Giornata Mondiale dell’Ambiente 2026: #NowForClimate

Il 5 giugno 2026 si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente, il principale evento globale promosso dall’UNEP per la sensibilizzazione ambientale. Il tema di quest’anno è l’azione climatica: il pianeta invia segnali sempre più chiari — ondate di calore, incendi, ghiacciai che scompaiono, innalzamento del livello del mare — e la campagna internazionale #NowForClimate chiede a governi, imprese e cittadini di rispondere con scelte concrete. La commemorazione globale si terrà a Baku, in Azerbaigian, Paese ospitante che porta con sé l’eredità della COP29.

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5 giugno 2026: Giornata Mondiale dell'Ambiente sul tema #NowForClimate

Il 5 giugno di ogni anno dal 1972 si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente, istituita dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) con l’obiettivo di incoraggiare un cambiamento positivo nelle abitudini quotidiane, nelle politiche aziendali e nelle scelte di governo. Coinvolge oltre 150 Paesi in tutto il mondo ed è diventata la principale piattaforma internazionale per la sensibilizzazione su sostenibilità ambientale, salvaguardia degli ecosistemi e riduzione delle emissioni climalteranti.

Ogni anno la ricorrenza è caratterizzata da un tema specifico e da un Paese ospitante: entrambi gli elementi orientano le campagne di comunicazione, gli eventi e le iniziative promosse a scala globale.

Il tema 2026: ascoltare i segnali del clima

L’edizione 2026 mette al centro il cambiamento climatico nella sua dimensione più urgente: è ora di ascoltare i segnali che la Terra sta inviando.
L’UNEP ci ricorda che la soglia di 1,5°C — indicata dagli accordi di Parigi come limite da non superare — è già in corso di violazione.

Giornata mondiale dell’ambiente 2026: #NowForClimate

Innalzamento del livello del mare, ondate di calore record, riduzione dei ghiacciai e incendi di scala inedita non sono scenari futuri ma realtà documentate. Eppure, accanto a questi segnali di crisi, emergono con crescente forza segnali opposti: la diffusione accelerata delle rinnovabili, la riqualificazione di interi quartieri urbani in chiave sostenibile, la riforestazione, le politiche di riduzione del metano, la mobilità elettrica.

In occasione della giornata mondiale dell’ambiente 2026 si vuole dunque denunciare l’emergenza, ma anche dare grande visibilità alle soluzioni già in atto. “Il pianeta non discute, non negozia. Invia segnali“, recita la campagna UNEP. La domanda che il World Environment Day 2026 pone è: quali segnali sceglieremo di rimandare?

#NowForClimate: la campagna UNEP

La campagna ufficiale si articola intorno all’hashtag #NowForClimate e chiama all’azione governi, città, imprese e individui su scala globale. L’invito è ad agire ora, senza attendere condizioni migliori o accordi più favorevoli: ogni azione conta, ogni scelta è un segnale.

I messaggi chiave della campagna 2026 individuano alcune direttrici di intervento prioritarie:

Il clima e le sue soluzioni. Gli impatti climatici crescono, ma crescono anche le soluzioni: agire ora riduce rischi sanitari, perdite economiche e conflitti. Secondo le stime UNEP, un’azione tempestiva potrebbe prevenire milioni di morti e trilioni di dollari in perdite economiche entro il 2050.

Le energie rinnovabili crescono a ritmo accelerato. In diversi mercati, solare ed eolico hanno già superato il carbone come fonte di generazione. La transizione energetica è in atto, e accelerarla è economicamente vantaggioso.

Gli edifici sostenibili come leva. La campagna cita esplicitamente gli edifici a basso consumo energetico tra le soluzioni prioritarie: il settore costruito è responsabile di circa il 40% dei consumi energetici globali, ma è anche uno di quelli con il maggior potenziale di riduzione attraverso efficienza, NZEB, materiali a bassa carbon footprint e building retrofit.

Il ruolo delle Nature-based Solutions (NbS). Foreste, oceani, zone umide e suoli sono carbon sink naturali. Proteggere e ripristinare gli ecosistemi è una strategia di adattamento e mitigazione climatica. Le foreste urbane, rileva l’UNEP, possono abbassare le temperature cittadine fino a 4°C.

Le città come laboratorio. Le aree urbane generano oltre il 70% delle emissioni globali, ma sono anche i luoghi in cui si concentra la capacità di innovazione. Il caldo estremo è oggi uno dei rischi urbani in più rapida crescita, e le soluzioni — verde urbano, infrastrutture ibride, cooling sostenibile — sono già disponibili.

