Earth Overshoot Day 2026: il 30 luglio l’umanità esaurisce le risorse della Terra

Il 30 luglio 2026 cade l’Earth Overshoot Day, il giorno in cui la domanda di risorse dell’umanità supera quanto gli ecosistemi terrestri riescono a rigenerare in un anno. La data arriva sei giorni più tardi rispetto a quella del 2025, ma in realtà non si tratta  di un miglioramento: lo slittamento dipende quasi interamente da una revisione statistica sulla capacità degli oceani di assorbire carbonio. In termini reali il divario tra consumi e biocapacità è aumentato e il 2026 registra il livello di sovrasfruttamento più alto mai misurato. Analizziamo cause, dati aggiornati e soluzioni, con un focus sul ruolo delle città e dell’edilizia efficiente.

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Earth Overshoot Day 2026: il 30 luglio l'umanità esaurisce le risorse della Terra

Il 30 luglio è la data in cui, nel 2026, l’umanità avrà consumato l’intero budget ecologico che il Pianeta è in grado di rigenerare nell’arco dell’anno. Da domani si entra nel cosiddetto debito ecologico: per i prossimi cinque mesi il fabbisogno di risorse verrà coperto intaccando il capitale naturale, ovvero emettendo più CO₂ di quanta la biosfera possa assorbire, consumando acqua dolce, suolo, foreste e stock ittici a un ritmo superiore a quello della loro rigenerazione.

Il calcolo è curato dal Global Footprint Network, l’organizzazione internazionale che ha introdotto l’indicatore dell’Impronta Ecologica, insieme alla York University, che produce i National Footprint and Biocapacity Accounts sotto la governance di FoDaFo. Secondo l’edizione 2026, l’umanità sta utilizzando la natura il 73% più velocemente di quanto gli ecosistemi riescano a rigenerarsi: un livello di domanda che equivale a consumare le risorse di 1,73 Pianeti.

Cos’è l’Earth Overshoot Day e come si calcola

Dal 1961 l’organizzazione di ricerca internazionale Global Footprint Network calcola, basandosi su un complesso sistema di dati ufficiali (National Footprint & Biocapacity Accounts – NFA), integrati con stime aggiornate, la data di inizio dell’Earth Overshoot Day, proponendo misure per ritardare questo triste anniversario e promuovendo iniziative socio culturali.

L’Earth Overshoot Day misura il rapporto tra due grandezze: la biocapacità, cioè la quantità di risorse ecologiche che la Terra è in grado di generare in un anno, e l’Impronta Ecologica dell’umanità, ovvero la domanda complessiva di quelle stesse risorse e servizi ecosistemici.

Earth Overshoot Day 2026: il 30 luglio l'umanità esaurisce le risorse della Terra

La data si ottiene dividendo la biocapacità del Pianeta per l’Impronta Ecologica dell’umanità e moltiplicando il risultato per i 365 giorni dell’anno. Il numero ottenuto indica quanti giorni la natura riesce a “coprire”: il resto dell’anno corrisponde all’overshoot globale. Il Global Footprint Network annuncia ogni anno la data il 5 giugno, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente.

I conti si basano sui dati forniti dalle agenzie delle Nazioni Unite e da fonti come il Global Carbon Project e l’International Energy Agency (IEA). L’edizione 2026 dispone di serie complete fino al 2023 e di stime per gli anni successivi, ottenute tramite estrapolazioni (“nowcasting“) per colmare il fisiologico ritardo con cui i dati ufficiali diventano disponibili.

Perché nel 2026 la data è più tardiva, ma l’overshoot è il più alto di sempre

Rispetto al 24 luglio del 2025, l’Earth Overshoot Day 2026 arriva sei giorni dopo; il realtà è una buona notizia solo in apparenza.

Earth Overshoot Day 2026: il 30 luglio l'umanità esaurisce le risorse della Terra
Giornate di superamento dei limiti della Terra nel corso degli anni, a partire dal 1973. In arancione il debito ecologico accumulato. Fonte “Global Footprint Network www.overshootday.org”

Lo slittamento dipende da due effetti opposti. Da un lato, la revisione al rialzo della capacità degli oceani di assorbire carbonio, insieme ad alcuni aggiustamenti minori, ha spostato la data di otto giorni in avanti: un effetto puramente statistico, legato all’aggiornamento dei dati e non a una riduzione reale dei consumi. Dall’altro, l’andamento effettivo del sistema ha spinto nella direzione opposta: nell’ultimo anno il divario tra Impronta Ecologica e biocapacità si è ampliato, anticipando la data di due giorni. Ne risulta un saldo netto posticipato di sei giorni, che tuttavia non modifica la sostanza: il 2026 resta l’anno con il livello di sovrasfruttamento ecologico più alto mai registrato.

