 giugno 2027 per micro e piccole imprese.

Per chi opera tra energia, edilizia e materiali, questo significa che il tema forestale sarà sempre più legato a tracciabilità, due diligence, ripristino ecologico, qualità delle filiere e valorizzazione dei servizi ecosistemici.

FAQ – Domande sulla Giornata internazionale delle foreste

Quando si celebra la Giornata internazionale delle foreste?

La Giornata internazionale delle foreste si celebra ogni anno il 21 marzo. È stata proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2012 e la prima celebrazione si è tenuta nel 2013.

Qual è il tema della Giornata internazionale delle foreste 2026?

Il tema ufficiale del 2026 è “Forests and economies”, tradotto comunemente come “Foreste ed economie”. Il focus è sul contributo delle foreste alla prosperità economica, al lavoro, alla resilienza delle comunità e alle filiere produttive.

Perché le foreste sono importanti anche per l’economia?

Perché generano occupazione, reddito e materie prime rinnovabili, ma anche servizi ecosistemici fondamentali come protezione delle risorse idriche, regolazione del clima, riduzione dell’erosione e sostegno all’agricoltura. ONU e FAO ricordano che oltre 1,6 miliardi di persone dipendono dalle foreste e che più della metà del PIL mondiale dipende dalla natura, foreste comprese.

Quante foreste ci sono in Italia?

Le fonti inventariali ufficiali collocano la superficie forestale italiana intorno a 11  milioni di ettari, confermando la crescita del patrimonio boschivo nel lungo periodo. Questo dato, però, va letto insieme alle sfide legate a incendi, cambiamenti climatici, frammentazione e necessità di gestione attiva.

Quali sono oggi le principali minacce per le foreste?

Le principali pressioni sono deforestazione, incendi, cambiamenti climatici, degrado degli ecosistemi, stress idrico e gestione insufficiente in alcune aree. Secondo la FAO, nel periodo 2015-2025 il mondo ha continuato a perdere foreste a un ritmo vicino a 10,9 milioni di ettari l’anno.


21/03/2025

La gestione sostenibile delle foreste, a cui si dedica una giornata mondiale

Si celebra oggi la Giornata Internazionale delle Foreste, istituita il 21 marzo del 2012, il tema del 2025  è “Foreste e cibo”. L’Onu incoraggia i Paesi a intraprendere sforzi locali, nazionali e internazionali per organizzare attività che sensibilizzino sulle foreste e sull’importanza degli alberi. Il mondo sta perdendo 10 milioni di ettari di foresta ogni anno a causa della deforestazione.

a cura di Arch. Gaia Mussi

21 marzo: giornata mondiale delle foreste

Indice degli argomenti:

Alle foreste, proprio per la delicatezza dell’equilibrio che si deve creare tra conservazione e uso, è dedicata una giornata mondiale, che ricorre il 21 marzo. Si tratta, effettivamente, di un tema di interesse molto trasversale, in quanto la corretta preservazione delle foreste riguarda diversi aspetti ambientali.

In edilizia, oltretutto, cresce il settore delle costruzioni legno, anche sulla spinta dei fondi del PNRR che prevedono l’utilizzo del legno per la realizzazione delle nuove strutture. Il mercato, secondo l’Osservatorio Edilizia in Legno di Filiera Legno, vale quasi 2 miliardi e mezzo.

La Giornata Mondiale delle Foreste: un’occasione per sensibilizzare

Ogni anno, il 21 marzo si celebra la Giornata Mondiale delle Foreste, istituita dalle Nazioni Unite nel 2012 per aumentare la consapevolezza sull’importanza della gestione sostenibile delle risorse forestali.

La complessità della natura è un delicato equilibrio di interazioni che sostentano la vita sulla Terra. Questa armonia è ora sotto minaccia a causa della deforestazione, dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento. Le foreste, elementi fondamentali di questo equilibrio, si trovano attualmente in uno stato di precarietà senza precedenti.