L’azione climatica come opportunità. La transizione produce crescita, occupazione e investimenti. La resilienza climatica potrebbe sbloccare 18 trilioni di dollari in opportunità economiche globali.

Cosa possiamo fare

La campagna #NowForClimate si rivolge a tutti i livelli: istituzionale, aziendale, professionale e individuale.

Alcune indicazioni concrete:

  • Avviare una conversazione: informarsi, condividere, sensibilizzare il proprio network professionale e personale sul tema del cambiamento climatico e delle soluzioni disponibili.
  • Sostenere o adottare soluzioni: dal retrofit energetico degli edifici alla mobilità elettrica, dalle energie rinnovabili alla riduzione degli sprechi alimentari, ogni scelta operativa è un segnale.
  • Partecipare: registrare eventi locali sulla mappa globale del World Environment Day, aderire alle iniziative UNEP, condividere segnali climatici positivi con l’hashtag #NowForClimate taggando @UNEP.

L’Azerbaigian ospita la commemorazione globale 2026

La Repubblica dell’Azerbaigian ospiterà il 5 giugno 2026 la commemorazione globale della Giornata Mondiale dell’Ambiente a Baku. Il Paese ha ospitato la COP29 nel novembre 2024, ottenendo risultati rilevanti in materia di finanza climatica e mercati del carbonio, e ora guida il proprio impegno ambientale sotto il tema nazionale “Inspired by Nature. For Climate. For Our Future“.

5 giugno 2026, giornata mondiale dell'Ambiente: L'Azerbaigian ospita la commemorazione globale

L’Azerbaigian è una nazione di straordinaria diversità naturale, con due grandi zone climatiche — subtropicale e temperata — e otto tipi climatici distinti, dalle foreste subtropicali agli ecosistemi alpini. Più del 10% del territorio nazionale è oggi sotto protezione, incluse le storiche Foreste Ircane, patrimonio UNESCO, che ospitano oltre 3.000 specie vegetali.

Sul fronte della transizione energetica, il Paese ha assunto impegni concreti nell’ambito dell’Accordo di Parigi: riduzione del 40% delle emissioni entro il 2035 rispetto ai livelli del 1990 e raggiungimento del 30% di energia rinnovabile nel mix energetico entro il 2030. Progetti già in corso includono il Garadagh Solar Plant da 230 MW e il Khizi–Absheron Wind Farm da 240 MW, con ulteriori capacità superiori a 1 GW in fase di sviluppo.

A Baku avanzano anche le politiche di mobilità urbana sostenibile: bus a emissioni zero o ridotte, infrastrutture per veicoli elettrici, soluzioni smart city. Le regioni di Karabakh e Zangezur orientale sono in fase di trasformazione in zone a emissioni zero, con integrazione di energie rinnovabili, ripristino degli ecosistemi e sviluppo post-conflitto. Sul versante plastica, l’Azerbaigian ha adottato dal 2019 un piano d’azione per ridurre l’impatto degli imballaggi plastici, con riforme legislative che vietano importazione, produzione e vendita di plastiche monouso e sacchetti in polietilene con spessore inferiore a 15 micron.

Clima e costruito: il settore edilizio davanti alla transizione

Il World Environment Day 2026 riafferma il ruolo del settore delle costruzioni nella lotta al cambiamento climatico. Gli edifici — nella loro costruzione, gestione e ciclo di vita — rappresentano una quota rilevante delle emissioni globali di CO₂, ma anche uno dei comparti con le maggiori possibilità di intervento.

Giornata mondiale dell'ambiente: il ruolo del settore edilizio davanti alla transizione

I messaggi della campagna UNEP si allineano con l’agenda della Direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive), recentemente riformata in sede europea, che punta alla progressiva decarbonizzazione del parco edilizio esistente. La transizione verso edifici NZEB (Nearly Zero Energy Buildings) e ZEB (Zero Energy Buildings), l’efficienza energetica degli involucri, la sostituzione degli impianti termici con pompe di calore e soluzioni HVAC efficienti, l’integrazione del fotovoltaico in copertura e facciata (BIPV), il building retrofit su larga scala: sono questi i pilastri di un comparto che può — e deve — contribuire attivamente alla risposta climatica.

