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Indice degli argomenti Toggle Come scegliere il miglior impianto di riscaldamento domestico nel 2026Direttiva Case Green: cosa cambia per caldaie e impiantiCosa prevede la Direttiva (UE) 2024/1275Il recepimento in ItaliaPompe di calore: funzionamento, efficienza reale e costiLe diverse tipologie di pompa di calorePompe di calore in inverno, in montagna e nelle case indipendentiDimensionamento e progettazioneQuanto costa una pompa di calore e quanto si risparmiaCaldaie a gas e caldaie a condensazione: cosa cambia nel 2026Sistemi ibridi: pompa di calore e caldaiaRiscaldamento a biomassa: legna e pelletStufe e caldaie a pelletBiomassa, qualità dell’aria e incentiviImpianti elettrici, fotovoltaico e solare termicoSolare termicoRadiatori o riscaldamento a pavimento: quale scegliereRiscaldamento a pavimento: come funziona, pro e controRadiatori: caratteristiche, vantaggi e limitiIncentivi e detrazioni fiscali 2026Ecobonus e bonus ristrutturazioniConto Termico 3.0Incentivi regionaliFAQ – Impianto di riscaldamento domesticoQual è l’impianto di riscaldamento più efficiente nel 2026?Quanto consuma una pompa di calore?La pompa di calore funziona anche con i termosifoni?Le pompe di calore funzionano anche d’inverno?Conviene un sistema ibrido con pompa di calore e caldaia?Le nuove caldaie a gas si possono detrarre nel 2026?Quanto costa installare un nuovo impianto di riscaldamento?Qual è il sistema di riscaldamento più economico nel lungo periodo?Quali incentivi ci sono nel 2026 per l’impianto di riscaldamento?Qual è la differenza tra riscaldamento centralizzato e autonomo?Si può integrare il riscaldamento con le fonti rinnovabili?Il riscaldamento a pellet è ancora conveniente?Radiatori o riscaldamento a pavimento: quale scegliere?Come scegliere il miglior impianto per una casa di nuova costruzione? Scegliere l’impianto di riscaldamento domestico, nel 2026, significa muoversi tra diverse tecnologie efficienti e un quadro normativo in evoluzione. Pompe di calore, sistemi ibridi, caldaie a condensazione, generatori a biomassa, soluzioni elettriche abbinate al fotovoltaico e solare termico possono dare risultati molto diversi a seconda dell’edificio, della zona climatica, dei terminali di emissione, delle abitudini degli occupanti e del prezzo dell’energia. Il rendimento dichiarato in scheda tecnica, da solo, non basta per capire quale impianto sia davvero conveniente in una determinata abitazione. La domanda corretta, quindi, non è quale sia in assoluto il sistema più efficiente, ma quale soluzione garantisca il comfort richiesto in quello specifico edificio con il minor consumo di energia, tenendo sotto controllo investimento iniziale e costi di esercizio. Secondo la Commissione europea, gli edifici sono responsabili di circa il 40% dei consumi energetici dell’Unione e del 36% delle emissioni di CO2, e circa il 75% del patrimonio edilizio è energeticamente inefficiente. È su questo fronte che interviene la Direttiva Case Green, che orienta il mercato verso sistemi a basse emissioni ed elevata efficienza stagionale, in una logica di integrazione tra efficienza energetica e rinnovabili. Come scegliere il miglior impianto di riscaldamento domestico nel 2026 La scelta parte dai dati reali dell’edificio, non dalla potenza nominale del generatore. Il primo riferimento è il fabbisogno termico, che dipende dalle prestazioni dell’involucro edilizio, dall’esposizione e dalla zona climatica definita dal DPR 412/93 in base ai gradi giorno. Un edificio ben isolato richiede meno potenza e consente di lavorare con temperature di mandata più basse; un edificio con dispersioni elevate impone scelte diverse, oppure un intervento preliminare sull’involucro nell’ambito di una riqualificazione energetica. Il secondo elemento è il sistema di distribuzione ed emissione. Radiatori, ventilconvettori e impianti radianti richiedono temperature di mandata differenti, e questo incide direttamente sul rendimento del generatore, in particolare delle pompe di calore. Contano poi il fabbisogno di acqua calda sanitaria, la possibilità di integrare fonti rinnovabili come fotovoltaico e solare termico, gli spazi disponibili per unità esterne e accumuli e gli eventuali vincoli condominiali o