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A cura di: Raffaella Capritti Indice degli argomenti Toggle La casa come primo presidio contro il rischioGoverni, imprese e famiglie: le responsabilità della filieraEsperienze internazionali di resilienza abitativaIl quadro italiano: dissesto idrogeologico e patrimonio edilizioEdifici a rischio frane e alluvioni: i dati dell’ediliziaDati, monitoraggio e pianificazionePrevenzione e costi dei disastriFAQ – Giornata internazionale per la riduzione dei rischi naturali 2026Quando si celebra la Giornata internazionale per la riduzione dei rischi naturali?Qual è il tema della Giornata 2026?Quanti edifici sono a rischio frane e alluvioni in Italia?Come si può verificare il rischio idrogeologico della propria abitazione?Che ruolo hanno progettisti e imprese nella riduzione del rischio?Come possiamo contribuire alla riduzione dei rischi naturali nella vita quotidiana? “Resilience Starts at Home”, la resilienza inizia a casa, è il tema scelto dall’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di disastri (UNDRR) per la Giornata internazionale per la riduzione dei rischi naturali 2026. La ricorrenza si celebra ogni 13 ottobre dal 1989, anno in cui fu istituita dall’Assemblea generale dell’ONU. Dopo l’edizione 2025, dedicata al finanziamento della prevenzione, l’attenzione si sposta sulla casa, luogo in cui gli effetti di alluvioni, frane, terremoti, ondate di calore e incendi colpiscono più direttamente le persone. Secondo la concept note dell’UNDRR, la localizzazione, la progettazione, il finanziamento e la manutenzione delle abitazioni determinano se il rischio viene ridotto o amplificato. Il tema è coerente con la tredicesima sessione del World Urban Forum (WUF13) di UN-Habitat, dedicato alla casa e a città sicure e resilienti. Si collega inoltre all’Obiettivo di sviluppo sostenibile 11 dell’Agenda 2030. Nel suo messaggio per la Giornata, il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ricorda che ogni anno milioni di abitazioni vengono danneggiate o distrutte. Le conseguenze più gravi ricadono su anziani, persone con disabilità e famiglie a basso reddito. Costruire abitazioni più sicure, sottolinea Guterres, è una «responsabilità condivisa di governi, sviluppatori, ingegneri e comunità». Nel messaggio chiede anche l’applicazione di norme edilizie e urbanistiche basate sul rischio, investimenti privati in costruzioni resilienti e assicurazioni accessibili, oltre a sistemi di allerta precoce in grado di raggiungere tutti. La casa come primo presidio contro il rischio L’abitazione è il luogo in cui si concentrano vite, beni e relazioni familiari e, in alcuni casi è “vulnerabile”. Accade quando un edificio sorge in un’area esposta, è progettato senza criteri di resistenza ai fenomeni estremi o non riceve una manutenzione adeguata. Le conseguenze sono perdite di vite, sfollamenti e danni economici, che colpiscono in misura maggiore le famiglie con meno risorse. La revisione di medio termine del Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030 ha evidenziato difficoltà diffuse nell’applicazione dei regolamenti urbanistici ed edilizi basati sul rischio. Ha rilevato anche uno scarso coinvolgimento delle comunità e delle famiglie nelle decisioni sulla prevenzione. Molti Paesi non dispongono ancora di strumenti efficaci per garantire costruzioni resilienti nelle aree esposte ai pericoli naturali. Un altro problema riguarda l’allerta. Grazie all’iniziativa Early Warnings for All, un numero crescente di persone riceve avvisi di pericolo. Un’allerta però produce effetti solo se raggiunge tutti i componenti del nucleo familiare in forma comprensibile, e se chi la riceve conosce la vulnerabilità della propria casa e le azioni di protezione da adottare. Governi, imprese e famiglie: le responsabilità della filiera L’UNDRR rivolge le sue indicazioni a tre gruppi di destinatari. Ai governi chiede di sviluppare e far rispettare codici edilizi orientati alla resilienza, che includano anche i requisiti di accessibilità e progettazione inclusiva, e di fondare la pianificazione territoriale sulla conoscenza del rischio. Il documento richiama l’adozione di standard internazionali come i Principles for Resilient Infrastructure. Chiede inoltre di aumentare gli investimenti pubblici nella sicurezza delle abitazioni e di estendere sistemi di allerta multirischio accessibili. Due indicazioni riguardano direttamente