A ciò si aggiunge la dimensione della resilienza urbana: progettare e costruire per resistere alle ondate di calore, alle alluvioni e agli eventi estremi è ormai parte integrante della qualità progettuale. La qualità dell’aria indoor, il comfort termoigrometrico, la gestione dei ponti termici e la trasmittanza dell’involucro non sono solo parametri normativi, ma indicatori di salute e benessere degli occupanti.

FAQ – Giornata Mondiale dell’Ambiente 2026

Cos’è la Giornata Mondiale dell’Ambiente?

La Giornata Mondiale dell’Ambiente, istituita nel 1972 dalle Nazioni Unite, si celebra ogni anno il 5 giugno. È il principale evento globale dedicato alla sensibilizzazione ambientale e coinvolge governi, imprese, associazioni e cittadini con iniziative concrete in oltre 150 Paesi.

Qual è il tema della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2026?

Il tema del 2026 è l’azione climatica. La campagna UNEP, identificata dall’hashtag #NowForClimate, si concentra sui segnali che il pianeta invia — innalzamento dei mari, ondate di calore, incendi, fusione dei ghiacciai — e sulla necessità di rispondere con azioni immediate e concrete a tutti i livelli.

Dove si celebra il World Environment Day 2026?

La commemorazione globale si svolge a Baku, nella Repubblica dell’Azerbaigian, Paese ospitante per il 2026. L’Azerbaigian ha già ospitato la COP29 nel 2024 e porta avanti impegni concreti in materia di transizione energetica e riduzione delle emissioni.

Cosa significa #NowForClimate?

#NowForClimate è l’hashtag e il nome della campagna UNEP per il 2026. Invita governi, città, aziende e individui ad agire subito sul fronte climatico, senza attendere: ogni scelta, piccola o grande, è un segnale che può orientare il cambiamento.

Cosa c’entra il settore edilizio con la Giornata Mondiale dell’Ambiente?

Il settore delle costruzioni è responsabile di circa il 40% dei consumi energetici globali e di una quota significativa delle emissioni di CO₂. La campagna UNEP 2026 cita esplicitamente gli edifici sostenibili tra le soluzioni prioritarie per la decarbonizzazione, insieme alle energie rinnovabili, alla mobilità elettrica e al ripristino degli ecosistemi naturali. La Direttiva EPBD europea va nella stessa direzione, imponendo traiettorie di efficienza e riqualificazione energetica del parco edilizio esistente.

Come posso partecipare al World Environment Day 2026?

Si può aderire organizzando o partecipando a eventi locali registrati sulla piattaforma UNEP, condividendo segnali climatici positivi sui social con #NowForClimate, e adottando nei propri contesti — lavorativi, progettuali, domestici — scelte orientate alla riduzione delle emissioni e all’efficienza energetica.


5/6/2025

Giornata Mondiale dell’Ambiente 2025: #BeatPlasticPollution

La Giornata Mondiale dell’Ambiente 2025 si terrà in Corea del Sud, e si concentrerà sul tema #BeatPlasticPollution, con focus sulla lotta all’inquinamento da plastica e sulla transizione verso un’economia circolare.

Indice degli argomenti:

Il 5 giugno di ogni anno dal 1972 si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente. Un evento  istituito dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), che mira a incoraggiare un cambiamento positivo nelle abitudini quotidiane delle persone e nelle politiche governative e che coinvolge più di 100 paesi in difesa dell’ecosistema.  Si tratta di un’occasione di confronto sui temi della sostenibilità ambientale, della salvaguardia del pianeta e della diminuzione delle emissioni di CO2.

Tema dell’edizione 2025 ospitata in Corea del Sud è #BeatPlasticPollution, con focus sulla lotta all’inquinamento da plastica e sulla transizione verso un’economia circolare. Torna dunque il tema già protagonista dell’edizione 2023 della Giornata mondiale dell’Ambiente.

La plastica ci invade: una crisi planetaria

Ogni anno sono prodotte 430 milioni di tonnellate di plastica, di cui circa due terzi sono a breve ciclo di vita e 11 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli ecosistemi acquatici. Le microplastiche si accumulano nei suoli, nei mari e nei nostri alimenti.

I costi ambientali e sociali? Tra i 300 e i 600 miliardi di dollari all’anno.

