Audit o diagnosi energetica: perché farla, quando serve e come incide sulle scelte progettuali 11/06/2026
Bioplastiche per biometano: enzimi e tecnologia migliorano la gestione circolare dei rifiuti 12/06/2026
ESKA Valve presenta il contatore intelligente ultrasonico per le infrastrutture energetiche digitali 17/06/2026
Indice degli argomenti Toggle Cosa sono le caldaie a pellet?L’andamento del settore del pellet in Italia e la proposta di AIEL di ridurre l’IVA al 10%Incentivi fiscali e normativa sulle caldaie a pellet in ItaliaQual è l’efficienza energetica delle caldaie a pellet?Guida all’installazione di una caldaia a pellet: come scegliere il luogo, il serbatoio e i collegamentiCome si effettua la manutenzione di una caldaia a pelletPrecauzioni per l’uso sicuro delle caldaie a pelletQuanto costa installare una caldaia a pelletDimensioni del pellet compatibili con le caldaie a pellet: cosa sapereStufe e caldaie a pellet – Rassegna prodottiFroling – PE1c PelletHoval – BioLyt (13-43)Viessmann – Vitoligno 200-CWindhager BioWIN2 DELUXEFAQ – Caldaie a pellet: una soluzione ecologica per riscaldare la tua casaCome funzionano le caldaie a pellet?Quali sono i vantaggi delle caldaie a pellet rispetto ad altri sistemi di riscaldamento?Quanto si risparmia con una caldaia a pellet?Come scegliere la caldaia a pellet giusta per la propria casa?Quanto dura un sacco di pellet e quanto costa?Quali norme e certificazioni devono rispettare stufe e caldaie a biomasse?Quali incentivi esistono per l’acquisto di una caldaia a pellet nel 2026? Le caldaie a pellet stanno guadagnando popolarità come alternativa ecologica, performante e tecnicamente avanzata per il riscaldamento domestico. Grazie alle loro elevate prestazioni e agli incentivi fiscali disponibili, rappresentano una scelta intelligente per chi desidera ridurre i costi energetici e migliorare l’efficienza della propria abitazione. Cosa sono le caldaie a pellet? Le caldaie a pellet, che producono calore e acqua calda, sono sistemi di riscaldamento che utilizzano il pellet di legno, un combustibile rinnovabile ottenuto dai residui delle lavorazioni di falegnameria – trucioli e segatura – compressi per ridurli in cilindretti o granuli. Grazie a un sistema di combustione automatica e controllata, queste caldaie offrono un’alternativa ecologica alle caldaie tradizionali a gas, riducendo le emissioni di CO2 e contribuendo a una maggiore sostenibilità. L’innovazione tecnologica ha giocato un ruolo fondamentale nell’evoluzione delle caldaie a pellet. Oggi, grazie ai sistemi di controllo intelligente e ai recuperatori di calore, le caldaie a pellet offrono un’efficienza energetica che può raggiungere il 90%, permettendo di ridurre significativamente i consumi e ottimizzare l’uso del combustibile. La combustione è automatica e controllata, e il sistema di alimentazione non richiede interventi manuali, a differenza di caminetti o stufe tradizionali. Tuttavia, è necessario predisporre uno spazio adeguato per il serbatoio di stoccaggio dei pellet, la cui capacità varia in base al consumo e alle specifiche esigenze. L’andamento del settore del pellet in Italia e la proposta di AIEL di ridurre l’IVA al 10% Il mercato del pellet in Italia sta attraversando una fase di forte crescita, con consumi che hanno superato 3 milioni di tonnellate nel 2025. Questo dato positivo evidenzia una crescente vitalità del settore, che sta riducendo la sua dipendenza dalle importazioni grazie a una produzione domestica in forte espansione. Va però detto che, secondo i recenti dati di AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali), il parco impiantistico è piuttosto obsoleto “Circa l’80% degli oltre 8,8 milioni di generatori a biomassa legnosa installati in Italia è costituito da tecnologie obsolete, responsabili della quasi totalità delle emissioni del settore“. Il numero di produttori certificati è in aumento, l’Italia è il terzo paese al mondo per il numero di aziende certificate ENplus®. In questo contesto, AIEL ha sollecitato il governo italiano a rendere strutturale – come fatto dalla Spagna – la riduzione dell’IVA al 10% sul pellet, una misura temporanea introdotta due anni fa. AIEL sottolinea che la riduzione dell’IVA rappresenterebbe un supporto concreto alle famiglie, promuovendo una filiera produttiva nazionale sostenibile e in linea con gli obiettivi di transizione energetica. In questo scenario, la bioenergia rappresenta non solo una risposta immediata alle sfide energetiche, ma anche un’opportunità di crescita per l’economia verde. Sfruttare appieno il potenziale delle biomasse legnose, infatti, non solo ridurrebbe la dipendenza dalle fonti fossili, ma stimolerebbe anche l’occupazione nei territori rurali, promuovendo una gestione forestale sostenibile e creando nuove filiere produttive. Le biomasse legnose si confermano anche un’ottima opzione per contenere i costi energetici. Secondo AIEL, la spesa per produrre 1 MWh termico con pellet è significativamente inferiore a quella dei combustibili fossili, come il gas naturale e il gasolio, con un costo di circa 96 €/MWh. Questa competitività rende il pellet un’opzione vantaggiosa, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico, permettendo alle famiglie di affrontare meglio le bollette energetiche in un periodo di incertezze geopolitiche e fluttuazioni dei prezzi. Incentivi fiscali e normativa sulle caldaie a pellet in Italia In Italia, l’adozione di caldaie a pellet è incentivata attraverso diverse misure fiscali, che rendono questa soluzione energetica ancora più vantaggiosa per le famiglie e le imprese. Ricordiamo che con la Legge di Bilancio 2025 non è più possibile installare caldaie a combustibili fossili usufruendo di detrazioni nell’ambito di lavori di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica. Le opzioni attualmente disponibili per poter ottenere degli incentivi, optando anche per caldaie a pellet o più in generale a biomassa (in cui vengono bruciati legna e cippato), sono due. Conto Termico 3.0: Il principale incentivo per chi sceglie impianti a biomassa legnosa, come le caldaie a pellet, è rappresentato dal Conto Termico 3.0, un programma che consente di ottenere un contributo fino al 65% delle spese sostenute per l’acquisto e l’installazione di impianti che migliorano l’efficienza energetica e producono energia rinnovabile. Entrato in vigore il 25 dicembre 2025, il nuovo Conto Termico 3.0 prevede incentivi per la sostituzione di impianti obsoleti a biomassa con nuovi apparecchi a pellet o legna, certificati 5 stelle. Per accedere a questo incentivo, il prodotto deve rispettare specifici requisiti di rendimento (superiore all’85%) e possedere una certificazione ambientale ai sensi del D.M. 7.11.2017 n. 186. I prodotti incentivabili includono stufe, inserti, caminetti e caldaie a pellet, che possono sostituire impianti a gasolio, olio combustibile, carbone e biomassa di vecchia generazione. L’incentivo è accessibile sia a privati che a imprese e amministrazioni pubbliche, nonché a aziende agricole e settore forestale. Ecobonus: L’Ecobonus 50% prevede una detrazione fiscale del 50% per interventi di ristrutturazione che migliorano l’efficienza energetica degli edifici. Le caldaie a pellet rientrano tra gli impianti che possono beneficiare