il cantiere. La prima è integrare le tecniche costruttive tradizionali con gli standard dell’ingegneria contemporanea. La seconda è formare muratori e artigiani nelle tecniche di costruzione resiliente. Il settore privato, che comprende sviluppatori immobiliari, imprese di costruzione, finanziatori e assicuratori, incide su esposizione e vulnerabilità attraverso le scelte su dove e come costruire, sui materiali e sugli standard adottati. La concept note invita questi operatori ad allinearsi ai principi di ARISE, l’alleanza del settore privato promossa dall’UNDRR, e individua alcune linee d’azione: privilegiare la resilienza di lungo periodo rispetto alle convenienze di breve termine; rispettare gli strumenti urbanistici e le norme tecniche per le costruzioni, compresi i requisiti di accessibilità; condurre valutazioni del rischio climatico e naturale e comunicarne gli esiti in modo chiaro ad acquirenti e locatari; adottare standard di progettazione e costruzione resilienti; sostenere strumenti finanziari e assicurativi per la mitigazione e il trasferimento del rischio, accessibili anche alle famiglie a basso reddito; aiutare le piccole imprese a dotarsi di piani di continuità operativa e di riduzione del rischio. Alle famiglie l’UNDRR raccomanda di informarsi sui pericoli del territorio attraverso fonti ufficiali e di conoscere i sistemi di allerta locali e le relative azioni di protezione. Suggerisce di valutare il rischio al momento dell’acquisto, dell’affitto o della ristrutturazione e di valutare una copertura assicurativa dell’abitazione. Indica infine di predisporre un piano di emergenza familiare e di partecipare alle iniziative di preparazione promosse a livello locale, come quelle della rete Making Cities Resilient 2030 (MCR2030). Esperienze internazionali di resilienza abitativa La campagna 2026 raccoglie alcuni casi concreti. Il più vicino al contesto europeo è quello di Vienna. La città gestisce un vasto patrimonio di edilizia sociale, in cui vive circa metà della popolazione, e lo utilizza come leva per l’adattamento climatico. Gli interventi prevedono isolamento termico contro le temperature estreme, fotovoltaico in copertura, tetti verdi e soluzioni da sponge city come superfici permeabili e aree di ritenzione idrica. Il programma si inserisce nel piano di uscita dai combustibili fossili negli edifici entro il 2040. In Australia, dopo le alluvioni del 2022, il Queensland ha avviato un programma volontario di riacquisto delle case più esposte, finanziato con un fondo da 741 milioni di dollari australiani. Gli immobili vengono acquistati al valore precedente all’alluvione e i terreni riclassificati come non edificabili. A Bogotà l’amministrazione combina immagini da veicoli, droni e algoritmi di machine learning per individuare gli edifici più vulnerabili ai terremoti e orientare gli interventi di adeguamento. In Africa occidentale l’Association la Voûte Nubienne ha realizzato oltre 7.000 abitazioni in terra cruda con la tecnica della volta nubiana. All’interno la temperatura risulta di circa 7 °C inferiore rispetto alle case con copertura metallica. Il quadro italiano: dissesto idrogeologico e patrimonio edilizio L’Italia presenta una vulnerabilità strutturale dovuta alle sue caratteristiche morfologiche, geologiche, idrologiche e sismiche. Il cambiamento climatico e il consumo di suolo la aggravano. Secondo il Rapporto ISPRA “Dissesto idrogeologico in Italia” – Edizione 2024, il 94,5% dei Comuni (7.463) è a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera. Le aree a pericolosità da frana e di attenzione mappate nei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) coprono circa 69.500 km², pari al 23% del territorio nazionale, con un aumento del 15% rispetto alla mosaicatura 2020-2021. ISPRA attribuisce l’incremento soprattutto al miglioramento del quadro conoscitivo, grazie a studi di maggior dettaglio e alla mappatura di nuovi fenomeni. L’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI) censisce oltre 636.000 frane. Il 28% sono fenomeni estremamente rapidi e ad alta distruttività. Edifici a rischio frane e alluvioni: i dati dell’edilizia Per il settore delle costruzioni il dato più significativo riguarda il “patrimonio esposto”. Nelle aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3 e P4) ISPRA conta 742.000 edifici, oltre 582.000 famiglie e quasi 75.000 unità locali di impresa. Gli indicatori dell’edizione 