Eppure, la crisi della plastica è anche una delle più risolvibili sfide ambientali attuali. Il messaggio del 2025 è chiaro: rifiutare, ridurre, riutilizzare, riciclare e ripensare l’intero ciclo di vita della plastica. Governi, aziende, ONG e cittadini in tutto il mondo stanno già sviluppando soluzioni innovative per eliminare l’inquinamento da plastica. Le ricerche indicano che un approccio basato sul ciclo di vita dei prodotti potrebbe far risparmiare fino a 4.500 miliardi di dollari in costi sociali e ambientali entro il 2040.

L’uso della plastica e le conseguenze sull’ambiente

E’ noto che la plastica abbia molti usi utili, ma la dipendenza di tutti noi dai prodotti di plastica monouso, ha provocato gravi conseguenze ambientali, sociali, economiche e sanitarie. I rifiuti di plastica – presenti nei fiumi, nell’oceano o sulla terraferma – possono persistere nell’ambiente per secoli. Le stesse proprietà che rendono la plastica così utile – la sua durata e la sua resistenza al degrado – la rendono anche quasi impossibile da smantellare completamente per la natura.

Giornata mondiale dell'ambiente, l’uso della plastica e le conseguenze sull’ambiente

La maggior parte degli oggetti di plastica non scompare mai del tutto, ma si scompone in pezzi sempre più piccoli. Queste microplastiche sono presenti anche nell’aria, nell’acqua e nel cibo e e raggiungono perciò i nostri polmoni e le nostre tavole. Uno studio ha recentemente rilevato la presenza di microplastiche nella placenta dei neonati. Gli effetti sulla salute sono ancora sconosciuti, ma secondo alcuni studi le sostanze chimiche associate alla plastica, come il metilmercurio, i plastificanti e i ritardanti di fiamma, possono entrare nell’organismo.

Nei Paesi in cui i sistemi di gestione dei rifiuti solidi sono carenti, i rifiuti di plastica – in particolare i sacchetti di plastica monouso – possono intasare le fognature e costituire terreno fertile per zanzare e parassiti, aumentando così la trasmissione di malattie come la malaria.

Come siamo arrivati qui?

Dagli anni Cinquanta agli anni Settanta, la produzione di plastica è stata minima, nei successivi 20 anni la produzione di plastica, e di conseguenza dei suoi rifiuti, è più che triplicata. All’inizio degli anni 2000, la quantità di rifiuti di plastica generati è aumentata in un solo decennio più dei 40 anni precedenti.

Giornata mondiale dell'Ambiente: come combattere l'inquinamento da plastica

Oggi produciamo circa 400 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica all’anno.

Inoltre, dagli anni ’70 il tasso di produzione della plastica è cresciuto più velocemente di quello di qualsiasi altro materiale, continuando agli attuali tassi, si prevede che la produzione globale di plastica toccherà i 1.100 milioni di tonnellate entro il 2050. Preoccupa che negli ultimi anni sia aumentata la produzione di prodotti di plastica monouso, usa e getta.

Secondo le stime dell’UNEP, circa il 36% della plastica prodotta viene utilizzata per gli imballaggi, compresi i prodotti di plastica monouso per i contenitori di alimenti e bevande, e l’85% di questi finisce in discarica o come rifiuto non regolamentato.

Ma non solo, il 98% dei prodotti in plastica monouso è prodotto a partire da combustibili fossili, o materie prime “vergini”. Si prevede che il livello di emissioni di gas serra associate alla produzione, all’uso e allo smaltimento delle plastiche convenzionali a base di combustibili fossili crescerà fino al 19% del bilancio totale delle emissioni di carbonio entro il 2040.

Quanta plastica esiste? Tanta. La plastica è diventata un elemento fondamentale della vita moderna, usata ovunque: dai componenti automobilistici ai dispositivi medici. Secondo l’UNEP dal 1950 ad oggi sono state prodotte 9,2 miliardi di tonnellate di plastica, delle quali circa 7 miliardi sono già diventate rifiuti.

WWF: la plastica è una minaccia per la salute

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2025, il WWF ha pubblicato il dossier : “Oltre la plastica: il peso nascosto dell’inquinamento. L’analisi evidenzia come la plastica, oggi prodotta in oltre 410 milioni di tonnellate l’anno – prevalentemente da fonti fossili – non sia più soltanto un problema ambientale, ma anche una seria minaccia per la salute umana e animale.