paesaggistici. Per un confronto attendibile è opportuno simulare più alternative a parità di presupposti, valutando investimento, consumi, manutenzione, vita utile e possibili variazioni dei prezzi dell’energia. Come indicazione di massima, le pompe di calore danno il meglio negli edifici ben isolati e con terminali a bassa temperatura; nelle abitazioni esistenti con radiatori occorre verificarne la compatibilità, valutando anche sistemi ibridi o pompe di calore ad alta temperatura; nelle aree montane, dove il combustibile è facilmente reperibile, la biomassa può restare competitiva. La progettazione va affidata a un termotecnico qualificato, che dimensioni il generatore e l’impianto termico sul fabbisogno reale e non su stime approssimative. Direttiva Case Green: cosa cambia per caldaie e impianti Cosa prevede la Direttiva (UE) 2024/1275 La Direttiva (UE) 2024/1275, nota come EPBD IV o Case Green, è entrata in vigore il 28 maggio 2024 e fissa il percorso verso un parco edilizio a emissioni zero entro il 2050. Per il riscaldamento i passaggi principali sono tre. Dal 1° gennaio 2025 gli Stati membri non possono più concedere incentivi finanziari per l’installazione di caldaie autonome alimentate a combustibili fossili, mentre possono continuare a sostenere i sistemi ibridi con una quota considerevole di rinnovabili, come la caldaia abbinata a pompa di calore o a solare termico. I piani nazionali di ristrutturazione degli edifici devono indicare le misure per arrivare all’eliminazione graduale delle caldaie a combustibili fossili entro il 2040. Infine, dal 1° gennaio 2028 i nuovi edifici pubblici e dal 1° gennaio 2030 tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero (ZEB), senza emissioni in loco da combustibili fossili. Per il parco residenziale esistente la Direttiva chiede di ridurre il consumo medio di energia primaria di almeno il 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, rispetto al 2020. Il contesto e le tappe che hanno portato a questi obiettivi sono ricostruiti nella nostra storia della normativa energetica nel settore edilizio. Il recepimento in Italia Il termine per il recepimento della Direttiva era il 29 maggio 2026. A inizio ottobre 2026 l’Italia non ha ancora approvato il decreto legislativo: a settembre il Governo ha annunciato l’intenzione di inserire la delega nel disegno di legge di delegazione europea 2026 tramite un emendamento. Il 15 luglio 2026 la Commissione europea ha inviato all’Italia, come agli altri Stati membri, una lettera di costituzione in mora per il mancato recepimento; per il ritardo nella trasmissione del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, il 1° ottobre 2026 è arrivato invece un parere motivato. Sul fronte degli incentivi, però, il principio dello stop alle caldaie fossili è già operativo: dal 2025 le caldaie uniche a combustibili fossili sono escluse dalle detrazioni fiscali, come illustrato nel capitolo dedicato agli incentivi. Pompe di calore: funzionamento, efficienza reale e costi Le pompe di calore sono la tecnologia di riferimento nelle nuove costruzioni e nelle riqualificazioni profonde. A differenza di una caldaia non producono calore tramite combustione: trasferiscono energia termica da una sorgente esterna (aria, acqua o terreno) all’edificio, utilizzando energia elettrica per azionare il compressore. Il fluido termovettore che distribuisce il calore in casa può essere acqua, nei sistemi aria-acqua e acqua-acqua, oppure aria, nei sistemi aria-aria. Il rapporto istantaneo tra energia termica fornita ed energia elettrica assorbita è espresso dal COP, che varia con le temperature della sorgente e della mandata. Per valutare il comportamento nell’arco dell’intera stagione di riscaldamento è più significativo lo SCOP, il coefficiente di prestazione stagionale riportato nell’etichetta energetica secondo condizioni climatiche di riferimento. Le macchine più performanti raggiungono valori di SCOP tra 4 e 5 in condizioni favorevoli: in pratica forniscono 4-5 kWh termici per ogni kWh elettrico consumato. Le diverse tipologie di pompa di calore La pompa di calore aria-acqua preleva energia dall’aria esterna e la cede all’acqua dell’impianto, alimentando radiatori, ventilconvettori o pannelli radianti e, in molti casi, la produzione di