Dal 1990 a oggi, abbiamo assistito a una diminuzione della superficie forestale mondiale di 178 milioni di ettari, registrando un preoccupante calo del 4,2%. Questi dati, forniti nel 2020 da FAO, che nel 2025 festeggia l’80 anniversario, e UNEP, ci mettono di fronte a una realtà in cui una delle nostre più preziose risorse sta diminuendo ad un ritmo allarmante.

Le cause di questa diminuzione sono molteplici e complesse. Incendi, uragani, siccità e altri eventi climatici estremi stanno diventando sempre più frequenti e intensi, minacciando direttamente l’integrità degli ecosistemi forestali. A questo drammatico elenco vanno aggiunti ulteriori fattori quali la diffusione di patogeni e parassiti, che, insieme alla presenza di specie aliene invasive, mettono ulteriormente a rischio la salute delle foreste. L’ecosistema verde sta man mano riducendo la sua superficie e così, da 4,1 miliardi di ettari di estensione, le risorse naturali stanno diminuendo la loro estensione.

Le foreste, che attualmente ricoprono più del 30% della superficie terrestre, sono fonte di prodotti non legnosi come frutti e funghi, ma sono anche capaci di combattere e contenere il fenomeno dell’erosione, di assicurare la biodiversità, di regolare il ciclo dell’acqua e di contribuire alla regolazione del clima, assorbendo la CO2. Sono molte, poi, le attività economiche che ruotano attorno ad esse.

Il tema della giornata 2025 è, in particolare, quello di “Foreste e cibo”, e vuole porre l’attenzione sul ruolo che le foreste giocano all’interno della sussistenza alimentare. Per il settore edilizio, oltretutto, questa giornata rappresenta un’opportunità per promuovere l’uso responsabile del legno e incoraggiare politiche aziendali orientate alla sostenibilità.

Come tutti gli altri settori economici, infatti, l’edilizia è chiamata a trovare soluzioni per le principali sfide ambientali da gestire per un futuro in cui “costruire” non è in alcun modo in contraddizione con la preservazione del Pianeta.

Il dramma della deforestazione

Il mondo perde circa 10 milioni di ettari di foresta ogni anno a causa della deforestazione, praticamente è come se scomparisse una superficie grande quanto l’Islanda.

Questo si traduce in perdite di servizi ecosistemici, cioè mancanza dei benefici che le foreste forniscono alle attività umane, dal cibo alla farmaceutica. Sulla Terra le foreste giocano un ruolo fondamentale nel sistema climatico, sono un serbatoio di carbonio e regolano la temperatura del Pianeta. Nell’ultimo decennio, gli ecosistemi terrestri hanno assorbito circa il 30% delle emissioni di carbonio prodotte dalle attività umane riconducibili alla combustione dei combustibili fossili.

Da un lato c’è la crescente pressione della deforestazione, dell’urbanizzazione, dello sviluppo industriale, dell’espansione agricola; dall’altro i cambiamenti climatici attraverso la siccità, la desertificazione e altri eventi meteo estremi aumentano il processo di surriscaldamento del Pianeta. Fino al 40% della superficie terrestre è stata deteriorata, inclusi il 30% dei terreni coltivati ​​e il 10% dei pascoli.

Il dramma della deforestazione

Negli ultimi 50 anni, l’area delle zone aride in situazione di siccità è aumentata in media di oltre l’1% all’anno, colpendo soprattutto i Paesi dell’Africa e dell’Asia. Continuando a questo ritmo entro il 2050 un’area grande quanto il Sud America si sarà deteriorata. Fino a 250 milioni di persone potrebbero essere sfollate entro il 2050 a causa della desertificazione e degli effetti dei cambiamenti climatici.

L’impatto sulla sicurezza alimentare, sulla disponibilità di acqua e sulla salute degli ecosistemi ha ricadute direttamente su almeno metà della popolazione mondiale. La perdita di servizi ambientali è del valore di circa 40 trilioni di dollari ogni anno, pari a quasi la metà del Pil mondiale.