2024 sono stati elaborati con alcune implementazioni metodologiche e nuovi dati di input, tra cui il Censimento Istat 2021 e il DataBase di Sintesi Nazionale dell’IGMI; il confronto con i valori delle edizioni precedenti richiede quindi cautela. Per questo non sono direttamente confrontabili con quelli delle edizioni precedenti. Per le alluvioni gli indicatori di riferimento restano quelli dell’edizione 2021, elaborati su dati 2020. Su oltre 14,5 milioni di edifici, più di 1,5 milioni (10,7%) si trovano in aree inondabili nello scenario di pericolosità media, con tempi di ritorno tra 100 e 200 anni. Le nuove mappe di pericolosità e rischio previste dal terzo ciclo della Direttiva Alluvioni 2007/60/CE sono in aggiornamento per il 2026. All’esposizione si aggiunge l’età del costruito. Secondo il Censimento permanente Istat 2021, l’Italia conta 35,27 milioni di abitazioni. Quasi 20 milioni (56,3%) sono state costruite tra il 1961 e il 2000, mentre circa 11,5 milioni (32,4%) risalgono a prima del 1961. Quasi nove abitazioni su dieci precedono quindi la riclassificazione sismica avviata con l’OPCM 3274 del 2003 e le Norme tecniche per le costruzioni del 2008. Il dato conferma il peso che la riqualificazione integrata, sismica ed energetica, può avere sulla riduzione del rischio. Indicatore Valore Fonte e riferimento Comuni a rischio frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera 7.463 (94,5%) ISPRA, ed. 2024 Territorio in aree a pericolosità da frana e di attenzione (PAI) 69.500 km² (23%) ISPRA, ed. 2024 Edifici in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3-P4) 742.000 ISPRA, ed. 2024 Famiglie in aree a pericolosità da frana P3-P4 oltre 582.000 ISPRA, ed. 2024 Abitanti in aree a pericolosità da frana P3-P4 1,28 milioni (2,2%) ISPRA, ed. 2024 Edifici in aree inondabili, scenario di pericolosità media (Tr 100-200 anni) oltre 1,5 milioni (10,7%) ISPRA, ed. 2021 (dati 2020) Abitanti a rischio alluvioni, scenario di pericolosità media 6,8 milioni ISPRA, ed. 2021 (dati 2020) Abitazioni costruite tra il 1961 e il 2000 quasi 20 milioni (56,3%) Istat, Censimento permanente 2021 Abitazioni costruite prima del 1961 circa 11,5 milioni (32,4%) Istat, Censimento permanente 2021 Interventi di difesa del suolo censiti in ReNDiS (ultimi 25 anni) quasi 26.000 per 19,2 miliardi di euro ISPRA, dati a dicembre 2024 Tabella – Patrimonio edilizio e popolazione esposti al rischio idrogeologico in Italia. I dati sulle frane (ed. 2024) e quelli sulle alluvioni (ed. 2021) derivano da elaborazioni e basi dati differenti. Fonti: ISPRA, Rapporto “Dissesto idrogeologico in Italia” ed. 2021 e 2024; Istat, Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni 2021. Dati, monitoraggio e pianificazione Il messaggio dell’UNDRR sull’accesso all’informazione trova in Italia uno strumento già operativo. La piattaforma IdroGEO di ISPRA consente a cittadini, tecnici e amministrazioni di consultare e scaricare in formato open data le mappe di pericolosità da frana e alluvione e gli indicatori di rischio, fino al livello comunale. L’Istituto sta introducendo un assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale per rispondere alle domande sul dissesto idrogeologico. Sperimenta inoltre il fotomonitoraggio delle frane con sensori fotografici. Il Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo (ReNDiS) censisce invece le opere di mitigazione finanziate. A dicembre 2024 risultano quasi 26.000 interventi, per un importo complessivo di 19,2 miliardi di euro negli ultimi 25 anni. Sul piano delle politiche, il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) indica misure per la prevenzione del dissesto idrogeologico, la gestione sostenibile del suolo e la resilienza di città, infrastrutture ed edifici. Per progettisti e imprese la conoscenza del rischio diventa un dato di progetto, da considerare fin dalla scelta del sito e da tradurre in soluzioni costruttive, sistemi di drenaggio e gestione delle acque meteoriche, anche attraverso infrastrutture verdi e Nature-based Solutions per la gestione delle acque meteoriche. Prevenzione e costi dei disastri La campagna 2026 riprende le conclusioni del Global Assessment Report 2025 (GAR 2025), al centro della scorsa edizione. Considerando anche gli effetti indiretti ed ecosistemici, il costo globale dei disastri raggiunge circa 2.300 miliardi di dollari l’anno, a fronte di circa 202 miliardi di perdite dirette. Tra