È un aspetto metodologico importante anche per interpretare le serie storiche: poiché i dati vengono aggiornati a ogni edizione, il Global Footprint Network ricalcola l’intera serie dal 1961 con la metodologia più recente. Per questo la data di quest’anno non va confrontata con quelle diffuse in passato: l’unico paragone valido è quello all’interno della stessa edizione dei conti. Ricalcolato con l’edizione 2026, l’overshoot day cadeva il 23 settembre nel 2000 e il 15 agosto nel 2010, per poi assestarsi intorno all’inizio di agosto nell’ultimo decennio (con la parentesi del 18 agosto 2020, legata al blocco pandemico): 1° agosto nel 2024 e nel 2025, 30 luglio nel 2026. Un calendario relativamente stabile che però non indica un alleggerimento della pressione, ma un danno che continua ad accumularsi a ritmo costante.

Il debito ecologico accumulato: 20,6 anni di rigenerazione del Pianeta

Più della data pesa la portata del sovrasfruttamento e il fatto che si accumuli anno dopo anno: dall’inizio degli anni Settanta, quando il consumo globale ha superato stabilmente la biocapacità, i deficit annuali si sono sommati in un debito ecologico sempre più ampio.

Oggi questo debito equivale a 20,6 anni della piena capacità rigenerativa della Terra: in altre parole, anche interrompendo da subito ogni ulteriore danno, servirebbero oltre vent’anni di rigenerazione completa del Pianeta per ripristinare l’equilibrio perduto, ammesso che sia interamente reversibile. Ai ritmi attuali il debito cresce di circa 0,73 anni-Pianeta ogni anno.

Una delle conseguenze misurabili è l’aumento della concentrazione atmosferica di gas serra: dall’inizio dell’overshoot globale nel 1972, secondo le stime NOAA, la CO₂ equivalente è passata da 367 a 547 parti per milione (ppm) nel 2026. Sul piano ecologico, il sovrasfruttamento si traduce in deforestazione, erosione del suolo, perdita di biodiversità e accumulo di anidride carbonica, con eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e una capacità produttiva degli ecosistemi in calo.

“Stiamo mettendo alla prova i limiti di quanto danno ecologico possiamo permetterci”, osserva Lewis Akenji, membro del consiglio di amministrazione del Global Footprint Network, ricordando che la scala di ambizione richiesta oggi in mitigazione e adattamento dovrebbe superare qualsiasi investimento storico precedente. Sul fronte delle prospettive, l’altro board member Mathis Wackernagel richiama la fisica: l’overshoot non può durare all’infinito, perché non è possibile intaccare indefinitamente il capitale naturale. Finirà, la domanda è come: per scelta progettata o per collasso subìto.

Le città al centro della sfida: edifici efficienti, energia e mobilità

Il tema del 2026 sposta l’attenzione sulla capacità dei singoli Paesi di rispondere all’overshoot e di preparare le proprie economie a uno scenario prevedibile, segnato da instabilità climatica e scarsità di risorse. In questa cornice, le città diventano il terreno decisivo della trasformazione, un ambito che unisce i temi dell’efficienza energetica, della riqualificazione del patrimonio edilizio e della mobilità sostenibile.

Ricordiamo che oltre metà della popolazione mondiale vive già in aree urbane e la quota salirà a quasi il 70% entro il 2050. Pur occupando appena il 3% della superficie terrestre, le città concentrano circa il 75% dei consumi energetici e il 70% delle emissioni globali di gas serra legate alle attività umane, e allo stesso tempo generano oltre l’80% del PIL mondiale. È in ambito urbano, quindi, che si gioca gran parte della riduzione dell’impronta ecologica.

“Le città non finiscono ai loro confini: la loro impronta ecologica si estende ben oltre il perimetro amministrativo. Ma è proprio nelle città che si gioca una parte decisiva della transizione ecologica”, afferma Eva Alessi, responsabile sostenibilità del WWF Italia. “Investire in mobilità sostenibile, edifici efficienti, servizi condivisi, sistemi alimentari più sostenibili, economia circolare e più natura urbana significa contribuire a diminuire l’impronta ecologica, migliorare la qualità della vita e posticipare l’Earth Overshoot Day”.