Nel Mediterraneo, la plastica costituisce l’80% dei rifiuti marini e costieri, con un’incidenza preoccupante nel nostro Paese. Cresce anche il numero di studi italiani che rilevano la presenza di micro e nanoplastiche (MNP) nel corpo umano. Queste particelle, presenti in alimenti, acqua e aria, possono penetrare nell’organismo tramite ingestione, inalazione e persino assorbimento cutaneo. Sono state rinvenute in organi vitali come polmoni, placenta, cuore e cervello.

Le implicazioni sanitarie sono gravi: le MNP potrebbero essere correlate a malattie cardiovascolari, disturbi neurologici e danni alla salute riproduttiva. Inoltre, molte plastiche rilasciano sostanze tossiche come bisfenolo A, ftalati e metalli pesanti, note per i loro effetti negativi su metabolismo e sistema endocrino.

Il WWF lancia un appello per un’azione immediata, globale e strutturata, sottolineando la necessità di un Trattato globale giuridicamente vincolante (in discussione a Ginevra ad agosto 2025), il potenziamento delle politiche italiane come la Plastic Tax e la Legge Salvamare, l’impegno delle aziende nel ripensare il ciclo di vita dei prodotti e il coinvolgimento attivo dei cittadini nella riduzione dell’uso di plastica e nella raccolta differenziata.

Con l’iniziativa “No Plastic in Nature”, il WWF ribadisce che la crisi della plastica non è solo ambientale, ma una vera emergenza sanitaria, da affrontare con urgenza attraverso la collaborazione tra istituzioni, imprese e società civile.

La Corea del Sud guida il cambiamento

Per la seconda volta dal 1997, la Repubblica di Corea ospita le celebrazioni mondiali. Il Paese è oggi un modello nella gestione dei rifiuti plastici: ha adottato una strategia completa sul ciclo di vita della plastica, che coinvolge istituzioni, imprese e cittadini.

Giornata mondiale dell’ambiente 2025: #BeatPlasticPollution

A fare da palcoscenico sarà la provincia di Jeju, che punta a diventare plastic-free entro il 2040. Qui i rifiuti domestici devono essere conferiti in centri specializzati, e già oggi vige un sistema di cauzione per le tazze monouso, un unicum nazionale.

Verso il trattato globale sulla plastica

Nel novembre 2024, proprio la Corea ha ospitato la quinta sessione negoziale con l’obiettivo di arrivare alla stesura di uno strumento giuridico vincolante sul contrasto all’inquinamento da plastica, come stabilito dalla risoluzione 5/14 dell’UNEA. Purtroppo i delegati internazionali non sono riusciti a raggiungere un accordo e i negoziati proseguiranno a Ginevra dal 5 al 14 agosto 2025, con l’obiettivo di giungere a un accordo vincolante entro il 2026.

L’edilizia e la plastica: un’alleanza da ripensare

Anche il comparto edilizio è chiamato a fare la sua parte nella lotta all’inquinamento da plastica. Una sfida che coinvolge diversi temi: dalla necessità di ridurre l’utilizzo di imballaggi e materiali plastici vergini nei cantieri, alla promozione di materiali riciclati e biocompatibili, fino all’introduzione di pratiche di cantiere sostenibile basate sulla raccolta differenziata e sulla gestione responsabile dei rifiuti.

Tecnologie smart, una gestione integrata dei materiali e un approccio progettuale innovativo possono trasformare l’edilizia in uno dei pilastri dell’economia circolare.

FAQ – Domande sulla Giornata Mondiale dell’Ambiente

Perché il tema del 2025 è #BeatPlasticPollution?

Il tema del 2025 richiama l’urgenza di affrontare l’inquinamento da plastica, una delle crisi ambientali più pervasive ma anche più risolvibili. Il focus è sull’eliminazione della plastica monouso, sulla promozione del riciclo e sulla transizione verso un’economia circolare.

Cosa sta facendo la Corea del Sud come Paese ospitante?

La Repubblica di Corea, Paese ospitante per il 2025, è un esempio di politiche avanzate in materia di gestione dei rifiuti.
Ha sviluppato una strategia integrata per l’intero ciclo di vita della plastica, promuovendo innovazione, riciclo e responsabilità estesa del produttore.

Come posso contribuire alla lotta contro l’inquinamento da plastica?

Ognuno può fare la differenza adottando comportamenti responsabili: evitare la plastica monouso, preferire prodotti riutilizzabili o compostabili, differenziare correttamente i rifiuti e sostenere marchi e politiche orientati alla sostenibilità.