di questo incentivo, se sostituiscono sistemi obsoleti o inefficienti. Il bonus copre anche l’installazione di sistemi a biomassa per integrare l’impianto esistente, con la clausola che tali sistemi abbiano un alto rendimento e basse emissioni di fumi, contribuendo a ridurre di fatto l’utilizzo del gas. L’incentivo si applica a lavori di ristrutturazione edilizia ed è accessibile tramite la dichiarazione dei redditi, distribuito su dieci anni. La detrazione Irpef pari al 50% delle spese sostenute può essere richiesta solo per interventi riguardanti le prime case; scende al 36% nel caso sia richiesto per interventi sulle seconde case, sempre suddivise in dieci quote annuali di uguale importo. Normativa europea e italiana: Le caldaie a pellet devono rispettare le normative sia italiane che europee. In Italia, le caldaie alimentate a biomassa, come il pellet, sono soggette a regolamenti ambientali che stabiliscono i limiti di emissioni inquinanti e i requisiti di sicurezza per il funzionamento. Le normative EN ISO 17225-2 e ENplus® stabiliscono i criteri per la qualità del pellet, con certificazioni che garantiscono un prodotto affidabile e sostenibile. A livello europeo, il Pacchetto Clima-Energia 2030 e la Direttiva sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD) pongono l’accento sull’uso di fonti rinnovabili come il pellet per la transizione verso un sistema energetico a basse emissioni di carbonio. Qual è l’efficienza energetica delle caldaie a pellet? L’efficienza energetica delle caldaie a pellet varia in base al modello e alle condizioni di funzionamento, ma in generale è piuttosto elevata. La maggior parte dei modelli presenti sul mercato offre un’efficienza nominale che va dal 70% al 90%, il che significa che una percentuale di energia pari a questi valori viene convertita in calore dalla fonte bruciata. Questi risultati sono resi possibili dall’innovazione tecnologica, che ha introdotto sistemi avanzati di controllo della combustione, recupero del calore e gestione automatizzata delle funzioni. Quando queste tecnologie vengono abbinate alla qualità del pellet, a una regolare manutenzione e a una corretta regolazione, l’efficienza ottimale può essere raggiunta. È importante ricordare che alcune regioni italiane hanno adottato regolamenti specifici per gli apparecchi alimentati a biomassa legnosa (come il pellet), che stabiliscono parametri precisi di funzionamento, prestazione e manutenzione. Guida all’installazione di una caldaia a pellet: come scegliere il luogo, il serbatoio e i collegamenti Per installare correttamente una caldaia a pellet, è fondamentale scegliere il luogo più adatto. Il locale deve essere ben ventilato per garantire una combustione corretta e privo di ostacoli, con possibilità di installazione sia internamente che esternamente, a seconda del modello prescelto. Nel caso in cui l’apparecchio non disponga di un serbatoio interno automatico, è necessario predisporre un serbatoio esterno per lo stoccaggio del pellet. Questo serbatoio deve essere collegato correttamente alla caldaia e posizionato in un’area sicura, possibilmente protetta dalle intemperie. Il sistema deve dotarsi di una canna fumaria di scarico delle emissioni conforme alle normative igienico-urbanistiche locali ed essere allacciato all’impianto elettrico e a quello idraulico per la distribuzione dell’acqua calda. Come si effettua la manutenzione di una caldaia a pellet La manutenzione delle caldaie a pellet è fondamentale per garantire l’efficienza, la sicurezza e una lunga durata dell’apparecchio. Ogni modello può richiedere operazioni specifiche, con frequenza variabile, che sono generalmente riportate nel manuale d’uso allegato. Prima di iniziare qualsiasi operazione di manutenzione, è importante spegnere la caldaia e scollegarla dall’alimentazione elettrica. Una volta che l’apparecchio si è raffreddato, si possono eseguire le seguenti operazioni: Pulizia del bruciatore: rimuovere i residui di cenere e combustione. Controllo del tiraggio: verificare che il flusso d’aria sia ottimale. Pulizia del cassetto delle ceneri: svuotare il cassetto per evitare accumuli che riducono l’efficacia della caldaia. Verifica delle guarnizioni e delle tenute: controllare eventuali usure che potrebbero compromettere la tenuta. Pulizia del sistema di alimentazione del pellet: assicurarsi che non ci siano ostruzioni nel percorso del pellet. Controllo dei sensori: verificare che i sensori siano funzionanti. Ispezione del sistema di trasporto pellet: controllare le cinghie e le catene, se presenti, per evitare malfunzionamenti. Il bruciatore deve essere pulito regolarmente ispezionando la zona vicino alla fiamma, rimuovendo eventuali residui con una spazzola o un aspirapolvere. Il cassetto delle ceneri deve essere svuotato periodicamente per evitare accumuli che riducono l’efficienza. È inoltre importante che il sistema di alimentazione del pellet non presenti ostacoli: la vite senza fine, che spinge il pellet nel bruciatore, può essere lubrificata se il produttore lo consiglia. Questa manutenzione dovrebbe essere eseguita almeno una volta all’anno da un tecnico specializzato, in modo che la caldaia a pellet continui a funzionare al meglio e abbia una lunga durata nel tempo. Precauzioni per l’uso sicuro delle caldaie a pellet Per garantire la sicurezza e il corretto funzionamento delle caldaie a pellet, è fondamentale seguire alcune semplici precauzioni. Prima di tutto, è necessario assicurarsi che la caldaia abbia un adeguato apporto d’aria per una combustione efficiente e che il sistema di scarico dei fumi sia correttamente installato e conforme alle normative locali. Bisogna controllare anche che la caldaia sia fornita della sicurezza adeguata, come ad esempio lo spegnimento automatico in caso di surriscaldamento o di mancata alimentazione di pellet. Inoltre, è importante eseguire una manutenzione regolare dell’impianto per prevenire guasti o malfunzionamenti. Se si notano rumori insoliti, fumi o odori anomali, questi potrebbero essere segnali di un malfunzionamento che richiedono l’intervento di un tecnico specializzato. E’ importante assicurarsi che la caldaia sia dotata di sistemi di sicurezza adeguati, come lo spegnimento automatico in caso di surriscaldamento o di mancata alimentazione di pellet, che proteggono l’apparecchio e ne garantiscono l’operatività in sicurezza. La verifica periodica di questi dispositivi è essenziale per mantenere un livello di sicurezza ottimale. Quanto costa installare una caldaia a pellet Il costo di installazione di una caldaia a pellet varia notevolmente in base al modello e alla dimensione dell’apparecchio, alla complessità dell’impianto a cui fa riferimento, allo stato di fatto del locale e dell’edificio. Il prezzo dell’apparecchio può aggirarsi intorno a qualche migliaio di euro, ma a questo si aggiungono i costi di manodopera per l’installazione, che possono variare da poche centinaia a diverse migliaia di euro, a seconda della tipologia di impianto e delle modifiche necessarie. La spesa totale aumenta se è necessario effettuare modifiche al sistema di riscaldamento, alla distribuzione dell’acqua calda sanitaria o all’installazione di una nuova tubazione di scarico delle emissioni. Inoltre, va considerato anche il