Naturalmente è coinvolto anche il settore delle costruzioni: secondo il Global Footprint Network, l’adozione rapida e su scala globale delle tecnologie già disponibili per accelerare la transizione energetica – puntando su efficienza, fonti rinnovabili e uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili, insieme a edifici e sistemi produttivi più efficienti e a una mobilità meno impattante – potrebbe spostare la data di 29 giorni. La riqualificazione energetica del costruito, la diffusione di edifici a energia quasi zero e l’integrazione delle rinnovabili nel tessuto urbano sono obiettivi normativi e leve concrete di riequilibrio ecologico.

Le soluzioni per spostare la data (#MoveTheDate)

Le soluzioni tecnologiche, rinnovabili, pulite e sostenibili esistono ma, per ritardare la data dell’Earth Overshoot Day, vanno implementate su larga scala. La piattaforma Power of Possibility presenta un’ampia gamma di tecnologie commerciali, strategie governative, politiche pubbliche e buone pratiche provenienti da iniziative civiche e accademiche, concentrate in particolare in cinque aree chiave: Città, Energia, Cibo, Popolazione e Pianeta.

The Power of Possibility propone oltre 100 opzioni per spostare la data dell’Earth Overshoot Day.
Per esempio passare alle reti intelligenti e a una maggiore efficienza dei nostri sistemi elettrici garantirebbe uno spostamento della data (si veda la campagna #movethedate) di 21 giorni. Dimezzare gli sprechi alimentari sposterebbe la data di 13 giorni. Coltivare alberi ed altre culture nello stesso terreno posticiperebbe la data di 2,1 giorni. Aumentare le fonti di energia elettrica a basse emissioni di carbonio dal 39% al 75% sposterebbe la data di 26 giorni. Ridurre le emissioni di CO2 da combustibili fossili del 50% sposterebbe la data di tre mesi. Ed esistono molte altre soluzioni.

Sul fronte energetico, la leva più importante resta la decarbonizzazione: ridurre del 50% le emissioni di CO₂ da combustibili fossili sposterebbe la data di circa tre mesi. Nell’ambito della mobilità urbana, un’organizzazione diversa dello spazio pubblico può ridurre in modo significativo la dipendenza dall’auto privata: i superblocks di Barcellona, spesso citati come riferimento, hanno ridotto il traffico veicolare di oltre il 19% nelle aree interessate, e la diffusione su larga scala di modelli analoghi potrebbe aggiungere cinque giorni. Interventi sul sistema alimentare – riduzione degli sprechi, maggiore diffusione di diete a prevalenza vegetale e pratiche agricole più sostenibili – varrebbero circa un mese, mentre il raddoppio della vita utile dei capi di abbigliamento, tramite riparazione, riuso e second hand, consentirebbe di guadagnare altri cinque giorni.

E’ importante anche il linguaggio della sostenibilità d’impresa. Il Global Footprint Network sottolinea che qualsiasi azienda che si definisca “rigenerativa” o “circolare” dovrebbe essere in grado di dimostrare una reale riduzione dell’overshoot globale: in caso contrario, l’etichetta risulta ingannevole. Un principio che si lega direttamente ai temi ESG, alla misurabilità dei KPI ambientali e alla crescente attenzione al greenwashing lungo la filiera.

La ricchezza biologica è la nostra più grande risorsa

La qualità della vita e in qualche modo la stessa sopravvivenza dell’umanità dipendono dalla salute delle risorse biologiche del nostro pianeta: suolo fertile, acqua e aria pulite sono necessari per mantenere il nostro pianeta vivibile, regolando il clima e assorbendo le emissioni di carbonio.

Dato il massiccio uso eccessivo delle risorse biologiche del pianeta, la disponibilità della biocapacità della Terra è sempre più limitata.

Overshoot Day, la ricchezza biologica è la nostra più grande risorsa

La buona notizia è che esistono già soluzioni per migliorare la salute dei nostri ecosistemi e la capacità del pianeta di rigenerare le risorse biologiche:

  • La riforestazione delle foreste tropicali e delle mangrovie ha il triplice vantaggio di aumentare la biodiversità, catturare l’anidride carbonica e fungere da barriera contro le inondazioni durante gli uragani lungo le aree urbane costiere dei tropici e subtropicali. La riforestazione di 350 milioni di ettari di foresta sposterebbe la data dell’Overshoot Day di 8 giorni.
  • L’agricoltura rigenerativa arricchisce il suolo, aumenta la biodiversità e migliora la salute dei bacini idrografici, catturando l’anidride carbonica nel suolo.
  • La pesca sostenibile migliora la salute generale degli oceani e contribuisce a garantire che gli oceani continuino a provvedere alle generazioni future (circa 3 miliardi di persone dipendono dai frutti di mare come fonte primaria di proteine, soprattutto nei paesi a basso reddito).