Perdere le foreste e gli alberi ha anche effetti opposti se questo avviene per esempio per colpa degli incendi: il carbonio che hanno immagazzinato viene rilasciato, e secondo un rapporto dell’Onu la sola deforestazione rappresenta circa il 10% di tutte le emissioni di gas serra causate dall’uomo. Se non si mettono in campo azioni adeguate per ripristinare e proteggere il territorio – viene spiegato – entro il 2050 verrebbero emesse quasi 70 gigatonnellate di carbonio in più a causa del cambiamento dell’uso del suolo e del degrado del suolo, pari a circa il 17% delle emissioni annuali attuali di gas serra.

A proposito di deforestazione, i dati del WWF ci ricordano che l’Unione europea è responsabile del 10% della deforestazione globale e l’Italia è il terzo maggior importatore europeo di commodities che causano deforestazione.

Tra le misure per investire la rotta c’è sicuramente il ripristino, che comprende l’agroforestazione, la gestione dei pascoli e la rigenerazione naturale assistita, nonché la protezione di aree importanti per la biodiversità e l’approvvigionamento di risorse naturali come l’acqua. Le pratiche di gestione sostenibile del territorio , come l’uso di sistemi di irrigazione più efficienti e la rotazione delle colture, possono proteggere gli ecosistemi e le comunità che dipendono da essi, nonché aiutare a regolare i modelli meteorologici locali, migliorare la qualità dell’acqua del suolo e proteggere la biodiversità.

I benefici socioeconomici del ripristino del territorio, compreso il suo impatto sulla riduzione delle emissioni e sulla prevenzione della perdita di biodiversità, potrebbero essere significativi, fino a 140 trilioni di dollari all’anno (ovvero il 50% in più del Pil mondiale nel 2021). Se nei prossimi 10 anni utilizzassimo solo 1,6 trilioni di dollari dei 700 miliardi di dollari l’anno a sostegno delle industrie dei combustibili fossili e dell’agricoltura, i Paesi potrebbero ripristinare circa 1 miliardo di ettari di terra degradata, che equivale a un’area delle dimensioni degli Stati Uniti o Cina, compresi 250 milioni di ettari di terreni agricoli.

Le misure da attuare per la gestione sostenibile delle foreste

Per proteggere le foreste, quindi prevenire anche fenomeni come la deforestazione e il disboscamento incontrollato, è fondamentale concretizzare una serie di principi chiave, che includono, prima di tutto, la riforestazione. Le aree precedentemente gestite in modo inadeguato hanno indubbiamente subito conseguenze significative sugli ecosistemi, che devono essere ripristinati anche grazie a queste opere di rimboschimento. È fondamentale, quindi, evitare a priori uno sfruttamento senza limiti di queste risorse, oggettivando anche le modalità operative messe in campo, ad esempio grazie alle certificazioni di prodotto e di filiera.

Le misure da attuare per la gestione sostenibile delle foreste

In particolare, nel campo edilizio, ricorrere a materiali e aziende certificate permette di assicurare adeguate prestazioni di sostenibilità e qualità, favorendo anche la tracciabilità del legname impiegato. La certificazione, è una fonte di garanzia, in quanto attesta che le foreste di provenienza sono gestite nel rispetto delle normative ambientali e dei diritti delle popolazioni locali.

Si parla, ad esempio, dello standard internazionale PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification) fondato alla fine degli anni ’90, che tra i suoi obiettivi si pone anche quello di migliorare l’immagine della selvicoltura e della filiera foresta–legno-carta, fornendo di fatto uno strumento di mercato che consente di commercializzare legno, carta e prodotti della foresta derivanti da boschi e impianti gestiti in modo sostenibile. Nel settore edilizio, scegliere legno certificato PEFC significa garantire la qualità del materiale, ridurre l’impatto ambientale e rispondere alle crescenti esigenze di sostenibilità nel mercato delle costruzioni.