serbatoio per il pellet, il cui costo dipende dalla capacità e dalla tipologia scelta. Per questo è importante chiedere preventivi dettagliati ad installatori professionisti, dopo un sopralluogo dei luoghi, e contemporaneamente informarsi sull’esistenza di benefici fiscali o di incentivi governativi in merito all’adozione di una caldaia a pellet. Dimensioni del pellet compatibili con le caldaie a pellet: cosa sapere Le dimensioni del pellet sono generalmente standardizzate per garantire il corretto funzionamento delle caldaie. In particolare, il diametro dei pellet è di solito di 6 mm, con una lunghezza compresa tra 10 e 40 mm (alcuni modelli di caldaie possono accettare pellet leggermente più lunghi o corti). La forma dei pellet è generalmente cilindrica o leggermente conica, con una superficie liscia, ideale per garantire un passaggio uniforme del combustibile dalla tramoggia al bruciatore. È fondamentale seguire sempre le specifiche del produttore della caldaia per evitare problemi di alimentazione del pellet, che potrebbero compromettere la combustione e danneggiare l’apparecchio. Anche la qualità del pellet gioca un ruolo fondamentale nell’efficienza della caldaia. Un buon pellet deve avere densità uniforme, consistenza compatta, bassa umidità (inferiore al 10%), e assenza di impurità, riducendo la produzione di cenere. Esistono enti certificatori come ENplus o DIN CERTCO che garantiscono la qualità del pellet, assicurando che rispetti determinati standard. Infine, è importante considerare anche l’impatto ambientale legato alla produzione e al trasporto del pellet. È consigliabile optare per pellet prodotto localmente e con pratiche sostenibili, per minimizzare l’impronta ecologica complessiva. Stufe e caldaie a pellet – Rassegna prodotti Froling – PE1c Pellet La caldaia PE1c Pellet di Fröling, che soddisfa i severi criteri emissivi della Regione Lombardia, è dotata di un nuovo sistema di condensazione che assicura rendimenti molto elevati e funzionamento economico (i consumi elettrici sono bassi) e silenzioso, oltre ad emissioni contenute, con un ingombro particolarmente ridotto. Froling – PE1c Pellet Adatta ad abitazioni singole, con potenza di 16/22 kW, a condensazione con elettrofilo integrabile come opzione aggiuntiva, richiede comunque una sala tecnica adeguata. Il separatore di particelle (elettrofiltro) integrabile, garantisce emissioni di polveri sottili ancora più contenute e sfruttando l’energia che proviene dai gas combusti che fuoriescono dal camino nei sistemi tradizionali, garantisce un risparmio fino al 10%. Grazie all’APP Froling, semplice e intuitiva, è possibile monitorare e gestire da remoto la caldaia. E’ costituita da acciaio inox e vanta un rendimento del 106%. Il ventilatore a tiraggio indotto EC a velocità variabile stabilizza la combustione, adattando la potenza alle diverse esigenze e garantendo consumi ridotti fino al 40%. Hoval – BioLyt (13-43) Hoval BioLyt è una caldaia a pellet innovativa che rappresenta una scelta ecologica ed efficiente per il riscaldamento domestico. Progettata per bruciare pellet di legno secondo la normativa EN ISO 17225-2, questa caldaia è dotata di un sistema automatico di alimentazione del combustibile, che la rende altamente efficiente e facile da gestire. Hoval – BioLyt (13-43) Con un rendimento che supera il 93% a potenza nominale, Hoval BioLyt garantisce elevate prestazioni energetiche, riducendo significativamente i costi di riscaldamento e l’impatto ambientale. La caldaia di Hoval risponde alle diverse esigenze di riscaldamento limitando le emissioni, grazie anche a un sistema intelligente che si adatta alle previsioni meteo. E’ adatta sia alle nuove costruzioni sia in fase di riqualificazione di impianti medio-piccoli, come quelli delle abitazioni singole o plurifamiliari (ma anche di asili, scuole e edifici commerciali non troppo estesi), una combustione ottimizzata, per ridurre al minimo l’emissione di polveri nell’ambiente, secondo gli attuali parametri normativi. Compatta nell’ingombro, ha un robusto bruciatore orizzontale con scambiatore autopulente e grande cassetto di raccolta facilmente svuotabile. E una speciale valvola stellare per l’immissione del pellet nella camera di combustione evita pericolosi ritorni di fiamma. L’efficienza può essere ulteriormente migliorata se la caldaia viene combinata a un impianto solare termico. Grazie all’ottimizzazione della tecnologia della combustione assicura massimo rendimento e polveri ridotte al minimo, nel pieno rispetto dei i parametri della classificazione “Aria Pulita”. Facile da installare Hoval BioLyt garantisce massima sicurezza grazie alla speciale valvola stellare per l’immissione del pellet in camera di combustione. Il sistema di regolazione TopTronic® integrato nella caldaia permette di gestire il funzionamento dell’impianto tramite un comodo touch-screen, con funzionalità di programmazione settimanale e giornaliera. Inoltre, grazie a tecnologie come il controllo della combustione automatica e il recupero del calore, la manutenzione è ridotta al minimo, richiedendo solo un intervento annuale. La struttura modulare della caldaia BioLyt consente una facile installazione, sia in nuove costruzioni che in progetti di riqualificazione, e si adatta perfettamente anche a spazi più contenuti. Viessmann – Vitoligno 200-C Viessmann – Vitoligno 200-C La Vitoligno 200-C di Viessmann rappresenta l’evoluzione delle caldaie a pellet di nuova generazione. Pensata per offrire un riscaldamento ecologico, efficiente e altamente automatizzato, adatto sia per nuove costruzioni sia per interventi di riqualificazione. Completamente automatica è disponibile in tre versioni da 20, 25 e 30 kW, combina compattezza (passa attraverso una porta standard) con un rendimento elevato (fino al 94,6%) e una gestione particolarmente user-friendly grazie al display touchscreen a colori da 4,3″. Il sistema funziona in modo modulante, ottimizzando la combustione attraverso una sonda Lambda e un sensore di temperatura dei fumi, riducendo così emissioni e produzione di ceneri, le quali vengono raccolte in due contenitori da svuotare saltuariamente. Il grande serbatoio da 150 kg integrato consente lunghi intervalli di ricarica manuale, ma è anche predisposto per l’alimentazione automatica da un deposito remoto, grazie a una turbina plug-in opzionale, estendendo l’autonomia fino a un’intera stagione. Vitoligno 200-C è certificata 5 stelle per le emissioni, ha classe energetica A+ e può essere combinata strategicamente con solare termico e pompe di calore. Nella prima configurazione, l’integrazione con un impianto solare riduce il consumo di pellet e abbatte le emissioni fossili; nella seconda, si realizza un sistema ibrido in cui la caldaia interviene solo nei mesi più rigidi, mentre nei periodi miti è la pompa di calore a garantire il comfort termico. L’intero sistema è progettato per un utilizzo pratico, manutenzione minima (una sola volta l’anno da parte del tecnico) e un’alta sostenibilità energetica, con applicazione ideale in case unifamiliari o piccoli condomini. Utilizza pellet certificato EnPlus A1. Windhager BioWIN2 DELUXE La BioWIN2 DELUXE di Windhager è una caldaia a pellet ad altissima efficienza, progettata per offrire un comfort superiore grazie alla