5/4/2024

Giornata mondiale dell’Ambiente 2024: “Rigenerazione della Terra”

La giornata mondiale dell’Ambiente 2024 è dedicata al ripristino del territorio, desertificazione e resilienza alla siccità con lo slogan “La nostra terra. Il nostro futuro. Siamo #GenerationRestoration”. Aumentano ogni anno le terre desertificate, con danni incalcolabili per l’economia e l’ambiente. E anche in Italia la situazione è seria.

A cura di Giorgio Pirani

Giornata mondiale dell'ambiente: gli ultimi dati sulla desertificazione nel mondo

Indice degli argomenti:

Il Paese ospitante quest’anno è l’Arabia Saudita. il tema “Rigenerazione della Terra”, sottolinea l’urgenza di ripristinare gli ecosistemi e combattere la desertificazione e la siccità. Un tema scelto proprio per ricordare il 30° anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione, firmato a Parigi nel 1994

Gli ultimi dati sulla desertificazione nel mondo

La campagna di quest’anno, centrata sulla “Generation Restoration”, invita individui, comunità e nazioni a impegnarsi attivamente nella rigenerazione ambientale. Un tema che riguarda personalmente la stessa Arabia Saudita, essendo una nazione alle prese con la desertificazione e la siccità, con il paese che è profondamente impegnato a cercare soluzioni in tal senso.

Secondo gli esperti Onu, il 40% delle terre emerse del nostro Pianeta è minacciato dalla desertificazione. Un fenomeno che ogni anno trasforma 12 milioni di ettari di terra fertile – un’area grande tre volte la Svizzera – in deserto.

Tutto questo influenza direttamente metà della popolazione mondiale e mette a rischio circa la metà del Pil globale, pari a 44 trilioni di dollari. Dal 2000, il numero e la durata dei periodi di siccità sono aumentati del 29%; senza un’azione urgente, entro il 2050 la siccità potrebbe colpire oltre tre quarti della popolazione mondiale.

La salvaguardia dell’ambiente è uno degli obiettivi dell’Agenda 2030, che prevede di

“proteggere, ripristinare e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire in modo sostenibile le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e invertire il degrado dei suoli e fermare la perdita di biodiversità”.

Come siccità e desertificazione cambiano il volto del pianeta

Tra il 1983 e il 2009, circa tre quarti delle aree coltivate globali (circa 454 milioni di ettari) hanno subito perdite di rendimento dovute alla siccità, con perdite cumulative di produzione che ammontano a 166 miliardi di dollari.

Si prevede che il cambiamento climatico e l’aumento del riscaldamento globale comporteranno un incremento dei rischi di siccità, inondazioni e danni sociali. È dunque fondamentale adottare misure di mitigazione e adattamento per affrontare tali impatti e proteggere il nostro pianeta.

Come possiamo aiutare il pianeta: le iniziative

La Terra ha quindi bisogno di aiuto. La crisi planetaria minaccia di distruggere la nostra casa ed eliminare milioni di specie. Ma abbiamo il potere e la conoscenza per invertire i danni e ripristinare l’ambiente, se agiamo ora.

Il processo di rinascita degli spazi naturali viene chiamato ripristino dell’ecosistema e già molti paesi nel mondo stanno facendo qualcosa. Tra 765 milioni e 1 miliardo di ettari di terreno in tutto il mondo sono destinati al ripristino. Quasi la metà di questi terreni si trova in Africa sub-sahariana, con impegni significativi anche in Asia e America Latina.

Salvaguardia del Pianeta: il processo di rinascita degli spazi naturali

I paesi stanno dimostrando che i lavori di ripristino rientrano nel Decennio delle Nazioni Unite per il ripristino degli ecosistemi, un’iniziativa globale per far rivivere ecosistemi danneggiati come foreste, praterie e zone umide.

Il ripristino di un miliardo di ettari di terreno ora degradato contribuirà significativamente al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, invertendo la perdita di biodiversità e mitigando il cambiamento climatico. A tal proposito, nel 2022 è stato firmato il Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, un patto fondamentale per la protezione della natura che impegna i paesi a garantire che entro il 2030 almeno il 30% degli ecosistemi degradati terrestri, delle acque interne, marini e costieri siano sottoposti a un efficace ripristino.