Queste soluzioni sono in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite, che invitano a conservare e utilizzare in modo sostenibile le risorse marine e a proteggere, ripristinare e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri.

Serve l’impegno di ognuno di noi ma servono soprattutto politiche precise, a partire dal rispetto dell’accordo di Parigi, che impongano per esempio tagli significativi alle emissioni di CO2, che attualmente rappresentano il 60% della nostra impronta ecologica. Se riuscissimo a dimezzarle la data dell’Overshoot Day si posticiperebbe di oltre 3 mesi.

Guadagnare 5 giorni ogni anno permetterebbe di tornare “in pari” con l’uso di risorse naturali entro il 2050.

L’associazione Global Footprint Network ha anche lanciato un calcolatore dell’impronta ecologica che funziona anche su dispositivi mobili e permette agli utenti di misurare la propria impronta ecologica, conoscere soluzioni ed esplorare esempi di pratiche sostenibili.

L’Italia e il quadro europeo

Se tutta l’umanità consumasse come la popolazione italiana, l’Overshoot Day cadrebbe il 3 maggio 2026, dopo 123 giorni dall’inizio dell’anno: servirebbero l’equivalente di 3 Pianeti Terra per sostenere questo livello di consumi. La stessa data, il 3 maggio, è indicata quest’anno per l’Unione Europea nel suo complesso (27 Paesi).

 

Country Overshoot day nel 2026
Credit “Global Footprint Network www.footprintnetwork.org and www.overshootday.org.”

Anche per l’Italia vale la cautela metodologica già evidenziata a livello globale: lo spostamento della data nazionale rispetto all’anno precedente è quasi interamente attribuibile all’aggiornamento dei dati e della metodologia (16 giorni), a fronte di una variazione reale dei consumi pari a un solo giorno. Va inoltre ricordato che le date nazionali sono calcolate sull’edizione 2025 dei conti (che fotografa la situazione 2024), mentre la data globale del 30 luglio si basa sull’edizione 2026: un disallineamento che spiega perché i due valori non siano perfettamente confrontabili.

Il divario tra Paesi resta ampio. Le economie con l’impronta pro capite più elevata esauriscono il proprio budget già in inverno – Qatar il 4 febbraio, Lussemburgo il 17 febbraio, Singapore il 23 febbraio – mentre numerosi Paesi a basso reddito, come Bangladesh, Nigeria, Nepal o India, hanno consumi tali che, se estesi all’intera umanità, non genererebbero alcun overshoot. Un dato che riporta al centro la questione delle disuguaglianze: non è il consumo in sé il problema, ma la sua entità e distribuzione.

Fonte: Global Footprint Network, Country Overshoot Days 2026. I Paesi con impronta pro capite inferiore alla biocapacità mondiale (1,48 gha) non hanno un Overshoot Day.
Paese Overshoot Day 2026 Pianeti necessari
Qatar 4 febbraio 10
Lussemburgo 17 febbraio 7,7
Stati Uniti 14 marzo 5,1
Australia 16 marzo 4,9
Francia 24 aprile 3,2
Italia 3 maggio 3,0
Unione Europea (27) 3 maggio
Germania 10 maggio 2,8
Regno Unito 22 maggio 2,6
Cina 27 maggio 2,5
Spagna 4 giugno 2,4
Brasile 14 agosto 1,6

L’overshoot non è una data inevitabile

L’Earth Overshoot Day non è un anniversario ineluttabile, ma il risultato di scelte precise: modello energetico, sistema alimentare, organizzazione delle città, consumo di materiali. Per il WWF, che rilancia il tema con l’iniziativa Urban Nature 2026 dedicata alla natura in città (in programma il 3 e 4 ottobre), la trasformazione urbana è uno dei luoghi in cui il cambiamento può diventare concreto, unendo riduzione dell’impronta, qualità della vita e resilienza ai fenomeni climatici estremi.

Verde urbano, alberature, tetti e pareti verdi, maggiore permeabilità del suolo contribuiscono a mitigare l’effetto “isola di calore“, a migliorare la qualità dell’aria e a rafforzare la capacità delle città di rispondere agli eventi estremi. Interventi che, sommati a efficienza energetica, rinnovabili, economia circolare e mobilità sostenibile, tracciano una direzione chiara per riportare consumi e sviluppo entro i limiti del Pianeta.