combinazione di tecnologia avanzata, materiali di alta qualità e affidabilità massima. Il suo robusto bruciatore in acciaio inox regola automaticamente la potenza, garantendo prestazioni elevate anche a basse richieste termiche e permettendo il funzionamento senza l’ausilio di un accumulo. L’alimentazione pneumatica del pellet e il sistema di pulizia completamente automatico riducono la necessità di interventi manuali, abbattendo così i costi di gestione. BioWIN2 DELUXE Inoltre, il cassetto cenere XXL permette intervalli di manutenzione fino a due anni, semplificando ulteriormente la gestione dell’impianto. Con il suo design elegante e compatto, BioWIN2 DELUXE si integra facilmente in diversi contesti installativi e offre grande flessibilità nello scarico fumi e semplicità di installazione. BioWIN2 DELUXE è adatta alla sostituzione di caldaie a gasolio, biomassa, GPL e gas, rappresentando una soluzione versatile per il risparmio energetico. Il filtro integrato (o esterno) riduce le emissioni di polveri a livelli praticamente nulli e il funzionamento intuitivo completa il sistema, unendo tecnologia, comfort e cura estetica, con un notevole risparmio in termini di tempo e costi di manutenzione. FAQ – Caldaie a pellet: una soluzione ecologica per riscaldare la tua casa Come funzionano le caldaie a pellet? Le caldaie a pellet funzionano bruciando pellet di legno per produrre calore e acqua calda sanitaria. Il pellet, un combustibile rinnovabile e a basso impatto ambientale, viene alimentato automaticamente dal serbatoio al bruciatore, dove viene combusto. La combustione controllata produce calore che viene trasferito all’acqua o all’aria, riscaldando gli ambienti o fornendo acqua calda. Il sistema è automatizzato, con una gestione intelligente della combustione, riducendo la necessità di interventi manuali. Inoltre, molte caldaie a pellet sono dotate di sistemi di recupero del calore e di controllo elettronico, che migliorano l’efficienza energetica e la sicurezza dell’impianto. Quali sono i vantaggi delle caldaie a pellet rispetto ad altri sistemi di riscaldamento? Le caldaie a pellet offrono numerosi vantaggi rispetto ai tradizionali sistemi di riscaldamento, come quelli a gas o a gasolio. Tra i principali benefici troviamo: Sostenibilità ambientale: I pellet sono un combustibile rinnovabile e a basso impatto ambientale, derivato da scarti di lavorazione del legno, riducendo così l’uso di fonti fossili e le emissioni di CO2. Convenienza economica: Sebbene il costo iniziale di installazione possa essere superiore a quello di un impianto a gas, il costo di gestione delle caldaie a pellet è generalmente più basso, grazie al prezzo competitivo del pellet rispetto a gas e gasolio. Autonomia e automazione: Le caldaie a pellet sono dotate di alimentazione automatica e sistemi di controllo elettronico, riducendo la necessità di interventi manuali e migliorando l’efficienza complessiva del sistema. Elevata efficienza energetica: Le caldaie a pellet hanno un’efficienza che arriva al 90%, un valore molto più alto rispetto alle caldaie a gas, che consente un maggiore sfruttamento del combustibile. Accesso a incentivi fiscali: In Italia, le caldaie a pellet possono beneficiare di incentivi fiscali come il Conto Termico e l’Ecobonus, che rendono l’installazione più conveniente. Riduzione della dipendenza energetica: Utilizzando pellet prodotto localmente, le caldaie a pellet aiutano a ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia e a sostenere l’economia locale. Quanto si risparmia con una caldaia a pellet? Il risparmio con una caldaia a pellet dipende da diversi fattori, tra cui il costo del pellet, la dimensione dell’impianto, il consumo di energia e la tipologia di impianto da cui si sta sostituendo. In generale, le caldaie a pellet sono significativamente più economiche rispetto ai sistemi a gas e a gasolio, soprattutto se si considerano i costi energetici a lungo termine. Costo del combustibile: Il pellet ha un costo medio più basso rispetto al gas naturale e al gasolio. Inoltre, è meno soggetto a fluttuazioni di prezzo rispetto ai combustibili fossili. Efficienza energetica: Le caldaie a pellet hanno un’efficienza che può superare il 90%, mentre le caldaie a gas tradizionali generalmente si attestano intorno al 70-80%. Questo significa che una caldaia a pellet sfrutta meglio il combustibile, riducendo i consumi e i costi. Incentivi fiscali: Grazie a incentivi come il Conto Termico e l’Ecobonus, è possibile ottenere un rimborso fino al 65% per l’installazione di una caldaia a pellet, riducendo notevolmente l’investimento iniziale. In media, si può stimare un risparmio annuale tra il 30% e il 50% sui costi energetici per il riscaldamento, soprattutto in ambienti dove si utilizzano grandi quantità di energia per il riscaldamento. Tuttavia, il risparmio effettivo dipende dalle abitudini di consumo, dalle dimensioni dell’impianto e dalle condizioni locali. Come scegliere la caldaia a pellet giusta per la propria casa? La scelta di una caldaia a pellet dipende da diversi fattori, tra cui le esigenze specifiche, la tipologia dell’edificio e i modelli disponibili sul mercato. Potenza termica: La dimensione dell’immobile, il clima della zona, e il comfort desiderato determinano la potenza termica necessaria. È importante considerare anche se si ha bisogno di acqua calda sanitaria (ACS), oltre al riscaldamento. Efficienza energetica: È fondamentale scegliere una caldaia ad alta efficienza, in quanto ciò riduce sia l’impatto ambientale che i costi operativi. Spazio disponibile: Bisogna considerare lo spazio dove posizionare l’impianto, che sia interno o esterno. Il design esterno non è cruciale, ma è importante valutare la disposizione interna dell’apparecchio, che deve essere funzionale e facile da gestire. Comandi e funzioni: Controlla che l’interfaccia di utilizzo sia intuitiva e che permetta un facile controllo delle operazioni. Funzionalità extra come il controllo da remoto, la personalizzazione dei programmi, e il monitoraggio via app delle prestazioni e consumi sono caratteristiche che aumentano la praticità. Assistenza e fornitore: È importante anche considerare la qualità dell’assistenza tecnica e del servizio post-vendita offerti dal produttore, nonché l’affidabilità del fornitore di pellet nella propria zona. Quanto dura un sacco di pellet e quanto costa? La durata di un sacco di pellet non è standard e dipende da diversi fattori, tra cui la potenza dell’impianto, la qualità del pellet, la classe energetica dell’edificio, le ore di funzionamento giornaliere e la temperatura esterna. Un modo semplice per stimare il consumo è considerare che una caldaia o stufa a pellet di circa 10 kW, in funzione per 8 ore al giorno, può consumare indicativamente un sacco da 15 kg al giorno, con un consumo orario che può aggirarsi attorno a 0,20 kg/ora per ogni kW di potenza termica. Il prezzo del pellet può variare in base alla qualità, alla certificazione e alla zona geografica. Attualmente, il costo medio di un sacco da 15 kg di pellet certificato ENplus® A1 si aggira intorno ai 6-7 euro. Tuttavia, i prezzi possono oscillare a seconda del rivenditore, delle promozioni stagionali e della domanda locale. Ad esempio, in alcune aree o negozi specializzati, il