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Sostenibilità ambientale e sociale: cosa sono gli ecovillaggi

La ricerca, talvolta utopistica, di soluzioni abitative e comunità alternative alla società del momento costellano la storia dell’architettura e dell’urbanistica. In questo filone si inseriscono anche gli ecovilaggi, comunità sostenibili in cui oltre a precise aspirazioni socio-culturali, trova notevole sviluppo anche la ricerca di sostenibilità in campo architettonico-tecnologico.

A cura di: Arch. Gaia Mussi

Che cosa sono gli ecovillaggi

 

Un ecovillaggio è un insediamento di modeste dimensioni in cui gli abitanti basano la propria vita e le proprie attività sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale.

 

Ecologia e rispetto per l’ambiente sono i principi che guidano queste “comunità sostenibili”, in cui si cerca uno stile di vita alternativo a quello attuale. In un ecovillaggio l’impatto ambientale è ridotto al minimo, l’autosufficienza alimentare è garantita da forme di agricoltura biologica, si utilizzano fonti di energia rinnovabile e le costruzioni sono progettate secondo i principi dell’architettura sostenibile.

 

È possibile considerare queste comunità come dei laboratori di ricerca, non solo di nuove forme di convivenza sociale, ma anche di nuovi modelli abitativi ecologici, con un approccio che riscopre il legame dell’architettura con la natura e lo studio di apposite tecnologie.

 

La tendenza a voler creare luoghi di vita in qualche modo separati e indipendenti dal resto della società, al di la delle motivazioni, non è nuova cosa. Due importanti esempi risalgono agli anni ’70, quando nacquero The Farm, negli Stati Uniti, e Auroville, in India. Per quanto diversi, in entrambi i casi i due ecovillaggi hanno rappresentato (e lo sono ancora oggi) luoghi di sperimentazione e di ricerca ecologica e sociale. Concentrandosi sugli aspetti più connessi all’edilizia, in questi insediamenti si sono approfondite tematiche quali il riciclaggio dei materiali, la bioedilizia, materiali alternativi, l’energia solare ed eolica, il legame con la tradizione costruttiva. Oggi tutti gli ecovillaggi del mondo, la maggioranza si trova negli Stati Uniti, sono riuniti dalla Gen – Global Ecovillage Network – di cui fa parte anche la rete italiana, la Rive.

 

Negli ecovillaggi le case sono realizzate con materiali naturali, come il legno

Negli ecovillaggi le case sono realizzate con materiali naturali, come il legno

 

Gli ecovillaggi e la riqualificazione di siti abbandonati

In Italia molti ecovillaggi sono nati dal recupero di aree e siti abbandonati, talvolta in stato di degrado. Il tema del recupero nel nostro Paese ha importanza vitale per la ricchezza del patrimonio che lo contraddistingue e l’approccio a questo tipo di interventi non è né facile né banale.

 

Consapevoli delle criticità, per molte persone il recupero di edifici esistenti rappresenta una soluzione sostenibile a problemi di grandi attualità come il consumo di suolo, la riqualificazione di interi borghi in stato di abbandono, l’eccessiva cementificazione. Inoltre, l’intervento sull’esistente permette di mantenere maggior sintonia con la tradizione e la storia del luogo, cercando di applicare moderne tecniche di architettura sostenibile nel rispetto del passato e della natura del costruito esistente.

 

In questi casi i materiali scelti sono locali, le tecniche costruttive tradizionali. Un ecovillaggio che sorge dai resti di un più antico insediamento è una soluzione alternativa a un più tradizionale approccio urbanistico e ai piani di riqualificazione necessari per valorizzare aree con pesanti criticità o in stato di abbandono.

 

Negli ecovillaggi sono privilegiati i Materiali tradizionali

 

Bioedilizia e architettura bioclimatica

Gli ecovillaggi, come anticipato, fondano le proprie attività sul rispetto dell’ambiente e sulla riduzione della propria impronta ecologica. L’architettura che trova sviluppo in questi contesti è ispirata ad una progettazione ecologica, con una scelta di materiali sostenibili e locali, un ridotto consumo di risorse naturali e finalizzata al risparmio energetico.