i messaggi chiave diffusi dall’UNDRR c’è un principio che riguarda direttamente il settore delle costruzioni. Il costo di integrare la resilienza nelle abitazioni è una frazione del costo di ricostruzione dopo un evento disastroso. FAQ – Giornata internazionale per la riduzione dei rischi naturali 2026 Quando si celebra la Giornata internazionale per la riduzione dei rischi naturali? Si celebra ogni anno il 13 ottobre. È stata istituita nel 1989 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per promuovere una cultura della prevenzione e della consapevolezza del rischio. L’organizzazione è affidata all’UNDRR, l’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di disastri. Qual è il tema della Giornata 2026? Il tema è “Resilience Starts at Home”, la resilienza inizia a casa. L’edizione 2026 considera l’abitazione sia come il luogo in cui si manifestano gli impatti dei disastri sia come il primo livello su cui costruire la resilienza. Coinvolge governi, settore privato, comunità e famiglie. Quanti edifici sono a rischio frane e alluvioni in Italia? Secondo il Rapporto ISPRA edizione 2024, 742.000 edifici si trovano in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata. Per le alluvioni l’edizione 2021 indica oltre 1,5 milioni di edifici, il 10,7% del totale, in aree inondabili nello scenario di pericolosità media. Come si può verificare il rischio idrogeologico della propria abitazione? La piattaforma IdroGEO di ISPRA permette di consultare gratuitamente le mappe di pericolosità da frana e alluvione e gli indicatori di rischio per ogni Comune. Per valutazioni puntuali è opportuno rivolgersi a un tecnico abilitato e consultare i piani di protezione civile comunali. Che ruolo hanno progettisti e imprese nella riduzione del rischio? L’UNDRR chiede al settore privato di rispettare norme tecniche e vincoli urbanistici e di adottare standard di progettazione e costruzione resilienti. Chiede anche di comunicare con trasparenza ad acquirenti e locatari i rischi noti e di sostenere strumenti finanziari e assicurativi per la mitigazione. In Italia questo si traduce anche nella riqualificazione integrata, sismica ed energetica, di un patrimonio edilizio in larga parte costruito prima delle norme antisismiche oggi in vigore. Come possiamo contribuire alla riduzione dei rischi naturali nella vita quotidiana? Ognuno può fare la propria parte nel costruire comunità più resilienti. Informarsi sui rischi del territorio in cui si vive, evitare la cementificazione eccessiva, risparmiare risorse idriche, proteggere il verde urbano e sostenere pratiche edilizie sostenibili sono azioni concrete che riducono la vulnerabilità ai disastri. Anche la partecipazione ai piani comunali di emergenza e la conoscenza dei sistemi di allerta locale contribuiscono a rafforzare la sicurezza collettiva. 13/10/2025 L’edizione 2025: finanziare la resilienza L’edizione 2025 della Giornata internazionale per la riduzione dei rischi naturali era dedicata al tema “Fund Resilience, Not Disasters”, finanziare la resilienza e non i disastri. Il riferimento era il Global Assessment Report on Disaster Risk Reduction 2025 (GAR 2025), intitolato “Resilience Pays: Financing and Investing for our Future”. Secondo il rapporto dell’UNDRR, le perdite dirette causate dai disastri ammontano a circa 202 miliardi di dollari l’anno. Il costo reale dei disastri supera però i 2.300 miliardi se si considerano gli effetti a cascata e i danni agli ecosistemi. Il peso di queste perdite, e del debito che generano, ricade soprattutto sui Paesi in via di sviluppo. Il GAR 2025 documenta anche le conseguenze già in atto, dalla comparsa di aree considerate troppo rischiose per essere assicurate alla crescita dei debiti pubblici e delle crisi umanitarie ricorrenti. Il rapporto indica nell’allineamento degli investimenti pubblici e privati al rischio reale la condizione per interrompere questa spirale, e attribuisce al settore privato un ruolo rilevante nel ridurre il divario di protezione assicurativa. Il tema 2026 sposta questa analisi sulla scala dell’abitazione. Tra i messaggi chiave della campagna, l’UNDRR ricorda che integrare la resilienza nelle case costa una frazione di quanto serve per ricostruirle dopo un evento estremo. Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 13 ottobre 2025 Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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