acqua calda sanitaria. È la soluzione più diffusa nel residenziale perché non richiede opere sulla sorgente. Viessmann Vitocal 200-A intelligent energy (ie) è una pompa di calore aria/acqua monoblocco in classe A+++, che utilizza il refrigerante naturale R290 (propano, GWP 0,02) in linea con le restrizioni del Regolamento F-Gas. Raggiunge temperature di mandata fino a 75 °C anche con temperature esterne rigide: per questo si presta al retrofit, con la sostituzione diretta della caldaia negli impianti a radiatori senza opere murarie invasive. La regolazione Viessmann One Base Intelligence la rende nativamente connessa e le permette di dialogare con fotovoltaico e accumulo tramite l’Energy Management Viessmann, gestibile da app ViCare. Completano la dotazione la tecnologia Advanced Acoustic Design per la riduzione della rumorosità e un telaio compatto e alleggerito, che semplifica trasporto e posa. Le pompe di calore aria-aria sono sistemi di climatizzazione reversibili che trattano direttamente l’aria interna: costi contenuti e installazione semplice, ma nessuna produzione di ACS e una distribuzione del calore meno uniforme. Le pompe di calore geotermiche sfruttano il terreno, la cui temperatura resta stabile durante l’anno, tramite sonde verticali o collettori orizzontali; quelle acqua-acqua utilizzano acqua di falda o superficiale. Offrono rendimenti stagionali elevati e poco sensibili al clima esterno, a fronte di investimenti maggiori e di autorizzazioni specifiche. Sul mercato sono disponibili anche pompe di calore a gas ad assorbimento e sistemi 3 in 1 che integrano riscaldamento, raffrescamento e produzione di ACS. Pompe di calore in inverno, in montagna e nelle case indipendenti Le pompe di calore aria-acqua di ultima generazione, con compressori inverter, dichiarano campi di funzionamento che arrivano a −15/−20 °C esterni e oltre. Al calare della temperatura esterna, però, si riducono sia il COP sia la potenza resa: per questo il dimensionamento deve tenere conto della temperatura esterna di progetto della località. Nelle case indipendenti e nelle abitazioni in montagna le configurazioni più adatte sono gli impianti radianti con accumulo termico, i sistemi ibridi o le pompe di calore ad alta temperatura, progettate per lavorare con i radiatori esistenti. La scelta va valutata insieme alla qualità dell’involucro: in un edificio con dispersioni elevate nessun generatore lavora in condizioni ottimali. Dimensionamento e progettazione Il corretto dimensionamento pesa quanto la qualità della macchina. Una pompa di calore sovradimensionata aumenta inutilmente l’investimento e tende a lavorare con frequenti cicli di accensione e spegnimento, con effetti negativi su rendimento e durata. Una macchina sottodimensionata, al contrario, richiede un ricorso frequente alle resistenze integrative o al generatore di supporto. Temperatura di mandata, curva climatica, eventuale accumulo e posizionamento dell’unità esterna sono parametri da definire in fase di progetto. Quanto costa una pompa di calore e quanto si risparmia Il costo dipende da tipologia, potenza, opere accessorie e condizioni dell’impianto esistente, per cui non è possibile indicare un prezzo valido in generale. Un riferimento documentato è quello della simulazione ENEA : per un appartamento di circa 68 m², l’installazione di una pompa di calore aria-acqua con ventilconvettori è stimata in circa 11.000 euro, contro circa 6.000 euro per una caldaia a condensazione abbinata a un climatizzatore trial split. I sistemi geotermici richiedono investimenti più elevati per la realizzazione delle sonde. Per una valutazione attendibile servono preventivi specifici, basati sul fabbisogno reale dell’edificio. Sul fronte dei costi di esercizio, un riferimento utile è la simulazione pubblicata da ENEA a giugno 2025 su un appartamento tipo di circa 68 m², al piano intermedio di un edificio residenziale, ipotizzato a Napoli (zona climatica C), Roma (zona D) e Milano (zona E). Partendo da una situazione iniziale con caldaia tradizionale a gas e senza raffrescamento, lo studio ha confrontato due soluzioni per il riscaldamento e il raffrescamento: una caldaia a condensazione abbinata a un climatizzatore trial split e una pompa di calore aria-acqua con ventilconvettori. Fonte: ENEA, Scheda di dettaglio “Simulazione dei risparmi”, giugno 2025. Prezzi: gas 126,63 c€/m³ (gennaio 2025), elettricità 29,92 c€/kWh (primo quadrimestre 2025). Città (zona climatica) Caldaia tradizionale, senza raffrescamento (€/anno) Caldaia a condensazione + trial split (€/anno) Pompa di calore aria-acqua + ventilconvettori (€/anno) Risparmio pompa di calore vs caldaia a condensazione + trial split Napoli (C) 818 794 409 49% Roma (D) 841 837 445 47% Milano (E) 1.385 1.239 674 46% Nelle ipotesi dello studio, la pompa di calore riduce i costi annui di esercizio di circa il 46-49% rispetto alla soluzione con caldaia a condensazione e trial split, che a sua volta offre un risparmio limitato rispetto alla situazione di partenza, pur aggiungendo il raffrescamento estivo. Con gli investimenti indicati, ENEA stima per la pompa di calore tempi di ritorno di circa 9 anni a Milano e 13 anni a Roma e Napoli, che con le detrazioni fiscali scendono a circa 4,5 anni a Milano e 6,5 anni a Roma e Napoli. Sono risultati legati alle specifiche ipotesi della simulazione, non percentuali trasferibili automaticamente a qualsiasi abitazione. Caldaie a gas e caldaie a condensazione: cosa cambia nel 2026 Le caldaie a gas restano il sistema di riscaldamento più diffuso nelle abitazioni italiane, e la condensazione è oggi lo standard per i nuovi apparecchi. Una caldaia a condensazione recupera il calore latente del vapore acqueo contenuto nei fumi, che una caldaia tradizionale disperde al camino: per questo dichiara rendimenti superiori al 100% riferiti al potere calorifico inferiore (PCI). Il recupero è massimo quando l’acqua di ritorno dall’impianto è a bassa temperatura, condizione che si ottiene con terminali dimensionati correttamente e una termoregolazione evoluta, con sonda esterna e valvole termostatiche. Il quadro degli incentivi, però, è cambiato. Dal 1° gennaio 2025 la sostituzione dell’impianto con una caldaia unica alimentata a combustibili fossili è esclusa sia dall’Ecobonus sia dalla detrazione per il recupero edilizio, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 8/E del 19 giugno 2025; l’esclusione riguarda le spese sostenute nel 2025, 2026 e 2027. Restano agevolabili i sistemi ibridi che integrano caldaia a condensazione e pompa di calore, i micro-cogeneratori e le pompe di calore ad assorbimento a gas. Questo non significa dover sostituire subito una caldaia efficiente e in buono stato, ma valutare con attenzione le alternative quando arriva il momento di rinnovare l’impianto. Rispetto a una pompa di calore, la caldaia a condensazione richiede un investimento iniziale più contenuto e lavora bene anche con radiatori ad alta temperatura, ma utilizza un combustibile fossile e, come generatore unico, non beneficia più delle detrazioni. Con prezzi dell’energia simili a quelli considerati da ENEA, i costi di esercizio della pompa di calore risultano sensibilmente inferiori, in particolare se abbinata a un impianto fotovoltaico. La caldaia a condensazione JODO XSP unisce componentistica Made in Italy, scambiatore in acciaio inox ad alta efficienza e predisposizione per miscele di idrogeno fino al 20%, garantendo rendimenti elevati, affidabilità nel tempo e gestione evoluta tramite display touch. Sistemi ibridi: pompa di calore e caldaia Un sistema ibrido combina una pompa di calore e una caldaia a condensazione, gestite da una logica di controllo che sceglie in ogni momento quale generatore utilizzare, o se farli lavorare insieme, in funzione della temperatura esterna, della temperatura di mandata richiesta e, nei sistemi più evoluti, del costo dell’energia. La pompa di calore copre la maggior parte del fabbisogno quando lavora in condizioni favorevoli, mentre la caldaia interviene nei giorni più freddi o quando l’impianto richiede temperature elevate. È una configurazione adatta soprattutto alle abitazioni esistenti con radiatori, ai climi rigidi e ai casi in cui non è possibile passare subito a un impianto completamente elettrico. Si distinguono i sistemi ibridi factory made, assemblati in fabbrica e concepiti dal produttore per funzionare in abbinamento, e i sistemi bivalenti composti in opera; esistono inoltre pompe di calore add-on, da affiancare a una caldaia esistente recente. Gli ibridi restano