Proprio in occasione della Giornata Internazionale delle Foreste 2025, il PEFC Italia sottolinea l’importanza della certificazione forestale e delle normative europee, in particolare del Regolamento UE sui prodotti a deforestazione zero (EUDR), operativo dal 30 dicembre 2025, che impone alle aziende a garantire che i prodotti commercializzati nell’UE non provengano da terreni deforestati e si applica a una vasta gamma di prodotti in legno, tra cui legname segato, materiali a base di legno, carta e mobili.

Il PEFC rafforza i propri standard di Gestione Forestale Sostenibile e di Catena di Custodia, introducendo il nuovo standard PEFC EUDR per garantire maggiore trasparenza e tracciabilità lungo l’intera filiera. La certificazione aiuta a limitare le importazioni di materiali da Paesi ad alto rischio di deforestazione e a valorizzare le foreste italiane, che coprono 11 milioni di ettari.

Secondo il Presidente di PEFC Italia, Marco Bussone, il contrasto alla deforestazione passa attraverso una filiera certificata e responsabile, fondamentale per tutelare la biodiversità e garantire ai consumatori prodotti realmente sostenibili. “L’Italia deve puntare sulla pianificazione e gestione sostenibile dei suoi 11 milioni di ettari di foreste, riducendo la dipendenza dalle importazioni da paesi a rischio di deforestazione”. La giornata del 21 marzo diventa quindi un’occasione per sensibilizzare sull’impatto delle scelte di consumo e sulla necessità di un’economia forestale più etica e tracciabile.

Il Rapporto PEFC 2025: crescono gli ettari di foresta certificati e le certificazioni per la tracciabilità della filiera

PEFC Italia, l’associazione che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes) pubblica annualmente un rapporto sulla certificazione di gestione forestale sostenibile.

L’edizione 2025 racconta una tendenza positiva, con un aumento dell’8,2% degli ettari di superficie certificata PEFC, mentre sono 236 le nuove aziende che hanno ottenuto la certificazione di Catena di Custodia PEFC (certificazione che garantisce la tracciabilità del materiale), che corrisponde a un +16,8% rispetto al 2023.

Le regioni più virtuose in termini di superfici certificate sono il Trentino Alto Adige, il Friuli-Venezia Giulia e il Piemonte, mentre per numero di aziende il primo posto spetta al Veneto, seguito da Lombardia e Trentino Alto Adige. Al di là del podio, è comunque positivo che sono 14 le regioni italiane con almeno una foresta certificata.

Il Rapporto PEFC 2025: crescono gli ettari di foresta certificati nelle regioni

Inoltre, sono stati numerosi i progetti di finanziamento da parte di aziende produttive italiane a favore della promozione e tutela dei benefici ecosistemici forestali. Per quanto riguarda la tracciabilità della filiera, l’edilizia e il packaging in legno si affermano come settori trainanti, con una crescita di rilievo nelle categorie della pannellistica, segheria e legno lamellare. In particolare, le 1.585 aziende certificate sono suddivise in 37 categorie, su cui primeggiano pannelli (+26,6%), segherie (+16%) e legno lamellare (+28,7%), con significativi incrementi anche in carpenteria (+43%), pavimenti (+40%) e infissi (+71%).

Per quanto riguarda l’Italia i dati elaborati da FederlegnoArredo/Assolegno evidenziano che le foreste italiane coprono circa il 36% del territorio nazionale e continuano a espandersi con una crescita annua dell’1,2%. Tuttavia, l’utilizzo del legname locale rimane inferiore al suo potenziale, con un tasso di prelievo forestale che non supera il 40% dell’incremento annuo, lasciando spazio a una maggiore valorizzazione della filiera nazionale. Incrementare l’uso del legno locale nelle costruzioni non solo ridurrebbe la dipendenza dalle importazioni, ma contribuirebbe a migliorare l’impronta ecologica del settore edilizio. Il legno è un serbatoio naturale di carbonio, con 1 m³ di legno strutturale in grado di immagazzinare circa 1 tonnellata di CO₂ equivalente.
Sfruttare in modo più efficiente le foreste italiane, sempre nel rispetto di una gestione certificata e sostenibile, potrebbe portare vantaggi sia ambientali che economici, rafforzando la filiera locale e contribuendo alla lotta contro la crisi climatica.