FAQ – Earth Overshoot Day 2026

Quando cade l’Earth Overshoot Day 2026?

Il 30 luglio 2026. È la data in cui l’umanità avrà consumato l’intero budget di risorse che la Terra è in grado di rigenerare nell’anno; da quel giorno si vive in debito ecologico.

Perché la data del 2026 è più tardiva di quella del 2025?

Perché una revisione statistica sulla capacità degli oceani di assorbire carbonio ha spostato in avanti la data di otto giorni. Si tratta di un effetto legato all’aggiornamento dei dati, non di un miglioramento reale: nella realtà il divario tra consumi e biocapacità è aumentato e il 2026 registra il livello di overshoot più alto mai misurato.

Cos’è l’Earth Overshoot Day?

È l’indicatore, elaborato dal Global Footprint Network, che segnala il momento in cui la domanda annuale di risorse dell’umanità supera la capacità della Terra di rigenerarle. Misura il divario tra Impronta Ecologica e biocapacità.

Come viene calcolato?

Si divide la biocapacità del Pianeta per l’Impronta Ecologica dell’umanità e si moltiplica per 365. I conti si basano su dati ONU e su fonti come Global Carbon Project e IEA, aggiornati ogni anno; per questo l’intera serie storica viene ricalcolata a ogni edizione.

Quando cade l’Overshoot Day dell’Italia nel 2026?

Il 3 maggio 2026: se tutti consumassero come la popolazione italiana servirebbero 3 Pianeti. Lo spostamento rispetto all’anno precedente dipende quasi interamente dall’aggiornamento dei dati e della metodologia, più che da variazioni reali dei consumi.

Quali soluzioni possono spostare la data?

Ridurre del 50% le emissioni di CO₂ da fonti fossili sposterebbe la data di circa tre mesi. L’accelerazione della transizione energetica, con efficienza, rinnovabili ed edifici più performanti, vale 29 giorni; mobilità urbana sostenibile e interventi sul sistema alimentare aggiungono ulteriore margine.

Cosa rischiamo se ignoriamo l’overshoot?

L’aggravarsi di perdita di biodiversità, instabilità climatica e insicurezza alimentare ed energetica, con un debito ecologico che continua a crescere di circa 0,73 anni-Pianeta l’anno e ricade su economie e comunità meno preparate.

Perché la data cambia ogni anno?

Dipende dal rapporto tra la domanda (Impronta Ecologica) e l’offerta (biocapacità della Terra). Più aumentano i consumi o più si riduce la capacità rigenerativa del pianeta, più la data si anticipa.

Che impatto ha il nostro stile di vita?

Un impatto diretto. Le nostre abitudini alimentari, il tipo di energia che usiamo, come ci spostiamo e cosa consumiamo influenzano la nostra impronta ecologica.


24/07/2025

24 luglio, l’Earth Overshoot Day arriva sempre prima

Oggi 24 luglio è l’Earth Overshoot Day 2025, la data in cui l’umanità ha consumato tutte le risorse che la Terra è in grado di rigenerare in un anno e inizia il debito ecologico. Un allarme ambientale globale che si ripete puntuale, che quest’anno è arrivato 1 settimana prima del 2024. Proviamo a capire le cause, le conseguenze e le soluzioni possibili per rientrare nei limiti ecologici del nostro pianeta.

2 agosto, Earth Overshoot Day 2024

1 settimana prima rispetto allo scorso anno è arrivato implacabile l’Earth Overshoot Day a ricordarci che sfruttiamo troppo il pianeta e che le risorse naturali non sono infinite.

Oggi 24 luglio segna dunque la data in cui l’umanità nel 2025 ha utilizzato tutte le risorse rinnovabili. Da oggi, viviamo in rosso, consumando risorse naturali che la Terra non riesce a rigenerare nei tempi naturali: è iniziato il debito ecologico.

Che l’Earth Overshoot Day cada il 24 luglio significa che l’umanità sta utilizzando la natura 1,8 volte più velocemente di quanto gli ecosistemi terrestri possano rigenerarsi.