agevolabili sia con le detrazioni fiscali, che per l’Ecobonus richiedono la configurazione factory made, sia con il Conto Termico 3.0. Ibrido, però, non significa automaticamente più efficiente. Se il sistema è progettato o regolato male, la pompa di calore lavora poco e l’utente sostiene comunque i costi di installazione e manutenzione di due tecnologie. Riscaldamento a biomassa: legna e pellet Stufe, termocamini e caldaie a biomassa restano un’opzione interessante dove il combustibile è facilmente reperibile e a costi contenuti, come in molte aree montane e rurali. Gli apparecchi moderni raggiungono rendimenti elevati e dispongono di sistemi di combustione sempre più controllati, ma il rendimento non è l’unico criterio di scelta: vanno considerati approvvigionamento e stoccaggio di legna o pellet, pulizia, manutenzione, gestione delle ceneri ed emissioni di particolato. Stufe e caldaie a pellet Le caldaie a pellet con alimentazione automatica possono servire l’intero impianto e la produzione di ACS, mentre una stufa riscalda bene il locale in cui è installata ma non garantisce una distribuzione uniforme nel resto della casa, a meno di soluzioni canalizzate o idro. La caldaia a condensazione a pellet Froling PE1c abbina scambiatore in acciaio inox, elettrofiltro integrabile e sistema SOR di pulizia automatica, garantendo rendimenti oltre il 106% e emissioni ridotte in una struttura salvaspazio ad alta efficienza. Per contesti specifici esistono anche i termocamini ad acqua o ad aria, che collegano il focolare all’impianto di riscaldamento, e le stufe a bioetanolo, che non richiedono canna fumaria ma hanno costi di esercizio elevati e svolgono per lo più un ruolo complementare. Biomassa, qualità dell’aria e incentivi Nelle aree urbane e nelle regioni del bacino padano soggette a superamenti dei limiti di PM10, piani regionali e ordinanze comunali possono limitare l’installazione e l’uso dei generatori a biomassa in base alla classe di qualità ambientale, espressa in stelle secondo il DM 186/2017. Anche gli incentivi premiano solo gli apparecchi più performanti: il Conto Termico 3.0 ammette per i privati generatori a biomassa certificati 5 stelle, esclusivamente in sostituzione di un impianto esistente. La biomassa resta quindi una tecnologia da valutare caso per caso, non un sostituto universale del gas o della pompa di calore. Impianti elettrici, fotovoltaico e solare termico Pannelli radianti elettrici, battiscopa scaldanti e sistemi a infrarossi hanno costi di installazione contenuti e sono adatti soprattutto ad ambienti piccoli, bagni, seconde case o integrazioni puntuali. Funzionando per effetto Joule, trasformano 1 kWh elettrico in 1 kWh termico, contro i 3-5 kWh termici di una pompa di calore: come soluzione principale diventano sostenibili solo in edifici con fabbisogno molto basso, preferibilmente abbinati a fotovoltaico e accumulo. Il fotovoltaico, più in generale, è il complemento naturale dell’elettrificazione del riscaldamento: l’autoconsumo dell’energia prodotta riduce i costi di esercizio della pompa di calore, soprattutto nelle mezze stagioni e per la produzione di ACS. Solare termico Il solare termico produce acqua calda sanitaria e, nei sistemi combinati, contribuisce al riscaldamento invernale, con risultati migliori se abbinato a impianti a bassa temperatura e a un accumulo adeguato. È ammesso sia all’Ecobonus sia al Conto Termico 3.0. Radiatori o riscaldamento a pavimento: quale scegliere Il terminale di emissione incide sul comfort e sul rendimento del generatore quanto il generatore stesso. La scelta tra radiatori e impianto radiante va quindi fatta insieme a quella della macchina, non dopo. Riscaldamento a pavimento: come funziona, pro e contro Il riscaldamento a pavimento lavora con acqua a bassa temperatura, in genere 30-35 °C, e cede il calore prevalentemente per irraggiamento, con una distribuzione uniforme e senza elementi a vista. È l’abbinamento ideale con la pompa di calore, perché temperature di mandata più basse significano COP più elevati, e consente anche il raffrescamento estivo con un adeguato controllo dell’umidità. I limiti sono un costo iniziale più alto rispetto ai radiatori, una risposta termica lenta, meno adatta a un uso discontinuo, e opere più invasive. Soluzioni