19/03/2024

Innovare per proteggere: come la tecnologia diventa centrale nella conservazione delle foreste

a cura di Fabiana Valentini

La Giornata Mondiale delle Foreste nel 2024 ha come tema “Forests and innovation” e pone l’accento sul ruolo delle nuove tecnologie e delle strategie innovative che stanno trasformando la gestione forestale.

La Giornata Internazionale delle Foreste, celebrata ogni 21 marzo, è un momento chiave per riflettere sull’importanza vitale delle foreste per il pianeta. Istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2012, questa giornata mira ad evidenziare il ruolo cruciale che le foreste svolgono nella nostra vita. I benefici delle foreste: purificano l’aria, catturano l’anidride carbonica (CO2), forniscono cibo e medicinali, oltre a tanti altri servizi ecosistemici.

Da quando la Giornata delle foreste è stata istituita il 21 marzo del 2012, l’Onu incoraggia i Paesi a intraprendere sforzi locali, nazionali e internazionali per organizzare attività che sensibilizzino sulle foreste e sull’importanza degli alberi.

Per esempio da uno studio condotto su 43mila famiglie in 27 Paesi africani emerge che la ‘diversità alimentare’ dei bambini esposti alle foreste è almeno del 25% superiore a quella dei bambini che non lo sono. Il numero totale di specie vegetali utilizzate per scopi medicinali potrebbe arrivare fino a 50mila. E, ancora è stato dimostrato che una visita in un ambiente forestale abbassa la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca, riducendo i livelli di cortisolo.

Il tema della Giornata Internazionale delle Foreste del 2024 è Forests and Innovation, vuole porre l’accento sull’importanza di coniugare conservazione forestale e progresso tecnologico. È essenziale trovare modi innovativi per proteggere e gestire le foreste in modo sostenibile, utilizzando le nuove tecnologie per monitorare e preservare questi preziosi ecosistemi.

Le foreste in Italia e le sfide per la loro conservazione

L’Italia, con il suo paesaggio variegato e ricco di biodiversità, vanta una notevole estensione di foreste che costituiscono un patrimonio naturale di inestimabile valore.

Secondo ISPRA dal secondo dopoguerra a oggi, le foreste italiane sono costantemente aumentate, passando da 5,6 a 11,1 milioni di ettari. Una crescita importante avvenuta a spese delle superfici agricole e dei terreni naturali: ISPRA stima che nel periodo che va dal 1985 al 2015 le foreste nazionali abbiano registrato un aumento del 28%, passando da 8,7 a 11,1 milioni di ettari, secondo l’Inventario Nazionale delle Foreste e del Carbonio del 2020.

Il risultato di questa crescita è che attualmente il 37% del territorio italiano è coperto da boschi, un valore superiore a quello di paesi tradizionalmente forestali come la Germania e la Svizzera. Nonostante questo aumento complessivo, alcune tipologie forestali in Italia stanno subendo una significativa riduzione e richiedono particolare attenzione e tutela. Boschi ripari, igrofili e le preziose formazioni forestali di pianura stanno diventando sempre più rare e compromesse dall’espansione urbana. Inoltre, le attività forestali non sostenibili e gli incendi rappresentano ulteriori minacce per la salute degli habitat e delle specie forestali.

Il Parlamento Europeo ha recentemente approvato la legge sul ripristino della natura, nota come Nature Restoration Law, che segna un importante passo avanti nella protezione e nel ripristino della natura sul suolo europeo. La legge stabilisce obiettivi ambiziosi e giuridicamente vincolanti per il ripristino della natura in diversi ecosistemi, compresi quelli forestali. I paesi dell’UE dovranno garantire che il 30% di ogni ecosistema presente nella legge sia oggetto di misure di ripristino entro il 2030, con obiettivi ancora più ambiziosi per il futuro.