Nel 2025, i dati ci dicono che ogni persona consuma in media 2,65 ettari globali, mentre la biocapacità disponibile per ciascuno è di soli 1,49 ettari. Il 62% della nostra impronta deriva dalle emissioni di carbonio, che continuano a crescere nonostante gli impegni globali per la decarbonizzazione. Spesso tutti noi ci comportiamo come se le risorse rinnovabili fossero infinite, ma non è così e tutti i nostri comportamenti influenzano i consumi di energia. Questo sforamento si verifica infatti perché le persone emettono più CO₂ di quanta la biosfera possa assorbire, usano più acqua dolce di quanta ne venga ricreata, sfruttano più alberi di quanti ne ricrescano, pescano più velocemente di quanto le riserve si rigenerino. Questo uso eccessivo, al di là di ciò che la natura può rinnovare, esaurisce inevitabilmente il capitale naturale della Terra, compromettendo la sicurezza delle risorse a lungo termine.

Certo, è giusto ricordare che tutti possiamo e dobbiamo migliorare il nostro comportamento, ma il vero cambiamento può arrivare solo dai governi, a livello nazionale e internazionale, con azioni su larga scala, politiche e strategie coerenti con la situazione di fragilità che sta vivendo il Pianeta, prima che non ci sia più tempo.

Per raggiungere l’obiettivo dell’IPCC delle Nazioni Unite di ridurre le emissioni di carbonio del 43% a livello mondiale entro il 2030 rispetto al 2010, sarebbe necessario spostare l’Earth Overshoot Day di 19 giorni all’anno per i prossimi sette anni.

earth overshoot day dal 1971 al 2025

Una data, quella dell’Earth Overshoot Day, che purtroppo viene spesso anticipata da un anno all’altro, a parte la pausa del 2020 quando, a causa del blocco delle attività per la pandemia, è stata posticipata al 22 agosto: nel 2024 è stata il 1 agosto, nel 2023 il 2 agosto, nel 2021 il 29 luglio, nel 2017 il 2 agosto, nel 2016 l’8 agosto, nel 2000 a fine settembre, nel 1997 era l’8 ottobre.

Le conseguenze dell’overshoot day

I costi di questo eccessivo sfruttamento ecologico globale si concretizzano negli eventi metereologici estremi sempre più frequenti, deforestazione, ondate di calore, incendi, siccità, scarsità di acqua dolce, erosione del suolo, perdita di biodiversità e accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera.

Attualmente l’umanità utilizza il 74% in più di quanto gli ecosistemi del pianeta possono rigenerare, il che equivale ad utilizzare “1,8 Terre”.

C’è anche il tema delle disuguaglianze economiche che va affrontato: se il 20% dei consumatori più ricchi adottasse stili di vita a basso impatto ambientale, si potrebbe abbattere la pressione sugli ecosistemi globali fino al 53%. Non è il consumo in sé il problema, ma come e quanto consumiamo. Secondo il Global Footprint Network, oggi 5,8 miliardi di persone vivono in aree dove il sovrasfruttamento delle risorse compromette direttamente la qualità e la sicurezza della vita.

Lewis Akenji, membro del consiglio di amministrazione del Global Footprint Network, sottolinea che: “Siamo al limite di quanto danno ecologico possiamo permetterci. L’overshoot finirà. La domanda è come: con un progetto o con un disastro”.

Il sovrasfruttamento delle risorse naturali comporta gravi conseguenze ecologiche.
Tra queste troviamo:

  • Deforestazione: la perdita di foreste accelera i cambiamenti climatici e riduce la biodiversità.
  • Erosione del suolo: il deterioramento del suolo compromette la produttività agricola e la sicurezza alimentare.
  • Perdita di biodiversità: la distruzione degli habitat naturali minaccia numerose specie animali e vegetali.
  • Accumulo di CO2: l’aumento dei livelli di anidride carbonica contribuisce al riscaldamento globale e a eventi climatici estremi.

Maglia nera all’Italia

L’analisi dell’Overshoot Day dei singoli Paesi mostra che in Italia non abbiamo lavorato bene considerando che la data di non ritorno è stata il 6 maggio, 14 giorni prima dello scorso anno. Secondo le analisi del Global Footprint Network, nel nostro caso le attività maggiormente impattanti sono i consumi alimentari e il settore dei trasporti. Il nostro Overshoot Day cade a 250 giorni dalla fine dell’anno, se fosse così a livello globale servirebbero 2,9 pianeti Terra per soddisfare i bisogni.
Certo siamo in buona compagnia e ci sono paesi, come il Qatar o Lussemburgo, che già a febbraio hanno terminato le risorse rinnovabili. Medaglia d’oro all’Uruguay che le terminerà il 17 dicembre.

Overshoot Day 2025 nei singoli Paesi del mondo. In Italia il 6 maggio

E’ bene ricordarci che ognuno di noi può contribuire a ridurre l’impatto ambientale attraverso scelte quotidiane consapevoli: riducendo l’uso della plastica, scegliendo i trasporti pubblici piuttosto che la macchina, riciclando.