analoghe sono disponibili anche a soffitto e a parete. Uponor Siccus 16 è un sistema radiante a secco ultra-sottile da 20 mm, ideale per ristrutturazioni grazie alla posa rapida, all’inerzia ridotta e alla distribuzione uniforme del calore garantita dallo strato in alluminio. Compatibile con pompe di calore e pavimentazioni dirette, offre comfort veloce, alta efficienza e minimo impatto strutturale. Radiatori: caratteristiche, vantaggi e limiti I radiatori in acciaio, alluminio o ghisa sono stati tradizionalmente dimensionati per temperature di mandata di 60-75 °C. Hanno una risposta rapida, costi contenuti e sono compatibili con quasi tutti i generatori; i limiti sono l’ingombro, una distribuzione meno uniforme del calore e temperature di lavoro che penalizzano l’efficienza delle pompe di calore standard. Negli edifici esistenti, però, i radiatori risultano spesso sovradimensionati rispetto al fabbisogno attuale, soprattutto dopo interventi sull’involucro, e possono lavorare a temperature più basse. Una verifica tecnica della potenza dei terminali alla temperatura di mandata ridotta può rendere compatibile la pompa di calore senza rifare l’impianto di distribuzione. La scelta dipende da tipologia ed epoca dell’edificio, classe energetica, generatore previsto, tempi e costi di posa e modalità d’uso della casa, continua o discontinua. Nelle nuove costruzioni l’impianto radiante abbinato alla pompa di calore è la soluzione più adottata; nelle ristrutturazioni leggere i radiatori esistenti, se verificati, possono essere mantenuti. Incentivi e detrazioni fiscali 2026 La Legge di Bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025, n. 199) ha confermato, per le spese sostenute nel 2026, le aliquote già in vigore nel 2025 per l’Ecobonus e per la detrazione per il recupero edilizio: 50% per gli interventi sull’abitazione principale, se la spesa è sostenuta dal proprietario o dal titolare di un diritto reale di godimento, e 36% negli altri casi. Per il 2027 la normativa vigente prevede il passaggio rispettivamente al 36% e al 30%. Ecobonus e bonus ristrutturazioni Con l’Ecobonus la detrazione è ripartita in dieci rate annuali di pari importo. Per la sostituzione, totale o parziale, dell’impianto di climatizzazione invernale esistente con pompe di calore o sistemi ibridi factory made, e per i generatori a biomassa, il limite massimo di detrazione è di 30.000 euro per unità immobiliare. Nella stessa voce rientra la sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore. I collettori solari termici, ammessi anche come nuova installazione, hanno un limite di detrazione di 60.000 euro. Per i lavori avviati dal 4 febbraio 2026 i vademecum ENEA richiedono requisiti prestazionali più stringenti, espressi anche in termini di efficienza stagionale, e per i generatori a biomassa la sostituzione di un generatore esistente e la classe 5 stelle. Entro 90 giorni dalla fine dei lavori va trasmessa la comunicazione all’ENEA. La detrazione per il recupero edilizio, nel limite di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare, è un’alternativa per gli interventi impiantistici che rientrano tra i lavori agevolati. Dal 2025, e fino al 2027, sono escluse da entrambe le detrazioni le caldaie uniche alimentate a combustibili fossili, mentre restano ammessi sistemi ibridi, micro-cogeneratori e pompe di calore ad assorbimento a gas. Conto Termico 3.0 Il Conto Termico 3.0, introdotto dal DM MASE 7 agosto 2025 (GU n. 224 del 26 settembre 2025), è operativo dal 25 dicembre 2025 e ha sostituito il Conto Termico 2.0. Non è una detrazione ma un contributo diretto erogato dal GSE. Per i privati in ambito residenziale finanzia gli interventi di produzione di energia termica da fonti rinnovabili e i sistemi ad alta efficienza: pompe di calore elettriche o a gas, sistemi ibridi factory made e bivalenti, pompe di calore add-on, generatori a biomassa certificati 5 stelle in sostituzione di impianti esistenti, solare termico, scaldacqua a pompa di calore, allaccio al teleriscaldamento e microcogenerazione da fonti rinnovabili. L’incentivo può coprire fino al 65% delle spese ammissibili ed è erogato in un’unica soluzione fino a 15.000 euro; oltre questa soglia, in rate annuali costanti da 2 a 5 anni. La domanda va presentata