A dare una mano c’è anche il World Restoration Flagships, una serie di iniziative ambiziose per ripristinare ecosistemi desertificati e degradati. Queste utilizzano tecnologie e pratiche innovative per il ripristino di queste terre, come l‘uso di droni per piantare alberi in aree difficili da raggiungere e la bioingegneria per stabilizzare i suoli erosi; tecniche all’avanguardia che stanno mostrando risultati promettenti.

I dati italiani: il nostro Paese è sempre più arido

“L’Italia è impegnata a vincere la sfida contro la siccità e la desertificazione, in un contesto di cambiamento climatico che mette a rischio i sistemi naturali, incidendo negativamente sulle prospettive di crescita del Paese”, aveva affermato Gilberto Pichetto, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, in occasione della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità dello scorso anno.

Giornata mondiale dell'Ambiente: l'Italia sempre più arida

Secondo le ultime stime dell’Ispra, quasi un terzo del territorio nazionale (28%) è degradato e a rischio di desertificazione. Siccità, degrado del suolo e desertificazione sono problemi ambientali interconnessi che possono generare emergenze con impatti gravi su economia, ambiente e agricoltura. Negli ultimi anni, il “trend” climatico ha mostrato un aumento del ritmo e dell’intensità dei fenomeni siccitosi, anche nella regione del Mediterraneo e nel nostro Paese.

Secondo l’Anbi, l’associazione italiana dei Consorzi di bacino, in Sicilia il 70% della superficie presenta un grado medio-alto di vulnerabilità ambientale, seguono Molise (58%), Puglia (57%), Basilicata (55%). Sei regioni (Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania) presentano una percentuale di territorio a rischio desertificazione, compresa fra il 30% e il 50%, mentre altre 7 (Calabria, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Veneto e Piemonte) sono fra il 10% ed il 25%.


5/06/2023

Giornata mondiale dell’ambiente: è tempo di #BeatPlasticPollution

Il tema della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2023, organizzata ogni anno delle Nazioni Unite il 5 giugno, è stimolare un impegno globale per sconfiggere l’inquinamento da plastica: #BeatPlasticPollution

Giornata mondiale dell’ambiente: è tempo di #BeatPlasticPollution

Il tema scelto dall’ONU per il 2023 è la lotta all’inquinamento da plastica monouso #BeatPlasticPollution, con l’obiettivo di stimolare le azioni di governi, imprese, associazioni e cittadini, accelerando l’impegno per passare a un’economia circolare.

Nel mondo, ogni minuto vengono acquistate un milione di bottiglie di plastica (e purtroppo in Italia vantiamo un triste primato), ogni anno vengono utilizzati fino a 5.000 miliardi di sacchetti di plastica. In totale, la metà di tutta la plastica prodotta, nasce per essere utilizzata una sola volta e poi gettata via.

Il WWF, che in occasione della Giornata dell’Ambiente ha pubblicato il Report  “Plastica: dalla natura alle persone. È ora di agire”  ci ricorda che i danni per specie e salute umana sono (quasi) irreversibili. “Linquinamento da plastica in Natura ha superato il “limite planetario” (Planetary boundary), oltre il quale non c’è più la sicurezza che gli ecosistemi garantiscano condizioni favorevoli alla vita”.

Le plastiche, comprese le microplastiche, sono ormai parte integrante del nostro ambiente naturale e sono un segno distintivo dell’Antropocene, la nostra attuale era geologica, tanto da aver dato il nome a un nuovo habitat marino microbico chiamato “plastisfera“.

Economia circolare per la plastica

I dati relativi alle plastiche disperse nell’ambiente sono più che preoccupanti, parliamo di milioni di tonnellate: dei sette miliardi di tonnellate di rifiuti di plastica generati a livello globale, meno del 10% è stato riciclato.

La perdita annua stimata del valore dei rifiuti di imballaggio in plastica durante la selezione e la lavorazione è di 80-120 miliardi di dollari.

Giornata mondiale dell'Ambiente: come combattere l'inquinamento da plastica

Gli articoli più comuni di rifiuti plastici presenti nell’ambiente sono i mozziconi di sigaretta – i cui filtri contengono minuscole fibre di plastica, gli involucri degli alimenti, le bottiglie di plastica, i tappi delle bottiglie, le buste per la spesa, le cannucce.

L’impatto della plastica sull’inquinamento di mari e oceani

Tali rifiuti sono in gran parte trasportati da fiumi e laghi dall’entroterra fino al mare, contribuendo in modo determinante all’inquinamento degli oceani.