La voce del WWF: transizione, alimentazione ed economia circolare

Anche il WWF si unisce al richiamo globale lanciato dall’Earth Overshoot Day 2025, sottolineando come il nostro attuale modello di consumo ci porti a vivere “a credito” rispetto alla biocapacità del pianeta. L’organizzazione, attraverso la campagna Our Future, invita a cambiare rotta adottando soluzioni concrete in cinque ambiti: transizione energetica, economia circolare, alimentazione sostenibile, mobilità green e politiche ambientali più ambiziose.

Non solo stiamo vivendo ‘a credito’ ogni anno, ma abbiamo anche accumulato un enorme debito nei confronti del sistema Terra,” ha dichiarato Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità del WWF Italia. “Ripagare questo debito – in termini ecologici – è quasi impossibile se continuiamo a ignorarne le conseguenze”.

Secondo il WWF, è possibile posticipare l’Overshoot Day di 5 giorni ogni anno con una combinazione realistica di tecnologia, comportamenti individuali e politiche pubbliche: un passo decisivo per rientrare nei limiti del pianeta entro il 2050.


1/08/2023

Un evento in Slovenia per celebrare l’Erath Overshoot Day 2023

Per la prima volta il Ministero dell’Ambiente, del Clima e dell’Energia della Slovenia, in collaborazione con Global Footprint Network hanno organizzato ieri un evento dedicato alle implicazioni dell’overshoot day. Il ministro sloveno dell’ambiente Bojan Kumer ha sottolineato che “La Slovenia è il primo paese dell’UE ad affiancare Nazioni quali l’Ecuador, il Giappone, le Filippine, la Svizzera e gli Emirati Arabi Uniti nell’utilizzo dei dati dell’Impronta Ecologica e nel sostenere ufficialmente questo indicatore come strumento utile per orientare la politica ambientale“, con l’obiettivo di ridurre del 20% entro il 2030 la propria impronta ecologica


26/07/2021

29 luglio: abbiamo finito le risorse rinnovabili

Il 29 luglio è l’Overshoot Day 2021, ovvero il giorno che segna l’inizio del debito ecologico a causa dell’eccessivo sfruttamento del pianeta: abbiamo utilizzato tutte le risorse rinnovabili. Per soddisfare il bisogno attuale di risorse ci servirebbero 1,6 pianetiOvershoot day 29 luglio 2021: abbiamo finito le risorse rinnovabili

Indice degli argomenti:

Lo scorso anno, “grazie” all’emergenza sanitaria e ai lockdown imposti dai governi di tutto il mondo, l’Overshoot Day è stato il 22 agosto, ma nel 2021 purtroppo siamo tornati ai dati del 2019 e il 29 luglio segna l’inizio del nostro debito ecologico perché abbiamo utilizzato tutte le risorse rinnovabili disponibili l’anno in corso, sfruttando la natura di più di quanto questa si possa rinnovare.

Come ogni anno ha calcolato la data di inizio dell’Overshoot Day l’organizzazione di ricerca internazionale Global Footprint Network, confrontando l’impronta Ecologica totale con la capacità della Terra di rigenerare risorse naturali rinnovabili nell’anno di riferimento (biocapacità).

Dunque da giovedì 29 luglio fino alla fine dell’anno la terra sarà sovrasfruttata dall’uomo. E la cosa grave, sottolinea l’associazione, è che, a parte la pausa del 2020, ogni anno questa data è anticipata: nel 2018 è stata il 1 agosto, nel 2017 il 2 agosto, nel 2016 l’8 agosto, sei anni fa il 13 agosto, nel 2000 a fine settembre, nel 1997 era l’8 ottobre.

Risorse rinnovabili: non sono infinite

I fattori principali che hanno determinato la data dell’Earth Overshoot Day 2021 sono stati l’aumento del 6,6% dell’impronta di carbonio e la diminuzione della biocapacità forestale globale dello 0,5%, soprattutto a causa della deforestazione in Amazzonia. Le stime dicono che le emissioni di CO2 legate ai trasporti alla fine dell’anno saranno inferiori rispetto a quelle dei livelli pre-covid, mentre ci si attende un aumento del 5% circa di quelle legate ai consumi energetici, con la crescita dell’uso del carbone.