costo può superare i 7 euro per sacco, mentre in altre situazioni è possibile trovare prezzi più competitivi, specialmente con offerte o acquisti all’ingrosso. In generale, il pellet rimane una delle soluzioni di riscaldamento più economiche rispetto ai combustibili fossili, come il gas e il gasolio, offrendo un risparmio significativo sul lungo termine, anche se i prezzi del pellet possono essere soggetti a fluttuazioni stagionali o geopolitiche. Quali norme e certificazioni devono rispettare stufe e caldaie a biomasse? “Sia gli apparecchi domestici (stufe) sia le caldaie devono essere omologati ai sensi delle norme di prodotto europee (UNI EN), questo garantisce il consumatore sia sul piano delle prestazioni ambientali, sia su quello della sicurezza. È sempre importante poi richiedere al costruttore o ai suoi rivenditori il “Certificato Ambientale”, fondamentale anche per l’accesso agli incentivi. Per ottenere le prestazioni attese dall’impianto termico è fondamentale rivolgersi a installatori qualificati che devono rilasciare all’utente la “Dichiarazione di Conformità” dell’installazione alla regola dell’arte, inoltre l’impianto deve essere correttamente manutenuto, programmando interventi di manutenzione regolari eseguiti da manutentori abilitati e qualificati. Si ricorda infine che tutti gli impianti termici, ovvero con una potenza al focolare maggiore di 5 kW devono essere inseriti nei catasti informatici regionali” – Valter Francescato, direttore tecnico AIEL Quali incentivi esistono per l’acquisto di una caldaia a pellet nel 2026? Nel 2026, ci sono diversi incentivi fiscali e misure di supporto per chi decide di acquistare una caldaia a pellet in Italia. Ecco i principali: Conto Termico 3.0: Questo incentivo permette di recuperare fino al 65% delle spese sostenute per l’acquisto e l’installazione di impianti a biomassa, come le caldaie a pellet. Per beneficiare del Conto Termico, il prodotto deve essere conforme agli standard di efficienza energetica e possedere la certificazione 5 stelle. Inoltre, l’incentivo è valido per la sostituzione di vecchi impianti obsoleti a biomassa con nuovi impianti ad alta efficienza. Ecobonus 50%: L’Ecobonus prevede una detrazione fiscale del 50% per gli interventi di ristrutturazione che migliorano l’efficienza energetica degli edifici. Le caldaie a pellet rientrano tra i sistemi incentivabili, se sostituiscono impianti obsoleti o inefficienti. L’incentivo è distribuito su dieci anni e può coprire sia il costo della caldaia che le spese per l’installazione. Incentivi regionali: Alcune regioni italiane offrono incentivi aggiuntivi per la sostituzione di impianti obsoleti o per l’acquisto di caldaie a pellet. Questi incentivi variano in base alla regione e alla disponibilità di fondi, quindi è consigliabile consultare il sito del GSE (Gestore dei Servizi Energetici) o le amministrazioni locali per conoscere le specifiche agevolazioni regionali. Per ulteriori dettagli e per verificare l’ammissibilità agli incentivi, è importante consultare i siti ufficiali del GSE e dell’Agenzia delle Entrate o rivolgersi a un professionista del settore per una guida personalizzata. 20/03/2025 Prezzi stabili per legna, pellet e cippato: biomasse sempre più competitive A cura di: Marcella Ottolenghi Il 2025 si apre con una buona notizia per il settore del riscaldamento a biomassa: i prezzi di legna, pellet e cippato restano stabili e competitivi rispetto ai combustibili fossili, come confermato dalle ultime rilevazioni di AIEL. Questo equilibrio contribuisce in modo significativo alla lotta contro la povertà energetica, un fenomeno in crescita, con oltre 2,36 milioni di famiglie italiane in difficoltà nel 2023. La legna da ardere rimane una scelta conveniente, con un costo per MWh di 64 €, inferiore del 46% rispetto al metano e del 56% rispetto al gasolio. Il pellet certificato ENplus® A1 ha un prezzo medio nazionale di 5,4 € a sacco (15 kg), con un calo rispetto all’anno precedente, mentre il cippato si conferma l’opzione più economica per il riscaldamento di grandi superfici, con un costo medio di 40 €/MWh per la qualità A1. Secondo AIEL, il riscaldamento a biomassa è un pilastro per la transizione energetica, garantendo risparmio, sicurezza e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Grazie al Conto Termico e ai bandi regionali, oggi è più semplice sostituire impianti obsoleti con soluzioni efficienti e a basse emissioni. “Come Associazione invitiamo i cittadini a consultare gli strumenti di calcolo disponibili online sul portale energiadallegno.it per confrontare i costi delle diverse fonti di riscaldamento. Inoltre, sottolineo ancora una volta l’importanza di scegliere sempre biocombustibili certificati e generatori a basse emissioni: non tutti lo sanno, ma oggi sostituire impianti vecchi e obsoleti con apparecchi moderni che garantiscono anche un importante risparmio economico è più facile grazie al supporto dell’incentivo nazionale Conto Termico e a bandi regionali dedicati”. –Annalisa Paniz, direttrice generale di AIEL 31/01/2022 Caldaia a pellet o legna e stufe: cosa c’è da sapere sul riscaldamento ecologico Stufe e caldaie a legna e a pellet sono strumenti per un riscaldamento sostenibile e con fonti rinnovabili. Ecco quali sono le informazioni e i consigli utili degli esperti AIEL per l’acquisto e manutenzione di una caldaia per stufa a legna. a cura di Andrea Ballocchi Nei mesi freddi è necessario di contare sul giusto comfort termico in casa: le stufe a pellet e a legna possono contribuire a soddisfare questa necessità, oltre al comfort visivo dato dal piacere di ricreare il classico focolare domestico. Spesso però sono additate tra le maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico. Ma è davvero così? Una risposta la fornisce AIEL Associazione Italiana Energie Agroforestali nella premessa del “Libro Bianco sul futuro del riscaldamento a legna e pellet”, documento che illustra una proposta di progetto per migliorare la qualità dell’aria e fornire una corretta informazione e formazione sulle soluzioni a biomasse. Se si sostituisse in 10 anni il 55% del parco di generatori a biomassa legnosa vetusto, insieme all’avvio di una campagna di scolarizzazione degli utenti, si potrebbe ridurre di oltre il 70% la quota di emissioni imputabile al riscaldamento domestico a legna e pellet. Inoltre, gli impianti a biomassa rientrano tra le fonti energetiche rinnovabili. Anzi, come ha rilevato il presidente, Domenico Brugnoni, le biomasse per il riscaldamento residenziale “sono la prima fonte rinnovabile del nostro Paese. Il loro utilizzo ci ha consentito di raggiungere, con due anni di anticipo, gli obiettivi europei di energie rinnovabili al 2020 e di diventare il terzo Paese in Europa per consumo di fonti energetiche rinnovabili. In base al PNIEC, al 2030 oltre la metà dell’energia termica (53%) dovrà essere prodotta da biomasse solide garantendo una produzione annua pari a circa 7 Mtep. C’è quindi spazio per continuare a crescere sostenendo il processo di decarbonizzazione e combattere il cambiamento climatico”. Per comprendere meglio caratteristiche, costi, consumi e benefici di stufe e caldaie a legna o a pellet proviamo a fare luce insieme a due esperti in materia, nonché responsabili dell’associazione: Annalisa Paniz, neo direttrice generale AIEL, e Valter Francescato, direttore tecnico. Terminata la COP26, ora è il momento di passare alle azioni concrete. Una priorità è il raggiungimento (quantomeno per UE e USA) dell’obiettivo net zero al 2050. Quale ruolo avrà il comparto del riscaldamento a legna e pellet nella transizione ecologica e nel processo di decarbonizzazione del riscaldamento civile? Annalisa Paniz: “Le nuove e moderne tecnologie a legna e pellet rappresentano un’opportunità irrinunciabile nell’ambito del processo di decarbonizzazione del riscaldamento civile poiché consentono di sostituire le fonti fossili e senza il ricordo all’energia elettrica. Questo soprattutto nelle aree montane o marginali, dove l’utilizzo di pellet e legna da ardere locali innesca anche l’avvio di filiere produttive corte che valorizzano il patrimonio boschivo del territorio e creano nuovi posti di lavoro. Infine è importante ricordare come i biocombustibili legnosi, grazie al loro costo contenuto e più stabile rispetto ai combustibili fossili, siano un’opportunità di contrasto alla povertà energetica che, oggi, in Europa colpisce il 7,3% delle famiglie e ben il 14,1% di quelle italiane (Fonte: Energy Poverty Advisory Hub Ue).” Su cosa si deve e si dovrà lavorare (a livello associativo e di comparto) perché le soluzioni di riscaldamento a biomassa legnosa possano contribuire a ridurre emissioni e impatto ambientale? Annalisa Paniz: “Negli ultimi anni il settore ha fatto passi da gigante sul fronte dell’innovazione tecnologica e oggi stufe, inserti e caldaie in commercio a 4 e 5 stelle garantiscono bassissimi livelli emissivi, in linea con le stringenti normative regionali. Per questo è importante proseguire nel percorso di ammodernamento del parco generatori nazionale, sostituendo i vecchi apparecchi con nuovi utilizzando il Conto Termico, l’incentivo che sostiene il turn over tecnologico nell’ottica dell’efficienza energetica e della riduzione delle emissioni. Infine è importante proseguire nella comunicazione all’utente finale che, usando quotidianamente la stufa nel modo corretto e mantenendo l’intero impianto (generatore + canna fumaria) pulito e manutentato da parte di un professionista qualificato, gioca un ruolo chiave nella riduzione delle emissioni di polveri sottili”. Caldaia a pellet, stufe a legna, caldaie a biomasse: quante sono in Italia? Valter Francescato: “Sulla base dei dati del nostro Report Statistico nel nostro Paese nel 2020 si contavano circa 8,9 milioni di impianti di riscaldamento a biomasse legnose (legna, pellet e cippato) installati (75% a legna e 25% a pellet, il cippato è solo lo 0,2%). È un dato in calo rispetto al 2014, quando il parco generatori si attestava sui 9,4 milioni di pezzi, una diminuzione legata principalmente alla dismissione di vecchi apparecchi. Per quanto riguarda l’età del parco installato, il 67% ha più di dieci anni, il 18% va da 5/10 anni e il 15% ne ha meno di cinque. Dal 2010 al 2020 il parco installato ha registrato un incremento del numero di stufe e caldaie a pellet e una diminuzione, invece, del numero di apparecchi a legna. Oggi gli apparecchi a pellet rappresentano il 70% del totale degli apparecchi venduti in Italia”. Stufe e caldaie a pellet e a legna: quali sono i loro consumi? Valter Francescato: “In Italia ogni anno vengono consumate circa 12 milioni di tonnellate di legna da ardere, 3,2 milioni di tonnellate di pellet e 1,4 milioni di tonnellate di cippato. Negli ultimi sei anni il consumo di legna e pellet nel settore residenziale è rimasto pressoché stabile: a livello regionale un’indagine di Arpa Veneto del 2013 ha registrato un calo dei consumi di legna rispetto al 2006 di ben 260mila tonnellate, mentre i dati ufficiali del GSE confermano la stabilità dei consumi delle biomasse residenziali dal 2013 al 2020, con lievi variazioni annuali legate all’andamento delle temperature (Gradi Giorno). Il 92,5% dei combustibili legnosi è impiegato in impianti di riscaldamento residenziali.” Caldaia per stufa a legna o a pellet, quale scegliere? Annalisa Paniz: “Per scegliere la stufa più adatta bisogna considerare in primis la classe energetica della propria casa. Nel caso di un’abitazione di classe energetica G, una stufa con 9 kW di potenza è in grado di riscaldare fino a 50 m²; nel caso invece di un’abitazione in classe C, la stessa stufa da 9 kW è in grado di riscaldare più di 100 m². Inoltre, la scelta dipende dall’uso che se ne vuole fare e dalle necessità e preferenze specifiche di ogni consumatore. La differenza principale riguarda l’approvvigionamento e la logistica: la legna prevede che la si carichi manualmente a ogni accensione e, per mantenere la stufa accesa, va ricaricato a mano il braciere con nuovi ciocchi. Nella caldaia a pellet e cippato, ovvero negli apparecchi automatici, il biocombustibile è caricato automaticamente nel braciere. Per quanto riguarda l’approvvigionamento di legna da ardere, è utile ricordare che, a differenza del pellet, può essere necessario acquistare il proprio stock di legna da ardere in anticipo, lasciandola stagionare e facendole perdere il contenuto idrico che impedisce una combustione efficiente. In alternativa, per avere la certezza di comprare legna da ardere con contenuto idrico ideale è necessario acquistare la legna da ardere certificata Biomassplus® di classe di qualità A1 plus”. Quanto costano le stufe a legna o a pellet? Valter Francescato: “i prezzi delle stufe e caldaie a pellet sono variabili e dipendono da diversi fattori, tra cui la potenza e la tipologia: quelle ad aria, che riscaldano ambienti medio-piccoli, possono partire da circa 1000 euro, mentre quelle ad acqua sono più care perché svolgono la funzione di caldaia per il riscaldamento dell’acqua sanitaria e dei termosifoni (si parte da 2500 euro circa). Per quanto riguarda le stufe a legna, si parte da poco più di 400 euro circa per un impianto da quasi 5 kW di potenza termica nominale (sufficienti per riscaldare una superficie di oltre 130 metri cubi) a quasi 2000 euro per una da 15 kW (430 m3)”. NOTA: Quelli indicati vanno considerati prezzi pre-pandemia. C’è stato, infatti, un aumento stimabile attorno al 10-15%, in tendenza con gli aumenti registrati post pandemia in tutti i settori a causa dell’aumento generalizzato di prezzo delle materie prime. Stufe, caldaie ed emissioni: cosa si può dire a proposito? A questo proposito è bene riportare una nota AIEL: “La questione delle emissioni di particolato è molto complessa, per questo motivo è sempre importante basarsi sulle fonti ufficiali, che garantiscono un riferimento univoco per analizzare in modo corretto e completo questo tema. Nel caso specifico il documento ufficiale di riferimento in Italia è l’inventario nazionale delle emissioni pubblicato annualmente da ISPRA. L’inventario, nella sua versione più aggiornata (2021), conferma nel 2019 un ruolo ancora rilevante del riscaldamento non industriale alla emissione di PM10 primario. In inverno circa il 50% delle emissioni di PM10 sono prodotte dal riscaldamento domestico. Questo dato è legato all’uso ancora troppo diffuso di tecnologie tradizionali obsolete per la combustione domestica del legno che non sono più compatibili con i processi di miglioramento e/o mantenimento