Si stima che nei nostri oceani si trovino attualmente da 75 a 199 milioni di tonnellate di plastica. Se non cambiamo il modo in cui produciamo, usiamo e smaltiamo la plastica, la quantità di rifiuti di plastica che entra negli ecosistemi acquatici potrebbe quasi triplicare, passando dai 9-14 milioni di tonnellate all’anno del 2016 ai 23-37 milioni di tonnellate all’anno previsti per il 2040. “Se accadrà, ci dice lo studio del WWF, tra 30 anni nel mare ci potrebbero essere più plastiche che pesci”.

Giornata mondiale dell'Ambiente: L’impatto della plastica sull’inquinamento di mari e oceani

Secondo le analisi, 1.000 fiumi sono responsabili di quasi l’80% delle emissioni annuali di plastica fluviale nell’oceano, che variano tra 0,8 e 2,7 milioni di tonnellate all’anno.

E’ una vera e propria emergenza che sta distruggendo i mari e gli oceani, con conseguenze anche su ciò che noi mangiamo e beviamo: le stime dicono che il 90% di acqua in bottiglia e l’83% di acqua di rubinetto contengono particelle di plastica.

Facendo un esempio, il fiume Mississippi in America drena il 40% degli Stati Uniti continentali, creando un condotto per i rifiuti che raggiungono il Golfo del Messico e poi l’oceano. I dati raccolti dalla Mississippi River Plastic Pollution Initiative mostrano che oltre il 74% dei rifiuti catalogati nei siti pilota lungo il fiume sono di plastica.

Per fortuna i governi, l’industria e le altre parti interessate stanno iniziando ad agire.

I governi in particolare sono attori chiave nella catena del valore della plastica e possono fare diverse cose:

  • Possono vietare i prodotti in plastica di cui non abbiamo bisogno
  • Possono promuovere l’innovazione in modo che le materie plastiche di cui abbiamo bisogno siano progettate e introdotte nell’economia in modo da consentirne il riutilizzo.
  • Devono sostenere l’uso della plastica in ottica di economia circolare

Esiste anche una serie di azioni che l’industria della plastica può intraprendere per accelerare questo cambiamento sistematico. Possono eliminare gli imballaggi o i prodotti in plastica non necessari, riprogettandoli e innovando i propri modelli commerciali per passare dai prodotti in plastica monouso a quelli riutilizzabili. Dovrebbero inoltre fornire informazioni trasparenti sulla sostenibilità, in modo che i consumatori possano fare acquisti consapevoli. Possono anche aumentare l’uso di contenuto riciclato nei nuovi in ottica di economia circolare.

Ma ricordiamoci che tutti noi, come cittadini, possiamo agire per limitare l’uso della plastica.

Maglia nera all’Italia

Nel report appena pubblicato il WWF ricorda che l’Italia è tra i peggiori inquinatori da plastica tra i paesi affacciati sul Mediterraneo e siamo il secondo maggiore produttore di rifiuti plastici in Europa. L’Italia è il primo paese in Europa e il secondo nel mondo per il consumo di acqua in bottiglia.

L’associazione ambientalista chiede al Governo italiano di allargare la raccolta differenziata dai soli imballaggi a tutti i prodotti in plastica di largo consumo in modo che possano essere trasformati in nuovi oggetti, risparmiando molta più materia prima e molte più emissioni di CO2 e facendo così crescere l’economia circolare.

Giornata mondiale dell'Ambiente, sosteniamo l'economia circolare della plastica

Attualmente i prodotti non riciclabili, perché non sono imballaggi, dalle sedie e arredamenti in plastica, dalle penne ai giocattoli, dagli utensili a scarpe e ciabatte, finiscono in discarica o a recupero energetico.

Bisogna agire su 3 fronti: la prevenzione, riducendo la produzione e l’uso della plastica, il riuso sostenendo la riparazione dei prodotti e il riciclo.

“L’obiettivo comune è porre fine all’inquinamento da plastica entro il 2040 e per raggiungerlo è urgente l’adozione da parte delle nazioni del mondo di un Trattato globale sulla plastica, in accordo con il mandato stabilito nella risoluzione del marzo 2022 dell’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEA) perché i danni all’ambiente causati dalla plastica e dalle sostanze chimiche ad essa associate sono di portata planetaria e trascendono i confini nazionali, avendo effetti sulla salute del pianeta e delle persone di tutto il mondo, spiega Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità del WWF Italia.


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