Erth overshoot day dal 1970 al 2021

Nonostante gli impegni per il clima continuiamo a usare più risorse ecologiche di quanto la natura possa rigenerare nel corso dell’anno. A causa della pesca intensiva, dello sfruttamento indiscriminato delle foreste e di eccessive emissioni di anidrite carbonica in atmosfera, che le foreste non riescono ad assimilare, con il rischio di eventi meteorologici estremi, abbiamo un tasso di consumo delle risorse naturali 1,6 volte più veloce di quanto gli ecosistemi riescano a rigenerarsi e utilizziamo il 74% in più di risorse rispetto a quelle disponibili in natura.

Per soddisfare il bisogno attuale di risorse ci servirebbero 1,6 pianeti ma, continuando con questo trend, entro il 2030 si arriverà a 2 terre.

La campagna #movethedate

La Global Footprint Network sottolinea che possiamo invertire le tendenze di consumo delle risorse naturali, migliorando la qualità della vita per tutte le persone e propone la campagna #movethedate, per cercare di posticipare l’Overshoot Day.

Esistono in particolare 5 macro aree su cui si può iniziare a intervenire per migliorare la sostenibilità e garantire la transizione verso un mondo sostenibile e a zero emissioni di carbonio: cibo, città, popolazione, natura ed energia.

La campagna #movethedate per posticipare l'overshoot day

  • Il modo in cui soddisfiamo una delle nostre esigenze di base, il cibo, può avere importanti impatti sulla sostenibilità. Approvvigionare il cibo a livello locale ed evitare cibi altamente trasformati può ridurre l’Impronta Ecologica.
  • Si prevede che tra il 70% e l’80% della popolazione mondiale vivrà in città entro il 2050. Di conseguenza, la pianificazione urbana e le strategie di sviluppo urbano sono fondamentali per garantire un equilibrio tra risorse naturali e domanda della popolazione. Tra gli esempi si possono citare gli edifici ad alta efficienza energetica e lo sviluppo di sistemi efficaci e sostenibili per il trasporto pubblico. Quest’ultimo è un aspetto molto importante perché la mobilità personale rappresenta il 17% dell’impronta di carbonio dell’umanità
  • Decarbonizzare l’economia è la nostra migliore opportunità possibile per affrontare il cambiamento climatico e migliorare l’equilibrio tra la nostra impronta ecologica e le risorse naturali rinnovabili del pianeta. Oltre 150 anni fa, l’impronta di carbonio dell’umanità era vicina allo zero. Se vogliamo essere all’altezza dell’impegno siglato con l’Accordo di Parigi sul clima del 2015, di limitare l’aumento della temperatura globale a meno di 2°C (o addirittura 1,5°C), l’Impronta di carbonio dovrebbe essere nuovamente pari a zero prima del 2050.
  • L’impegno affinché tutti vivano in condizioni di sicurezza in un mondo di risorse limitate richiede che si tenga conto della crescita demografica. L’emancipazione delle donne è essenziale per la sostenibilità globale.
  • La qualità della vita dell’umanità dipende dalla salute delle risorse biologiche del nostro pianeta. Terreno fertile, acqua pulita e aria pulita sono necessari alla nostra sopravvivenza. Oceani e foreste hanno un ruolo fondamentale nel regolare il clima e assorbire le emissioni di carbonio.

A questo proposito Global Footprint Network ha lanciato una piattaforma in cui si possono condividere le soluzioni efficaci facilmente implementabili nel nostro quotidiano.

100 giorni alla COP26 di Glasgow

Tra 100 giorni, dal 31 ottobre al 12 novembre, è in programma la Cop26 a Glasgow, conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Inizia oggi la campagna lanciata da Global Footprint Network e Agenzia per la Protezione Ambientale “100 Days of Possibility“, con una serie di buone pratiche che ogni paese, città o azienda può attuare per posticipare la data dell’Overshoot Day, coerentemente con le risorse disponibili in natura. Ogni giorno fino al 31 ottobre saranno rivelate le soluzioni efficaci e scalabili per la salvaguardia climatica. Alcuni esempi? Il calcestruzzo circolare a basso contenuto di carbonio sviluppato dall’azienda svizzera Eberhard; la rete intelligente per l’Egitto di Schneider Electric; i tessuti ecologici di Hessnatur, la promozione di sistemi alimentari sostenibili di Foodnected e la linea ferroviaria convertita in una pista ciclabile per pendolari a Wuppertal.

Il WWF a questo proposito ricorda che sono già disponibili molte soluzioni che possono contribuire a limitare la nostra impronta ecologica e a posticipare la data dell’Overshoot Day: fare scelte di consumo attente, soprattutto legate all’alimentazione, ma anche ridurre l’impronta di carbonio.


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