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Indice degli argomenti Toggle Che cos’è un PEB e come si differenzia da un NZEBLe principali caratteristiche di un edificio a energia positiva (PEB)L’integrazione dell’edificio nella rete elettricaFAQ PEB edifici a energia positivaCome si progetta un PEB?Quanto costa realizzare un edificio a energia positiva?È possibile trasformare un edificio esistente in un PEB? Efficienza energetica e sostenibilità sono al centro dell’attenzione ormai da tempo, con una significatività cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni. Un cambiamento che dipende dall’urgenza climatica e dalla necessità di trovare risposte, come ad esempio la decarbonizzazione del settore edilizio, ancora responsabile di circa il 36% delle emissioni di gas serra a livello europeo. In questo contesto, il concetto di Nearly Zero Energy Building (NZEB) ha rappresentato una pietra miliare delle politiche comunitarie in materia di sostenibilità. Non si tratta, però, di un semplice punto di arrivo, quanto piuttosto di uno dei pezzi essenziali per lo sviluppo sostenibile del comparto. Grazie all’evoluzione tecnologica e ad obiettivi sempre più esigenti, si parla oggi anche di Positive Energy Building (PEB), ossia di edifici a energia positiva. Si superano, quindi, i traguardi di un NZEB e si arriva ad una produzione di energia che supera il fabbisogno interno. Proprio come per gli edifici a energia quasi zero, tutto ciò ha implicazioni sul piano della progettazione, dell’integrazione impiantistica e della gestione intelligente dei flussi energetici. Che cos’è un PEB e come si differenzia da un NZEB Un Positive Energy Building è un edificio che produce più energia di quanta ne consuma per il proprio funzionamento, prendendo in considerazione tutti i principali usi interni. In particolare, si fa riferimento ai consumi dovuti alla climatizzazione stagionale, all’illuminazione, alla ventilazione meccanica, piuttosto che per l’uso di tutti gli elettrodomestici collegati. La capacità di produrre energia deriva dalla presenza di impianti per la generazione di energia in loco da fonti rinnovabili, come ad esempio sistemi fotovoltaici, solari termici, pompe di calore o impianti micro o mini eolici. Quindi, è chiaro che la differenza principale tra i PEB e gli NZEB è proprio connessa all’obiettivo a cui si punta: gli edifici a energia quasi zero sono progettati e realizzati con lo scopo di raggiungere indicativamente un bilancio energetico prossimo allo zero. I PEB, invece, si configurano in modo più attivo, come soggetti in grado di generare energia, favorendo una decentralizzazione della produzione, rifacendosi al modello che vede protagonisti i “prosumer”, ossia coloro che si configurano contemporaneamente sia come produttori, che come consumatori. Le principali caratteristiche di un edificio a energia positiva (PEB) Le principali caratteristiche che identificano un edificio ad energia positiva sono proprio connesse alle sue elevate prestazioni energetiche, raggiunte attraverso una drastica riduzione dei fabbisogni e alla produzione di energia rinnovabile. Per riuscire in ciò, un PEB si caratterizza per il ricorso a soluzioni passive, come un efficace isolamento termico, un attento orientamento delle facciate e delle finestre, una corretta tenuta all’aria dell’involucro, serramenti performanti. A ciò, si combina l’impiego di sistemi impiantistici ad alta efficienza, così da assolvere in modo attivo alle restanti esigenze, ma con il minimo dispendio energetico. Si parla, allora, di impianti per il riscaldamento quali le pompe di calore, sistemi di ventilazione meccanica controllata e impianti efficienti per l’illuminazione. Completa il quadro la capacità di produrre molta energia da fonti rinnovabili, generalmente grazie a impianti fotovoltaici integrati nell’architettura, capaci di soddisfare e superare i consumi energetici dell’edificio, favorendo a una gestione intelligente dell’autoconsumo. Fondamentale è la presenza di sistemi di accumulo energetico, che permettono di garantire autonomia operativa e di gestire in modo flessibile i picchi di produzione e di domanda. Per ridurre al minimo gli sprechi e ottimizzare i consumi, i PEB sono dotati di soluzioni di domotica avanzata e smart home, che attraverso sensori e altre tecnologie intelligenti consentono il monitoraggio e l’ottimizzazione continua dei flussi energetici, assicurando efficienza operativa e comfort abitativo. L’integrazione dell’edificio nella rete elettrica Un dettaglio importante quando si parla di PEB, oltre a tutte le caratteristiche sopra elencate, è legato all’integrazione dell’edificio all’interno della rete di distribuzione dell’energia. Proprio in qualità di prosumer, oltre a consumare sul posto l’energia autoprodotta, la immette in rete, che gradualmente si trasforma e, grazie anche alle nuove tecnologie, diventa una smart grid. Si tratta di un’infrastruttura evoluta, capace di ottimizzare i flussi e supportare una produzione sempre più distribuita dell’energia sul territorio. Ciò permette un’immissione di energia in rete continua, sicura, controllata e ottimizzata. Si innescano meccanismi efficaci di risposta alla domanda e si migliorano le prestazioni complessive. FAQ PEB edifici a energia positiva Come si progetta un PEB? I Positive Energy Buildings (PEB) integrano tecnologie avanzate e strategie passive, come involucro ad altissima efficienza, impianti alimentati da fonti rinnovabili, sistemi di accumulo e gestione energetica intelligente tramite domotica. Un primo aspetto cruciale è l’analisi climatica del sito, così come è essenziale studiare attentamente l’orientamento dell’edificio, l’inclinazione delle superfici captanti, la disposizione degli ambienti e l’integrazione passiva degli apporti solari. L’involucro deve presentare trasmittanze termiche molto basse, ponti termici eliminati, e un’eccellente tenuta, selezionando attentamente materiali e tecnologie. Gli impianti termici devono essere ad alta efficienza e prevalentemente alimentati da fonti rinnovabili. Infine, la loro progettazione parte dal presupposto che si tratterà di edifici intelligenti e, di conseguenza, si integrano fin dal principio le tecnologie più innovative. Quanto costa realizzare un edificio a energia positiva? La realizzazione di un PEB richiede un investimento iniziale superiore rispetto a un edificio convenzionale o anche NZEB, soprattutto per le componenti di produzione, accumulo e controllo dell’energia. Tuttavia, i costi di esercizio sono estremamente ridotti, e in molti casi l’energia in eccesso può essere ceduta o scambiata sul posto. Va detto, però, che l’elevata efficienza raggiunta permette di ammortizzare l’investimento in meno anni di quanto si possa pensare, grazie a un elevato risparmio economico assicurato. È possibile trasformare un edificio esistente in un PEB? Per quanto sia teoricamente possibile, la trasformazione di un edificio esistente in un PEB richiede una riqualificazione profonda con interventi ingenti sull’involucro e sugli impianti. Banalmente, la realizzazione dell’isolamento, ma anche l’integrazione delle rinnovabili possono essere limitati da vincoli strutturali, spaziali o urbanistici. Più semplice, realizzare un NZEB. 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