PEFC 2024: in Italia aumentano del +5.9% le foreste gestite in maniera sostenibile

Con l’avvicinarsi della Giornata Internazionale delle Foreste l’attenzione si concentra sui progressi compiuti nell’ambito della gestione forestale sostenibile. I dati più recenti dal Rapporto Annuale del PEFC Italia offrono una prospettiva incoraggiante: nel 2023, gli ettari di foreste gestite in modo sostenibile hanno registrato un notevole aumento, toccando quota 980.611,54. Si tratta di un incremento del +5,9% rispetto all’anno precedente, il che sottolinea un impegno sempre maggiore nel garantire la salute e la vitalità delle nostre risorse forestali.

PEFC 2024: in Italia aumentano del +5.9% le foreste gestite in maniera sostenibile
ph PEFC Italia

Un altro aspetto positivo è rappresentato dalla crescente adozione delle certificazioni per servizi ecosistemici, che ha registrato un impressionante aumento del +47% nell’ultimo anno. Questo dato sottolinea il riconoscimento sempre maggiore del valore intrinseco delle foreste non solo come risorsa legata alla produzione di legname, ma anche come ecosistema cruciale per la salute del pianeta e per la fornitura di una vasta gamma di servizi e benefici.

In Italia aumentano le certificazioni di Catena di Custodia (CoC) PEFC
Sono 115 le nuove aziende che hanno ottenuto la certificazione di Catena di Custodia (CoC) PEFC, ovvero un +8,6% rispetto al 2022.

Dal punto di vista geografico, emerge che il Trentino Alto-Adige si conferma come capofila per la superficie forestale certificata più estesa, con 578.963,8 ettari. Al secondo posto troviamo il Friuli Venezia Giulia, con 96.035,94 ettari, di cui la maggior parte gestiti da UNCEM FVG, mentre al terzo posto si colloca il Piemonte, con 82.157,10 ettari certificati. È interessante notare che il Piemonte ha guadagnato questa posizione grazie a tre nuove certificazioni, tra cui spicca quella ottenuta dal Gruppo PEFC ENEGIVOS nel corso del 2023.

Come spiega Marco Bussone, Presidente PEFC Italia: “Abbiamo raggiunto quasi un milione di ettari certificati dal PEFC in Italia: la diffusione della certificazione forestale è uno strumento decisivo per il contrasto al cambiamento climatico. Un milione di ettari di foreste certificati fanno bene al Paese. Le aziende stanno imparando ad essere sempre più sostenibili, creando delle filiere virtuose intorno alle loro attività e l’incremento dei servizi ecosistemici sta promuovendo un cambio prospettico che ci riguarda tutti, dal produttore al consumatore”.

FAO: un nuovo strumento di monitoraggio delle foreste

La Giornata Internazionale delle Foreste ci offre l’opportunità di rinnovare il nostro impegno per proteggere e preservare queste meravigliose risorse naturali per le generazioni future.

In questo contesto, la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), annuncia con entusiasmo il lancio di un nuovo strumento di monitoraggio delle foreste in collaborazione con Google.

Il tema di quest’anno per la Giornata Internazionale delle Foreste mette in luce come l’uso di soluzioni innovative stia consentendo di proteggere, gestire e utilizzare in modo sostenibile le foreste.

Il tema della Giornata Internazionale delle Foreste del 2024 è "Forests and Innovation"

Il lancio del nuovo strumento di monitoraggio delle foreste con Google è un passo significativo verso questo obiettivo. L’app mobile “Ground“, sviluppata come parte di questa partnership, permetterà alle comunità remote di tracciare i propri alberi, promuovendo un coinvolgimento più attivo nella protezione delle foreste. Questo nuovo strumento di monitoraggio delle foreste è solo uno degli esempi di come la collaborazione tra istituzioni come la FAO e aziende leader nel campo della tecnologia come Google possa portare a soluzioni innovative per affrontare le sfide ambientali globali.


Articolo aggiornato – Prima pubblicazione marzo 2023

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