della qualità dell’aria. Nel 2019, secondo ISPRA, il 40,30% dell’energia termica da riscaldamento a biomassa veniva prodotta da camini aperti ed il 18,40% da stufe a legna, mentre solo il 7,9% dell’energia è prodotta mediante stufe a legna “evolute” e solo il 13,6% dell’energia è prodotta da stufe a pellet. Lo stesso report fotografa un parco installato che ancora dipende per il 60% da tecnologie tradizionali obsolete. Ciononostante, anche nel 2019 le emissioni di PM10 del riscaldamento civile si confermano in calo, calo che negli ultimi 10 anni ha raggiunto il 24%. Il calo registrato, a fronte di un parco installato numericamente stabile nel decennio, dipende soprattutto dal turn over tecnologico in corso che ha fatto registrare – nello stesso periodo – una riduzione molto significativa del fattore di emissione medio ponderato, che passa dai 406 g/GJ del 2010 ai 352 g/GJ di PM10 del 2019. Un risultato importante raggiunto anche grazie a sistemi incentivanti intelligenti come il Conto Termico e l’Ecobonus. Il calo registrato negli ultimi 10 anni è l’inizio dell’effetto che può derivare da un turn over accelerato su scala nazionale, infatti le moderne tecnologie allo stato della tecnica, nel riscaldamento domestico a legna, pellet e cippato, possono raggiungere fattori di emissione di poche decine di grammi per GJ di energia termica prodotta e nei casi migliori (tecnologie ad emissioni “quasi zero”) si arriva a pochi g per GJ. L’introduzione massiccia di queste tecnologie cambierà radicalmente il peso delle biomasse nelle emissioni di particolato primario.” È possibile dare dei consigli utili in merito? Annalisa Paniz: “Basterebbe mettere in atto cinque azioni proposte da AIEL: Accelerare il turnover tecnologico, cioè la sostituzione degli apparecchi più obsoleti con impianti moderni ed efficienti; Utilizzare biocombustibile di qualità certificata; Rivolgersi sempre ad installatori e manutentori abilitati e qualificati per l’installazione di impianti a biomasse; Contare su informazioni corrette e costantemente aggiornate sul parco di generatori installati per questo è fondamentale il popolamento dei catasti informatici regionali e l’intensificazione della sorveglianza sull’applicazione delle norme vigenti. Sviluppare campagne di comunicazione nazionali rivolte ai consumatori per promuovere le buone pratiche per un uso corretto dei generatori a biomasse. Riscaldare una casa di 100 mq con legna o pellet è più conveniente rispetto alle soluzioni come metano, gasolio o gpl?” Valter Francescato: “dai rilevamenti dei prezzi eseguiti da AIEL a settembre 2021 sono necessari 47 euro/MWh di legna da ardere (sfusa M20-25); per quanto riguarda il pellet ci vogliono 66 euro/MWh di pellet A1 ENplus® in autobotte o in sacchi da 15 kg. Per il metano si sale a 85 euro/MWh, 129 con il gasolio da riscaldamento fino a 146 per il GPL domestico sfuso”. A proposito di stufa ecologica a legna: quali sono gli errori da evitare? Valter Francescato: “Nella conduzione quotidiana, va evitato innanzitutto di tenere l’aria del braciere sempre aperta. Dimenticare di chiudere l’immissione di aria nel braciere, infatti, oltre a ridurre il rendimento della stufa, causa un aumento di 6 volte delle emissioni di carbonio organico, responsabile della produzione di fumi maleodoranti, mentre le emissioni di polveri aumentano di 6,5 volte. Altro errore da evitare è ritardare la ricarica della legna, quando il letto di braci è molto basso e appena in grado di accendere la legna. In questo caso la fase di accensione si allunga, concentrando le sostanze nocive che si formano in questa fase di accensione prolungata. Rispetto a un uso corretto della stufa, si registra un aumento di 5,2 volte delle emissioni di carbonio organico e di 4 volte quelle di polveri. Un’altra azione da non fare è usare legna eccessivamente umida. Essa sottrae calore al processo di combustione per la vaporizzazione dell’acqua e aumenta il volume dei gas di scarico. La legna da ardere dovrebbe sempre avere un contenuto idrico compreso tra il 12 e il 20%, quota entro cui si mantiene la legna stagionata all’aria aperta e protetta dalla pioggia. Inoltre, occorre evitare l’eccessivo sovraccarico di legna nella camera combustibile. È un errore comune che influenza molto l’efficienza della combustione di biomassa, oltre a causare un aumento delle emissioni di carbonio organico di polveri. Infine un consiglio: bisogna accendere la stufa o il camino in modo corretto. Per farlo, occorre usare un accendifuoco – e non carta di giornale – 4 legnetti di piccola dimensione e 4 ciocchi di legna ben accatastati di circa 500g cadauno. A parità di quantità di legna bruciata, l’accensione negligente del fuoco rispetto a quella corretta produce un’emissione di carbonio organico 4,6 volte superiore. Per avere qualche altra raccomandazione utile vi consiglio il Decalogo per la corretta combustione della legna, realizzato da AIEL”. Da clienti finali, come possiamo riconoscere facilmente gli apparecchi più performanti? Un importante riconoscimento è ariaPulita®. A oggi sono ben 3260 i prodotti per il riscaldamento domestico che possono contare su questa certificazione di qualità dei sistemi di riscaldamento a biomassa legnosa inferiori ai 35 kW di potenza promossa da AIEL. Essa offre ai consumatori l’opportunità di scegliere sistemi di riscaldamento a legna o pellet affidabili, soprattutto in termini di emissioni di particolato, caratterizzati da elevati standard qualitativi sia in termini di emissioni che di rendimento energetico. Da prestazioni standard, a cui sono assegnate due stelle, a performance ottime, indicate con cinque stelle, la certificazione ariaPulita® classifica i generatori sulla base di cinque parametri: rendimento, emissioni di particolato primario (PP), ossidi di azoto (NOx), composti organici totali (COT) e monossido di carbonio (CO). Tutti gli impianti certificati sono elencati con il relativo numero di stelle sul sito web ufficiale della certificazione. A proposito degli impianti NZEB, cosa sono e cosa si intende con questa sigla? Valter Francescato: “Ricordo che a livello europeo la biomassa legnosa è la fonte rinnovabile principale e svolgerà un ruolo strategico per mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Tuttavia, solo le tecnologie con i minori fattori di emissioni di polveri sottili e di carbonio organico potranno giocare un ruolo nel futuro. Per questo i costruttori hanno colto la sfida e stanno investendo per proporre sul mercato soluzioni tecnologiche in grado di garantire emissioni nocive “quasi zero”, riferendosi ai cicli di funzionamento reale degli impianti. Così, in analogia con gli edifici NZEB, si è deciso di utilizzare per queste tecnologie molto innovative l’acronimo NZEB – Nearly Zero Emission Boilers. Si tratta di apparecchi e caldaie “a emissioni quasi zero”, frutto di un importante lavoro di ricerca e sviluppo, e definisce generatori a biomasse legnose che (in condizione di funzionamento sul campo) garantiscono elevate prestazioni ambientali, ovvero elevati rendimenti e bassissimi livelli di emissioni nocive per la salute, riducendo il più possibile il loro impatto negativo sulla qualità dell’aria. Per saperne di più consiglio la lettura di un mio articolo dedicato su AgriforEnergy.” E