tramite il Portaltermico del GSE entro 90 giorni dalla fine dei lavori, e la dotazione annua destinata ai privati è di 500 milioni di euro. Il Conto Termico non è cumulabile con le detrazioni fiscali per le stesse spese: per ciascun intervento occorre scegliere il meccanismo più conveniente. Incentivi regionali Alcune Regioni e Comuni pubblicano bandi aggiuntivi per pompe di calore, sistemi ibridi e generatori a biomassa ad alte prestazioni, spesso legati alla sostituzione di vecchi apparecchi nelle aree con criticità di qualità dell’aria. Conviene verificare i bandi attivi nel proprio territorio e le regole di cumulo con gli incentivi nazionali. FAQ – Impianto di riscaldamento domestico Qual è l’impianto di riscaldamento più efficiente nel 2026? In termini di efficienza energetica, la pompa di calore abbinata a terminali a bassa temperatura, come l’impianto radiante, è la soluzione più performante: le macchine migliori raggiungono SCOP tra 4 e 5. L’efficienza reale, però, dipende dall’edificio, dal clima e dalla progettazione, e in alcuni contesti un sistema ibrido o un generatore a biomassa possono risultare più adatti. Quanto consuma una pompa di calore? Il consumo dipende dal fabbisogno termico dell’edificio e dall’efficienza stagionale della macchina. Lo SCOP indica il rapporto tra energia termica prodotta ed energia elettrica utilizzata durante la stagione di riscaldamento: a parità di fabbisogno, uno SCOP più alto comporta un consumo elettrico minore. Con uno SCOP pari a 4, per esempio, 8.000 kWh termici richiedono circa 2.000 kWh elettrici. La pompa di calore funziona anche con i termosifoni? Sì, ma occorre verificare la temperatura di mandata necessaria e la potenza resa dai radiatori a temperature più basse. Negli edifici esistenti i radiatori sono spesso sovradimensionati e possono lavorare a temperature inferiori a quelle di progetto; in alternativa si possono valutare pompe di calore ad alta temperatura o sistemi ibridi. L’abbinamento con terminali a bassa temperatura resta il più favorevole all’efficienza. Le pompe di calore funzionano anche d’inverno? Sì. I modelli aria-acqua con compressore inverter dichiarano campi di funzionamento fino a −15/−20 °C e oltre. Con temperature esterne molto basse si riducono COP e potenza resa, per cui il dimensionamento va fatto sulla temperatura di progetto della località; nelle zone più fredde si possono valutare sistemi ibridi o geotermici. Conviene un sistema ibrido con pompa di calore e caldaia? Può essere una soluzione interessante nella riqualificazione di edifici esistenti con radiatori o in climi rigidi, perché la logica di controllo utilizza il generatore più conveniente in base alle condizioni operative. La convenienza va verificata considerando consumi, caratteristiche dell’edificio, prezzi dell’energia, costi di installazione e manutenzione di due generatori. Le nuove caldaie a gas si possono detrarre nel 2026? No, se si tratta di una caldaia unica alimentata a combustibili fossili: per le spese sostenute dal 2025 al 2027 è esclusa sia dall’Ecobonus sia dalla detrazione per il recupero edilizio. Restano agevolabili i sistemi ibridi con pompa di calore, i micro-cogeneratori e le pompe di calore ad assorbimento a gas. Quanto costa installare un nuovo impianto di riscaldamento? Non esiste un costo standard: dipende da tipologia di generatore, potenza, terminali e opere accessorie. Come riferimento documentato, la simulazione ENEA del 2025 su un appartamento di circa 68 m² stima circa 11.000 euro per una pompa di calore aria-acqua con ventilconvettori e circa 6.000 euro per una caldaia a condensazione abbinata a un climatizzatore trial split. Un impianto radiante a pavimento comporta un costo iniziale superiore a quello dei radiatori. Per cifre attendibili servono preventivi basati sul fabbisogno reale dell’edificio. Qual è il sistema di riscaldamento più economico nel lungo periodo? Considerando investimento, consumi e manutenzione nell’intera vita utile, la pompa di calore risulta in genere la soluzione con i costi complessivi più bassi, soprattutto se abbinata al fotovoltaico. Nella simulazione ENEA del 2025 riduce i costi annui di esercizio del 46-49% rispetto a caldaia a condensazione e climatizzatore. In montagna, con combustibile facilmente