 

Si può quindi dire che la bioarchitettura riporta alla luce il ruolo dell’architettura come diretto legame tra l’uomo e la natura, ponendo al centro il benessere degli abitanti dell’edificio e il rispetto dell’ambiente in cui vivono. Il frutto del processo edile è la realizzazione di un filtro tra l’uomo e il contesto esterno. L’importanza della progettazione di questo filtro è sottolineata dall’approccio bioclimatico, basato su soluzioni che garantiscono il massimo comfort ambientale interno, riducendo le necessità impiantistiche e il consumo energetico. 

L’importanza del contesto e le soluzioni bioclimatiche più applicate

Un edificio è in qualche modo “vivo”, il suo comportamento muta in base alle condizioni climatiche esterne ed è fondamentale una progettazione consapevole che permetta risposte dinamiche a questi cambiamenti. Il tutto si basa su un bilancio energetico di flussi che attraversano l’involucro, in entrata sotto forma di guadagni, in uscita sotto forma di perdite.

 

L’architettura bioclimatica, quindi, parte dallo studio del contesto, approfondendo le caratteristiche dello specifico sito e del clima locale, studiando la temperatura, l’umidità, i percorsi solari e i venti prevalenti. Da qui la progettazione di determinate forme, la distribuzione degli ambienti interni, lo studio delle aperture e dell’involucro in modo da sfruttare a proprio favore l’irraggiamento solare.

 

Nella maggior parte degli ecovilaggi realizzati ex-novo e senza vincoli dovuti a preesistenze, presa coscienza dei principi della bioclimatica, si possono trovare applicazioni di strategia quali la costruzione di serre bioclimatiche, muri massivi, camini solari, tetti e pareti verdi, facciate ventilate e sistemi più o meno complessi di schermatura. Tutte soluzioni passive per il risparmio energetico.

 

Architettura bioclimatica

 

Le tecniche costruttive e i materiali di un ecovillaggio

Le tecniche costruttive scelte sono spesso legate alla tradizione locale, così come i materiali sono tendenzialmente naturali e recuperabili nel territorio.

 

La maggior parte degli ecovilaggi è composto da strutture in legno, anche secondo le più moderne tecnologie. Queste strutture si prestano, come altre tecniche che ora saranno citate, per l’autocostruzione, che negli ecovilaggi dipende dalla volontà di essere autonomi, riappropriandosi delle tecniche tradizionali, senza rinnegare la tecnologia e aprendosi al dialogo e al supporto di progettisti e tecnici. Generalmente l’autocostruzione comporta l’uso di materiali riciclati o di recupero e l’attenzione al consumo di risorse naturali.

 

Alle strutture in legno, nella maggior parte dei casi sempre in autocostruzione, seguono gli edifici realizzati in terra cruda e paglia. Anche nella scelta della coibentazione si opta generalmente per isolanti naturali, come la lana. Infine, non mancano gli esempi di case costruite completamente con materiali da riciclo, abitazioni a basso costo realizzate con oggetti di recupero quali pneumatici, bottiglie di plastica o bottiglie di vetro.

 

 Autocostruzione casa di paglia

Autocostruzione casa di paglia

 

Come si produce l’energia

Non tutti gli ecovillaggi sono completamente autonomi nella produzione di energia necessaria, ma esistono esempi nei quali oltre a ricorrere completamente alle fonti rinnovabili, i villaggi sono anche privi di allaccio alla rete nazionale. I vincoli per una maggiore diffusione di sistemi per la produzione di energia rinnovabile risiedono principalmente nel costo e nella posa dei pannelli fotovoltaici, il mezzo più diffuso per la produzione di energia elettrica pulita.In alcuni casi, per vincoli ambientali, ne diviene effettivamente impossibile l’installazione.

 

Altre soluzioni sono il ricorso a energia eolica o idroelettrica. Le soluzioni impiantistiche per la produzione del calore negli edifici, al di là della fonte energetica utilizzata per la loro alimentazione, sono diverse. In alcuni ecovillaggi si sono scelte efficienti pompe di calore, combinate con pannelli solari termici, in altri si è optato per le biomasse, così come ci sono casi in cui gli impianti sono più tradizionali e dipendenti dal gas metano.

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