nel caso invece delle materie prime pellet e legna? La certificazione per la legna da ardere è Biomassplus®. Si tratta di un marchio registrato che attesta le caratteristiche qualitative, e non solo, di legna, cippato e bricchette, classificandoli nelle classi di qualità, garantendo inoltre legalità e tracciabilità e sostenibilità ambientale. La qualità del prodotto e del processo produttivo viene controllata periodicamente. Il legno di partenza ha origine legale ed è possibile rintracciarne tutte le fasi lungo l’intera filiera produttiva. Per il pellet, invece, lo standard adottato è ENplus®: è bene fare riferimento a questa certificazione se si vuole contare su un prodotto rispettoso dei più elevati standard di controllo, più restrittivi rispetto alle norme tecniche di riferimento per quanto concerne alcune proprietà del pellet; inoltre risponde a determinati parametri e alle esigenze di sostenibilità ambientale. L’utilizzo di pellet certificato ENplus® A1 consente di ridurre fino a due volte, rispetto al combustibile non certificato, le emissioni di particolato delle stufe a biomassa, e fino a quattro volte per quanto riguarda le caldaie. Il cippato invece per quali impianti è indicato e qual è la certificazione di riferimento? Valter Francescato: “Partiamo col definire cosa sia il cippato: è legno ridotto in scaglie, con dimensioni variabili da alcuni millimetri a circa 6 cm, attraverso macchine cippatrici. È prodotto a partire da residui agricoli e forestali quali tronchi, stanghe, ramaglie, piante intere o da residui dell’industria del legno. Esso è particolarmente indicato per l’uso in caldaie di media-grande potenza (almeno 40-45 kW termici), con un fabbisogno superiore a circa 50-60 MWh termici annui, e per la produzione combinata di calore ed energia elettrica negli impianti industriali”. Quali incentivi sono vigenti per l’acquisto di stufe o caldaie? Annalisa Paniz: “La novità più significativa è e resta il Superbonus 110%. Per quanto riguarda il riscaldamento a biomassa legnosa le opportunità per accedere all’agevolazione sono di due tipi: quelle legate agli interventi “trainanti” e quelle, invece, legate ai “trainati”. Nel primo caso rientra la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale delle unità immobiliari unifamiliari o plurifamiliari con ingressi indipendenti con impianti per il riscaldamento il raffrescamento e la fornitura di acqua calda sanitaria dotati di caldaie a biomasse a 5 stelle se installate in aree non metanizzate in Comuni non sottoposti alla procedura di infrazione per il superamento dei limiti di emissione. Nel secondo caso, possono accedere al Superbonus tutti gli interventi mirati all’efficienza energetica già agevolati dall’ecobonus. Tra questi, sono inclusi caldaie e apparecchi domestici a biomasse, nei limiti di spesa già vigenti per ciascun intervento, che devono rispondere a determinati requisiti specifici (specificati sul sito AIEL dedicato). Molto importante, anche se non si caratterizza come detrazione ma come incentivo erogato direttamente, è il Conto Termico promosso dal GSE. Prevede un incentivo diretto ai consumatori fino al 65% della spesa sostenuta per la sostituzione di apparecchi obsoleti con generatori moderni che migliorino l’efficienza, e si rivolge a Pubbliche Amministrazioni e soggetti privati, sia imprese che di natura residenziale.” Vale la pena ricordare che lo scorso 30 novembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.lgs. 199/2021, che ha recepito la Direttiva europea Energie Rinnovabili nota come RED II che, coerentemente con gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e 2050, definisce gli strumenti, i meccanismi e gli incentivi necessari a rispettare i target di aumento della quota di energia da fonti rinnovabili, disciplinando anche alcune misure nell’ambito dell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), in conformità con il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC). AIEL segnala che la nuova Direttiva dispone di precisi criteri che interessano i combustibili solidi da biomassa destinati a impianti di potenza termica uguale o superiore ai 20 MW o ai 2 MW per gli impianti che utilizzano combustibili gassosi da biomassa. “Per quanto riguarda il requisiti del pellet, il Decreto prevede che possano essere incentivati solo gli impianti e apparecchi il cui combustibile soddisfi i seguenti requisiti: per le termostufe il pellet dovrà necessariamente essere di classe di qualità A1, mentre per le caldaie esso dovrà essere di qualità uguale o migliore rispetto a quella per cui il generatore è stato certificato (≤500 kW) o testato in opera (>500 kW); la certificazione del pellet dovrà essere rilasciata da un organismo di certificazione accreditato secondo la norma ISO/IEC 17065, sulla base delle analisi delle proprietà del biocombustibile, svolte da un soggetto accreditato secondo le norme della serie UNI EN ISO 17225-2; la documentazione di acquisto del pellet dovrà evidenziare la classe di qualità e il codice di identificazione rilasciato dall’organismo di certificazione accreditato al produttore e da questi messo a disposizione del distributore”. Articolo aggiornato Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
09/09/2025 Riscaldare l’Italia senza fossili: il ruolo delle biomasse legnose Con le biomasse legnose l’Italia può ridurre le importazioni di gas di 9 miliardi m³ l’anno, ...
24/12/2024 DM FER2, il MASE approva le regole operative per impianti alimentati da biogas e biomasse A cura di: Adele di Carlo Pubblicato il decreto che contiene le regole operative per l’attuazione del DM FER2 per impianti alimentati ...
24/11/2023 Aiel: la biomassa legnosa coniuga efficienza e sostenibilità A cura di: Giulia Galliano Sacchetto Secondo i dati di Aiel la biomassa legnosa é la fonte energetica rinnovabile più efficiente in ...
12/05/2017 Aggiornato il contatore rinnovabili non fotovoltaiche Il Gestore ha pubblicato l’aggiornamento a fine marzo 2017 del contatore delle rinnovabili non fotovoltaiche, a ...
23/01/2017 Vetrina internazionale per il mondo del riscaldamento a biomassa Una nuova manifestazione dedicata al mercato del riscaldamento attraverso la combustione delle sostanze legnose: legna, cippato ...
30/06/2016 E' on line il portale per richiedere gli incentivi rinnovabili non fotovoltaiche Dal GSE chiarimenti sulle procedure applicative del decreto DM 23 giugno 2016 e sulla pubblicazione bandi ...
11/05/2016 850mila impianti rinnovabili nei comuni italiani. Primato nella produzione di energia FV Investimenti, innovazioni tecnologiche e politiche internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici, a partire dall’Accordo sul Clima ...
02/05/2016 Dall’UE arriva l’OK per il decreto rinnovabili non FV Da una nota della Commissione Europea si legge che Bruxelles ha concluso l’iter di valutazione del ...
25/02/2016 I vantaggi dei piccoli impianti di cogenerazione da biomasse Il gruppo di Fisica Tecnica della Libera Università di Bolzano ha realizzato, tra il 2013 e ...
15/10/2015 Decreto rinnovabili non fotovoltaiche: il rischio per le biomasse secondo AssoDistil AssoDistil, l’Associazione degli industriali distillatori italiani, ritiene che il decreto sulle rinnovabili non fotovoltaiche, testo di prossima ...