reperibile, la biomassa può restare competitiva. Quali incentivi ci sono nel 2026 per l’impianto di riscaldamento? Per il 2026 sono disponibili l’Ecobonus e la detrazione per il recupero edilizio, al 50% per l’abitazione principale e al 36% negli altri casi, e il Conto Termico 3.0, contributo diretto del GSE fino al 65% delle spese ammissibili per pompe di calore, ibridi, biomassa 5 stelle e solare termico. Le detrazioni e il Conto Termico non sono cumulabili per le stesse spese. Qual è la differenza tra riscaldamento centralizzato e autonomo? L’impianto centralizzato serve l’intero edificio con un unico generatore, con economie di scala nella gestione e nella manutenzione; i consumi di ciascuna unità vengono ripartiti tramite sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore. L’impianto autonomo serve una singola unità immobiliare, che gestisce in modo indipendente orari, temperature e manutenzione. Si può integrare il riscaldamento con le fonti rinnovabili? Sì. Il fotovoltaico può alimentare in autoconsumo la pompa di calore, il solare termico contribuisce alla produzione di ACS e, nei sistemi combinati, al riscaldamento, mentre la biomassa è essa stessa una fonte rinnovabile. L’integrazione riduce i costi di esercizio e le emissioni. Il riscaldamento a pellet è ancora conveniente? Può esserlo dove il pellet è facilmente reperibile e c’è spazio per lo stoccaggio, in particolare in zone montane e rurali. Vanno considerati il prezzo del combustibile, la manutenzione e le eventuali limitazioni regionali legate alla qualità dell’aria; per accedere al Conto Termico 3.0 il generatore deve essere certificato 5 stelle. Radiatori o riscaldamento a pavimento: quale scegliere? Il pavimento radiante offre comfort uniforme e la massima efficienza con la pompa di calore, ma ha costi iniziali più alti e una risposta lenta; è la scelta tipica nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni profonde. I radiatori sono più economici e reattivi, adatti a un uso discontinuo e alle ristrutturazioni leggere, purché se ne verifichi la compatibilità con il generatore scelto. Come scegliere il miglior impianto per una casa di nuova costruzione? Le nuove costruzioni hanno obbligo di impianti ad alta efficienza e integrazione con rinnovabili. La soluzione più usata è la pompa di calore con sistema radiante. Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 2019 Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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04/08/2026 Certificati Bianchi, il Consiglio di Stato annulla il regolamento del GSE sulle violazioni A cura di: Adele di Carlo Con la sentenza n. 5158 del 2026 il Consiglio di Stato ha dichiarato nullo il regolamento ...
31/07/2026 Certificati Bianchi, online la nuova Guida Operativa 2026 del GSE A cura di: Erika Bonelli MASE e GSE pubblicano la nuova Guida dei Certificati Bianchi 2026: semplificazioni, economia circolare e data ...
16/07/2026 Direttiva EPBD, la Commissione mette sotto infrazione tutti i 27 Stati membri A cura di: Erika Bonelli La Commissione UE apre la procedura d'infrazione contro i 27 Stati per il mancato recepimento della ...
14/07/2026 Portale ENEA riaperto per Ecobonus e Bonus Casa 2026: nuove regole, scadenze e come inviare le pratiche A cura di: Erika Bonelli Riaperto il portale ENEA per Ecobonus e Bonus Casa: le nuove regole del D.Lgs. 5/2026, il ...
07/07/2026 AIKO Solar: tecnologia ABC, sostenibilità e prospettive per il mercato italiano A cura di: Laura Murgia In occasione di Intersolar Europe 2026, la fiera di riferimento per il fotovoltaico e le energie ...
02/07/2026 The smarter E Europe: numeri record e un messaggio chiaro sul futuro dell'energia A cura di: Laura Murgia The smarter E Europe 2026 si è conclusa con numeri che confermano la centralità dell'evento: 105.000 ...
08/04/2026 EHPA: il ruolo delle pompe di calore nella transizione energetica in Europa A cura di: Laura Murgia Durante MCE 2026 la redazione di Infobuildenergia ha intervistato Jozefien Vanbecelaere, Policy Director di EHPA - ...
11/02/2026 Controlli sugli interventi di efficienza energetica, pubblicato il regolamento GSE Pubblicato il Regolamento GSE che disciplina violazioni, controlli e riduzioni degli incentivi per l’efficienza energetica.